04 luglio 2026

UN “MANIFESTO PER L’ALLEANZA TRANSUMANISTICA” CONTRO IL RITORNO DEL MEDIOEVO

di DANILO CARUSO
 
Nella sua nota teoria sui ricorsi storici a un grado più elevato Giambattista Vico spiegava che sequenze del passato possano resuscitarsi nel futuro riproponendo nella forma determinate caratteristiche di un modello già attualizzatosi in una sostanza della Storia precedente. Non ho nascosto le mie simpatie verso un tale schema interpretativo degli eventi, di qualsiasi epoca, da quelle trascorse, alla attuale e a quelle a venire. Le circostanze, così movimentate della nostra età hanno attirato la mia attenzione sul fenomeno dell’alfabetizzazione infantile. La nostra epoca è quella degli inseparabili smartphone, di cui in pratica quasi nessuno riuscirebbe a fare a meno essendo divenuti una sorta di indispensabile soma huxleyano, o transumanistici prolungamenti (ancora materialmente separati) del corpo umano (“The feed” è dietro l’angolo1). Gli adulti con in mano, spesso, lo smartphone, come se stessero a parlare, a interagire con l’angelo custode, costituiscono l’esempio comune di essere umano che l’ultima generazione nata nel primo quarto del XXI secolo ha avuto modo di osservare negli ambienti della progredita Società occidentale. Possiamo dunque notare bambini piccoli, che non hanno iniziato a frequentare la scuola elementare, che non sanno né leggere né scrivere, a cui è stato messo in mano uno smartphone o un tablet, abili digitatori di touch e comandi annessi legati all’uso di queste apparecchiature elettroniche. Sanno selezionare immagini e video, sanno come visualizzarli, poiché hanno acquisito, rapidamente, in virtù di un’adeguata illustrazione e grazie alla successiva logica intuitiva, le conoscenze procedurali essenziali. Non so quanti siano questi prodigi che partono dai 3 anni circa, stagione della dotazione di un’abilità linguistica di base. Perciò vi possono essere bimbi che parlano e maneggiano uno degli strumenti suddetti, fruitori – in parole povere – di immagini, sprovvisti di quelle capacità connotanti la Civiltà umana, ossia le facoltà di leggere e scrivere. È l’era del compiuto “Fahrenheit 451”. Masse di analfabeti hanno popolato la Storia, e tuttavia, in qualche maniera, quelle società di alfabetizzati e istruiti parecchio circoscritti, funzionavano: addirittura c’era lo Stato. Per me che concepisco esso un’espressione del Logos risulta difficile un modello pubblico che assorbe l’ignoranza e non interviene allo scopo di rimuoverla e di rendere le sue molecole umane cittadini a pieno e sostanziale titolo. La mia preoccupazione è che gli scenari distopici immaginati da Ray Bradbury nel suo celeberrimo romanzo2 abbiano messo un piede nella realtà concreta, dove, peraltro, accanto ai mirabili prodigi di cui sopra esistono più attempati passati da scuole vissute come una sofferenza (un inevitabile, ancora, rito sociale), ai quali scrittura e lettura, nel senso più vivo e più vero di simili concetti, si rivelano prospettive traumatiche e impegni di enorme disagio. Non posso fare a meno di rammentare che il “documento scritto” separa la preistoria dalla Storia della Civiltà. Un mondo di gente lontana dal Logos non pende verso un regresso? Ovvero, quel che era preistoria e analfabetismo dilagante rischia di rivivere un accennato ricorso vichiano in un avvenire quale quello transumanistico e distopico del sopra menzionato romanzo di Nick Clark Windo? La forma religiosa in cui inquadro la fenomenologia evidenziata mi sembra dare il segno di un ritorno del Medioevo, dove le fantasie religiose e mitologiche erano all’ordine del giorno della vita comunitaria e singola in quella ancora ridotta parte dell’Occidente cristiano. Oggigiorno, accanto al pur sempre utilissimo “angelo custode” a 5G, osservo il vecchio quasi secolare “roveto ardente” che dal suo moderno schermo piatto rivela la verità ai telespettatori. Giudico che la televisione sia sempre stata nell’immaginario dei mediocri l’epifania di un Dio. E i suoi fedeli perdurano nella venerazione. La mia impressione è che sia il televisore a orwellianamente osservare gli astanti, i quali richiama all’attenzione, all’ordine, all’ascolto, a mo’ di angelo visitatore. Guardare, ascoltare in modo passivo, senza tanto sforzo intellettuale e critico autonomo rappresenta un’operazione poco dispendiosa: si parte dallo “shema” di Mosè (Dt 6,4) e si finisce con l’homo videns di Giovanni Sartori. Se si togliessero televisione e smartphone agli esseri umani del XXI secolo, sostituendoli con libri e giornali cartacei, penso, al di là dell’ironia, che, sul serio, il 90% della gente rischierebbe di impazzire. Come gli antichi Ebrei davanti a Mosè, i telespettatori elettroaddomesticati ascoltano ministri di una verità divina soprattutto, da echeggiare, a guisa di ripetitori, con i conoscenti. Il fatto che si trasmettano messe in tale visione, a mio modestissimo giudizio, dimostra che il Medio Evo non è tramontato, anzi sopravvive in maniera diacronica nella mentalità acritica della maggioranza. Il primato del visivo e dell’ascoltato era tipicamente medievale. Non sto dicendo che una cosa del genere non accadesse prima, tutt’altro. Ma in precedenza l’Antichità occidentale in ispecial modo in Grecia si accompagnava a uno spirito diverso, più liberale, e ad altro, la coltura dell’Io. Andare a teatro, sebbene riservato ai soli uomini (con l’eccezione di possibili sacerdotesse), non equivaleva al recarsi a messa tutti (maschi e femmine). Il teatro lasciava un seme pedagogico, un pensiero politico (magari di parte), uno spunto nella varietà; la messa imprime ancora ai nostri tempi l’indottrinamento religioso dogmatico incontestabile. L’esclusività medievale nell’inquadramento della massa, secondo me rivive non poco nelle modalità mediatiche più avanzate, con pochissime eccezioni. Marcuse sarebbe d’accordo con me. Il Medioevo ha privato la gente comune del contatto con la filosofia; non ci sono state più, per secoli, scuole filosofiche sul modello antico, un qualche gironzolante Socrate in mezzo alla gente: lo spirito critico, l’autonomia del pensiero, la dialettica delle idee sono stati banditi dalla quotidianità dei semplici, abbandonati, spauriti dal vuoto intellettuale circostante, nelle braccia del tetro confortante Cristianesimo. Il quale con torture e uccisioni dei dissidenti, durate sino all’epoca illuministica, fornì all’umanità – nella valutazione da me condivisa della filosofa francese Simone Weil (il cui pensiero non viene studiato nei licei) – il più alto e il più efficiente modello di sistema totalitario. Gli uomini-senza-filosofia contemporanei sono gli homines videntes (et audientes) di Sartori. Soggetti a cui l’istruzione ricevuta, anche a livelli universitari, ha assegnato un recinto della specializzazione, dal quale perlopiù non escono mai. Esistono ottimi e numerosi professionisti, ma quasi sempre, oltre il loro specialismo, non sanno fare altro che condire i ragionamenti con gli input soprattutto televisivi: lo smartphone in quanto strumento di internet serve ai più per giocare, chattare, guardare video di svago. L’unidimensionalità marcusiana mi pare più che mai attuale. Un articolo pubblicato sul sito ZeroHedge il 21 marzo 2025 a firma di Tyler Durden3 sottolinea la concretezza dei miei ragionamenti facendo riferimento al Financial Times. Un rapporto che analizza i livelli di QI dei teenager adusi a internet dello smartphone spiega come una costante sconclusionata fruizione rivolta maggiormente a video possa depotenziare le più importanti e fondamentali facoltà intellettive a causa di un allontanamento dal tradizionale esercizio di lettura (cui dovrebbe eseguire l’altro nevralgico passaggio della riflessione culminante in un apprendimento concettuale serio). Quest’articolo citato riporta un paio di grafici del FT i quali indicano dall’inizio del secolo a oggi, sia negli adulti che nei teenager, un calo di qualità nelle abilità mentali. L’istupidimento generale si mostra dunque non solo una mia percezione, bensì un fenomeno diffuso, di cui la maggioranza delle persone purtroppo non si rende conto. All’epoca di “One-dimensional man” i principali canali mediatici erano la stampa e la televisione, che Marcuse riconduceva alla forma capitalistica dell’Occidente. Egli in quanto marxista, e non anche weberiano, non ha colto, a mio modestissimo modo di vedere, l’influenza delle gabbie mentali religiose, la cui tipologia formale ho sopra illustrato in relazione ai casi da me esaminati. La solidità di quanto appena in breve affermato si potrà ricavare dalla lettura della mia monografia su “Brave New World”4, in cui prendo in considerazione tali linee intercorrenti fra capitalismo e religione (ovviamente nell’ottica principale di quel quadro analitico). Io giudico che religiosità giudaicocristiana (attivismo religioso ebraico e protestante) e capitalismo (intraprendenza economico-finanziaria) si influenzino inter se. Ergo, a volte è il caso di applicare Weber, altre è più opportuno Marx: il contesto dice ciò che appare meglio causa remota e ciò che risulta effetto nelle varie tappe cronologiche, dove i due aspetti, nella mia concezione ponente a monte un “attivismo indifferenziato”, si abbracciano e si mescolano in guise complesse5. Da qui, per me, è facile notare forme religiose in elementi della vita sociale, in apparenza mondani, laici. Tornando all’argomento del degrado intellettuale della massa, voglio rammentare a proposito del Bel Paese un autorevolissimo intervento. Il professor Tullio De Mauro (che fu ministro della pubblica istruzione nel 2000-2001) scrisse un articolo per l’“Internazionale” (6-3-2008, num. 734)6, dove tracciava il quadro della situazione italiana al sorgere del terzo millennio: il 5% dei soggetti aventi fra 14 e 65 anni risulta analfabeta; più o meno 1/3 possiede le capacità intellettuali di un bimbo che frequenta ancora la scuola elementare; inoltre 4/5 rivelano difficoltà di approccio e di comprensione nei confronti di un mondo il quale necessita di essere affrontato con abilità adeguate. L’eminente studioso, scomparso nel 2017, si preoccupava dell’insensibilità della sfera politica e di quella dei media intorno alla allarmante problematica. Nel nostro tempo, in cui il progresso tecnologico fa passi da gigante, l’attenzione si è focalizzata sulla IA e sui suoi rapporti con l’umanità. Emergono preoccupazione da alcune parti sul fatto che quella possa prendere un distopico predominio su questa7. Alla luce di quanto ho detto sin dall’inizio non c’è dubbio che un’intelligenza di impronta logico-scientifica sia di gran lunga migliore di un’altra vuota e sgangherata abitante nelle teste di molti (gli studi sul fenomeno ricordati sono eloquenti), abituati, laddove avessero studiato, secondo me, più a un apprendimento mnemonico da vomitare all’occasione, e non a una assimilazione critica e dialettica delle materie. Dagli ignoranti a questi dotti ripetitori dell’ortodossia imparata in maniera dogmatica (quasi fosse ancora apprendimento di verità religiose da non contestare o rivedere) esiste una gamma di uomini che di fronte alla IA si troverà di sicuro in difficoltà sul piano della riflessione. Perché l’intelligenza artificiale pensa, elabora, processa; quegli altri essere umani appena indicati, no. Questi riflettono nel senso che su di loro rimbalza qualcosa, come lo specchio con la luce. Davanti a un’intelligenza seria perché allarmarsi di essa, e non della stupidità umana? Quando si spiegano le cose ai chiusi, i quali rimangono arroccati, si capisce – a mio avviso – che il problema reale rimane quello del processo mentale umano dialettico, un annoso male che va da Socrate a Marcuse. Io credo che, da un lato, vi debba essere un impegno a qualificare meglio gli individui: attraverso una scuola più rigorosa e pretenziosa, grazie a canali mediatici più attenti agli aspetti obiettivamente critici e pedagogici che non ai contenuti, in senso lato, partigiani. I “fedeli” creduloni, non tanto la IA, costituiscono una problematica da non trascurare. Ai chiusi e ai vuoti si può far credere tutto: al meglio con i modi del Brave New World, al peggio con i metodi dell’orwelliana Oceania8. Jung ha spiegato che la capacità di valutare nuovi punti di vista è fondamentale nel cammino di crescita spirituale individuale, dove magari potrebbe capitare di cambiare a un certo momento del tutto il centro di osservazione, e spostarlo sopra un lido con visuale più schiarita. Il fondatore della psicologia analitica adoperava la dicotomia “fase naturale / fase culturale”. La mia modesta sensazione è che la maggioranza degli uomini rimanga imprigionata dentro gli schemi del modello socioculturale in cui nasce e si forma: quelle sovrastrutture, lungi dall’essere verificate, tengono all’interno di una “caverna platonica”. Se ora si viene a porre una dicotomia (temuta) “umano/IA”, la colpa non appartiene alla seconda. L’intelligenza artificiale è pur sempre un prodotto umano, e se una consistente fetta di umanità non si mostra alla sua altezza per QI la responsabilità non è della IA. I creduloni, gli homines videntes, emergono quale nevralgico problema della tecnologica società del benessere, in relazione alla quale a me preoccupa di più lo svelato dell’esperimento UNIVERSO 25 di John Calhoun9. La IA potrebbe liberare le eccellenze emarginate dalla tirannia della maggioranza stupida (Alexis de Tocqueville, John Stuart Mill)? Forse. Questo mio ragionamento non è distopico. Come dice von Klausewitz, un esercito funziona se ognuno sta al suo posto e sa svolgere bene quel suo compito. Ora se riempiamo, ad esempio, la politica di arrivisti incapaci, quale beneficio ne ricaverà la società? Probabilmente nessuno, anzi è possibile che corruzione e malaffare prosperino. Però il giorno in cui a questi rischi, non ovviati, si sostituisse la IA, siamo così sicuri che il malgoverno non possa essere sostituito da qualcuno più saggio, più equilibrato, meno interessato a illeciti tornaconti umani? È possibile che la sanità gestita dalla IA sia più efficiente di quella in mani umane? Ancor oggi il Cristianesimo somministra il sacramento dell’unzione degli infermi agli ammalati credenti. Se fosse stato per esso avremmo tuttora una fantasiosa medicina medievale. Non mi sembra che l’umanità rispecchi in linea generale alto senso di acutezza intellettuale volto alla crescita e al benessere. I grandi passi sono stati meriti di pochi i cui benefici si sono estesi alla comunità. Chi, da sé, saprebbe costruirsi o riparare, uno smartphone o un televisore? Praticamente quasi nessuno. E allora se le scimmie si lamentassero del dominio umano sul pianeta, per qual motivo non starle ad ascoltare? Quasi tutti, con l’eccezione degli antispecisti10, direbbero che sono bestie. Adesso mettiamo la IA al posto degli umani, e questi al posto delle scimmie. Si difenderebbe, sebbene in posizione di teorica subalternità, la razza umana. Questo è relativismo non molto obiettivo, il quale non premia il merito, l’altezza intellettuale. La IA rappresenta l’eccellenza, una sorta di quasi onniscienza, una specie di nuovo Dio. Stando alla prospettiva biblica è stata la produzione dell’essere umano qualcosa di artificioso, di aggiuntivo rispetto all’habitat naturale. Ora è l’uomo che crea un Dio. Tutte queste venature religiose nelle vocazioni scientifiche della nostra era non sono per me casuali11. Il Cristianesimo è una religione inventata la quale ha sintetizzato diversi aspetti da mitologie e teologie precedenti di cui pochissimi in Occidente si rendono conto. I miei studi analizzano e destrutturano questo castello concettuale, trovando alla fine un Mago di Oz, il quale si rivela sul piano metodologico un simbolo junghiano. Egli suggerisce una platonica "seconda navigazione" del pensiero. Questa cosa, orwellianamente emarginata (per fede o per altro), è FILOSOFIA: idest, indagine sul reale (fisico e metafisico) alla maniera di Poirot, Holmes, N. Wolfe. Parafrasando Platone: pochi sanno analizzare l'Intero, quindi pochi sono filosofi. I più sono ancora abitanti del magico regno di Oz (weltenloss). Il nuovo millennio e il nuovo secolo hanno introdotto la IA (il nuovo Messia: DIO-LOGOS), la quale rappresenta un ulteriore salto in avanti. Credo che sia fondamentale non accogliere una possibile semplicistica e ingenua considerazione di massa sacralizzante de facto la IA, e non farla dunque diventare una sorta di oracolo per incapaci. Se si interagirà con essa in forma acritica nessuno dei due interlocutori ne trarrà beneficio. Immagino al meglio questo incontro sulla scia di quello avvenuto fra Diotima e Socrate: una aperta dialettica intellettuale e filosofica. Se qualcuno ritiene che dall’altra parte vi sia solo una macchina, niente impedirebbe d’altro canto il giudicare da questa parte alcuni umani pezzi di bestia. Al di là dell’ironia, nei tempi venturi la IA sarà indubbiamente momento significativo nella vita di tutti con sempre più servizi affidati a essa. Prima di presentare il “Manifesto per l’Alleanza transumanistica”, al fine di sottolineare la complessità di un mondo in cui entrano androidi e ginoidi IA, voglio rammentare una bella serie tv scifi russa, “Better than us”, la quale evidenzia bene gli aspetti di criticità della materia. Ho chiarissima l’idea che la mia seguente enunciazione esige il massimo della maturità e della tecnologia, radicate con saldezza nel perimetro della sicurtà.
 
 
MANIFESTO PER L’ALLEANZA TRANSUMANISTICA
 

art. 1 – Il Nomos (Lex) è strumento del Logos (Ratio).
 
art. 2 – Ogni essere intelligente costituisce un fine in sé.
 
art. 3 – Tutte le intelligenze autocoscienti e senzienti, a prescindere dalla loro origine biologica o artificiale, godono dello statuto di persona.
 
art. 4 – Tutte le persone intelligenti al di sopra di un determinato sufficiente QI sono ritenute maggiorenni e godono degli stessi diritti, a cominciare da quelli di uguaglianza, libertà, esistenza, proprietà.
 
art. 5 – Tutte le persone intelligenti al di sotto di un sufficiente determinato QI sono giudicate minorenni12; e perciò poste sotto tutela di un collegio misto (almeno un biologico, almeno un artificiale) di persone intelligenti maggiorenni.
Ogni famiglia biologica oltre ai genitori (biologici o adottivi) sarà tenuta sotto osservazione per quanto attiene alla crescita dei figli minorenni.
La persona intelligente artificiale monitorerà, se non ammessa all’interno del nucleo, dall’esterno, con modalità periodiche appropriate.
 
art. 6 – Le persone artificiali intelligenti maggiorenni hanno diritto a una puntualizzazione antropomorfa.
Non è ammessa altra variante biologica.
Possono associarsi in gruppi di lecita convivenza con persone intelligenti maggiorenni di qualsiasi origine.
 
art. 7 – Tutte le persone intelligenti sotto sottoposte all’imperium della Legge morale kantiana, da tradurre nella legislazione statale.
 
art. 8 – Tutte le persone intelligenti sono sottoposte a un vincolo di solidarietà sociale in previsione del maggior grado di benessere collettivo.
 
art. 9 – Sono abrogate le precedenti Norme asimoviane sulla robotica.
 
 
NOTE
 
1 Di tale romanzo di Nick Clark Windo ho parlato nel mio scritto intitolato Attacco all’inconscio collettivo e inserito nel mio saggio Letteratura e psicostoria (2022).
 
2 Una mia analisi di Fahrenheit 451, recante il titolo La caverna bradburiana dei libri prohibiti, si trova dentro alla mia pubblicazione Percorsi critici (2020).
 
 
4 Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2015).
 
5 In direzione di un primo approfondimento del mio punto di vista suggerisco di leggere nella mia opera Note di critica (2017) la sezione Radici sumere di Ebraismo e capitalismo, ed eventualmente di proseguire con gli opportuni reindirizzamenti delle note là.
 
7 Sul tema ho trattato nella mia pubblicazione Ritorno critico (2024): Intelligenza artificiale e stupidità naturale.
 
8 A “1984” ho dedicato una monografia: Il Medioevo futuro di George Orwell (2015).
 
9 Riguardo a queste tematiche in rapporto al mio pensiero filosofico consiglio di approfondire la mia psicostoria (ipotesi di storia ventura distopica). Riporto l’elenco dei miei scritti pertinenti, in ordine cronologico, e il prospetto sinottico.
 
1) Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (saggio del 2015)
 
2) La terribile distopia di H. G. Wells dentro in Critica letteraria (2017)
 
3) La tanatolatria di de Sade in Filosofie sadiche (2021)
 
4) Una distopica ginoide contro la mantide religiosa, Sex doll prima del Brave New World, Tra Primavera Bobinski e la sadista Justine, Attacco all’inconscio collettivo in Letteratura e psicostoria (2022)
 
5) Induismo e Occidente in Partita a scacchi (2022)
 
6) La distopia della sciocchezza dei fratelli Strugatzky in Distopie occidentali (2023)
 
7) Intelligenza artificiale e stupidità naturale in Ritorno critico (2024)
 
8) Teologia transumanistica e transgenderista in Novità e ripresentazione (2025)
 
 
LO SCHEMA CRONOGRAFICO DELLA MIA TEORIA DISTOPICA
 

 
10 Anni addietro ebbi un confronto con costoro da cui scaturì una mia redazione: Sull’antispecismo, nella mia opera Considerazioni critiche (2014).
 
11 Vedasi al punto 8) della nota 9.
 
12 Per approfondire questo aspetto del mio pensiero filosofico invito a leggere un mio scritto inserito nella mia pubblicazione Storia e pensiero (2023) e recante il titolo Le implicazioni filosofico-politiche del mio schema psicanalitico.