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01 marzo 2026
“ERMENEUTICA FILOSOFICA DELL'UFOLOGIA” / saggio in PDF di Danilo Caruso
SULLE ALIEN ABDUCTION
di DANILO CARUSO
Ragioniamo in maniera logico-filosofica
sui rapimenti di umani da parte di non umani e sui relativi racconti
provenienti da vittime. Mettiamo da parte inizialmente la modalità di recupero
delle informazioni. Distinguiamo subito le adduzioni aliene in vere e false.
Queste ultime, a prescindere dal loro contenuto riportato in forma conscia (ricordo
lucido) o mediata (ipnosi regressiva), non risultano avvalorabili in guisa
obiettiva con prove (segni corporei, missing time, etc.): si tratta di
esperienze con l’Inconscio collettivo, se non di casi finti, presunti reali in
principio, derivanti da suggestioni in buona fede o intenzionale inganno in
mala fede. Liquidata la falsità generica di eventi di abduction, concentriamoci
adesso sugli episodi giudicati veri (e io credo nella realtà di prassi di
adduzione messa in atto da extraterrestri): accantoniamo la meta per il momento
per focalizzarci sul fatto in sé e su come la mente e la coscienza personale
del rapito vivono la circostanza anomala. Chi rammenta l’evento e tutto il suo
seguito spontaneamente, se mostra riscontri oggettivi quali segni su di sé e/o
missing time, appare credibile. Viceversa non vuol dire che sia in modo
automatico mendace: resta su di lui un punto interrogativo, in attesa di
possibili approfondimenti. La faccenda si complica quando, con o senza ipnosi
regressiva, ci ritroviamo sul tavolo d’esame elementi sulla cui natura non
sappiamo subito afferrare il fondo: simbolo junghiano sovrastrutturale (celante
un livello rimasto velato a causa di trauma dovuto all’esperienza adduttiva), o
realtà letterale (concreta). Ho già varie volte detto che dal mio punto di
vista filosofico le razze non umane teriomorfe (Rettiliani e Insettoidi)
costituiscono una proiezione dell’Inconscio assoluto sui Grigi: da questo piano
giungerebbero ai rapiti (riallacciandomi a Jacques Vallée, da una mia linea
junghiana, ho considerato quelle nel mio quadro parafisiche o metafisiche, non
necessariamente esperibili da tutti in quanto circoscritta offerta dell’Inconscio
assoluto). Sono perfettamente d’accordo con le parole di Barbara Bartholic
(riportate nel libro di Karla Turner “Masquerade of angel”, scritto in
collaborazione con Ted Rice e uscito nel 1994, pagg. 248-250) allorché spiega
che i ricordi emergenti da presunte abduction, emersi in qualsivoglia modo,
potrebbero essere distorti da un meccanismo di rimozione il quale applica una
schermatura di nascondimento: idea analoga a quella di Turner esposta in “Into
the Fringe” pubblicato nel 1992 (vedasi nel cap. 4 la parte inerente a Megan: “screen
memories”, pag. 63). Sono ancora d’accordo con entrambe le ricercatrici sul
fatto che ciò scatti in seguito a un trauma vissuto dal soggetto. Sebbene
questa formale sintonia, mantengo la specificità di alcune mie idee. In “Taken”
(1994) Karla Turner espone i casi di donne giudicate rapite da extraterrestri.
Non voglio negare che lo siano, tuttavia qualcuno di quelli manifesta connotati
possibilmente riconducibili a traumi di origine umana (abusi di pedofili: Polly
e Angie) e a sospetta incipiente schizofrenia (Amy). Ciò non comporterebbe
comunque l’esclusione dell’ipotesi di adduzione. Come nella circostanza di Ted
Rice, nel primo testo menzionato di Turner, non mi spingo a dire che non ci sia
stata esperienza di rapimento alieno. Però i dettagli della storia di lui mi
inducono a pensare a una vicenda contenente abusi sessuali giovanili, il cui
insieme è stato appunto rielaborato con un velo surreale. La presenza di
Rettiliani stupratori non mi circoscrive all’ambito ufologico. Reputati da me
manifestazioni dell’Inconscio impersonale, li ho notati con una frequenza insistente
protagonisti in performance sessuali: indice, secondo me, di qualcosa che non
lega agli alieni concreti, bensì ad aspetti (rimossi) della coscienza umana del
soggetto di turno che li esperisce. Il processo di evoluzione psichica di Rice
mi sembra il compimento di un classico percorso di individuazione junghiana. La
sua vocazione a farsi messaggero di illuminazione a beneficio di tutti
evidenzia un cammino alchemico-junghiano, dove da quella nigredo di partenza è
pervenuto a una simbolica rubedo catartica. Lui parla di angeli gnostici, i
quali buoni e cattivi, cooperano per un fine rivolto all’umanità. Questo da un
lato ci rammenta molto Jung e il tema dell’integrazione dell’Ombra, dall’altro
grazie a Rice ci riporta agli extraterrestri: ma da qui ritorniamo
immediatamente al mero piano psicanalitico, dove sembra giocarsi questa
dialettica (senza necessità di coinvolgere gli alieni). In linea di principio
non sono propenso ad abbandonare con rapidità il livello dell’esame psicologico
a vantaggio di un ragionamento di differente profilo investigativo allorché non
si abbiano valide prove aggiuntive. Le ipnosi regressive, come sottolineato da
Barbara Bartholic, richiedono impegno nello squarcio del velo schermante il
trauma. Quello che cerco di dire io è che non risulta facile capire dove
cominci il concreto e dove finisca il simbolico sovrastrutturale: il primo
potrebbe cominciare un po’ dopo Rettiliani e Insettoidi, nella mia teoria.
Tutti e tre i libri di Karla Turner sono ottimi. Testimoniano un enorme
encomiabile lavoro di studio e di ricerca il quale merita la massima
attenzione: le mie particolari sfumature concettuali junghiane non intendono
menomare alcunché. Dal mio punto di vista, l’abduction richiede una convalida
che fondi la sua forza sopra un impianto probatorio allargato a elementi di
accompagnamento in aggiunta all’ipnosi regressiva (la quale non scarto quale
utile metodo di ricerca). Karla Turner ci rammenta in “Into the fringe” che
Barbara Bartholic (la quale fu collaboratrice di Jacques Vallée) avesse notato
nel recupero informativo che gli alieni siano stati osservatori e studiosi di
sensazioni ed emozioni umane (vedasi cap. 11), tesi poi approfondita da Eve
Lorgen in una particolare direzione da cui mi sono discostato in ossequio alla parte
junghiana delle mie posizioni1. Nel testo testé citato Turner
sottolinea la tangenza di simile rilevamento con le analisi di Budd Hopkins:
gli extraterrestri conducono esperimenti sul dolore umano a scopi di studio.
Nella conferenza tenuta da questo studioso, di cui si fa menzione qui nel libro
di Turner, Hopkins dichiara che gli alieni siano interessati altresì, in tale
ambito di studio emotivo, a tutto ciò che ruoti attorno alla sessualità umana
(da tale versante poi le idee di Lorgen), sino a spingersi inoltre a IR7.
A proposito del pensiero ufologico di Bartholic in simile ultimo merito, viene
ricordato che ella avesse postulato l’imprinting e la manipolazione mentale
aliena sopra esseri umani, imprinting e manipolazione relativi alla di costoro
sfera sessuale-amorosa. Cioè intelligenze non umane hanno promosso esperimenti
per comprendere dinamiche libidiche. Il che convalida la mia tesi di Grigi,
soggetti postumani, che hanno perso la “dimensione sentimentale junghiana”:
perciò studierebbero tutto quanto appartiene al campo emozionale degli uomini,
che non sia formale facoltà razionale junghiana. Cercherebbero, secondo me, una
riscoperta di originari processi personali, smarriti a causa del loro
transumanesimo, il quale li avrebbe portati al di là delle emozioni. Dolore e
piacere, dice lo Hopkins di sopra, sono oggetti di studio extraterrestre. A un
certo punto del suo discorso ricalca la mia idea sul postumanesimo alieno, idea
che quindi scopre la sua primogenitura in Hopkins: io in precedenza c’ero
giunto per altra via già altrove chiarita2; una via, direi, più
filosofica. Ma sono lieto di aver recuperato un’affermazione precedente
omogenea provenuta da questo eccellente studioso, il quale puntualizza pure l’interesse
extraterrestre verso la στοργή e l’ibridazione umano-aliena. Chiudo questa
sezione specificando che gli alieni “emotional vampires” di cui nel pensiero
ufologico di Bartholic, responsabili “to harvest” reazioni emozionali umane (il
verbo in inglese costituisce anche un sostantivo usato nei titoli divulgativi
di Linda Moulton Howe), differiscono, in quanto semplici non empatici studiosi,
dagli extraterrestri nella concezione di Lorgen, consumatori alimentari di
energie emotive umane: io condivido la posizione di Bartholic, omogenea alla
mia impostazione filosofico-ufologica. Torno al ragionamento strettamente
legato alle adduzioni per soffermarmi sul problema del trattamento ermeneutico
da riservare alle informazioni da ipnosi regressiva. Chiarita da tempo la mia
vicinanza a Jung, ribadisco la mia tesi su Rettiliani e Insettoidi: non
ontologicamente equiparabili a Nordici e Grigi. L’ipnosi regressiva restituisce
un narrato che dovrebbe essere analizzato in modo da separare il concreto dal
simbolico. E ho indicato una mia procedura di massima. In tutto il resto del
dettaglio bisognerebbe avanzare con sguardo junghiano. Potrebbero ritornare un
ricordo lucido, una rivelazione da ipnosi, i quali sono velati ancora da
effetti traumatizzanti sulla cui natura preferisco in sede formale non
indagare: spetta all’analista rintracciare le possibili cause (umana, aliena, o
entrambe). Il compito è quello di decostruire qualsiasi messaggio alla volta
delle matrici. Fermarsi alla superficie non è molto scientifico, e questo non
lo dico solo io. Barbara Bartholic ha sottolineato l’impegno e la difficoltà di
superare le schermature: sulla loro sostanza ho maturato un pensiero più
sfumato, più strutturato grazie alla psicologia individuale. Ciò non equivale a
squalificare l’altrui concezione, strutturata appunto in differente guisa: ho
parlato di diversità di orientamenti. Esplicito meglio il mio mediante una
classificazione che ho elaborato ad hoc inerente alle abduction nella mia
prospettiva analitica.
“SCALA
CARUSO” SU RESOCONTI DI ESPERIENZE DI RAPIMENTI ALIENI DI ESSERI UMANI VISSUTE
DALL’ADDOTTO
A1 (valore di credibilità: 9/10; lascio
sempre un margine d’errore legato al diavolo ingannatore cartesiano)
Esperienza di abduction ricordata
lucidamente (non necessariamente per intero) al di là di forme di amnesia
possibile e accompagnata da prove a parte (segni corporali, impianti, etc.).
A2 (9/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva scevra di forme simboliche e
accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali, impianti, etc.)
B1 (8/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente in parte forme
simboliche e accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
B2 (8/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente del tutto forme
simboliche e accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
C1 (7/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva scevra di forme simboliche e
non accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali, impianti,
etc.).
D1 (6/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente in parte forme
simboliche e non accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
D2 (6/10)
Esperienza di rapimento rimossa
(amnesia) recuperata attraverso ipnosi regressiva contenente del tutto forme
simboliche e non accompagnata da tracce a parte (missing time, segni corporali,
impianti, etc.).
D3 (6/10)
Esperienza di abduction ricordata
lucidamente (non necessariamente per intero) al di là di forme di amnesia
possibile e non accompagnata da prove a parte (segni corporali, impianti, etc.),
ma suffragata da ipnosi regressiva.
E1 (5/10)
Esperienza di abduction ricordata
lucidamente (non necessariamente per intero) al di là di forme di amnesia possibile,
non accompagnata da prove a parte (segni corporali, impianti, etc.), non
suffragata da ipnosi regressiva.
F1 (0/10)
Esperienza junghiana del soggetto
(integrali manifestazioni dell’Inconscio collettivo, senza nessuna connessione
con tecnologie o intelligenze non umane).
In una puntata della serie “Profiles In
UFOlogy”3, diffusa nel 1999, il conduttore Reed Hall ha intervistato
lo psicoterapeuta e studioso di abduction John Carpenter (ipnoterapeuta e Direttore
nel MUFON, tra il 1991 e il 2000, della sezione di ricerca sui rapimenti
alieni). Il ricercatore ha qui espresso una notevole considerazione la quale va
nella direzione del mio pensiero sopra Rettiliani e Insettoidi. Egli ha
affermato che Rettiliani e Alti Bianchi verosimilmente non sono concreti e che
presumibilmente sono immagini proiettate («Reptilians and Tall Whites probably
aren’t real; they’re probably projected images»). Un’affermazione molto breve,
tuttavia molto significativa, e che trova un aggancio con le mie idee, le quali
allora precorre: Carpenter non ha parlato di Inconscio collettivo, ma la
riduzione di alcune specie aliene da sostanze reali a immagini (junghiane, aggiungo
io, sulla base della mia teoria) rappresenta per me un valido sostegno (un
incontro da strade diverse: lui è partito prima, io dopo). John Carpenter nella
sua lunga esposizione (della lunghezza di quasi due ore), articolata e
interessante, ha pure ipotizzato un’evoluzione biologica grigia la quale abbia
reso simili esseri quel che sono nella vulgata ufologica. Non ha parlato di
transumanesimo come me, ma ha fatto un paragone su come si ridurrebbe la razza
umana se atomizzata alla stregua di una chiusa monade di Leibniz: il distacco
renderebbe superflui i generi sessuali e la normale prosecuzione della specie a
vantaggio di qualcosa di simile nel metodo al Brave New World, e produrrebbe l’atrofizzazione
somatica di quanto non più funzionale. Huxley e le monadi sono miei inserimenti
per chiarire il discorso. Carpenter non ha neanche parlato di parentela
genetica con noi, solo di compatibilità: per me, nell’Universo, esiste una
provenienza unica del modello antropomorfo, poi, da quanto intravisto, modificatosi
su una via distopica. Non trovo una ragione filosofica per ipotizzare un’origine
policentrica allo schema biologico antropomorfo (rasoio di Ockham). Posso
approfondire meglio il mio punto di vista teorico sui Grigi. Costoro a causa
del loro postumanesimo hanno perso la “facoltà sentimentale junghiana”, sino a
diventare razionalisti non empatici. La cosa ha provocato nella loro specie un
trauma di ritorno strutturale dall’Inconscio impersonale: la mutilazione di una
delle quattro funzioni personali della coscienza (razionale, sentimentale,
intuitiva, percettiva) ha prodotto nella loro coscienza le specie aliene
teriomorfe (di cui si dice siano appunto succubi). Loro vedono e vivono
Rettiliani e Insettoidi quali manifestazioni dell’Inconscio assoluto in funzione
traumatica: gli addotti umani osservano simile cosa in una maniera che non
saprei dire se girata al rapito direttamente dall’Inconscio collettivo o dalla
coscienza grigia alla coscienza umana del caso, la quale immagazzina
informazioni dunque non sempre corrispondenti a una realtà obiettiva
universale. Viene esperito un mondo possibilmente costruito con mattoni
junghiani da un canto e con mattoni tangibili per tutti dall’altro: simili due
dimensioni io chiedo di separare nell’analisi (e Carpenter ha capito l’esigenza
prima di me). Quanto i Grigi operano, secondo me, è riconducibile a un piano di
cura generale della loro razza. Valuto vera l’ibridazione umano-aliena4
giacché sembra l’unica via per restituire a loro in modo stabile la “capacità
sentimentale junghiana” e tutto il corredo di sensazioni ed emozioni risiedenti
al di fuori della “funzione razionale”. Tutto quello che ruota attorno al
progetto di ibridazione (prelievi di esseri umani e mutilazioni animali) si
rivela strettamente interconnesso su questo fronte. I Grigi standard non si
rendono conto del trauma provocato sugli addotti perché non vivono in maniera
emotiva: appunto non sono empatici. Gli ibridi possono aver recuperato un
vissuto emotivo da cui partire alla volta del risanamento. Giudico verosimile
che questi ultimi siano in mezzo alla popolazione umana, nella prosecuzione del
piano di risanamento psichico collettivo grigio. La cosa non appare comunque né
liscia né facile. Ammetto che i fratelli grigi hanno bisogno di noi, come noi
potremmo beneficiare di una scienza medica aliena più progredita nella cura di
malattie e problemi sanitari. Non li considero nemici, sebbene autori di azioni
(abduction, mutilazioni animali, avvistamenti, etc.) le quali dalla nostra
ottica possono mostrarsi anche parecchio disturbanti e traumatiche. Forse un’aperta
collaborazione pubblica fra Umani e Grigi avrebbe evitato attriti (come quello
di cui si dice a Dulce: addirittura uno scontro armato). Non saprei dire se ci
sia, o ci sia stato, un proposito grigio di sostituire la popolazione umana
(con più basso QI, riterrei) con loro corretti geneticamente e nella psiche, ma
sopra una base di ragionamento schiettamente filosofico do per verosimile il
progetto di ibridazione a scopo salvifico (da cui tutto il resto di cui si
parla in molteplice modo). Nel libro uscito nel 2003 “Barbara / The story of
UFO investigator”, di Barbara Bartholic (scomparsa) e curato da Peggy Fielding,
si torna a discutere di emozioni umane e di Grigi, in linea con me, mediante
particolari accenni nei capp. 15, 19, 21. Loro non umani prediligerebbero l’osservazione
del dolore umano. Si precisa pure che i Rettiliani controllerebbero i Grigi.
Nel primo aspetto penso di poter dire che questi si mostrino involontariamente
sadici, nel secondo che i loro presunti dominatori possano in realtà essere
proiezioni disturbanti dall’Inconscio assoluto nella modalità sopra da me chiarita
(li vivrebbero, per fare degli exempla di paragone, quali complessi a tonalità
affettiva invadenti, come in una forma di schizofrenia, in una sindrome di
disturbo). C’è un passaggio nevralgico del testo molto nitido nella mia
direzione. Gli extraterrestri si sono concentrati sulle sfere emotive inerenti
a sessualità e dolore (con preferenza su questo). Cerco di interpretare la
situazione: gli alieni si sono focalizzati su aspetti ruotanti attorno alle
pulsioni libidiche freudiane animali: istinto sessuale e istinto di
autoconservazione (ai Grigi standard mancano queste pulsioni in quanto esseri
di razionalità asciutta). Quando nel libro si puntualizza che le frequenze del
dolore umano li alimentano (“feed”) non si sta parlando in un’accezione lorgeniana,
bensì in una guisa pedagogica: gli extraterrestri “apprendono” una dimensione
emotiva connessa alla sensazione; “feed” in senso figurato. E da quel che pare
sono partiti nel loro progetto di riacquisizione della “funzione sentimentale
junghiana” dal grado libidico più basso. Perciò costoro cercherebbero la gamma
negativa costituita da tristezza, preoccupazione angosciante, sofferenza
fisica. Ma non è necessariamente detto, si conclude nel libro citato, che l’unica
prospettiva da esperire per l’eventuale cavia umana sia quella dolorosa,
potrebbe darsi l’opposta: gli esseri umani in quanto soggetti emotivi
verrebbero presi in tale considerazione a 360°.
NOTE
Questo scritto fa parte del mio saggio
intitolato Ermeneutica filosofica dell'ufologia
1 Per approfondire segnalo un mio studio
inserito nella mia monografia Ermeneutica filosofica dell’ufologia (2026).
L’estratto è pubblicato su questo blog, intitolato Il “morso d’amore” di Eve
Lorgen.
2 Ne ho parlato
nel mio saggio Filosofia ufologica (2026),
il quale invito a leggere per la serie generale di ragionamenti e riflessioni
là iniziati. Questa parte indicata si trova su internet estratta con lo stesso
titolo della monografia: perciò raccomando di non confondere questa, più breve,
con l’intera pubblicazione monografica a parte, più lunga.
3 L’ho vista qua:
https://www.youtube.com/watch?v=FhBt_9RgnRM
4 Ho affrontato l’argomento
in una mia analisi presente dentro la mia opera Ermeneutica filosofica dell’ufologia (2026). Ho pubblicato l’estratto
su questo blog, col titolo di Ermeneutica
ufologica.
14 febbraio 2026
IL “MORSO D’AMORE” DI EVE LORGEN
di DANILO CARUSO
Mi spiace, con sincerità, prendere atto
che ormai solo l’ignoranza può costituire la base “intellettuale” degli
sceptici ridentes riguardo a UFO/UAP ed extraterrestri. D’altro canto rilevo
una tendenziale parallela leggerezza in chi rappresenta il comune fruitore di
informazioni nell’altra metacampo: pochi approfondiscono a dovere scientifico,
e molti al massimo si tatuano addosso qualche libro letto senza spirito critico
effettivo. Rammento che le idee non vanno accolte in maniera dogmatica, bensì
dopo una valida riflessione. A me, ad esempio, la teoria su alieni energivori
spirituali e il discorso che parla di extraterrestri teriomorfi (Rettiliani e
Insettoidi) non convincono in relazione a una loro concretezza reale. A mio
giudizio, e mi ripeto, Rettiliani e Insettoidi (e quanto facciano)
costituiscono un’espressione dell’Inconscio collettivo: non li penso quali
alieni in sé e per sé. Idest: costoro non sono percepibili/percepiti da tutti.
Nella mia filosofia ufologica loro esprimono possibile manifestazione dell’Inconscio
impersonale (o dell’Ombra junghiana), oppure l’azione di un qualche complesso
psichico gravitante nell’orbita di uno o più soggetti. Quindi trovo difficoltà
ad accogliere, facendo un exemplum, per intero le idee di Eve Lorgen, rese note
nella sua opera “The Love Bite / Alien interference in human love relationship”
(1999). E dico ciò per dimostrare che non mi sposo con tutta l’ufologia in
giro, peraltro divisa a volte da punti di vista distanti. Il mio possiede una
marcata connotazione filosofica: non vado a cercare passeggiando sulla reale
classificazione di Hynek; esamino documenti (in senso lato), idee e
pubblicazioni (sempre in senso lato) di ufologi e giornalisti investigativi. Un
po’ al modo di Nero Wolfe. Lungi da me l’intenzione di sminuire il lavoro di
Eve Lorgen offerto in “The Love Bite”. Apprezzo le sue buone intenzioni di
studio. Tuttavia mi permetto, con eleganza, di evidenziare la differenza della
mia visione al di lei cospetto. Ella reputa che gli extraterrestri possano
rapire esseri umani non solo con l’obiettivo di sondare prospettive
medico-biologiche, ma anche con l’intento di creare, mediante manipolazione psicomentale,
coppie di partner ad hoc dalla cui programmata rottura della relazione amorosa
i primi, energivori psicospirituali, trarrebbero un nutrimento dalle emozioni
negative di suddetti malcapitati, messi assieme non da uno schopenhaueriano
inganno della Natura, bensì dalle raffinate tecniche dei primi. Lei parla di
strumenti fisici e immateriali nel controllo dell’addotto (nel secondo caso
rievoca l’immagine della “freccia di Cupido”), nonché di “telestesia”, ossia di
una sintonia psichica colla controparte, latrice di singolari fenomeni di
sincronicità (junghiana, preciso io) intuiti nella coppia. Alieni rapitori
possono essere grigi, rettiliani, ma anche insettoidi, grigi di colorito chiaro
e di alta statura, robe come draghi e nani; non mancano i Nordici, e i militari
umani in compagnia di omogeneo personale medico (vedasi altresì l’intervista a
Eve Lorgen su NEXUS, edizione francese, n. 60 gen.-feb. 2009). Per inciso:
quelli che la studiosa americana indica quali Nordici, per me, potrebbero
essere ibridi grigi. A proposito delle abduction in collaborazione tra umani e
alieni (i presunti MILAB) dice che i soggetti rapiti possano possedere tratti
di DNA extraterrestre, il che li renderebbe preferibili ad altre vittime umane
più normali giacché meglio di queste destinabili a compiti segreti nella veste
di agenti di intelligence. Mi permetto di dire che sino a quando Eve Lorgen,
nell’apertura del suo libro ha riecheggiato in breve “Missing time” di Budd
Hopkins non ho incontrato divergenze. Esse sono emerse a proposito della natura
del “Love Bite” (morso d’amore). Non nego che possa esistere qualcosa del
genere, però io, da junghiano nonché studioso pure di ufologia con una
personale ottica, lo sposto sopra tali due sedi analitiche con i risultati che
esporrò. Il mio primo iter mi porta a postulare una dinamica in interiore
homine, non in exteriore. Ritengo che la “voluntas” di Schopenhauer non sia
nient’altro che la libido junghiana, quindi allorché l’autrice americana parla
di accoppiamenti studiati mi fa pensare in prima istanza alla metafisica
sessuale del filosofo di Danzica: ci sono unioni, combinate dalla
voluntas-libido, le quali vanno a male giacché costruite sull’inganno
(puntualizzo io, a scapito di soggetti dalla maturità libidica insufficiente). Eve
Lorgen nel momento in cui spiega la prima fase operativa del “morso d’amore”,
il quale io hegelianamente definerei antitetica rispetto al logico-tetico della
presunta programmazione pianificata e messa in piedi a monte da alieni, nel
capitolo “Signs and symptoms” (a pag. 29 del suo testo menzionato), ci presenta
il profilo del tratto, per così dire, positivo del soggetto affetto, ambisesso,
il quale io esemplifico per comodità descrittiva nel Werther goethiano1:
un nevrotico ossessivo gravemente instabile (del resto è stato in maniera
scientifica chiarito il fenomeno dell’innamoramento umano quale “nevrosi sui
generis”). Che poi simili soggetti colpiti da “nevrosi – Love Bite” mostrino un
movimento enantiodromico del loro interesse, non mi stupisce affatto: che da un
eccesso in una direzione si passi a quello di carattere opposto, risulta
comprensibile in termini psicanalitici (anche se non moralmente giustificabili
qualsiasi eccesso e negatività). Nella coppia “morsa” tale sarebbe la sorte
(sintetica, per chiudere il cerchio dialettico), di almeno uno dei partner,
sufficiente a mandare tutto all’aria, e a creare nella versione lorgeniana
quelle auspicatissime emozioni torbide. La coppia scoppia, e il pranzo
extraterrestre per gli alieni psicoenergivori si mostra pronto. La coppia di
rapiti allo scopo di essere “morsa” patisce, in almeno uno dei suoi componenti,
l’imprinting che scatenerà il momento antitetico-romantico: quando non avviene
corresponsione di un partner, il sintetico-decadente scatterà subito. Nel libro
possiamo osservare vittime del morso d’amore interagire con figure misteriose
che sembrano benissimo essere manifestazioni dell’Inconscio assoluto e non
sostanzialmente riconducibili a extraterrestri espliciti. Nei rapimenti alieni
di cui in “The Love Bite”, nel momento tetico-logico compaiono autori i Grigi
conducenti in seguito esami, esperimenti, pratiche traumatizzanti sugli addotti
umani. Ai Grigi rapitori possono seguire manipolatori Rettiliani. Ciò mi fa
ritenere che la percezione psichica di tali ultimi possa attraversare Grigi e
umani sulla base della mia teoria sul transumanesimo grigio2, ma che
reali, all’esterno obiettivi, siano solo i Grigi. Se gli addotti subiscono
veramente un trattamento d’imprinting, potrebbe esso essere funzionale, per me,
a qualche esperimento non a scopo energivoro emozionale, bensì a qualcosa di
interesse osservativo: esperimenti e studi legati alla “funzione sentimentale
junghiana” umana, nei Grigi standard latitante e nei loro ibridi umano-alieni
difettosa. Secondo il mio punto di vista, i casi validi osservati potrebbero
essere esperimenti psicologici di imprinting, destinati a uno studio specifico
e non a una consumazione energetica emotiva alimentare a danno delle cavie.
Laddove si mostrano figure umane in scenari propri di alieni, potrebbe
trattarsi di ibridi grigi; giudico i Rettiliani apparenti nella fenomenologia
di Love Bite indagata da Eve Lorgen una proiezione dell’Inconscio impersonale,
rigirata forse dai Grigi sugli umani di turno (se non una diretta proiezione
originaria più allargata). La questione dell’ibridazione umano-grigia e l’impianto
embrionale su donna umana sono temi scoperti legati dall’attenta autrice
americana alla sua analisi. Prospetta l’argomento dell’ibridazione umano-aliena
come campo di sperimentazione psichica degli extraterrestri, una
sperimentazione volta a esaminare libido ed emozioni (capacità sentimentale
junghiana, specifico io). Puntualizza che i Bianchi di alta statura, da lei
ricondotti ai Grigi (infatti io li reputo ibridi umano-alieni), sarebbero
ghiotti di energia emozionale umana (libido, ripeto sempre io). A parere di
lei, il quale condivido, umani e Grigi sarebbero imparentati geneticamente (io
credo il fondo d’origine, non postumano, grigio antropomorfo uguale al nostro).
Nella visione lorgeniana gli ibridi grigio-umani rappresenterebbero la loro
ventura classe dirigente e la nostra, essendo dotati di capacità di resistenza
ai cambiamenti negativi dell’ecosistema terrestre. Ella, alla fine del suo
testo citato, generalizza la meta di quello che reputa un piano di
manipolazione psicologica esteso: rincoglionire l’umanità in previsione dei
loro tornaconti. In tutta modestia, giudico che per simile fenomenologia basti
lasciare l’indagine nel campo umano, senza necessità di introdurre cause
extraterrestri (rasoio di Ockham). A sostegno della mia ipotesi junghiana su
parte del morso d’amore un caso dal libro di Eve Lorgen contenente assieme a
Grigi (reali) e Rettiliani (simbolici) delle streghe (nere entità avverse) e il
loro eliminatore san Michele arcangelo: qui il livello simbolico sembra palese.
Si tratta della vicenda della trentacinquenne Darlene (alle pagg. 130-143), la
quale incorniciata nella psicologia analitica di Jung offre spunti di lettura
consona. Nella propria stanza d’ospedale, dove trovasi assistita, vede dei
soggetti che assomigliano alle streghe di Macbeth per il fatto di recitare
incantesimi. Al che lei chiede l’intervento di Gesù, e le appaiono due angeli
protettori. Nello stesso contesto, proseguendo la testimonianza di lei, san
Michele arcangelo l’avrebbe protetta (a seguito di rinnovata richiesta a Gesù)
contro le streghe, le quali in questa circostanza furono associate a una
separata presenza di extraterrestri (un Rettiliano e due Grigi bassi). Pure
detti ultimi, spuntati da un portale su un muro, sarebbero scomparsi. Darlene
si accanì altresì verso un’infermiera ritenuta una strega. In simile scenario
connotato da dinamiche prodigiose non si rivela molto difficile individuare un
possibile livello di alterata percezione umana strutturata con mattoni
simbolici. Qui io salvo, nella qualità di reali, solo i Grigi, poi tutto il
resto mi pare sovrastruttura animata da diversi simboli, i quali dalla psiche
individuale di Darlene potrebbero condurre a una vissuta traumatica esperienza
di abduction. Questo caso così intrecciato ci mostra la guisa in cui il
simbolico si impasterebbe con il ricordo reale alla volta di un unicum di non
facile decostruzione. Cos’è simbolico? Cos’è riconducibile alla realtà
concreta? Ho già illustrato le mie preferenze e i miei confini junghiani nella
materia. Condivido la conclusione di “The Love Bite” che ci siano alieni molto
progrediti per tecnologia, però non in grado di sviluppare una personale
dimensione affettiva (con relativo parco emotivo): questi nel mio pensiero
ufologico, i Grigi, postumani i quali hanno perso, secondo me, la “funzione
sentimentale junghiana” (da cui lo sperimentalismo producente gli ibridi
umano-alieni e tutti i possibili derivati altri esperimenti quali il Love Bite
rivisto). I Grigi, a mio avviso, studierebbero la psiche umana praticando
esperimenti allo scopo di capire quale sia la via migliore nel gestire la loro
reintroduzione sentimentale-emozionale; non sarebbero energivori in simili
perimetri sperimentali bensì osservatori scientifici. Le modalità del
condizionamento mentale umano attuate dagli alieni nel quadro delineato dalla
scrittrice americana a me ricordano la parallela strategia formativa
psicopedagogica dello huxleyano Brave New World3 (in un modo o nell’altro
questo universo distopico di Huxley torna con insistenza nelle mie analisi
ufologiche). Ho letto un articolo di Eve Lorgen, posteriore al suo “The Love
Bite”, pubblicato sulla rivista italiana X TIMES n. 21 del lug. 2010. V’è da
parte di lei il richiamo agli “arconti gnostici”, ingannatrici entità di un’antica
tradizione filosofico-religiosa, equiparati letteralmente agli alieni
abusatori. Tale materia costituisce un’esplicita sponda verso Jung, il quale ha
analizzato la simbologia offerta dalla filosofia dello Gnosticismo in linea
colla sua psicologia analitica. Ciò conferma la validità del mio proposito di
leggere la ricercatrice americana in chiave junghiana. Ella stessa, alla fine
del suo articolo, pone l’accento sulla problematica del Sé, e afferma che se i
rapimenti alieni calano di numero, gli extraterrestri si mettono in contatto
colle loro vittime mediante il canale del sogno. In “The Love Bite” viene
narrato un caso di Angelina alle pagg. 76-85, una donna sposata, la quale visitata
in camera da letto, mentre riposava col marito, da un Rettiliano (con coda e
artigli alle estremità) viene abusata da questo. Durante il congresso carnale
lei è vigile, ma ridotta in stato di immobilità forzata; il marito resta in condizione di
incoscienza. La frequenza dei rapporti produce nella protagonista strani
risultati: una vocazione alla ninfomania e un’alta percezione di soddisfazione
proveniente da quelle esperienze congressuali, una sensazione mista a
contrastanti pensieri morali. Angelina ha sognato anche un ibrido rettiliano,
un suo figlio dalla cui visione rimane contrariata e sconvolta. Nella realtà
manifesta diversi sintomi (i quali, secondo il mio modestissimo parere,
potrebbero essere psicosomatici): una sorta di aborto spontaneo non si
comprende molto bene poiché lei non si rivolge a medici. Se fosse un feto
ibrido extraterrestre, umano, o qualcos’altro di naturale, non c’è modo di verificarlo.
L’unico dato certo è che i coniugi al momento si allontanano rispetto al loro
precedente rapporto matrimoniale. La storia si deteriora perché lei si trova un
amante, con la conseguenza del marito geloso (si dice imbeccato dagli alieni).
A dispetto dei diversi surreali dettagli scenografici riportati nel quadro
della vicenda, dettagli legati pure ai Grigi, non sono propenso a concedere una
realtà sostanziale concreta a creature rettiliane, anche se osservate da più
umani del caso. La coppia nel tentativo di salvare l’unione si rivolge a un
sacerdote esorcista in modo infruttuoso: la cosa fa riflettere molto sulla
natura suggestionabile e psichicamente debole dei due umani. Angelina a un
certo punto appare persino indemoniata: io sospetto (sulla scia degli “arconti
junghiani”) che quanto meno un complesso psichico sostanziale a tonalità
affettiva abbia invaso le sfere coscienziale di Angelina e del marito,
portandoli a fare esperienze del tutto inconsuete. Alla fine i due sono rimasti
assieme, però la sindrome/fenomenologia di persecuzione è rimasta. Tale
Rettiliano stupratore, beneficiante un po’ della sindrome di Stoccolma su
Angelina, mi rammenta il mito di Pasifae (= Angelina) e del Minotauro (= l’ibrido
rettiliano di cui sopra): ipotizzo un piano junghiano di svolgimento dei fatti,
dove i simboli non si mostrano così fuori della portata di un mero criterio
psicanalitico. Angelina – racconta Eve Lorgen – ha vissuto altre esperienze
oniriche così traumatizzanti da mettersi a recitare il rosario quale antidoto
in quel contesto. I Rettiliani visti da lei suggeriscono altresì, perciò, una
possibile ascendenza dal mito biblico veterotestamentario del serpente
tentatore di Eva. Potrebbe trattarsi di una donna la cui testa è stata
terremotata dalle prediche e dagli insegnamenti religiosi, e poi rivelatasi (in
guisa psichica conflittuale dentro di sé) insoddisfatta del marito. Quel
Rettiliano si svela un riflesso del suo “animus junghiano” rivoltatosi contro
di lei. Se i Grigi e tutto quanto qui a loro connesso siano veritieri non
saprei dirlo, ma non escluderei suggestioni ufologiche su una psiche già a pezzi
per ben altro. Eve Lorgen riferisce che simili Rettiliani siano sessualmente
più soddisfacenti agli occhi di diverse loro partner abusate in confronto con
la normalità umana al punto che queste sviluppino poteri di chiaroveggenza nei
loro congressi carnali in genere. Però simile circostanza, la quale parte da
uno scenario sadico di zooerastia simbolica, possiede nel suo esito una
analogia con la ierodulia. Non rappresenta una novità ufologica la capacità
femminile di intuire in quelle situazioni contenuti nell’Inconscio impersonale.
L’orizzonte junghiano costruito da me nel merito discusso mi sembra molto
confacente, vedansi ad esempio: la sincronicità della “telestesia”, il peso
della dimensione onirica (tutte robe legate all’Inconscio collettivo). Poi mi
chiedo come tali Rettiliani, artigliati e con coda, siano in grado di
esercitare la manualità umana pulita alla volta di realizzare manufatti
perfetti e di tecnologia avanzata: manipolatori sì (nelle forme psicanalitiche
le quali ho fatto emergere); se manifatturieri, non capisco la prassi (neanche i
gatti stanno con intralcianti artigli sempre in mostra, tirati fuori
all’occasione per difesa).
NOTE
Questo scritto fa parte del mio saggio intitolato Ermeneutica filosofica dell'ufologia
1 A chi volesse vederne il profilo, consiglio di leggere un mio lavoro
critico letterario: Il Werther goethiano, nella mia pubblicazione Considerazioni
letterarie (2014).
2 All’uopo di approfondire vedansi
i canali indicati:
1) il mio saggio Filosofia ufologica (2026).
2) il mio scritto intitolato Ermeneutica ufologica
3 Ho dedicato un saggio al romanzo
che dipinge tale cosmo utopico negativo: Il
capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2025).