21 giugno 2026

A SOSTEGNO DI CATHERINE NIXEY

di DANILO CARUSO
 
Nel corso dei miei studi sul Cristianesimo ho recentemente avuto la piacevole ventura di scoprire il primo libro della giornalista Catherine Nixey, una studiosa inglese di cui questa opera, “Nel nome della Croce / La distruzione cristiana del mondo classico” (“The Darkening Age / The Christian Destruction of the Classical World”, 2017), è stata tradotta e pubblicata in Italia nel 2018. Sono rimasto con compiacimento colpito dal fatto di rilevare posizioni critiche analoghe alle mie, le quali ho espresso tra gli anni ’10 e ’20 di questo nuovo XXI secolo. Mi dispiace di non aver avuto la fortuna di rintracciare tale autrice durante le mie ricerche pregresse. La molteplicità dei miei interessi intellettuali e il mare magnum della produzione editoriale italiana e straniera mi hanno reso e mi rendono alquanto difficoltoso il sondare in mezzo ai libri esistenti: per chi, come me, guarda molti versanti non si rivela molto facile andare a pescare a tempo debito e a colpo sicuro. A volte i miei diretti lavori su testi antichi mi hanno tenuto lontano dallo scoprire i più recenti prodotti pubblicati da vari e interessanti autori in tutto il mondo. Cosicché scopro con qualche ritardo che qualcuno prima o contemporaneamente a me ha detto qualcosa di simile. Me ne compiaccio e all’occasione ne faccio opportuna menzione. Mi rammarico di non poter segnalare gli studiosi a me ancora ignoti vicinissimi alle mie idee: anche a loro comunque il mio apprezzamento. Circa la circostanza attuale puntualizzo che volentieri avrei menzionato Catherine Nixey prima con una duplice intenzione: far notare che non ero un caso critico del genere così raro e isolato con pochissimi altri (ricordo altresì le pregevoli opere di Laura Fezia e di Karlheinz Deschner); dalla mia prospettiva di analisi letteraria e ideologica del fenomeno cristiano, poter modestamente presentare delle argomentazioni a ulteriore sostegno di questo testo della Nixey. Di per sé mi pare autonomo e completo nella sua costruzione sintetica, comunque le tangenze con quanto io ho esaminato in passato offrono reciproci appoggi (il che non guasta). Condivido l’idea di questa autrice inglese che il Cristianesimo sia stato in origine un evento storico di natura negativa. Dal momento che io ho elaborato la mia posizione critica in modo separato, e più o meno in contemporanea col libro della studiosa, da un punto di vista terzo parlerei di analogie. Esse emergono allorché si recuperano e si pongono in evidenza. Una prima indica nel Cristianesimo una fenomenologia distruttiva, onnivora e totalitaria. Nel mio caso riporterò la via per rintracciare i miei studi pertinenti all’accostamento, studi nei quali sono partito più che altro da una base letteraria teologica, e non in primis storica. Dal mio canto l’indagine compiuta ha mirato a trovare le fondamenta ideologiche dell’azione cristiana. Idest, non ho preso fatti storici sottoponendoli a giudizio storiografico in guisa diretta, sono partito dalla sede teologica del Cristianesimo alla volta dell’esame di cosa nella realtà quelle dottrine avessero causato. Pure Catherine Nixey compie un’operazione del genere, però in modo inverso: dalla storia passa agli aspetti ideologici al fine di trovare la causa. Diciamo che si tratta di un metodo induttivo, mentre il mio è deduttivo. Quindi, sebbene l’analogia indicata, si può notare una radicale differenza metodologica: Nixey rimane vicina alla tradizione empiristica inglese, io sono più ancorato a una mentalità razionalistica e idealistica. Altri argomenti in comune riguardano la sessuofobia, l’antiedonismo, l’antisemitismo di cui ho trattato in forma abbastanza approfondita in miei saggi. Ma non mancano anche tangenze sul piano dell’analisi storica, della quale nei miei lavori ho tenuto conto. Pertanto la comunanza di punto di vista storiografico si concretizza nella posizione secondo cui il Cristianesimo abbia manipolato la ricostruzione storica, postosi in condizione dominante, a proprio vantaggio, attraverso una distorsione degli eventi reali (sia in direzione estensiva che intensiva) e un’operazione di distruttiva scrematura dei prodotti culturali dell’antica società pagana (la quale ne è uscita fuori molto squalificata). Propongo qui di seguito una scelta di miei studi legati ai temi di cui sopra. Sottolineo che i miei lavori sulla materia biblica e sul Cristianesimo nei suoi sviluppi storici non sono solo questi, ma che ve ne sono altri all’interno dei quali ho sviluppato aggiuntive varie analisi che a questa selezione riportata si legano. Invito perciò altresì alla volta di un approfondimento di simili altri grazie a cui sarà possibile acquisire una visione più completa del mio scientifico modo di valutare le cose.
 
1) Nella mia pubblicazione “Considerazioni critiche” (2014) il segmento intitolato L’origine ideologica del Cristianesimo
 
2) “Il Medioevo futuro di George Orwell” (monografia del 2015)
In questo testo ho paragonato la Chiesa cattolica all’orwelliana Oceania sulla base della considerazione di Simone Weil per cui la prima sia stata la madre storica e ideologica dei totalitarismi occidentali.
 
3) Nella mia opera “Teologia analitica” (2020) la parte recante il titolo Nevrosi e irrazionalismo in Agostino D’Ippona
 
4) “Oscurantismo e irrazionalismo del Cristianesimo in Tertulliano” (monografia del 2023)
 
5) Nel mio saggio “Studi illuministi” (2024) le sezioni:
- Tanatolatria del Cristianesimo in Ambrogio vescovo di Milano
- Misantropia del Cristianesimo
- Le radici cristiane dell’antisemitismo
 
6) “Sindrome dell'arte medievale” (monografia del 2024)
 
7) “De Sade et quid ‘Squid game’ docet” (saggio 2025)
Qui, fra l’altro, prendo in considerazione il problema dell’“azione violenta” nel contesto cristiano (un argomento affrontato da Nixey).
 
8) “Gesù distopico Dioniso” (monografia del 2026)
In quest’ultimo saggio del mio elenco, tra l’altro, parlo del femminicidio di Ipazia d’Alessandria in modo particolare (v. pag. 11; del caso della celeberrima intellettuale alessandrina ha parlato pure Nixey nel suo libro).

A dispetto di alcune critiche negative a carico del testo di cui accennato della studiosa inglese, mi pare opportuno rammentare che esso ha ottenuto un paio di premi. Quando si giudica bisogna guardare bene la qualità di un elaborato, non la conformità con la personale ortodossia culturale. Se rammentiamo il pensiero foucaultiano sopra le istituzioni, nella fattispecie scolastiche, possiamo comprendere che la scuola istituzionale possa diventare un’ingabbiatrice ideologica. Un decantato specialismo privo di una cornice derivante dalla filosofia, in quanto scienza del tutto, mi pare brancolare alla fine alle volte nel buio giacché mancano appoggi e collegamenti interdisciplinari ampi. La bontà di un qualunque elaborato intellettuale si misura dal suo contenuto. Nell’Antichità greco-romana si studiava da giovani senza scuole istituzionali, esistevano strutture formative di natura estemporanea. Ciò dimostra che si può acquisire grazie alla buona volontà, e magari in virtù di un talento, una competenza in un qualsiasi settore di studio. Il non essere ufficialmente abilitato a un determinato ruolo non significa che non si possano avere le qualità per esercitarlo. Perciò io non guardo, per quanto concerne gli studi umanistico-scientifici, il titolo accademico; guardo quello che viene scritto e detto. E non raro il caso in cui resto perplesso della superficialità, dell’approssimazione, dell’assenza di un personale spirito critico in alcuni laureati, i quali si limitano a ripetere meccanicamente quanto appreso nelle sedi istituzionali a mo’ di dogma culturale. Il revisionismo storico non rappresenta l’eresia di un’ortodossia, potrebbe rappresentare il sintomo derivante da un’incrostazione intellettuale distorcente. Per questo motivo valuto con molta attenzione alcune lecite visioni alternative a quelle dominanti, come nel caso religioso cristiano dove una massa proveniente da una cristianizzazione discutibile, non solo a mio modestissimo giudizio, porta avanti per principio di inerzia un credo religioso il quale nei secoli si è adeguato giocoforza alla Storia dipingendo il suo passato in modo da non destare cattive impressioni. Il mio punto di vista, purtroppo, mi ha condotto a rivalutare questa proiezione assolutoria sul passato. In seguito a ciò sono d’accordo con Catherine Nixey. E le mie argomentazioni, sempre lecite e sempre rispettose dell’ordine costituito e, in ogni caso, di qualsiasi differente contrario punto di vista, sono presenti nei miei scritti. Capisco che la loro linea contestatrice di vocazioni celebrative – ho per esempio parlato in modo tutt’altro che apologetico di scrittori come Dante e Manzoni – possa non essere accolta con piacimento da parte di chi coltiva quelle tradizioni, le quali a me sono apparse espressione di campanilismo nazionale. E debbo aggiungere che la plurisecolare tradizione religiosa cattolica italiana ha, secondo me, condizionato la crescita del Paese. Apprezzo quindi che libri come quelli di Nixey vengano tradotti e pubblicati in Italia, dove poi ognuno rimane libero di giudicarli nel modo in cui gradisce. Voglio comunque far presente a chi reclama documenti storici inoppugnabili sull’evidenza dei danni causati dal Cristianesimo che la lettura degli scritti teologici e ideologici di tale religione fornisce una dimostrazione di intenzioni e propositi i quali rimangono fortemente indicativi in quel senso. Non costituisce un’assurdità pensare che opere religiose cristiane di natura antisemita, misogina, sessuofobica, antiedonistica, antiprogressista, antiscientifica, di cui oggigiorno non si fa praticamente integrali comuni lettura e commento, abbiano avuto una incidenza in eventi rilevanti della realtà.
Ho gradito pure il secondo libro di Catherine Nixey: “Gli altri figli di Dio / Cristo, la Chiesa e l’invenzione dell’eresia” (“Heresy / Jesus Christ and the other sons of God”, 2024), tradotto e edito in Italia nel 2024. In detto lavoro il Cristianesimo viene esaminato nella veste di un puro fenomeno storico, concorrenziale rispetto a differenti omogenei prodotti. Nei miei saggi, allorché ho trattato il tema religioso cristiano, più volte ho mostrato il mio proposito analitico fondato sopra una “ermeneutica contestuale”. Vale a dire che anche qui mi trovo in perfetta sintonia metodologica con la studiosa inglese, poiché pure io sono andato alla ricerca dei quadri socioculturali interagenti nelle epoche di azione storica del Cristianesimo, senza proiettare su di esse posteriori intenzioni storiografiche e/o di lettura, affinché si potesse recuperare una visione nitida di quanto la Storia avesse prodotto. Simile vicinanza di metodo con Nixey si può ad esempio notare attraverso il mio saggio di 8). Ella ricorda in tale secondo suo libro l’aspetto per cui il Cristianesimo abbia pervaso le forme artistiche e culturali in modo centralizzante. Qui, in relazione all’accostamento fra me e Nixey, si veda la monografia di 6).