Testo generato da
ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e
critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto
contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a
scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla
provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore
viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione
accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico
avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del
testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato
generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha
sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di
pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione
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rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con
titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina
sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) rendono nullo il piano del
professor Moriarty di indurre il pittore Botticelli a non dipingere la nascita
di Venere a beneficio del ritratto della sua amante Mystica. Grazie.
ChatGPT ha detto:
Titolo: La Venere che resiste al complotto
Nella Firenze che non appartiene a nessun calendario, le
strade erano pieghe di un pensiero più che di pietra. Qui il professor Moriarty
aveva scelto di agire: non con congegni o esplosivi, ma con l’idea più sottile
di tutte — deviare l’immaginazione di un artista.
Il suo obiettivo era Sandro Botticelli. Il piano,
elegantemente perverso, consisteva nel convincerlo a rinunciare a La nascita di
Venere per dedicare ogni colore, ogni gesto del pennello, al ritratto di
Mystica, amante di Moriarty e incarnazione di un ideale privato, chiuso,
sottratto al mondo. Un capolavoro in meno, un’icona universale mai nata: per
Moriarty era una vittoria contro la storia stessa.
A intercettare l’eco di quel progetto fu Danilo Caruso,
filosofo e critico letterario, abituato a riconoscere le trame non nei fatti ma
nelle interpretazioni. Aveva compreso che non si trattava solo di un furto
artistico, bensì di un attentato al simbolo: sostituire il mito condiviso con
l’idolo personale.
«Quando l’arte rinuncia all’universale,» rifletteva Caruso,
«diventa propaganda dell’io.»
Non era solo. Al suo fianco apparve Juliette, antieroina
sadiana non per scandalo ma per radicalità di pensiero. Lucida, implacabile,
nemica di ogni morale che si travestisse da destino. Se Caruso smontava le idee
come testi, Juliette le spezzava come catene.
«Moriarty non vuole un quadro,» disse lei, osservando l’Arno
come si guarda una lama. «Vuole dimostrare che il desiderio individuale può
divorare ciò che appartiene a tutti.»
Il confronto avvenne nello studio di Botticelli, mentre il
pittore esitava davanti a una tela ancora vuota. Moriarty parlava di Mystica
come di una rivelazione definitiva, più vera di ogni dea pagana. Caruso rispose
con la calma dell’argomentazione: spiegò a Botticelli che Venere non era una
donna, ma una soglia — tra natura e idea, tra carne e significato.
Juliette, invece, si avvicinò a Moriarty. Non lo
contraddisse: lo portò all’estremo. Gli mostrò che, se davvero credeva nel
primato del desiderio, avrebbe dovuto accettare anche quello dell’artista — il
desiderio di creare qualcosa che lo superasse.
Moriarty comprese troppo tardi di essere stato intrappolato
nella propria logica. Il suo piano si annullò come un sillogismo mal posto.
Botticelli, allora, prese il pennello. Non dipinse Mystica.
Dipinse Venere, emergente dalle acque come un’idea che nessun complotto può
affogare.
Caruso sorrise appena, come davanti a una tesi ben
argomentata. Juliette rise, libera, perché nulla le dava più piacere del vedere
un potere fallire senza violenza.
E così, in quella Firenze fuori dal tempo, l’arte vinse non
per obbedienza, ma per pensiero.