di DANILO CARUSO
Mi spiace, con sincerità, prendere atto
che ormai solo l’ignoranza può costituire la base “intellettuale” degli
sceptici ridentes riguardo a UFO/UAP ed extraterrestri. D’altro canto rilevo
una tendenziale parallela leggerezza in chi rappresenta il comune fruitore di
informazioni nell’altra metacampo: pochi approfondiscono a dovere scientifico,
e molti al massimo si tatuano addosso qualche libro letto senza spirito critico
effettivo. Rammento che le idee non vanno accolte in maniera dogmatica, bensì
dopo una valida riflessione. A me, ad esempio, la teoria su alieni energivori
spirituali e il discorso che parla di extraterrestri teriomorfi (Rettiliani e
Insettoidi) non convincono in relazione a una loro concretezza reale. A mio
giudizio, e mi ripeto, Rettiliani e Insettoidi (e quanto facciano)
costituiscono un’espressione dell’Inconscio collettivo: non li penso quali
alieni in sé e per sé. Idest: costoro non sono percepibili/percepiti da tutti.
Nella mia filosofia ufologica loro esprimono possibile manifestazione dell’Inconscio
impersonale (o dell’Ombra junghiana), oppure l’azione di un qualche complesso
psichico gravitante nell’orbita di uno o più soggetti. Quindi trovo difficoltà
ad accogliere, facendo un exemplum, per intero le idee di Eve Lorgen, rese note
nella sua opera “The Love Bite / Alien interference in human love relationship”
(1999). E dico ciò per dimostrare che non mi sposo con tutta l’ufologia in
giro, peraltro divisa a volte da punti di vista distanti. Il mio possiede una
marcata connotazione filosofica: non vado a cercare passeggiando sulla reale
classificazione di Hynek; esamino documenti (in senso lato), idee e
pubblicazioni (sempre in senso lato) di ufologi e giornalisti investigativi. Un
po’ al modo di Nero Wolfe. Lungi da me l’intenzione di sminuire il lavoro di
Eve Lorgen offerto in “The Love Bite”. Apprezzo le sue buone intenzioni di
studio. Tuttavia mi permetto, con eleganza, di evidenziare la differenza della
mia visione al di lei cospetto. Ella reputa che gli extraterrestri possano
rapire esseri umani non solo con l’obiettivo di sondare prospettive
medico-biologiche, ma anche con l’intento di creare, mediante manipolazione psicomentale,
coppie di partner ad hoc dalla cui programmata rottura della relazione amorosa
i primi, energivori psicospirituali, trarrebbero un nutrimento dalle emozioni
negative di suddetti malcapitati, messi assieme non da uno schopenhaueriano
inganno della Natura, bensì dalle raffinate tecniche dei primi. Lei parla di
strumenti fisici e immateriali nel controllo dell’addotto (nel secondo caso
rievoca l’immagine della “freccia di Cupido”), nonché di “telestesia”, ossia di
una sintonia psichica colla controparte, latrice di singolari fenomeni di
sincronicità (junghiana, preciso io) intuiti nella coppia. Alieni rapitori
possono essere grigi, rettiliani, ma anche insettoidi, grigi di colorito chiaro
e di alta statura, robe come draghi e nani; non mancano i Nordici, e i militari
umani in compagnia di omogeneo personale medico (vedasi altresì l’intervista a
Eve Lorgen su NEXUS, edizione francese, n. 60 gen.-feb. 2009). Per inciso:
quelli che la studiosa americana indica quali Nordici, per me, potrebbero
essere ibridi grigi. A proposito delle abduction in collaborazione tra umani e
alieni (i presunti MILAB) dice che i soggetti rapiti possano possedere tratti
di DNA extraterrestre, il che li renderebbe preferibili ad altre vittime umane
più normali giacché meglio di queste destinabili a compiti segreti nella veste
di agenti di intelligence. Mi permetto di dire che sino a quando Eve Lorgen,
nell’apertura del suo libro ha riecheggiato in breve “Missing time” di Budd
Hopkins non ho incontrato divergenze. Esse sono emerse a proposito della natura
del “Love Bite” (morso d’amore). Non nego che possa esistere qualcosa del
genere, però io, da junghiano nonché studioso pure di ufologia con una
personale ottica, lo sposto sopra tali due sedi analitiche con i risultati che
esporrò. Il mio primo iter mi porta a postulare una dinamica in interiore
homine, non in exteriore. Ritengo che la “voluntas” di Schopenhauer non sia
nient’altro che la libido junghiana, quindi allorché l’autrice americana parla
di accoppiamenti studiati mi fa pensare in prima istanza alla metafisica
sessuale del filosofo di Danzica: ci sono unioni, combinate dalla
voluntas-libido, le quali vanno a male giacché costruite sull’inganno
(puntualizzo io, a scapito di soggetti dalla maturità libidica insufficiente). Eve
Lorgen nel momento in cui spiega la prima fase operativa del “morso d’amore”,
il quale io hegelianamente definerei antitetica rispetto al logico-tetico della
presunta programmazione pianificata e messa in piedi a monte da alieni, nel
capitolo “Signs and symptoms” (a pag. 29 del suo testo menzionato), ci presenta
il profilo del tratto, per così dire, positivo del soggetto affetto, ambisesso,
il quale io esemplifico per comodità descrittiva nel Werther goethiano1:
un nevrotico ossessivo gravemente instabile (del resto è stato in maniera
scientifica chiarito il fenomeno dell’innamoramento umano quale “nevrosi sui
generis”). Che poi simili soggetti colpiti da “nevrosi – Love Bite” mostrino un
movimento enantiodromico del loro interesse, non mi stupisce affatto: che da un
eccesso in una direzione si passi a quello di carattere opposto, risulta
comprensibile in termini psicanalitici (anche se non moralmente giustificabili
qualsiasi eccesso e negatività). Nella coppia “morsa” tale sarebbe la sorte
(sintetica, per chiudere il cerchio dialettico), di almeno uno dei partner,
sufficiente a mandare tutto all’aria, e a creare nella versione lorgeniana
quelle auspicatissime emozioni torbide. La coppia scoppia, e il pranzo
extraterrestre per gli alieni psicoenergivori si mostra pronto. La coppia di
rapiti allo scopo di essere “morsa” patisce, in almeno uno dei suoi componenti,
l’imprinting che scatenerà il momento antitetico-romantico: quando non avviene
corresponsione di un partner, il sintetico-decadente scatterà subito. Nel libro
possiamo osservare vittime del morso d’amore interagire con figure misteriose
che sembrano benissimo essere manifestazioni dell’Inconscio assoluto e non
sostanzialmente riconducibili a extraterrestri espliciti. Nei rapimenti alieni
di cui in “The Love Bite”, nel momento tetico-logico compaiono autori i Grigi
conducenti in seguito esami, esperimenti, pratiche traumatizzanti sugli addotti
umani. Ai Grigi rapitori possono seguire manipolatori Rettiliani. Ciò mi fa
ritenere che la percezione psichica di tali ultimi possa attraversare Grigi e
umani sulla base della mia teoria sul transumanesimo grigio2, ma che
reali, all’esterno obiettivi, siano solo i Grigi. Se gli addotti subiscono
veramente un trattamento d’imprinting, potrebbe esso essere funzionale, per me,
a qualche esperimento non a scopo energivoro emozionale, bensì a qualcosa di
interesse osservativo: esperimenti e studi legati alla “funzione sentimentale
junghiana” umana, nei Grigi standard latitante e nei loro ibridi umano-alieni
difettosa. Secondo il mio punto di vista, i casi validi osservati potrebbero
essere esperimenti psicologici di imprinting, destinati a uno studio specifico
e non a una consumazione energetica emotiva alimentare a danno delle cavie.
Laddove si mostrano figure umane in scenari propri di alieni, potrebbe
trattarsi di ibridi grigi; giudico i Rettiliani apparenti nella fenomenologia
di Love Bite indagata da Eve Lorgen una proiezione dell’Inconscio impersonale,
rigirata forse dai Grigi sugli umani di turno (se non una diretta proiezione
originaria più allargata). La questione dell’ibridazione umano-grigia e l’impianto
embrionale su donna umana sono temi scoperti legati dall’attenta autrice
americana alla sua analisi. Prospetta l’argomento dell’ibridazione umano-aliena
come campo di sperimentazione psichica degli extraterrestri, una
sperimentazione volta a esaminare libido ed emozioni (capacità sentimentale
junghiana, specifico io). Puntualizza che i Bianchi di alta statura, da lei
ricondotti ai Grigi (infatti io li reputo ibridi umano-alieni), sarebbero
ghiotti di energia emozionale umana (libido, ripeto sempre io). A parere di
lei, il quale condivido, umani e Grigi sarebbero imparentati geneticamente (io
credo il fondo d’origine, non postumano, grigio antropomorfo uguale al nostro).
Nella visione lorgeniana gli ibridi grigio-umani rappresenterebbero la loro
ventura classe dirigente e la nostra, essendo dotati di capacità di resistenza
ai cambiamenti negativi dell’ecosistema terrestre. Ella, alla fine del suo
testo citato, generalizza la meta di quello che reputa un piano di
manipolazione psicologica esteso: rincoglionire l’umanità in previsione dei
loro tornaconti. In tutta modestia, giudico che per simile fenomenologia basti
lasciare l’indagine nel campo umano, senza necessità di introdurre cause
extraterrestri (rasoio di Ockham). A sostegno della mia ipotesi junghiana su
parte del morso d’amore un caso dal libro di Eve Lorgen contenente assieme a
Grigi (reali) e Rettiliani (simbolici) delle streghe (nere entità avverse) e il
loro eliminatore san Michele arcangelo: qui il livello simbolico sembra palese.
Si tratta della vicenda della trentacinquenne Darlene (alle pagg. 130-143), la
quale incorniciata nella psicologia analitica di Jung offre spunti di lettura
consona. Nella propria stanza d’ospedale, dove trovasi assistita, vede dei
soggetti che assomigliano alle streghe di Macbeth per il fatto di recitare
incantesimi. Al che lei chiede l’intervento di Gesù, e le appaiono due angeli
protettori. Nello stesso contesto, proseguendo la testimonianza di lei, san
Michele arcangelo l’avrebbe protetta (a seguito di rinnovata richiesta a Gesù)
contro le streghe, le quali in questa circostanza furono associate a una
separata presenza di extraterrestri (un Rettiliano e due Grigi bassi). Pure
detti ultimi, spuntati da un portale su un muro, sarebbero scomparsi. Darlene
si accanì altresì verso un’infermiera ritenuta una strega. In simile scenario
connotato da dinamiche prodigiose non si rivela molto difficile individuare un
possibile livello di alterata percezione umana strutturata con mattoni
simbolici. Qui io salvo, nella qualità di reali, solo i Grigi, poi tutto il
resto mi pare sovrastruttura animata da diversi simboli, i quali dalla psiche
individuale di Darlene potrebbero condurre a una vissuta traumatica esperienza
di abduction. Questo caso così intrecciato ci mostra la guisa in cui il
simbolico si impasterebbe con il ricordo reale alla volta di un unicum di non
facile decostruzione. Cos’è simbolico? Cos’è riconducibile alla realtà
concreta? Ho già illustrato le mie preferenze e i miei confini junghiani nella
materia. Condivido la conclusione di “The Love Bite” che ci siano alieni molto
progrediti per tecnologia, però non in grado di sviluppare una personale
dimensione affettiva (con relativo parco emotivo): questi nel mio pensiero
ufologico, i Grigi, postumani i quali hanno perso, secondo me, la “funzione
sentimentale junghiana” (da cui lo sperimentalismo producente gli ibridi
umano-alieni e tutti i possibili derivati altri esperimenti quali il Love Bite
rivisto). I Grigi, a mio avviso, studierebbero la psiche umana praticando
esperimenti allo scopo di capire quale sia la via migliore nel gestire la loro
reintroduzione sentimentale-emozionale; non sarebbero energivori in simili
perimetri sperimentali bensì osservatori scientifici. Le modalità del
condizionamento mentale umano attuate dagli alieni nel quadro delineato dalla
scrittrice americana a me ricordano la parallela strategia formativa
psicopedagogica dello huxleyano Brave New World3 (in un modo o nell’altro
questo universo distopico di Huxley torna con insistenza nelle mie analisi
ufologiche). Ho letto un articolo di Eve Lorgen, posteriore al suo “The Love
Bite”, pubblicato sulla rivista italiana X TIMES n. 21 del lug. 2010. V’è da
parte di lei il richiamo agli “arconti gnostici”, ingannatrici entità di un’antica
tradizione filosofico-religiosa, equiparati letteralmente agli alieni
abusatori. Tale materia costituisce un’esplicita sponda verso Jung, il quale ha
analizzato la simbologia offerta dalla filosofia dello Gnosticismo in linea
colla sua psicologia analitica. Ciò conferma la validità del mio proposito di
leggere la ricercatrice americana in chiave junghiana. Ella stessa, alla fine
del suo articolo, pone l’accento sulla problematica del Sé, e afferma che se i
rapimenti alieni calano di numero, gli extraterrestri si mettono in contatto
colle loro vittime mediante il canale del sogno. In “The Love Bite” viene
narrato un caso di Angelina alle pagg. 76-85, una donna sposata, la quale visitata
in camera da letto, mentre riposava col marito, da un Rettiliano (con coda e
artigli alle estremità) viene abusata da questo. Durante il congresso carnale
lei è vigile, ma ridotta in stato di immobilità forzata; il marito resta in condizione di
incoscienza. La frequenza dei rapporti produce nella protagonista strani
risultati: una vocazione alla ninfomania e un’alta percezione di soddisfazione
proveniente da quelle esperienze congressuali, una sensazione mista a
contrastanti pensieri morali. Angelina ha sognato anche un ibrido rettiliano,
un suo figlio dalla cui visione rimane contrariata e sconvolta. Nella realtà
manifesta diversi sintomi (i quali, secondo il mio modestissimo parere,
potrebbero essere psicosomatici): una sorta di aborto spontaneo non si
comprende molto bene poiché lei non si rivolge a medici. Se fosse un feto
ibrido extraterrestre, umano, o qualcos’altro di naturale, non c’è modo di verificarlo.
L’unico dato certo è che i coniugi al momento si allontanano rispetto al loro
precedente rapporto matrimoniale. La storia si deteriora perché lei si trova un
amante, con la conseguenza del marito geloso (si dice imbeccato dagli alieni).
A dispetto dei diversi surreali dettagli scenografici riportati nel quadro
della vicenda, dettagli legati pure ai Grigi, non sono propenso a concedere una
realtà sostanziale concreta a creature rettiliane, anche se osservate da più
umani del caso. La coppia nel tentativo di salvare l’unione si rivolge a un
sacerdote esorcista in modo infruttuoso: la cosa fa riflettere molto sulla
natura suggestionabile e psichicamente debole dei due umani. Angelina a un
certo punto appare persino indemoniata: io sospetto (sulla scia degli “arconti
junghiani”) che quanto meno un complesso psichico sostanziale a tonalità
affettiva abbia invaso le sfere coscienziale di Angelina e del marito,
portandoli a fare esperienze del tutto inconsuete. Alla fine i due sono rimasti
assieme, però la sindrome/fenomenologia di persecuzione è rimasta. Tale
Rettiliano stupratore, beneficiante un po’ della sindrome di Stoccolma su
Angelina, mi rammenta il mito di Pasifae (= Angelina) e del Minotauro (= l’ibrido
rettiliano di cui sopra): ipotizzo un piano junghiano di svolgimento dei fatti,
dove i simboli non si mostrano così fuori della portata di un mero criterio
psicanalitico. Angelina – racconta Eve Lorgen – ha vissuto altre esperienze
oniriche così traumatizzanti da mettersi a recitare il rosario quale antidoto
in quel contesto. I Rettiliani visti da lei suggeriscono altresì, perciò, una
possibile ascendenza dal mito biblico veterotestamentario del serpente
tentatore di Eva. Potrebbe trattarsi di una donna la cui testa è stata
terremotata dalle prediche e dagli insegnamenti religiosi, e poi rivelatasi (in
guisa psichica conflittuale dentro di sé) insoddisfatta del marito. Quel
Rettiliano si svela un riflesso del suo “animus junghiano” rivoltatosi contro
di lei. Se i Grigi e tutto quanto qui a loro connesso siano veritieri non
saprei dirlo, ma non escluderei suggestioni ufologiche su una psiche già a pezzi
per ben altro. Eve Lorgen riferisce che simili Rettiliani siano sessualmente
più soddisfacenti agli occhi di diverse loro partner abusate in confronto con
la normalità umana al punto che queste sviluppino poteri di chiaroveggenza nei
loro congressi carnali in genere. Però simile circostanza, la quale parte da
uno scenario sadico di zooerastia simbolica, possiede nel suo esito una
analogia con la ierodulia. Non rappresenta una novità ufologica la capacità
femminile di intuire in quelle situazioni contenuti nell’Inconscio impersonale.
L’orizzonte junghiano costruito da me nel merito discusso mi sembra molto
confacente, vedansi ad esempio: la sincronicità della “telestesia”, il peso
della dimensione onirica (tutte robe legate all’Inconscio collettivo). Poi mi
chiedo come tali Rettiliani, artigliati e con coda, siano in grado di
esercitare la manualità umana pulita alla volta di realizzare manufatti
perfetti e di tecnologia avanzata: manipolatori sì (nelle forme psicanalitiche
le quali ho fatto emergere); se manifatturieri, non capisco la prassi (neanche i
gatti stanno con intralcianti artigli sempre in mostra, tirati fuori
all’occasione per difesa).
NOTE
Questo testo
sarà inserito in un prossimo saggio critico a stampa.
1 A chi volesse vederne il profilo, consiglio di leggere un mio lavoro
critico letterario: Il Werther goethiano, nella mia pubblicazione Considerazioni
letterarie (2014).
2 All’uopo di approfondire vedansi
i canali indicati:
1) il mio saggio Filosofia ufologica (2026).
2) il mio scritto intitolato Ermeneutica ufologica
3 Ho dedicato un saggio al romanzo
che dipinge tale cosmo utopico negativo: Il
capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2025).