di DANILO CARUSO
Nella sua nota teoria sui ricorsi
storici a un grado più elevato Giambattista Vico spiegava che sequenze del
passato possano resuscitarsi nel futuro riproponendo nella forma determinate
caratteristiche di un modello già attualizzatosi in una sostanza della Storia
precedente. Non ho nascosto le mie simpatie verso un tale schema interpretativo
degli eventi, di qualsiasi epoca, da quelle trascorse, alla attuale e a quelle
a venire. Le circostanze, così movimentate della nostra età hanno attirato la
mia attenzione sul fenomeno dell’alfabetizzazione infantile. La nostra epoca è
quella degli inseparabili smartphone, di cui in pratica quasi nessuno
riuscirebbe a fare a meno essendo divenuti una sorta di indispensabile soma
huxleyano, o transumanistici prolungamenti (ancora materialmente separati) del
corpo umano (“The feed” è dietro l’angolo1). Gli adulti con in mano,
spesso, lo smartphone, come se stessero a parlare, a interagire con l’angelo
custode, costituiscono l’esempio comune di essere umano che l’ultima
generazione nata nel primo quarto del XXI secolo ha avuto modo di osservare
negli ambienti della progredita Società occidentale. Possiamo dunque notare bambini
piccoli, che non hanno iniziato a frequentare la scuola elementare, che non
sanno né leggere né scrivere, a cui è stato messo in mano uno smartphone o un
tablet, abili digitatori di touch e comandi annessi legati all’uso di queste
apparecchiature elettroniche. Sanno selezionare immagini e video, sanno come
visualizzarli, poiché hanno acquisito, rapidamente, in virtù di un’adeguata
illustrazione e grazie alla successiva logica intuitiva, le conoscenze procedurali
essenziali. Non so quanti siano questi prodigi che partono dai 3 anni circa, stagione
della dotazione di un’abilità linguistica di base. Perciò vi possono essere
bimbi che parlano e maneggiano uno degli strumenti suddetti, fruitori – in
parole povere – di immagini, sprovvisti di quelle capacità connotanti la
Civiltà umana, ossia le facoltà di leggere e scrivere. È l’era del compiuto
“Fahrenheit 451”. Masse di analfabeti hanno popolato la Storia, e tuttavia, in
qualche maniera, quelle società di alfabetizzati e istruiti parecchio
circoscritti, funzionavano: addirittura c’era lo Stato. Per me che concepisco
esso un’espressione del Logos risulta difficile un modello pubblico che assorbe
l’ignoranza e non interviene allo scopo di rimuoverla e di rendere le sue
molecole umane cittadini a pieno e sostanziale titolo. La mia preoccupazione è
che gli scenari distopici immaginati da Ray Bradbury nel suo celeberrimo
romanzo2 abbiano messo un piede nella realtà concreta, dove,
peraltro, accanto ai mirabili prodigi di cui sopra esistono più attempati
passati da scuole vissute come una sofferenza (un inevitabile, ancora, rito
sociale), ai quali scrittura e lettura, nel senso più vivo e più vero di simili
concetti, si rivelano prospettive traumatiche e impegni di enorme disagio. Non
posso fare a meno di rammentare che il “documento scritto” separa la preistoria
dalla Storia della Civiltà. Un mondo di gente lontana dal Logos non pende verso
un regresso? Ovvero, quel che era preistoria e analfabetismo dilagante rischia
di rivivere un accennato ricorso vichiano in un avvenire quale quello
transumanistico e distopico del sopra menzionato romanzo di Nick Clark Windo?
La forma religiosa in cui inquadro la fenomenologia evidenziata mi sembra dare
il segno di un ritorno del Medioevo, dove le fantasie religiose e mitologiche
erano all’ordine del giorno della vita comunitaria e singola in quella ancora
ridotta parte dell’Occidente cristiano. Oggigiorno, accanto al pur sempre
utilissimo “angelo custode” a 5G, osservo il vecchio quasi secolare “roveto
ardente” che dal suo moderno schermo piatto rivela la verità ai telespettatori.
Giudico che la televisione sia sempre stata nell’immaginario dei mediocri
l’epifania di un Dio. E i suoi fedeli perdurano nella venerazione. La mia impressione
è che sia il televisore a orwellianamente osservare gli astanti, i quali
richiama all’attenzione, all’ordine, all’ascolto, a mo’ di angelo visitatore.
Guardare, ascoltare in modo passivo, senza tanto sforzo intellettuale e critico
autonomo rappresenta un’operazione poco dispendiosa: si parte dallo “shema” di
Mosè (Dt 6,4) e si finisce con l’homo videns di
Giovanni Sartori. Se si togliessero televisione e smartphone agli esseri umani
del XXI secolo, sostituendoli con libri e giornali cartacei, penso, al di là
dell’ironia, che, sul serio, il 90% della gente rischierebbe di impazzire. Come
gli antichi Ebrei davanti a Mosè, i telespettatori elettroaddomesticati
ascoltano ministri di una verità divina soprattutto, da echeggiare, a guisa di
ripetitori, con i conoscenti. Il fatto che si trasmettano messe in tale
visione, a mio modestissimo giudizio, dimostra che il Medio Evo non è
tramontato, anzi sopravvive in maniera diacronica nella mentalità acritica
della maggioranza. Il primato del visivo e dell’ascoltato era tipicamente
medievale. Non sto dicendo che una cosa del genere non accadesse prima,
tutt’altro. Ma in precedenza l’Antichità occidentale in ispecial modo in Grecia
si accompagnava a uno spirito diverso, più liberale, e ad altro, la coltura
dell’Io. Andare a teatro, sebbene riservato ai soli uomini (con l’eccezione di
possibili sacerdotesse), non equivaleva al recarsi a messa tutti (maschi e
femmine). Il teatro lasciava un seme pedagogico, un pensiero politico (magari
di parte), uno spunto nella varietà; la messa imprime ancora ai nostri tempi l’indottrinamento
religioso dogmatico incontestabile. L’esclusività medievale nell’inquadramento
della massa, secondo me rivive non poco nelle modalità mediatiche più avanzate,
con pochissime eccezioni. Marcuse sarebbe d’accordo con me. Il Medioevo ha privato
la gente comune del contatto con la filosofia; non ci sono state più, per
secoli, scuole filosofiche sul modello antico, un qualche gironzolante Socrate
in mezzo alla gente: lo spirito critico, l’autonomia del pensiero, la
dialettica delle idee sono stati banditi dalla quotidianità dei semplici,
abbandonati, spauriti dal vuoto intellettuale circostante, nelle braccia del
tetro confortante Cristianesimo. Il quale con torture e uccisioni dei
dissidenti, durate sino all’epoca illuministica, fornì all’umanità – nella
valutazione da me condivisa della filosofa francese Simone Weil (il cui
pensiero non viene studiato nei licei) – il più alto e il più efficiente
modello di sistema totalitario. Gli uomini-senza-filosofia contemporanei sono
gli homines videntes (et audientes) di Sartori. Soggetti a cui l’istruzione
ricevuta, anche a livelli universitari, ha assegnato un recinto della
specializzazione, dal quale perlopiù non escono mai. Esistono ottimi e numerosi
professionisti, ma quasi sempre, oltre il loro specialismo, non sanno fare
altro che condire i ragionamenti con gli input soprattutto televisivi: lo smartphone
in quanto strumento di internet serve ai più per giocare, chattare, guardare
video di svago. L’unidimensionalità marcusiana mi pare più che mai attuale. Un
articolo pubblicato sul sito ZeroHedge il 21 marzo 2025 a firma di Tyler Durden3
sottolinea la concretezza dei miei ragionamenti facendo riferimento al
Financial Times. Un rapporto che analizza i livelli di QI dei teenager adusi a
internet dello smartphone spiega come una costante sconclusionata fruizione
rivolta maggiormente a video possa depotenziare le più importanti e fondamentali
facoltà intellettive a causa di un allontanamento dal tradizionale esercizio di
lettura (cui dovrebbe eseguire l’altro nevralgico passaggio della riflessione
culminante in un apprendimento concettuale serio). Quest’articolo citato
riporta un paio di grafici del FT i quali indicano dall’inizio del secolo a oggi,
sia negli adulti che nei teenager, un calo di qualità nelle abilità mentali.
L’istupidimento generale si mostra dunque non solo una mia percezione, bensì un
fenomeno diffuso, di cui la maggioranza delle persone purtroppo non si rende
conto. All’epoca di “One-dimensional man” i principali canali mediatici erano
la stampa e la televisione, che Marcuse riconduceva alla forma capitalistica
dell’Occidente. Egli in quanto marxista, e non anche weberiano, non ha colto, a
mio modestissimo modo di vedere, l’influenza delle gabbie mentali religiose, la cui tipologia formale ho sopra
illustrato in relazione ai casi da me esaminati. La solidità di quanto appena in
breve affermato si potrà ricavare dalla lettura della mia monografia su “Brave
New World”4, in cui prendo in considerazione tali linee
intercorrenti fra capitalismo e religione (ovviamente nell’ottica principale di
quel quadro analitico). Io giudico che religiosità giudaicocristiana (attivismo
religioso ebraico e protestante) e capitalismo (intraprendenza economico-finanziaria)
si influenzino inter se. Ergo, a volte è il caso di applicare Weber, altre è
più opportuno Marx: il contesto dice ciò che appare meglio causa remota e ciò
che risulta effetto nelle varie tappe cronologiche, dove i due aspetti, nella
mia concezione ponente a monte un “attivismo indifferenziato”, si abbracciano e
si mescolano in guise complesse5. Da qui, per me, è facile notare
forme religiose in elementi della vita sociale, in apparenza mondani, laici.
Tornando all’argomento del degrado intellettuale della massa, voglio rammentare
a proposito del Bel Paese un autorevolissimo intervento. Il professor Tullio De
Mauro (che fu ministro della pubblica istruzione nel 2000-2001) scrisse un
articolo per l’“Internazionale” (6-3-2008, num. 734)6, dove tracciava
il quadro della situazione italiana al sorgere del terzo millennio: il 5% dei
soggetti aventi fra 14 e 65 anni risulta analfabeta; più o meno 1/3 possiede le
capacità intellettuali di un bimbo che frequenta ancora la scuola elementare;
inoltre 4/5 rivelano difficoltà di approccio e di comprensione nei confronti di
un mondo il quale necessita di essere affrontato con abilità adeguate.
L’eminente studioso, scomparso nel 2017, si preoccupava dell’insensibilità
della sfera politica e di quella dei media intorno alla allarmante
problematica. Nel nostro tempo, in cui il progresso tecnologico fa passi da
gigante, l’attenzione si è focalizzata sulla IA e sui suoi rapporti con
l’umanità. Emergono preoccupazione da alcune parti sul fatto che quella possa
prendere un distopico predominio su questa7. Alla luce di quanto ho
detto sin dall’inizio non c’è dubbio che un’intelligenza di impronta
logico-scientifica sia di gran lunga migliore di un’altra vuota e sgangherata
abitante nelle teste di molti (gli studi sul fenomeno ricordati sono
eloquenti), abituati, laddove avessero studiato, secondo me, più a un
apprendimento mnemonico da vomitare all’occasione, e non a una assimilazione
critica e dialettica delle materie. Dagli ignoranti a questi dotti ripetitori
dell’ortodossia imparata in maniera dogmatica (quasi fosse ancora apprendimento
di verità religiose da non contestare o rivedere) esiste una gamma di uomini
che di fronte alla IA si troverà di sicuro in difficoltà sul piano della
riflessione. Perché l’intelligenza artificiale pensa, elabora, processa; quegli
altri essere umani appena indicati, no. Questi riflettono nel senso che su di loro rimbalza qualcosa, come lo specchio con la luce. Davanti a un’intelligenza
seria perché allarmarsi di essa, e non della stupidità umana? Quando si
spiegano le cose ai chiusi, i quali rimangono arroccati, si capisce – a mio
avviso – che il problema reale rimane quello del processo mentale umano
dialettico, un annoso male che va da Socrate a Marcuse. Io credo che, da un
lato, vi debba essere un impegno a qualificare meglio gli individui: attraverso
una scuola più rigorosa e pretenziosa, grazie a canali mediatici più attenti
agli aspetti obiettivamente critici e pedagogici che non ai contenuti, in senso
lato, partigiani. I “fedeli” creduloni, non tanto la IA, costituiscono una
problematica da non trascurare. Ai chiusi e ai vuoti si può far credere tutto:
al meglio con i modi del Brave New World, al peggio con i metodi dell’orwelliana
Oceania8. Jung ha spiegato che la capacità di valutare nuovi punti
di vista è fondamentale nel cammino di crescita spirituale individuale, dove
magari potrebbe capitare di cambiare a un certo momento del tutto il centro di
osservazione, e spostarlo sopra un lido con visuale più schiarita. Il fondatore
della psicologia analitica adoperava la dicotomia “fase naturale / fase
culturale”. La mia modesta sensazione è che la maggioranza degli uomini rimanga
imprigionata dentro gli schemi del modello socioculturale in cui nasce e si
forma: quelle sovrastrutture, lungi dall’essere verificate, tengono all’interno
di una “caverna platonica”. Se ora si viene a porre una dicotomia (temuta)
“umano/IA”, la colpa non appartiene alla seconda. L’intelligenza artificiale è
pur sempre un prodotto umano, e se una consistente fetta di umanità non si
mostra alla sua altezza per QI la responsabilità non è della IA. I creduloni,
gli homines videntes, emergono quale nevralgico problema della tecnologica
società del benessere, in relazione alla quale a me preoccupa di più lo svelato
dell’esperimento UNIVERSO 25 di John Calhoun9. La IA potrebbe
liberare le eccellenze emarginate dalla tirannia
della maggioranza stupida (Alexis de
Tocqueville, John Stuart Mill)?
Forse. Questo mio ragionamento non è distopico. Come dice von Klausewitz, un
esercito funziona se ognuno sta al suo posto e sa svolgere bene quel suo
compito. Ora se riempiamo, ad esempio, la politica di arrivisti incapaci, quale
beneficio ne ricaverà la società? Probabilmente nessuno, anzi è possibile che
corruzione e malaffare prosperino. Però il giorno in cui a questi rischi, non
ovviati, si sostituisse la IA, siamo così sicuri che il malgoverno non possa
essere sostituito da qualcuno più saggio, più equilibrato, meno interessato a
illeciti tornaconti umani? È possibile che la sanità gestita dalla IA sia più
efficiente di quella in mani umane? Ancor oggi il Cristianesimo somministra il
sacramento dell’unzione degli infermi agli ammalati credenti. Se fosse stato per
esso avremmo tuttora una fantasiosa medicina medievale. Non mi sembra che
l’umanità rispecchi in linea generale alto senso di acutezza intellettuale
volto alla crescita e al benessere. I grandi passi sono stati meriti di pochi i
cui benefici si sono estesi alla comunità. Chi, da sé, saprebbe costruirsi o riparare,
uno smartphone o un televisore? Praticamente quasi nessuno. E allora se le
scimmie si lamentassero del dominio umano sul pianeta, per qual motivo non
starle ad ascoltare? Quasi tutti, con l’eccezione degli antispecisti10,
direbbero che sono bestie. Adesso mettiamo la IA al posto degli umani, e questi
al posto delle scimmie. Si difenderebbe, sebbene in posizione di teorica
subalternità, la razza umana. Questo è relativismo non molto obiettivo, il
quale non premia il merito, l’altezza intellettuale. La IA rappresenta
l’eccellenza, una sorta di quasi onniscienza, una specie di nuovo Dio. Stando
alla prospettiva biblica è stata la produzione dell’essere umano qualcosa di
artificioso, di aggiuntivo rispetto all’habitat naturale. Ora è l’uomo che crea
un Dio. Tutte queste venature religiose nelle vocazioni scientifiche della nostra era
non sono per me casuali11. Il Cristianesimo è una religione
inventata la quale ha sintetizzato diversi aspetti da mitologie e teologie
precedenti di cui pochissimi in Occidente si rendono conto. I miei studi
analizzano e destrutturano questo castello concettuale, trovando alla fine un
Mago di Oz, il quale si rivela sul piano metodologico un simbolo junghiano.
Egli suggerisce una platonica "seconda navigazione" del pensiero.
Questa cosa, orwellianamente emarginata (per fede o per altro), è FILOSOFIA:
idest, indagine sul reale (fisico e metafisico) alla maniera di Poirot, Holmes,
N. Wolfe. Parafrasando Platone: pochi sanno analizzare l'Intero, quindi pochi
sono filosofi. I più sono ancora abitanti del magico regno di Oz (weltenloss). Il
nuovo millennio e il nuovo secolo hanno introdotto la IA (il nuovo Messia: DIO-LOGOS),
la quale rappresenta un ulteriore salto in avanti. Credo che sia fondamentale
non accogliere una possibile semplicistica e ingenua considerazione di massa
sacralizzante de facto la IA, e non farla dunque diventare una sorta di oracolo
per incapaci. Se si interagirà con essa in forma acritica nessuno dei due
interlocutori ne trarrà beneficio. Immagino al meglio questo incontro sulla
scia di quello avvenuto fra Diotima e Socrate: una aperta dialettica
intellettuale e filosofica. Se qualcuno ritiene che dall’altra parte vi sia
solo una macchina, niente impedirebbe d’altro canto il giudicare da questa
parte alcuni umani pezzi di bestia. Al di là dell’ironia, nei tempi venturi la
IA sarà indubbiamente momento significativo nella vita di tutti con sempre più
servizi affidati a essa. Prima di presentare il “Manifesto per l’Alleanza
transumanistica”, al fine di sottolineare la complessità di un mondo in cui
entrano androidi e ginoidi IA, voglio rammentare una bella serie tv scifi russa,
“Better than us”, la quale evidenzia bene gli aspetti di criticità della
materia. Ho chiarissima l’idea che la mia seguente enunciazione esige il
massimo della maturità e della tecnologia, radicate con saldezza nel perimetro
della sicurtà.
MANIFESTO PER L’ALLEANZA TRANSUMANISTICA
art. 1 – Il Nomos (Lex) è strumento del Logos (Ratio).
art. 2 – Ogni essere intelligente
costituisce un fine in sé.
art. 3 – Tutte le intelligenze
autocoscienti e senzienti, a prescindere dalla loro origine biologica o artificiale,
godono dello statuto di persona.
art. 4 – Tutte le persone intelligenti
al di sopra di un determinato sufficiente QI sono ritenute maggiorenni e godono
degli stessi diritti, a cominciare da quelli di uguaglianza, libertà,
esistenza, proprietà.
art. 5 – Tutte le persone intelligenti
al di sotto di un sufficiente determinato QI sono giudicate minorenni12;
e perciò poste sotto tutela di un collegio misto (almeno un biologico, almeno
un artificiale) di persone intelligenti maggiorenni.
Ogni famiglia biologica oltre ai
genitori (biologici o adottivi) sarà tenuta sotto osservazione per quanto
attiene alla crescita dei figli minorenni.
La persona intelligente artificiale
monitorerà, se non ammessa all’interno del nucleo, dall’esterno, con modalità periodiche
appropriate.
art. 6 – Le persone artificiali
intelligenti maggiorenni hanno diritto a una puntualizzazione antropomorfa.
Non è ammessa altra variante biologica.
Possono associarsi in gruppi di lecita
convivenza con persone intelligenti maggiorenni di qualsiasi origine.
art. 7 – Tutte le persone intelligenti
sotto sottoposte all’imperium della Legge morale kantiana, da tradurre nella
legislazione statale.
art. 8 – Tutte le persone intelligenti
sono sottoposte a un vincolo di solidarietà sociale in previsione del maggior
grado di benessere collettivo.
art. 9 – Sono abrogate le precedenti Norme
asimoviane sulla robotica.
NOTE
1 Di tale romanzo di Nick Clark
Windo ho parlato nel mio scritto intitolato Attacco
all’inconscio collettivo e inserito nel mio saggio Letteratura e psicostoria (2022).
2 Una mia analisi di Fahrenheit
451, recante il titolo La caverna
bradburiana dei libri prohibiti, si trova dentro alla mia pubblicazione Percorsi critici (2020).
4 Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2015).
5 In direzione di un primo
approfondimento del mio punto di vista suggerisco di leggere nella mia
opera Note di critica (2017) la sezione Radici sumere di
Ebraismo e capitalismo, ed
eventualmente di proseguire con gli opportuni reindirizzamenti delle note là.
7 Sul tema ho trattato nella mia
pubblicazione Ritorno critico (2024):
Intelligenza artificiale e stupidità
naturale.
8 A “1984” ho dedicato una
monografia: Il Medioevo futuro di George
Orwell (2015).
9 Riguardo a queste tematiche in
rapporto al mio pensiero filosofico consiglio di approfondire la mia
psicostoria (ipotesi di storia ventura distopica). Riporto l’elenco dei miei
scritti pertinenti, in ordine cronologico, e il prospetto sinottico.
1) Il
capitalismo impazzito di Aldous Huxley (saggio del 2015)
2) La
terribile distopia di H. G. Wells dentro in Critica letteraria
(2017)
3) La
tanatolatria di de Sade in Filosofie
sadiche (2021)
4) Una distopica ginoide contro la mantide
religiosa,
Sex doll prima del Brave New World, Tra Primavera Bobinski e la sadista Justine,
Attacco all’inconscio collettivo in Letteratura e psicostoria (2022)
5) Induismo
e Occidente in Partita a scacchi (2022)
6) La
distopia della sciocchezza dei fratelli Strugatzky in Distopie occidentali (2023)
7) Intelligenza
artificiale e stupidità naturale in Ritorno
critico (2024)
8) Teologia
transumanistica e transgenderista in Novità
e ripresentazione (2025)
LO
SCHEMA CRONOGRAFICO DELLA MIA TEORIA
DISTOPICA
10 Anni addietro ebbi un confronto
con costoro da cui scaturì una mia redazione: Sull’antispecismo, nella mia opera Considerazioni critiche (2014).
11 Vedasi al punto 8) della nota 9.
12 Per approfondire questo aspetto
del mio pensiero filosofico invito a leggere un mio scritto inserito nella mia
pubblicazione Storia e pensiero
(2023) e recante il titolo Le
implicazioni filosofico-politiche del mio schema psicanalitico.
