di DANILO CARUSO
Ragioniamo in maniera logico-filosofica
sui rapimenti di umani da parte di non umani e sui relativi racconti
provenienti da vittime. Mettiamo da parte inizialmente la modalità di recupero
delle informazioni. Distinguiamo subito le adduzioni aliene in vere e false.
Queste ultime, a prescindere dal loro contenuto riportato in forma conscia (ricordo
lucido) o mediata (ipnosi regressiva), non risultano avvalorabili in guisa
obiettiva con prove (segni corporei, missing time, etc.): si tratta di
esperienze con l’Inconscio collettivo, se non di casi finti, presunti reali in
principio, derivanti da suggestioni in buona fede o intenzionale inganno in
mala fede. Liquidata la falsità generica di eventi di abduction, concentriamoci
adesso sugli episodi giudicati veri (e io credo nella realtà di prassi di
adduzione messa in atto da extraterrestri): accantoniamo la meta per il momento
per focalizzarci sul fatto in sé e su come la mente e la coscienza personale
del rapito vivono la circostanza anomala. Chi rammenta l’evento e tutto il suo
seguito spontaneamente, se mostra riscontri oggettivi quali segni su di sé e/o
missing time, appare credibile. Viceversa non vuol dire che sia in modo
automatico mendace: resta su di lui un punto interrogativo, in attesa di
possibili approfondimenti. La faccenda si complica quando, con o senza ipnosi
regressiva, ci ritroviamo sul tavolo d’esame elementi sulla cui natura non
sappiamo subito afferrare il fondo: simbolo junghiano sovrastrutturale (celante
un livello rimasto velato a causa di trauma dovuto all’esperienza adduttiva), o
realtà letterale (concreta). Ho già varie volte detto che dal mio punto di
vista filosofico le razze non umane teriomorfe (Rettiliani e Insettoidi)
costituiscono una proiezione dell’Inconscio assoluto sui Grigi: da questo piano
giungerebbero ai rapiti (riallacciandomi a Jacques Vallée, da una mia linea
junghiana, ho considerato quelle nel mio quadro parafisiche o metafisiche, non
necessariamente esperibili da tutti in quanto circoscritta offerta dell’Inconscio
assoluto). Sono perfettamente d’accordo con le parole di Barbara Bartholic
(riportate nel libro di Karla Turner “Masquerade of angel”, scritto in
collaborazione con Ted Rice e uscito nel 1994, pagg. 248-250) allorché spiega
che i ricordi emergenti da presunte abduction, emersi in qualsivoglia modo,
potrebbero essere distorti da un meccanismo di rimozione il quale applica una
schermatura di nascondimento: idea analoga a quella di Turner esposta in “Into
the Fringe” pubblicato nel 1992 (vedasi nel cap. 4 la parte inerente a Megan: “screen
memories”, pag. 63). Sono ancora d’accordo con entrambe le ricercatrici sul
fatto che ciò scatti in seguito a un trauma vissuto dal soggetto. Sebbene
questa formale sintonia, mantengo la specificità di alcune mie idee. In “Taken”
(1994) Karla Turner espone i casi di donne giudicate rapite da extraterrestri.
Non voglio negare che lo siano, tuttavia qualcuno di quelli manifesta connotati
possibilmente riconducibili a traumi di origine umana (abusi di pedofili: Polly
e Angie) e a sospetta incipiente schizofrenia (Amy). Ciò non comporterebbe
comunque l’esclusione dell’ipotesi di adduzione. Come nella circostanza di Ted
Rice, nel primo testo menzionato di Turner, non mi spingo a dire che non ci sia
stata esperienza di rapimento alieno. Però i dettagli della storia di lui mi
inducono a pensare a una vicenda contenente abusi sessuali giovanili, il cui
insieme è stato appunto rielaborato con un velo surreale. La presenza di
Rettiliani stupratori non mi circoscrive all’ambito ufologico. Reputati da me
manifestazioni dell’Inconscio impersonale, li ho notati con una frequenza insistente
protagonisti in performance sessuali: indice, secondo me, di qualcosa che non
lega agli alieni concreti, bensì ad aspetti (rimossi) della coscienza umana del
soggetto di turno che li esperisce. Il processo di evoluzione psichica di Rice
mi sembra il compimento di un classico percorso di individuazione junghiana. La
sua vocazione a farsi messaggero di illuminazione a beneficio di tutti
evidenzia un cammino alchemico-junghiano, dove da quella nigredo di partenza è
pervenuto a una simbolica rubedo catartica. Lui parla di angeli gnostici, i
quali buoni e cattivi, cooperano per un fine rivolto all’umanità. Questo da un
lato ci rammenta molto Jung e il tema dell’integrazione dell’Ombra, dall’altro
grazie a Rice ci riporta agli extraterrestri: ma da qui ritorniamo
immediatamente al mero piano psicanalitico, dove sembra giocarsi questa
dialettica (senza necessità di coinvolgere gli alieni). In linea di principio
non sono propenso ad abbandonare con rapidità il livello dell’esame psicologico
a vantaggio di un ragionamento di differente profilo investigativo allorché non
si abbiano valide prove aggiuntive. Le ipnosi regressive, come sottolineato da
Barbara Bartholic, richiedono impegno nello squarcio del velo schermante il
trauma. Quello che cerco di dire io è che non risulta facile capire dove
cominci il concreto e dove finisca il simbolico sovrastrutturale: il primo
potrebbe cominciare un po’ dopo Rettiliani e Insettoidi, nella mia teoria.
Tutti e tre i libri di Karla Turner sono ottimi. Testimoniano un enorme
encomiabile lavoro di studio e di ricerca il quale merita la massima
attenzione: le mie particolari sfumature concettuali junghiane non intendono
menomare alcunché. Dal mio punto di vista, l’abduction richiede una convalida
che fondi la sua forza sopra un impianto probatorio allargato a elementi di
accompagnamento in aggiunta all’ipnosi regressiva (la quale non scarto quale
utile metodo di ricerca). Karla Turner ci rammenta in “Into the fringe” che
Barbara Bartholic (la quale fu collaboratrice di Jacques Vallée) avesse notato
nel recupero informativo che gli alieni siano stati osservatori e studiosi di
sensazioni ed emozioni umane (vedasi cap. 11), tesi poi approfondita da Eve
Lorgen in una particolare direzione da cui mi sono discostato in ossequio alla parte
junghiana delle mie posizioni1. Nel testo testé citato Turner
sottolinea la tangenza di simile rilevamento con le analisi di Budd Hopkins:
gli extraterrestri conducono esperimenti sul dolore umano a scopi di studio.
Nella conferenza tenuta da questo studioso, di cui si fa menzione qui nel libro
di Turner, Hopkins dichiara che gli alieni siano interessati altresì, in tale
ambito di studio emotivo, a tutto ciò che ruoti attorno alla sessualità umana
(da tale versante poi le idee idee di Lorgen), sino a spingersi inoltre a IR7.
A proposito del pensiero ufologico di Bartholic in simile ultimo merito, viene
ricordato che ella avesse postulato l’imprinting e la manipolazione mentale
aliena sopra esseri umani, imprinting e manipolazione relativi alla di costoro
sfera sessuale-amorosa. Cioè intelligenze non umane hanno promosso esperimenti
per comprendere dinamiche libidiche. Il che convalida la mia tesi di Grigi,
soggetti postumani, che hanno perso la “dimensione sentimentale junghiana”:
perciò studierebbero tutto quanto appartiene al campo emozionale degli uomini,
che non sia formale facoltà razionale junghiana. Cercherebbero, secondo me, una
riscoperta di originari processi personali, smarriti a causa del loro
transumanesimo, il quale li avrebbe portati al di là delle emozioni. Dolore e
piacere, dice lo Hopkins di sopra, sono oggetti di studio extraterrestre. A un
certo punto del suo discorso ricalca la mia idea sul postumanesimo alieno, idea
che quindi scopre la sua primogenitura in Hopkins: io in precedenza c’ero
giunto per altra via già altrove chiarita2; una via, direi, più
filosofica. Ma sono lieto di aver recuperato un’affermazione precedente
omogenea provenuta da questo eccellente studioso, il quale puntualizza pure l’interesse
extraterrestre verso la στοργή e l’ibridazione umano-aliena. Chiudo questa
sezione specificando che gli alieni “emotional vampires” di cui nel pensiero
ufologico di Bartholic, responsabili “to harvest” reazioni emozionali umane (il
verbo in inglese costituisce anche un sostantivo usato nei titoli divulgativi
di Linda Moulton Howe), differiscono, in quanto semplici non empatici studiosi,
dagli extraterrestri nella concezione di Lorgen, consumatori alimentari di
energie emotive umane: io condivido la posizione di Bartholic, omogenea alla
mia impostazione filosofico-ufologica. Torno al ragionamento strettamente
legato alle adduzioni per soffermarmi sul problema del trattamento ermeneutico
da riservare alle informazioni da ipnosi regressiva. Chiarita da tempo la mia
vicinanza a Jung, ribadisco la mia tesi su Rettiliani e Insettoidi: non
ontologicamente equiparabili a Nordici e Grigi. L’ipnosi regressiva restituisce
un narrato che dovrebbe essere analizzato in modo da separare il concreto dal
simbolico. E ho indicato una mia procedura di massima. In tutto il resto del
dettaglio bisognerebbe avanzare con sguardo junghiano. Potrebbero ritornare un
ricordo lucido, una rivelazione da ipnosi, i quali sono velati ancora da
effetti traumatizzanti sulla cui natura preferisco in sede formale non
indagare: spetta all’analista rintracciare le possibili cause (umana, aliena, o
entrambe). Il compito è quello di decostruire qualsiasi messaggio alla volta
delle matrici. Fermarsi alla superficie non è molto scientifico, e questo non
lo dico solo io. Barbara Bartholic ha sottolineato l’impegno e la difficoltà di
superare le schermature: sulla loro sostanza ho maturato un pensiero più
sfumato, più strutturato grazie alla psicologia individuale. Ciò non equivale a
squalificare l’altrui concezione, strutturata appunto in differente guisa: ho
parlato di diversità di orientamenti. Esplicito meglio il mio mediante una
classificazione che ho elaborato ad hoc inerente alle abduction nella mia
prospettiva analitica.
“SCALA
CARUSO” SU RESOCONTI DI ESPERIENZE DI RAPIMENTI ALIENI DI ESSERI UMANI VISSUTE
DALL’ADDOTTO
A1 (valore di credibilità: 9/10; lascio
sempre un margine d’errore legato al diavolo ingannatore cartesiano)
Esperienza di abduction ricordata
lucidamente (non necessariamente per intero) al di là di forme di amnesia
possibile e accompagnata da prove a parte (segni corporali, impianti, etc.).
A2 (9/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva scevra di forme simboliche e
accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali, impianti, etc.)
B1 (8/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente in parte forme
simboliche e accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
B2 (8/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente del tutto forme
simboliche e accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
C1 (7/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva scevra di forme simboliche e
non accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali, impianti,
etc.).
D1 (6/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente in parte forme
simboliche e non accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
D2 (6/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente del tutto forme
simboliche e non accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
D3 (6/10)
Esperienza di abduction ricordata
lucidamente (non necessariamente per intero) al di là di forme di amnesia
possibile e non accompagnata da prove a parte (segni corporali, impianti, etc.),
ma suffragata da ipnosi regressiva.
E1 (5/10)
Esperienza di abduction ricordata
lucidamente (non necessariamente per intero) al di là di forme di amnesia possibile,
non accompagnata da prove a parte (segni corporali, impianti, etc.), non
suffragata da ipnosi regressiva.
F1 (0/10)
Esperienza junghiana del soggetto
(integrali manifestazioni dell’Inconscio collettivo, senza nessuna connessione
con tecnologie o intelligenze non umane).
In una puntata della serie “Profiles In
UFOlogy”3, diffusa nel 1999, il conduttore Reed Hall ha intervistato
lo psicoterapeuta e studioso di abduction John Carpenter (ipnoterapeuta e Direttore
nel MUFON, tra il 1991 e il 2000, della sezione di ricerca sui rapimenti
alieni). Il ricercatore ha qui espresso una notevole considerazione la quale va
nella direzione del mio pensiero sopra Rettiliani e Insettoidi. Egli ha
affermato che Rettiliani e Alti Bianchi verosimilmente non sono concreti e che
presumibilmente sono immagini proiettate («Reptilians and Tall Whites probably
aren’t real; they’re probably projected images»). Un’affermazione molto breve,
tuttavia molto significativa, e che trova un aggancio con le mie idee, le quali
allora precorre: Carpenter non ha parlato di Inconscio collettivo, ma la
riduzione di alcune specie aliene da sostanze reali a immagini (junghiane, aggiungo
io, sulla base della mia teoria) rappresenta per me un valido sostegno (un
incontro da strade diverse: lui è partito prima, io dopo). John Carpenter nella
sua lunga esposizione (della lunghezza di quasi due ore), articolata e
interessante, ha pure ipotizzato un’evoluzione biologica grigia la quale abbia
reso simili esseri quel che sono nella vulgata ufologica. Non ha parlato di
transumanesimo come me, ma ha fatto un paragone su come si ridurrebbe la razza
umana se atomizzata alla stregua di una chiusa monade di Leibniz: il distacco
renderebbe superflui i generi sessuali e la normale prosecuzione della specie a
vantaggio di qualcosa di simile nel metodo al Brave New World, e produrrebbe l’atrofizzazione
somatica di quanto non più funzionale. Huxley e le monadi sono miei inserimenti
per chiarire il discorso. Carpenter non ha neanche parlato di parentela
genetica con noi, solo di compatibilità: per me, nell’Universo, esiste una
provenienza unica del modello antropomorfo, poi, da quanto intravisto, modificatosi
su una via distopica. Non trovo una ragione filosofica per ipotizzare un’origine
policentrica allo schema biologico antropomorfo (rasoio di Ockham). Posso
approfondire meglio il mio punto di vista teorico sui Grigi. Costoro a causa
del loro postumanesimo hanno perso la “facoltà sentimentale junghiana”, sino a
diventare razionalisti non empatici. La cosa ha provocato nella loro specie un
trauma di ritorno strutturale dall’Inconscio impersonale: la mutilazione di una
delle quattro funzioni personali della coscienza (razionale, sentimentale,
intuitiva, percettiva) ha prodotto nella loro coscienza le specie aliene
teriomorfe (di cui si dice siano appunto succubi). Loro vedono e vivono
Rettiliani e Insettoidi quali manifestazioni dell’Inconscio assoluto in funzione
traumatica: gli addotti umani osservano simile cosa in una maniera che non
saprei dire se girata al rapito direttamente dall’Inconscio collettivo o dalla
coscienza grigia alla coscienza umana del caso, la quale immagazzina
informazioni dunque non sempre corrispondenti a una realtà obiettiva
universale. Viene esperito un mondo possibilmente costruito con mattoni
junghiani da un canto e con mattoni tangibili per tutti dall’altro: simili due
dimensioni io chiedo di separare nell’analisi (e Carpenter ha capito l’esigenza
prima di me). Quanto i Grigi operano, secondo me, è riconducibile a un piano di
cura generale della loro razza. Valuto vera l’ibridazione umano-aliena4
giacché sembra l’unica via per restituire a loro in modo stabile la “capacità
sentimentale junghiana” e tutto il corredo di sensazioni ed emozioni risiedenti
al di fuori della “funzione razionale”. Tutto quello che ruota attorno al
progetto di ibridazione (prelievi di esseri umani e mutilazioni animali) si
rivela strettamente interconnesso su questo fronte. I Grigi standard non si
rendono conto del trauma provocato sugli addotti perché non vivono in maniera
emotiva: appunto non sono empatici. Gli ibridi possono aver recuperato un
vissuto emotivo da cui partire alla volta del risanamento. Giudico verosimile
che questi ultimi siano in mezzo alla popolazione umana, nella prosecuzione del
piano di risanamento psichico collettivo grigio. La cosa non appare comunque né
liscia né facile. Ammetto che i fratelli grigi hanno bisogno di noi, come noi
potremmo beneficiare di una scienza medica aliena più progredita nella cura di
malattie e problemi sanitari. Non li considero nemici, sebbene autori di azioni
(abduction, mutilazioni animali, avvistamenti, etc.) le quali dalla nostra
ottica possono mostrarsi anche parecchio disturbanti e traumatiche. Forse un’aperta
collaborazione pubblica fra Umani e Grigi avrebbe evitato attriti (come quello
di cui si dice a Dulce: addirittura uno scontro armato). Non saprei dire se ci
sia, o ci sia stato, un proposito grigio di sostituire la popolazione umana
(con più basso QI, riterrei) con loro corretti geneticamente e nella psiche, ma
sopra una base di ragionamento schiettamente filosofico do per verosimile il
progetto di ibridazione a scopo salvifico (da cui tutto il resto di cui si
parla in molteplice modo). Nel libro uscito nel 2003 “Barbara / The story of
UFO investigator”, di Barbara Bartholic (scomparsa) e curato da Peggy Fielding,
si torna a discutere di emozioni umane e di Grigi, in linea con me, mediante
particolari accenni nei capp. 15, 19, 21. Loro non umani prediligerebbero l’osservazione
del dolore umano. Si precisa pure che i Rettiliani controllerebbero i Grigi.
Nel primo aspetto penso di poter dire che questi si mostrino involontariamente
sadici, nel secondo che i loro presunti dominatori possano in realtà essere
proiezioni disturbanti dall’Inconscio assoluto nella modalità sopra da me chiarita
(li vivrebbero, per fare degli exempla di paragone, quali complessi a tonalità
affettiva invadenti, come in una forma di schizofrenia, in una sindrome di
disturbo). C’è un passaggio nevralgico del testo molto nitido nella mia
direzione. Gli extraterrestri si sono concentrati sulle sfere emotive inerenti
a sessualità e dolore (con preferenza su questo). Cerco di interpretare la
situazione: gli alieni si sono focalizzati su aspetti ruotanti attorno alle
pulsioni libidiche freudiane animali: istinto sessuale e istinto di
autoconservazione (ai Grigi standard mancano queste pulsioni in quanto esseri
di razionalità asciutta). Quando nel libro si puntualizza che le frequenze del
dolore umano li alimentano (“feed”) non si sta parlando in un’accezione lorgeniana,
bensì in una guisa pedagogica: gli extraterrestri “apprendono” una dimensione
emotiva connessa alla sensazione; “feed” in senso figurato. E da quel che pare
sono partiti nel loro progetto di riacquisizione della “funzione sentimentale
junghiana” dal grado libidico più basso. Perciò costoro cercherebbero la gamma
negativa costituita da tristezza, preoccupazione angosciante, sofferenza
fisica. Ma non è necessariamente detto, si conclude nel libro citato, che l’unica
prospettiva da esperire per l’eventuale cavia umana sia quella dolorosa,
potrebbe darsi l’opposta: gli esseri umani in quanto soggetti emotivi
verrebbero presi in tale considerazione a 360°.
NOTE
Questo scritto fa parte del mio saggio
intitolato Ermeneutica filosofica dell'ufologia
1 Per approfondire segnalo un mio studio
inserito nella mia monografia Ermeneutica filosofica dell’ufologia (2026).
L’estratto è pubblicato su questo blog, intitolato Il “morso d’amore” di Eve
Lorgen.
2 Ne ho parlato
nel mio saggio Filosofia ufologica (2026),
il quale invito a leggere per la serie generale di ragionamenti e riflessioni
là iniziati. Questa parte indicata si trova su internet estratta con lo stesso
titolo della monografia: perciò raccomando di non confondere questa, più breve,
con l’intera pubblicazione monografica a parte, più lunga.
3 L’ho vista qua:
https://www.youtube.com/watch?v=FhBt_9RgnRM
4 Ho affrontato l’argomento
in una mia analisi presente dentro la mia opera Ermeneutica filosofica dell’ufologia (2026). Ho pubblicato l’estratto
su questo blog, col titolo di Ermeneutica
ufologica.