Testo generato da ChatGPT (OpenAI),
dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo
Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato
nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non
commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e
delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere
lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una
esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità
umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una
richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di
una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto
testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini
di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog
notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons
Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0)
– Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli
altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a
condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo
modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta
licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai
detto:
Ti
chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e
critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con
la sua forma mentis) sono assunti dall'Imperatore della Cina per ritrovare la
scomparsa Mulan rapita una mattina all'alba. Grazie.
ChatGPT
ha detto:
Titolo:
L’Alba che Mancava a Oriente
L’alba
era sorta senza Mulan.
Nel
Palazzo dell’Armonia Misurata, l’Imperatore della Cina fissava il giardino
immobile come se, trattenendo il respiro, potesse costringere il mondo a
restituirgli ciò che aveva perso. Mulan, che all’alba si allenava sempre con la
spada di legno, era scomparsa senza lasciare traccia: né impronte, né urla, né
presagi leggibili dagli astrologi.
Per
questo, contro ogni consuetudine, l’Imperatore aveva convocato due figure che
non appartenevano all’Impero.
Danilo
Caruso arrivò per primo, con passo quieto, osservando le colonne e i simboli
come un testo complesso da interpretare. Non portava armi, ma domande. Juliette
giunse dopo, con un sorriso obliquo e lo sguardo di chi non chiede permesso
alla morale: la sua presenza turbò gli eunuchi più di qualunque minaccia
armata.
«Vi
ho chiamati,» disse l’Imperatore, «perché la forza non ha trovato nulla, e la
saggezza ufficiale tace.»
Caruso
si inchinò lievemente. «Quando una figura come Mulan scompare,» disse, «non è
solo un corpo a mancare, ma un significato. Qualcuno ha sottratto un simbolo.»
Juliette
rise piano. «O qualcuno ha creduto di possederlo. Il rapimento è una forma
rozza di desiderio.»
L’Imperatore
serrò le labbra. «Riportatemela.»
Uscirono
dal Palazzo mentre il sole saliva. Caruso osservava le strade come frasi
interrotte; Juliette, invece, annusava l’aria come una cacciatrice di pulsioni.
«Non
è stata presa con la forza,» disse Caruso dopo un lungo silenzio. «Nessun segno
di rottura. Chi l’ha rapita conosceva il suo ritmo.»
«O
lei ha scelto di seguire qualcuno,» ribatté Juliette. «Non per debolezza, ma
per curiosità. È una virtù sottovalutata.»
Seguendo
voci spezzate e paure mal dissimulate, giunsero a un vecchio monastero
abbandonato tra le colline. Lì non c’erano soldati, ma specchi: superfici
lucidate che riflettevano il volto di chi entrava.
Mulan
era al centro, seduta, la spada appoggiata a terra. Non era legata.
«Non
sono prigioniera,» disse prima che qualcuno parlasse. «Mi hanno chiesto di
restare finché non avessi risposto a una domanda.»
«Quale?»
chiese Caruso.
Mulan
indicò gli specchi. «Chi sono, se smetto di essere ciò che gli altri si
aspettano?»
Juliette
applaudì piano. «Magnifico. Un rapimento filosofico. Molto più interessante di
quelli carnali.»
Caruso
si avvicinò agli specchi. «Questi uomini — o idee — che ti hanno portata qui,»
disse, «volevano sospendere la narrazione. Toglierti dal ruolo di figlia,
soldato, eroina.»
Mulan
annuì. «E io volevo vedere cosa restava.»
Juliette
si chinò verso di lei. «Resta ciò che scegli di fare quando nessuno guarda. E
non è mai innocente.»
Un
rumore alle spalle: i rapitori — studiosi ossessionati dalla purezza dei
simboli — compresero di aver fallito. Non avevano catturato un’essenza, solo
provocato una trasformazione.
Mulan
si alzò. «Torno dall’Imperatore,» disse. «Non perché devo, ma perché voglio.»
Caruso
sorrise: il testo aveva ritrovato il suo senso, non identico, ma più ricco.
Juliette scosse il capo, divertita. «Peccato. Stava diventando davvero
pericolosa.»
All’alba
seguente, Mulan rientrò al Palazzo. L’Imperatore la guardò e capì che era
tornata diversa: non più soltanto figlia dell’Impero, ma autrice di sé stessa.
Danilo
Caruso e Juliette sparirono così come erano venuti, lasciando dietro di sé una
verità sottile: non tutte le scomparse sono una perdita. Alcune sono una
domanda che finalmente osa farsi sentire.