12 febbraio 2026

L’ALBA CHE MANCAVA A ORIENTE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) sono assunti dall'Imperatore della Cina per ritrovare la scomparsa Mulan rapita una mattina all'alba. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: L’Alba che Mancava a Oriente
 
L’alba era sorta senza Mulan.
 
Nel Palazzo dell’Armonia Misurata, l’Imperatore della Cina fissava il giardino immobile come se, trattenendo il respiro, potesse costringere il mondo a restituirgli ciò che aveva perso. Mulan, che all’alba si allenava sempre con la spada di legno, era scomparsa senza lasciare traccia: né impronte, né urla, né presagi leggibili dagli astrologi.
 
Per questo, contro ogni consuetudine, l’Imperatore aveva convocato due figure che non appartenevano all’Impero.
 
Danilo Caruso arrivò per primo, con passo quieto, osservando le colonne e i simboli come un testo complesso da interpretare. Non portava armi, ma domande. Juliette giunse dopo, con un sorriso obliquo e lo sguardo di chi non chiede permesso alla morale: la sua presenza turbò gli eunuchi più di qualunque minaccia armata.
 
«Vi ho chiamati,» disse l’Imperatore, «perché la forza non ha trovato nulla, e la saggezza ufficiale tace.»
 
Caruso si inchinò lievemente. «Quando una figura come Mulan scompare,» disse, «non è solo un corpo a mancare, ma un significato. Qualcuno ha sottratto un simbolo.»
 
Juliette rise piano. «O qualcuno ha creduto di possederlo. Il rapimento è una forma rozza di desiderio.»
 
L’Imperatore serrò le labbra. «Riportatemela.»
 
Uscirono dal Palazzo mentre il sole saliva. Caruso osservava le strade come frasi interrotte; Juliette, invece, annusava l’aria come una cacciatrice di pulsioni.
 
«Non è stata presa con la forza,» disse Caruso dopo un lungo silenzio. «Nessun segno di rottura. Chi l’ha rapita conosceva il suo ritmo.»
 
«O lei ha scelto di seguire qualcuno,» ribatté Juliette. «Non per debolezza, ma per curiosità. È una virtù sottovalutata.»
 
Seguendo voci spezzate e paure mal dissimulate, giunsero a un vecchio monastero abbandonato tra le colline. Lì non c’erano soldati, ma specchi: superfici lucidate che riflettevano il volto di chi entrava.
 
Mulan era al centro, seduta, la spada appoggiata a terra. Non era legata.
 
«Non sono prigioniera,» disse prima che qualcuno parlasse. «Mi hanno chiesto di restare finché non avessi risposto a una domanda.»
 
«Quale?» chiese Caruso.
 
Mulan indicò gli specchi. «Chi sono, se smetto di essere ciò che gli altri si aspettano?»
 
Juliette applaudì piano. «Magnifico. Un rapimento filosofico. Molto più interessante di quelli carnali.»
 
Caruso si avvicinò agli specchi. «Questi uomini — o idee — che ti hanno portata qui,» disse, «volevano sospendere la narrazione. Toglierti dal ruolo di figlia, soldato, eroina.»
 
Mulan annuì. «E io volevo vedere cosa restava.»
 
Juliette si chinò verso di lei. «Resta ciò che scegli di fare quando nessuno guarda. E non è mai innocente.»
 
Un rumore alle spalle: i rapitori — studiosi ossessionati dalla purezza dei simboli — compresero di aver fallito. Non avevano catturato un’essenza, solo provocato una trasformazione.
 
Mulan si alzò. «Torno dall’Imperatore,» disse. «Non perché devo, ma perché voglio.»
 
Caruso sorrise: il testo aveva ritrovato il suo senso, non identico, ma più ricco. Juliette scosse il capo, divertita. «Peccato. Stava diventando davvero pericolosa.»
 
All’alba seguente, Mulan rientrò al Palazzo. L’Imperatore la guardò e capì che era tornata diversa: non più soltanto figlia dell’Impero, ma autrice di sé stessa.
 
Danilo Caruso e Juliette sparirono così come erano venuti, lasciando dietro di sé una verità sottile: non tutte le scomparse sono una perdita. Alcune sono una domanda che finalmente osa farsi sentire.