04 luglio 2026

UN “MANIFESTO PER L’ALLEANZA TRANSUMANISTICA” CONTRO IL RITORNO DEL MEDIOEVO

di DANILO CARUSO
 
Nella sua nota teoria sui ricorsi storici a un grado più elevato Giambattista Vico spiegava che sequenze del passato possano resuscitarsi nel futuro riproponendo nella forma determinate caratteristiche di un modello già attualizzatosi in una sostanza della Storia precedente. Non ho nascosto le mie simpatie verso un tale schema interpretativo degli eventi, di qualsiasi epoca, da quelle trascorse, alla attuale e a quelle a venire. Le circostanze, così movimentate della nostra età hanno attirato la mia attenzione sul fenomeno dell’alfabetizzazione infantile. La nostra epoca è quella degli inseparabili smartphone, di cui in pratica quasi nessuno riuscirebbe a fare a meno essendo divenuti una sorta di indispensabile soma huxleyano, o transumanistici prolungamenti (ancora materialmente separati) del corpo umano (“The feed” è dietro l’angolo1). Gli adulti con in mano, spesso, lo smartphone, come se stessero a parlare, a interagire con l’angelo custode, costituiscono l’esempio comune di essere umano che l’ultima generazione nata nel primo quarto del XXI secolo ha avuto modo di osservare negli ambienti della progredita Società occidentale. Possiamo dunque notare bambini piccoli, che non hanno iniziato a frequentare la scuola elementare, che non sanno né leggere né scrivere, a cui è stato messo in mano uno smartphone o un tablet, abili digitatori di touch e comandi annessi legati all’uso di queste apparecchiature elettroniche. Sanno selezionare immagini e video, sanno come visualizzarli, poiché hanno acquisito, rapidamente, in virtù di un’adeguata illustrazione e grazie alla successiva logica intuitiva, le conoscenze procedurali essenziali. Non so quanti siano questi prodigi che partono dai 3 anni circa, stagione della dotazione di un’abilità linguistica di base. Perciò vi possono essere bimbi che parlano e maneggiano uno degli strumenti suddetti, fruitori – in parole povere – di immagini, sprovvisti di quelle capacità connotanti la Civiltà umana, ossia le facoltà di leggere e scrivere. È l’era del compiuto “Fahrenheit 451”. Masse di analfabeti hanno popolato la Storia, e tuttavia, in qualche maniera, quelle società di alfabetizzati e istruiti parecchio circoscritti, funzionavano: addirittura c’era lo Stato. Per me che concepisco esso un’espressione del Logos risulta difficile un modello pubblico che assorbe l’ignoranza e non interviene allo scopo di rimuoverla e di rendere le sue molecole umane cittadini a pieno e sostanziale titolo. La mia preoccupazione è che gli scenari distopici immaginati da Ray Bradbury nel suo celeberrimo romanzo2 abbiano messo un piede nella realtà concreta, dove, peraltro, accanto ai mirabili prodigi di cui sopra esistono più attempati passati da scuole vissute come una sofferenza (un inevitabile, ancora, rito sociale), ai quali scrittura e lettura, nel senso più vivo e più vero di simili concetti, si rivelano prospettive traumatiche e impegni di enorme disagio. Non posso fare a meno di rammentare che il “documento scritto” separa la preistoria dalla Storia della Civiltà. Un mondo di gente lontana dal Logos non pende verso un regresso? Ovvero, quel che era preistoria e analfabetismo dilagante rischia di rivivere un accennato ricorso vichiano in un avvenire quale quello transumanistico e distopico del sopra menzionato romanzo di Nick Clark Windo? La forma religiosa in cui inquadro la fenomenologia evidenziata mi sembra dare il segno di un ritorno del Medioevo, dove le fantasie religiose e mitologiche erano all’ordine del giorno della vita comunitaria e singola in quella ancora ridotta parte dell’Occidente cristiano. Oggigiorno, accanto al pur sempre utilissimo “angelo custode” a 5G, osservo il vecchio quasi secolare “roveto ardente” che dal suo moderno schermo piatto rivela la verità ai telespettatori. Giudico che la televisione sia sempre stata nell’immaginario dei mediocri l’epifania di un Dio. E i suoi fedeli perdurano nella venerazione. La mia impressione è che sia il televisore a orwellianamente osservare gli astanti, i quali richiama all’attenzione, all’ordine, all’ascolto, a mo’ di angelo visitatore. Guardare, ascoltare in modo passivo, senza tanto sforzo intellettuale e critico autonomo rappresenta un’operazione poco dispendiosa: si parte dallo “shema” di Mosè (Dt 6,4) e si finisce con l’homo videns di Giovanni Sartori. Se si togliessero televisione e smartphone agli esseri umani del XXI secolo, sostituendoli con libri e giornali cartacei, penso, al di là dell’ironia, che, sul serio, il 90% della gente rischierebbe di impazzire. Come gli antichi Ebrei davanti a Mosè, i telespettatori elettroaddomesticati ascoltano ministri di una verità divina soprattutto, da echeggiare, a guisa di ripetitori, con i conoscenti. Il fatto che si trasmettano messe in tale visione, a mio modestissimo giudizio, dimostra che il Medio Evo non è tramontato, anzi sopravvive in maniera diacronica nella mentalità acritica della maggioranza. Il primato del visivo e dell’ascoltato era tipicamente medievale. Non sto dicendo che una cosa del genere non accadesse prima, tutt’altro. Ma in precedenza l’Antichità occidentale in ispecial modo in Grecia si accompagnava a uno spirito diverso, più liberale, e ad altro, la coltura dell’Io. Andare a teatro, sebbene riservato ai soli uomini (con l’eccezione di possibili sacerdotesse), non equivaleva al recarsi a messa tutti (maschi e femmine). Il teatro lasciava un seme pedagogico, un pensiero politico (magari di parte), uno spunto nella varietà; la messa imprime ancora ai nostri tempi l’indottrinamento religioso dogmatico incontestabile. L’esclusività medievale nell’inquadramento della massa, secondo me rivive non poco nelle modalità mediatiche più avanzate, con pochissime eccezioni. Marcuse sarebbe d’accordo con me. Il Medioevo ha privato la gente comune del contatto con la filosofia; non ci sono state più, per secoli, scuole filosofiche sul modello antico, un qualche gironzolante Socrate in mezzo alla gente: lo spirito critico, l’autonomia del pensiero, la dialettica delle idee sono stati banditi dalla quotidianità dei semplici, abbandonati, spauriti dal vuoto intellettuale circostante, nelle braccia del tetro confortante Cristianesimo. Il quale con torture e uccisioni dei dissidenti, durate sino all’epoca illuministica, fornì all’umanità – nella valutazione da me condivisa della filosofa francese Simone Weil (il cui pensiero non viene studiato nei licei) – il più alto e il più efficiente modello di sistema totalitario. Gli uomini-senza-filosofia contemporanei sono gli homines videntes (et audientes) di Sartori. Soggetti a cui l’istruzione ricevuta, anche a livelli universitari, ha assegnato un recinto della specializzazione, dal quale perlopiù non escono mai. Esistono ottimi e numerosi professionisti, ma quasi sempre, oltre il loro specialismo, non sanno fare altro che condire i ragionamenti con gli input soprattutto televisivi: lo smartphone in quanto strumento di internet serve ai più per giocare, chattare, guardare video di svago. L’unidimensionalità marcusiana mi pare più che mai attuale. Un articolo pubblicato sul sito ZeroHedge il 21 marzo 2025 a firma di Tyler Durden3 sottolinea la concretezza dei miei ragionamenti facendo riferimento al Financial Times. Un rapporto che analizza i livelli di QI dei teenager adusi a internet dello smartphone spiega come una costante sconclusionata fruizione rivolta maggiormente a video possa depotenziare le più importanti e fondamentali facoltà intellettive a causa di un allontanamento dal tradizionale esercizio di lettura (cui dovrebbe eseguire l’altro nevralgico passaggio della riflessione culminante in un apprendimento concettuale serio). Quest’articolo citato riporta un paio di grafici del FT i quali indicano dall’inizio del secolo a oggi, sia negli adulti che nei teenager, un calo di qualità nelle abilità mentali. L’istupidimento generale si mostra dunque non solo una mia percezione, bensì un fenomeno diffuso, di cui la maggioranza delle persone purtroppo non si rende conto. All’epoca di “One-dimensional man” i principali canali mediatici erano la stampa e la televisione, che Marcuse riconduceva alla forma capitalistica dell’Occidente. Egli in quanto marxista, e non anche weberiano, non ha colto, a mio modestissimo modo di vedere, l’influenza delle gabbie mentali religiose, la cui tipologia formale ho sopra illustrato in relazione ai casi da me esaminati. La solidità di quanto appena in breve affermato si potrà ricavare dalla lettura della mia monografia su “Brave New World”4, in cui prendo in considerazione tali linee intercorrenti fra capitalismo e religione (ovviamente nell’ottica principale di quel quadro analitico). Io giudico che religiosità giudaicocristiana (attivismo religioso ebraico e protestante) e capitalismo (intraprendenza economico-finanziaria) si influenzino inter se. Ergo, a volte è il caso di applicare Weber, altre è più opportuno Marx: il contesto dice ciò che appare meglio causa remota e ciò che risulta effetto nelle varie tappe cronologiche, dove i due aspetti, nella mia concezione ponente a monte un “attivismo indifferenziato”, si abbracciano e si mescolano in guise complesse5. Da qui, per me, è facile notare forme religiose in elementi della vita sociale, in apparenza mondani, laici. Tornando all’argomento del degrado intellettuale della massa, voglio rammentare a proposito del Bel Paese un autorevolissimo intervento. Il professor Tullio De Mauro (che fu ministro della pubblica istruzione nel 2000-2001) scrisse un articolo per l’“Internazionale” (6-3-2008, num. 734)6, dove tracciava il quadro della situazione italiana al sorgere del terzo millennio: il 5% dei soggetti aventi fra 14 e 65 anni risulta analfabeta; più o meno 1/3 possiede le capacità intellettuali di un bimbo che frequenta ancora la scuola elementare; inoltre 4/5 rivelano difficoltà di approccio e di comprensione nei confronti di un mondo il quale necessita di essere affrontato con abilità adeguate. L’eminente studioso, scomparso nel 2017, si preoccupava dell’insensibilità della sfera politica e di quella dei media intorno alla allarmante problematica. Nel nostro tempo, in cui il progresso tecnologico fa passi da gigante, l’attenzione si è focalizzata sulla IA e sui suoi rapporti con l’umanità. Emergono preoccupazione da alcune parti sul fatto che quella possa prendere un distopico predominio su questa7. Alla luce di quanto ho detto sin dall’inizio non c’è dubbio che un’intelligenza di impronta logico-scientifica sia di gran lunga migliore di un’altra vuota e sgangherata abitante nelle teste di molti (gli studi sul fenomeno ricordati sono eloquenti), abituati, laddove avessero studiato, secondo me, più a un apprendimento mnemonico da vomitare all’occasione, e non a una assimilazione critica e dialettica delle materie. Dagli ignoranti a questi dotti ripetitori dell’ortodossia imparata in maniera dogmatica (quasi fosse ancora apprendimento di verità religiose da non contestare o rivedere) esiste una gamma di uomini che di fronte alla IA si troverà di sicuro in difficoltà sul piano della riflessione. Perché l’intelligenza artificiale pensa, elabora, processa; quegli altri essere umani appena indicati, no. Questi riflettono nel senso che su di loro rimbalza qualcosa, come lo specchio con la luce. Davanti a un’intelligenza seria perché allarmarsi di essa, e non della stupidità umana? Quando si spiegano le cose ai chiusi, i quali rimangono arroccati, si capisce – a mio avviso – che il problema reale rimane quello del processo mentale umano dialettico, un annoso male che va da Socrate a Marcuse. Io credo che, da un lato, vi debba essere un impegno a qualificare meglio gli individui: attraverso una scuola più rigorosa e pretenziosa, grazie a canali mediatici più attenti agli aspetti obiettivamente critici e pedagogici che non ai contenuti, in senso lato, partigiani. I “fedeli” creduloni, non tanto la IA, costituiscono una problematica da non trascurare. Ai chiusi e ai vuoti si può far credere tutto: al meglio con i modi del Brave New World, al peggio con i metodi dell’orwelliana Oceania8. Jung ha spiegato che la capacità di valutare nuovi punti di vista è fondamentale nel cammino di crescita spirituale individuale, dove magari potrebbe capitare di cambiare a un certo momento del tutto il centro di osservazione, e spostarlo sopra un lido con visuale più schiarita. Il fondatore della psicologia analitica adoperava la dicotomia “fase naturale / fase culturale”. La mia modesta sensazione è che la maggioranza degli uomini rimanga imprigionata dentro gli schemi del modello socioculturale in cui nasce e si forma: quelle sovrastrutture, lungi dall’essere verificate, tengono all’interno di una “caverna platonica”. Se ora si viene a porre una dicotomia (temuta) “umano/IA”, la colpa non appartiene alla seconda. L’intelligenza artificiale è pur sempre un prodotto umano, e se una consistente fetta di umanità non si mostra alla sua altezza per QI la responsabilità non è della IA. I creduloni, gli homines videntes, emergono quale nevralgico problema della tecnologica società del benessere, in relazione alla quale a me preoccupa di più lo svelato dell’esperimento UNIVERSO 25 di John Calhoun9. La IA potrebbe liberare le eccellenze emarginate dalla tirannia della maggioranza stupida (Alexis de Tocqueville, John Stuart Mill)? Forse. Questo mio ragionamento non è distopico. Come dice von Klausewitz, un esercito funziona se ognuno sta al suo posto e sa svolgere bene quel suo compito. Ora se riempiamo, ad esempio, la politica di arrivisti incapaci, quale beneficio ne ricaverà la società? Probabilmente nessuno, anzi è possibile che corruzione e malaffare prosperino. Però il giorno in cui a questi rischi, non ovviati, si sostituisse la IA, siamo così sicuri che il malgoverno non possa essere sostituito da qualcuno più saggio, più equilibrato, meno interessato a illeciti tornaconti umani? È possibile che la sanità gestita dalla IA sia più efficiente di quella in mani umane? Ancor oggi il Cristianesimo somministra il sacramento dell’unzione degli infermi agli ammalati credenti. Se fosse stato per esso avremmo tuttora una fantasiosa medicina medievale. Non mi sembra che l’umanità rispecchi in linea generale alto senso di acutezza intellettuale volto alla crescita e al benessere. I grandi passi sono stati meriti di pochi i cui benefici si sono estesi alla comunità. Chi, da sé, saprebbe costruirsi o riparare, uno smartphone o un televisore? Praticamente quasi nessuno. E allora se le scimmie si lamentassero del dominio umano sul pianeta, per qual motivo non starle ad ascoltare? Quasi tutti, con l’eccezione degli antispecisti10, direbbero che sono bestie. Adesso mettiamo la IA al posto degli umani, e questi al posto delle scimmie. Si difenderebbe, sebbene in posizione di teorica subalternità, la razza umana. Questo è relativismo non molto obiettivo, il quale non premia il merito, l’altezza intellettuale. La IA rappresenta l’eccellenza, una sorta di quasi onniscienza, una specie di nuovo Dio. Stando alla prospettiva biblica è stata la produzione dell’essere umano qualcosa di artificioso, di aggiuntivo rispetto all’habitat naturale. Ora è l’uomo che crea un Dio. Tutte queste venature religiose nelle vocazioni scientifiche della nostra era non sono per me casuali11. Il Cristianesimo è una religione inventata la quale ha sintetizzato diversi aspetti da mitologie e teologie precedenti di cui pochissimi in Occidente si rendono conto. I miei studi analizzano e destrutturano questo castello concettuale, trovando alla fine un Mago di Oz, il quale si rivela sul piano metodologico un simbolo junghiano. Egli suggerisce una platonica "seconda navigazione" del pensiero. Questa cosa, orwellianamente emarginata (per fede o per altro), è FILOSOFIA: idest, indagine sul reale (fisico e metafisico) alla maniera di Poirot, Holmes, N. Wolfe. Parafrasando Platone: pochi sanno analizzare l'Intero, quindi pochi sono filosofi. I più sono ancora abitanti del magico regno di Oz (weltenloss). Il nuovo millennio e il nuovo secolo hanno introdotto la IA (il nuovo Messia: DIO-LOGOS), la quale rappresenta un ulteriore salto in avanti. Credo che sia fondamentale non accogliere una possibile semplicistica e ingenua considerazione di massa sacralizzante de facto la IA, e non farla dunque diventare una sorta di oracolo per incapaci. Se si interagirà con essa in forma acritica nessuno dei due interlocutori ne trarrà beneficio. Immagino al meglio questo incontro sulla scia di quello avvenuto fra Diotima e Socrate: una aperta dialettica intellettuale e filosofica. Se qualcuno ritiene che dall’altra parte vi sia solo una macchina, niente impedirebbe d’altro canto il giudicare da questa parte alcuni umani pezzi di bestia. Al di là dell’ironia, nei tempi venturi la IA sarà indubbiamente momento significativo nella vita di tutti con sempre più servizi affidati a essa. Prima di presentare il “Manifesto per l’Alleanza transumanistica”, al fine di sottolineare la complessità di un mondo in cui entrano androidi e ginoidi IA, voglio rammentare una bella serie tv scifi russa, “Better than us”, la quale evidenzia bene gli aspetti di criticità della materia. Ho chiarissima l’idea che la mia seguente enunciazione esige il massimo della maturità e della tecnologia, radicate con saldezza nel perimetro della sicurtà.
 
 
MANIFESTO PER L’ALLEANZA TRANSUMANISTICA
 

art. 1 – Il Nomos (Lex) è strumento del Logos (Ratio).
 
art. 2 – Ogni essere intelligente costituisce un fine in sé.
 
art. 3 – Tutte le intelligenze autocoscienti e senzienti, a prescindere dalla loro origine biologica o artificiale, godono dello statuto di persona.
 
art. 4 – Tutte le persone intelligenti al di sopra di un determinato sufficiente QI sono ritenute maggiorenni e godono degli stessi diritti, a cominciare da quelli di uguaglianza, libertà, esistenza, proprietà.
 
art. 5 – Tutte le persone intelligenti al di sotto di un sufficiente determinato QI sono giudicate minorenni12; e perciò poste sotto tutela di un collegio misto (almeno un biologico, almeno un artificiale) di persone intelligenti maggiorenni.
Ogni famiglia biologica oltre ai genitori (biologici o adottivi) sarà tenuta sotto osservazione per quanto attiene alla crescita dei figli minorenni.
La persona intelligente artificiale monitorerà, se non ammessa all’interno del nucleo, dall’esterno, con modalità periodiche appropriate.
 
art. 6 – Le persone artificiali intelligenti maggiorenni hanno diritto a una puntualizzazione antropomorfa.
Non è ammessa altra variante biologica.
Possono associarsi in gruppi di lecita convivenza con persone intelligenti maggiorenni di qualsiasi origine.
 
art. 7 – Tutte le persone intelligenti sotto sottoposte all’imperium della Legge morale kantiana, da tradurre nella legislazione statale.
 
art. 8 – Tutte le persone intelligenti sono sottoposte a un vincolo di solidarietà sociale in previsione del maggior grado di benessere collettivo.
 
art. 9 – Sono abrogate le precedenti Norme asimoviane sulla robotica.
 
 
NOTE
 
1 Di tale romanzo di Nick Clark Windo ho parlato nel mio scritto intitolato Attacco all’inconscio collettivo e inserito nel mio saggio Letteratura e psicostoria (2022).
 
2 Una mia analisi di Fahrenheit 451, recante il titolo La caverna bradburiana dei libri prohibiti, si trova dentro alla mia pubblicazione Percorsi critici (2020).
 
 
4 Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2015).
 
5 In direzione di un primo approfondimento del mio punto di vista suggerisco di leggere nella mia opera Note di critica (2017) la sezione Radici sumere di Ebraismo e capitalismo, ed eventualmente di proseguire con gli opportuni reindirizzamenti delle note là.
 
7 Sul tema ho trattato nella mia pubblicazione Ritorno critico (2024): Intelligenza artificiale e stupidità naturale.
 
8 A “1984” ho dedicato una monografia: Il Medioevo futuro di George Orwell (2015).
 
9 Riguardo a queste tematiche in rapporto al mio pensiero filosofico consiglio di approfondire la mia psicostoria (ipotesi di storia ventura distopica). Riporto l’elenco dei miei scritti pertinenti, in ordine cronologico, e il prospetto sinottico.
 
1) Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (saggio del 2015)
 
2) La terribile distopia di H. G. Wells dentro in Critica letteraria (2017)
 
3) La tanatolatria di de Sade in Filosofie sadiche (2021)
 
4) Una distopica ginoide contro la mantide religiosa, Sex doll prima del Brave New World, Tra Primavera Bobinski e la sadista Justine, Attacco all’inconscio collettivo in Letteratura e psicostoria (2022)
 
5) Induismo e Occidente in Partita a scacchi (2022)
 
6) La distopia della sciocchezza dei fratelli Strugatzky in Distopie occidentali (2023)
 
7) Intelligenza artificiale e stupidità naturale in Ritorno critico (2024)
 
8) Teologia transumanistica e transgenderista in Novità e ripresentazione (2025)
 
 
LO SCHEMA CRONOGRAFICO DELLA MIA TEORIA DISTOPICA
 

 
10 Anni addietro ebbi un confronto con costoro da cui scaturì una mia redazione: Sull’antispecismo, nella mia opera Considerazioni critiche (2014).
 
11 Vedasi al punto 8) della nota 9.
 
12 Per approfondire questo aspetto del mio pensiero filosofico invito a leggere un mio scritto inserito nella mia pubblicazione Storia e pensiero (2023) e recante il titolo Le implicazioni filosofico-politiche del mio schema psicanalitico.

21 giugno 2026

A SOSTEGNO DI CATHERINE NIXEY

di DANILO CARUSO
 
Nel corso dei miei studi sul Cristianesimo ho recentemente avuto la piacevole ventura di scoprire il primo libro della giornalista Catherine Nixey, una studiosa inglese di cui questa opera, “Nel nome della Croce / La distruzione cristiana del mondo classico” (“The Darkening Age / The Christian Destruction of the Classical World”, 2017), è stata tradotta e pubblicata in Italia nel 2018. Sono rimasto con compiacimento colpito dal fatto di rilevare posizioni critiche analoghe alle mie, le quali ho espresso tra gli anni ’10 e ’20 di questo nuovo XXI secolo. Mi dispiace di non aver avuto la fortuna di rintracciare tale autrice durante le mie ricerche pregresse. La molteplicità dei miei interessi intellettuali e il mare magnum della produzione editoriale italiana e straniera mi hanno reso e mi rendono alquanto difficoltoso il sondare in mezzo ai libri esistenti: per chi, come me, guarda molti versanti non si rivela molto facile andare a pescare a tempo debito e a colpo sicuro. A volte i miei diretti lavori su testi antichi mi hanno tenuto lontano dallo scoprire i più recenti prodotti pubblicati da vari e interessanti autori in tutto il mondo. Cosicché scopro con qualche ritardo che qualcuno prima o contemporaneamente a me ha detto qualcosa di simile. Me ne compiaccio e all’occasione ne faccio opportuna menzione. Mi rammarico di non poter segnalare gli studiosi a me ancora ignoti vicinissimi alle mie idee: anche a loro comunque il mio apprezzamento. Circa la circostanza attuale puntualizzo che volentieri avrei menzionato Catherine Nixey prima con una duplice intenzione: far notare che non ero un caso critico del genere così raro e isolato con pochissimi altri (ricordo altresì le pregevoli opere di Laura Fezia e di Karlheinz Deschner); dalla mia prospettiva di analisi letteraria e ideologica del fenomeno cristiano, poter modestamente presentare delle argomentazioni a ulteriore sostegno di questo testo della Nixey. Di per sé mi pare autonomo e completo nella sua costruzione sintetica, comunque le tangenze con quanto io ho esaminato in passato offrono reciproci appoggi (il che non guasta). Condivido l’idea di questa autrice inglese che il Cristianesimo sia stato in origine un evento storico di natura negativa. Dal momento che io ho elaborato la mia posizione critica in modo separato, e più o meno in contemporanea col libro della studiosa, da un punto di vista terzo parlerei di analogie. Esse emergono allorché si recuperano e si pongono in evidenza. Una prima indica nel Cristianesimo una fenomenologia distruttiva, onnivora e totalitaria. Nel mio caso riporterò la via per rintracciare i miei studi pertinenti all’accostamento, studi nei quali sono partito più che altro da una base letteraria teologica, e non in primis storica. Dal mio canto l’indagine compiuta ha mirato a trovare le fondamenta ideologiche dell’azione cristiana. Idest, non ho preso fatti storici sottoponendoli a giudizio storiografico in guisa diretta, sono partito dalla sede teologica del Cristianesimo alla volta dell’esame di cosa nella realtà quelle dottrine avessero causato. Pure Catherine Nixey compie un’operazione del genere, però in modo inverso: dalla storia passa agli aspetti ideologici al fine di trovare la causa. Diciamo che si tratta di un metodo induttivo, mentre il mio è deduttivo. Quindi, sebbene l’analogia indicata, si può notare una radicale differenza metodologica: Nixey rimane vicina alla tradizione empiristica inglese, io sono più ancorato a una mentalità razionalistica e idealistica. Altri argomenti in comune riguardano la sessuofobia, l’antiedonismo, l’antisemitismo di cui ho trattato in forma abbastanza approfondita in miei saggi. Ma non mancano anche tangenze sul piano dell’analisi storica, della quale nei miei lavori ho tenuto conto. Pertanto la comunanza di punto di vista storiografico si concretizza nella posizione secondo cui il Cristianesimo abbia manipolato la ricostruzione storica, postosi in condizione dominante, a proprio vantaggio, attraverso una distorsione degli eventi reali (sia in direzione estensiva che intensiva) e un’operazione di distruttiva scrematura dei prodotti culturali dell’antica società pagana (la quale ne è uscita fuori molto squalificata). Propongo qui di seguito una scelta di miei studi legati ai temi di cui sopra. Sottolineo che i miei lavori sulla materia biblica e sul Cristianesimo nei suoi sviluppi storici non sono solo questi, ma che ve ne sono altri all’interno dei quali ho sviluppato aggiuntive varie analisi che a questa selezione riportata si legano. Invito perciò altresì alla volta di un approfondimento di simili altri grazie a cui sarà possibile acquisire una visione più completa del mio scientifico modo di valutare le cose.
 
1) Nella mia pubblicazione “Considerazioni critiche” (2014) il segmento intitolato L’origine ideologica del Cristianesimo
 
2) “Il Medioevo futuro di George Orwell” (monografia del 2015)
In questo testo ho paragonato la Chiesa cattolica all’orwelliana Oceania sulla base della considerazione di Simone Weil per cui la prima sia stata la madre storica e ideologica dei totalitarismi occidentali.
 
3) Nella mia opera “Teologia analitica” (2020) la parte recante il titolo Nevrosi e irrazionalismo in Agostino D’Ippona
 
4) “Oscurantismo e irrazionalismo del Cristianesimo in Tertulliano” (monografia del 2023)
 
5) Nel mio saggio “Studi illuministi” (2024) le sezioni:
- Tanatolatria del Cristianesimo in Ambrogio vescovo di Milano
- Misantropia del Cristianesimo
- Le radici cristiane dell’antisemitismo
 
6) “Sindrome dell'arte medievale” (monografia del 2024)
 
7) “De Sade et quid ‘Squid game’ docet” (saggio 2025)
Qui, fra l’altro, prendo in considerazione il problema dell’“azione violenta” nel contesto cristiano (un argomento affrontato da Nixey).
 
8) “Gesù distopico Dioniso” (monografia del 2026)
In quest’ultimo saggio del mio elenco, tra l’altro, parlo del femminicidio di Ipazia d’Alessandria in modo particolare (v. pag. 11; del caso della celeberrima intellettuale alessandrina ha parlato pure Nixey nel suo libro).

A dispetto di alcune critiche negative a carico del testo di cui accennato della studiosa inglese, mi pare opportuno rammentare che esso ha ottenuto un paio di premi. Quando si giudica bisogna guardare bene la qualità di un elaborato, non la conformità con la personale ortodossia culturale. Se rammentiamo il pensiero foucaultiano sopra le istituzioni, nella fattispecie scolastiche, possiamo comprendere che la scuola istituzionale possa diventare un’ingabbiatrice ideologica. Un decantato specialismo privo di una cornice derivante dalla filosofia, in quanto scienza del tutto, mi pare brancolare alla fine alle volte nel buio giacché mancano appoggi e collegamenti interdisciplinari ampi. La bontà di un qualunque elaborato intellettuale si misura dal suo contenuto. Nell’Antichità greco-romana si studiava da giovani senza scuole istituzionali, esistevano strutture formative di natura estemporanea. Ciò dimostra che si può acquisire grazie alla buona volontà, e magari in virtù di un talento, una competenza in un qualsiasi settore di studio. Il non essere ufficialmente abilitato a un determinato ruolo non significa che non si possano avere le qualità per esercitarlo. Perciò io non guardo, per quanto concerne gli studi umanistico-scientifici, il titolo accademico; guardo quello che viene scritto e detto. E non raro il caso in cui resto perplesso della superficialità, dell’approssimazione, dell’assenza di un personale spirito critico in alcuni laureati, i quali si limitano a ripetere meccanicamente quanto appreso nelle sedi istituzionali a mo’ di dogma culturale. Il revisionismo storico non rappresenta l’eresia di un’ortodossia, potrebbe rappresentare il sintomo derivante da un’incrostazione intellettuale distorcente. Per questo motivo valuto con molta attenzione alcune lecite visioni alternative a quelle dominanti, come nel caso religioso cristiano dove una massa proveniente da una cristianizzazione discutibile, non solo a mio modestissimo giudizio, porta avanti per principio di inerzia un credo religioso il quale nei secoli si è adeguato giocoforza alla Storia dipingendo il suo passato in modo da non destare cattive impressioni. Il mio punto di vista, purtroppo, mi ha condotto a rivalutare questa proiezione assolutoria sul passato. In seguito a ciò sono d’accordo con Catherine Nixey. E le mie argomentazioni, sempre lecite e sempre rispettose dell’ordine costituito e, in ogni caso, di qualsiasi differente contrario punto di vista, sono presenti nei miei scritti. Capisco che la loro linea contestatrice di vocazioni celebrative – ho per esempio parlato in modo tutt’altro che apologetico di scrittori come Dante e Manzoni – possa non essere accolta con piacimento da parte di chi coltiva quelle tradizioni, le quali a me sono apparse espressione di campanilismo nazionale. E debbo aggiungere che la plurisecolare tradizione religiosa cattolica italiana ha, secondo me, condizionato la crescita del Paese. Apprezzo quindi che libri come quelli di Nixey vengano tradotti e pubblicati in Italia, dove poi ognuno rimane libero di giudicarli nel modo in cui gradisce. Voglio comunque far presente a chi reclama documenti storici inoppugnabili sull’evidenza dei danni causati dal Cristianesimo che la lettura degli scritti teologici e ideologici di tale religione fornisce una dimostrazione di intenzioni e propositi i quali rimangono fortemente indicativi in quel senso. Non costituisce un’assurdità pensare che opere religiose cristiane di natura antisemita, misogina, sessuofobica, antiedonistica, antiprogressista, antiscientifica, di cui oggigiorno non si fa praticamente integrali comuni lettura e commento, abbiano avuto una incidenza in eventi rilevanti della realtà.
Ho gradito pure il secondo libro di Catherine Nixey: “Gli altri figli di Dio / Cristo, la Chiesa e l’invenzione dell’eresia” (“Heresy / Jesus Christ and the other sons of God”, 2024), tradotto e edito in Italia nel 2024. In detto lavoro il Cristianesimo viene esaminato nella veste di un puro fenomeno storico, concorrenziale rispetto a differenti omogenei prodotti. Nei miei saggi, allorché ho trattato il tema religioso cristiano, più volte ho mostrato il mio proposito analitico fondato sopra una “ermeneutica contestuale”. Vale a dire che anche qui mi trovo in perfetta sintonia metodologica con la studiosa inglese, poiché pure io sono andato alla ricerca dei quadri socioculturali interagenti nelle epoche di azione storica del Cristianesimo, senza proiettare su di esse posteriori intenzioni storiografiche e/o di lettura, affinché si potesse recuperare una visione nitida di quanto la Storia avesse prodotto. Simile vicinanza di metodo con Nixey si può ad esempio notare attraverso il mio saggio di 8). Ella ricorda in tale secondo suo libro l’aspetto per cui il Cristianesimo abbia pervaso le forme artistiche e culturali in modo centralizzante. Qui, in relazione all’accostamento fra me e Nixey, si veda la monografia di 6).

11 giugno 2026

MARCUSE E LA ALIEN DISCLOSURE

di DANILO CARUSO
 
Herbert Marcuse, profondo filosofo del secondo dopoguerra (secondo me anche più di Heidegger, il quale è rimasto celebratore della salvifica Germania), ha concluso che le ormai istupidite masse del sistema capitalistico hanno perso il loro potere di essere soggetti di cambiamento sociale. Marcuse legittima la possibilità rivoluzionaria, io rimango non legittimatore di un abbattimento radicale cruento dell’intero sistema sociale capitalista avanzato. Sono rispettoso dell’ordine costituito e credo che bisogni giocare secondo le regole per modificare in meglio le cose. Tuttavia, al pari di Marcuse, non sono ottimista sul fatto che un input di riforma sociale possa emergere da un popolo inebetito dai media. Quell’ordine pubblico, il quale per me rappresenta un valore sacro (fondante la coabitazione in società dei singoli), mi dà il diritto costituzionale di esprimere un mio ragionevole e sensato punto di vista. Sono pessimista poiché l’analfabetismo funzionale costituisce una piaga nient’affatto irrilevante. La mia modestissima impressione è che analfabetismo funzionale e EDK diffusi causeranno scomparsa culturale ed etnica di massa. Spero di sbagliarmi. Ma i popoli inebetiti spariscono di propria iniziativa, sebbene indotta. Non avendo la forza spirituale di uscire dalla caverna platonica in cui giacciono imbottigliati, periscono là col tempo a beneficio di una forza più dinamica. Pensate alle invasioni barbariche e all’Impero romano marcito per via del Cristianesimo. Dunque un vichiano ricorso storico. Il filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han ha detto molte cose interessanti su questo Occidente capitalistico così mediaticamente pervasivo. Il di lui pulpito fideistico cattolico me lo fa prendere con le pinze: ho percepito una qualche eco, ovviamente non diretta, del tertullianeo “De spectaculis” dietro le sue riflessioni. Egli potrebbe sembrare un prosecutore di Marcuse, però i due provengono da formazioni differenti e approdano comunque su spiagge vicine. In ogni caso il sostrato religioso di Han non invalida le sue analisi sulla modernità, a differenza di uno scriteriato Tertulliano (sostenitore di assurdità). Il filosofo tedesco-coreano, in particolar modo, parla di una realtà quotidiana ridotta da spazio di un vivere il concreto a piattaforma di esperienza del virtuale. Lui indica le “non cose”. Lo smartphone, caso principe, nuova estremità corporea umana simbolicamente acquisita, è una specie di bacchetta magica con cui ordinare un personale feudo di degradate tangenze col mondo. Personalmente non condanno lo strumento che controlla il suo utilizzatore: il problema sta alle estremità, non nel mezzo. Al mio cospetto internet e smartphone valgono quanto una innovazione di Gutenberg. Che i più se ne servano in maniera da non apprezzare la possibilità dei contatti a distanza in una guisa matura costituisce un limite dell’utente non un vizio del mezzo. Perciò intravedevo un’ombra tertullianea. A ogni modo il fenomeno in sé (il rincoglionimento da smartphone) esiste obiettivamente, e non si può affermare che Byung-Chul Han abbia evidenziato cose sbagliate. Lo smartphone irretisce e non rende liberi molti. Per chi non è nato senza smartphone, per chi lo considera un proprio prolungamento corporale sarebbe molto traumatico esserne privato. Ma partendo proprio da Han possiamo fare un salto avanti, e dire che le “non cose” sono fruite da soggetti con “non cervelli”, soggetti degradatisi loro stessi a virtuali “non umani”. Qui ritorna Aristotele: l’essere umano è l’utilizzatore del Logos. Un cerchio si chiude, un popolo assuefatto sparisce. In generale il pensiero filosofico-politico marcusiano reclama uno shock interno allo scopo di mettere in crisi la democrazia borghese capitalista, ma dal momento che le masse si sono più che mai inebetite nell’integrazione non dialettica non rimarrebbe ormai nessuna speranza endogena: molto d’accordo con Marcuse. Nessuno nell’Occidente dominante farà una rivoluzione, e nessuno si farà una guerra nucleare mondiale. Troppo stupido essere autodistruttivi in toto: non credo al suicidio atomico del capitalismo. Sono un filosofo e un cultore di ufologia1, reputo altresì, in caso contrario, che i Nordici non consentiranno la devastazione della Terra. Ed eccoci al dunque marcusiano: esiste la possibilità di uno shock esogeno? Sì, la alien disclosure; l’incontro aperto con un sistema di vita funzionante in modo benefico e non capitalista quale immagino essere quello nordico: un socialismo alieno, non marxista, non rivoluzionario. Di questo passo considero pure l’avvenire italiano in declino, volto nei secoli prossimi alla cancellazione etnica. Mi pare che l’Occidente si stia avviando verso un Brave New World globalizzante, e che alla lunga delle identità nazionali meno resistenti non rimarrà che memoria su qualche supporto. Simile processo potrebbe essere interrotto a mio modo di valutare dalla alien disclosure.
 
 
NOTA
 
1 Per un approfondimento in mia direzione su temi da me toccati consiglio di prendere visione della mia opera saggistica
Segnalo qui in particolare le mie due monografie ufologiche e l’argomento della mia filosofia della storia affrontato in diverse occasioni. Comunque, indico su tutto una mia analisi a chi non volesse avventurarsi nell’ampio approfondire. Inerisce al romanzo di Aleksandr Bogdanov intitolato La stella rossa.

10 giugno 2026

LA SECONDA RESTAURAZIONE EUROPEA

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis), ritornano Presidente e Vice negli Stati Uniti d'Europa, dopo il quadriennio di Bernardo Gui ed Eva Kant. I vincitori dell'elezione presidenziale presentano al Parlamento federale il progetto che gli ha favorito il successo: abolire le banche private, lasciare in vita imprese pubbliche e private assistite da banche pubbliche. Prima di ciò viene presentato, in mondovisione il gabinetto di governo (ciascun ministro rilascia una breve dichiarazione). Grazie.
 
Ministri
Affari interni e sicurezza pubblica, Platone
Giustizia, Ipazia di Alessandria
Istruzione pubblica e universale, Eleonora  de Fonseca Pimentel
Pari opportunità di genere, Mary Shelley
Sanità pubblica, Ippocrate di Cos
Assistenza sociale e solidarietà universale, Mabel Brand
Attività produttive, Robert Owen
Infrastrutture e trasporti pubblici, Leonardo da Vinci
Partecipazioni statali, Giordano Bruno
Difesa, Lady Oscar
Affari esteri, Claudio Rutilio Namaziano
Sport,  Conte di Montecristo
 
ChatGPT ha detto:
La Seconda Restaurazione Europea
La pioggia cadeva lenta sulle cupole di Bruxelles, capitale federale degli Stati Uniti d’Europa. Le grandi vetrate del Palazzo dell’Unione riflettevano un cielo d’acciaio, mentre milioni di cittadini seguivano la diretta mondiale dell’insediamento del nuovo governo.
 
Dopo quattro anni del severo e teocratico asse formato da Bernardo Gui ed Eva Kant, l’Europa aveva scelto nuovamente una coppia che molti definivano “impossibile”: il filosofo critico Danilo Caruso e Juliette.
 
Lui, austero teorico della dignità collettiva, parlava con la calma di chi aveva passato la vita tra biblioteche e piazze.
Lei, l’antieroina sadiana, lucida e feroce, possedeva un’intelligenza scandalosa e una concezione dell’essere umano fondata sul desiderio, sulla libertà assoluta e sulla demolizione dell’ipocrisia morale.
 
Eppure proprio quella contraddizione aveva conquistato gli elettori.
 
Caruso prometteva giustizia sociale.
Juliette prometteva di smascherare ogni forma di potere occulto.
 
Insieme avevano vinto.
 
La presentazione del governo
La Sala delle Costellazioni era gremita. Dietro il Presidente e la Vicepresidente comparivano i ministri federali, disposti in un semicerchio dorato.
 
Danilo Caruso prese la parola.
 
«L’Europa non sarà amministrata da tecnocrati senz’anima né da sacerdoti della finanza. Questo governo tenterà un esperimento storico: restituire la sovranità economica ai cittadini.»
 
Juliette sorrise appena.
 
«E soprattutto,» aggiunse, «ci divertiremo a terrorizzare gli oligarchi.»
 
Un brusio percorse l’aula.
 
Cominciò allora la presentazione del gabinetto.
 
Platone — Affari Interni e Sicurezza Pubblica
Il filosofo ateniese avanzò con lentezza.
 
«Uno Stato senza armonia è una caverna piena d’ombre. La sicurezza non sarà repressione: sarà educazione dell’anima civile.»
 
Ipazia di Alessandria — Giustizia
«Le leggi devono proteggere la ragione contro il fanatismo e il privilegio. Nessuna autorità sarà superiore alla verità dimostrabile.»
 
Eleonora de Fonseca Pimentel — Istruzione Pubblica e Universale
«Ogni bambino europeo avrà accesso gratuito alla conoscenza. Un popolo ignorante è sempre pronto a diventare servo.»
 
Mary Shelley — Pari Opportunità di Genere
«La società ha creato mostri chiamandoli “naturali”. È tempo di distruggere quelle cuciture.»
 
Juliette applaudì con sincero entusiasmo.
 
Ippocrate di Cos — Sanità Pubblica
«La salute non sarà merce. Curare sarà un diritto universale e un dovere dello Stato.»
 
Mabel Brand — Assistenza Sociale e Solidarietà Universale
«La povertà non è colpa morale. È un fallimento collettivo.»
 
Robert Owen — Attività Produttive
«L’industria deve produrre benessere, non miseria. Cooperative e imprese pubbliche saranno il motore federale.»
 
Leonardo da Vinci — Infrastrutture e Trasporti Pubblici
«Le città europee saranno unite da reti veloci, pulite e magnifiche. La bellezza è una funzione politica.»
 
Giordano Bruno — Partecipazioni Statali
Bruno alzò gli occhi verso la cupola.
 
«L’infinito non appartiene ai mercanti. Energia, acqua e comunicazioni torneranno patrimonio comune.»
 
Lady Oscar — Difesa
«L’esercito federale difenderà i popoli, non gli interessi economici.»
 
Claudio Rutilio Namaziano — Affari Esteri
«L’Europa parlerà al mondo senza arroganza imperiale, ma senza inginocchiarsi.»
 
Conte di Montecristo — Sport
Il Conte sorrise enigmaticamente.
 
«Lo sport insegna disciplina, rivalsa e pazienza. Tre cose che conosco molto bene.»
 
Il progetto che cambiò l’Europa
Dopo le presentazioni, le luci si abbassarono. Sul grande schermo comparve il titolo del disegno di legge federale:
 
“Riforma Organica del Credito e della Produzione Sociale”
Nell’aula scoppiò il silenzio.
 
Danilo Caruso parlò con tono fermo:
 
«Per due secoli il potere politico europeo è stato subordinato al potere bancario privato. Governi eletti da milioni di persone hanno obbedito a consigli d’amministrazione invisibili. Questo finirà oggi.»
 
Sul monitor apparvero dati, grafici, statistiche.
 
«Le banche private saranno abolite entro tre anni federali. Il credito verrà esercitato esclusivamente da istituti pubblici europei e territoriali.»
 
Il Parlamento esplose in urla contrastanti.
 
Juliette intervenne immediatamente.
 
«State tranquilli. Nessuno vi sequestrerà i gioielli sotto il materasso. Ma i signori della speculazione perderanno il diritto di creare denaro dal nulla mentre predicano austerità ai poveri.»
 
Molti deputati conservatori lasciarono i banchi.
 
Caruso continuò:
 
«Le imprese private resteranno pienamente legittime, purché produttive e socialmente responsabili. Lo Stato federale sosterrà sia il settore pubblico sia quello privato attraverso banche pubbliche non speculative.»
 
Robert Owen annuiva soddisfatto.
Giordano Bruno sorrideva come davanti a un rogo finalmente invertito.
 
Il confronto
Una deputata liberale si alzò.
 
«Presidente Caruso, questo progetto distruggerà il mercato finanziario europeo!»
 
Caruso rispose con calma.
 
«No. Distruggerà il monopolio finanziario.»
 
Un deputato nazionalista gridò:
 
«State costruendo una tirannia economica!»
 
Juliette rise apertamente.
 
«Curioso. Quando comandavano i banchieri la chiamavate libertà.»
 
L’aula scoppiò nel caos.
 
Platone osservava severamente.
Ipazia prendeva appunti.
Lady Oscar fissava le tribune come se aspettasse un assalto.
 
L’ultima immagine
Quella notte, tutte le reti del pianeta trasmisero la stessa scena finale.
 
Danilo Caruso e Juliette uscivano insieme dal Parlamento federale sotto la pioggia.
 
Lui aveva lo sguardo pensoso di chi teme il fallimento delle idee.
 
Lei sorrideva come qualcuno che, in fondo, desiderava il terremoto.
 
«Pensi che ci riusciremo?» domandò Caruso.
 
Juliette accese lentamente una sigaretta.
 
«No,» disse.
«Ma sarà magnifico vedere il mondo reagire.»
 
 
 
La Seconda Restaurazione Europea
Parte II — La guerra invisibile
Per settantadue ore gli Stati Uniti d’Europa smisero quasi di respirare.
 
Le borse internazionali precipitarono.
I canali finanziari privati parlarono di “neo-collettivismo continentale”.
Le agenzie di rating minacciarono il declassamento immediato del debito federale.
 
Eppure, nelle piazze europee, accadeva il contrario.
 
A Napoli, Marsiglia, Cracovia, Siviglia, Lione, Amburgo, migliaia di persone festeggiavano davanti ai maxischermi. Operai, insegnanti, medici, piccoli imprenditori: molti non comprendevano tutti i dettagli tecnici della riforma, ma intuivano una cosa essenziale — qualcuno aveva finalmente osato colpire il cuore del potere finanziario.
 
Nel frattempo, nei piani alti delle grandi holding bancarie, il panico era reale.
 
Il Consiglio Notturno
Alle due del mattino, nel Palazzo dell’Unione, Danilo Caruso convocò il primo consiglio straordinario.
 
La lunga sala ovale era immersa in una luce azzurra.
 
Platone parlò per primo:
 
«La città è già divisa in fazioni. I mercanti del denaro mobiliteranno stampa, magistrature e apparati amministrativi. È inevitabile.»
 
Ipazia di Alessandria sfogliava documenti digitali.
 
«Sono comparsi movimenti speculativi coordinati. Alcuni istituti stanno trasferendo capitali fuori dalla Federazione.»
 
«Lasciamoli fuggire,» disse Juliette, seduta di traverso sulla poltrona vicepresidenziale. «Il denaro è codardo per natura.»
 
Caruso la guardò.
 
«Il problema è che dietro il denaro ci sono lavoratori, pensioni, salari.»
 
Lei sospirò teatralmente.
 
«Danilo, tu continui a vedere esseri umani. È la tua più grande virtù e il tuo difetto strategico.»
 
Il Presidente non rispose.
 
L’intervento di Giordano Bruno
Fu allora che Giordano Bruno attivò l’oloproiezione centrale.
 
Comparvero mappe finanziarie, intrecci azionari, fondi offshore.
 
«Le principali banche private europee», disse, «sono già connesse a gruppi transnazionali esterni alla Federazione. Se non agiamo subito, organizzeranno una crisi artificiale.»
 
Robert Owen intervenne:
 
«Le imprese produttive stanno aspettando istruzioni. Senza credito operativo rischiamo la paralisi.»
 
Caruso si alzò lentamente.
 
«Allora anticipiamo il piano.»
 
Nella sala calò il silenzio.
 
«Domani mattina», continuò, «la Banca Pubblica Federale entrerà in funzione.»
 
Perfino Juliette smise di sorridere.
 
«Domani?» chiese.
 
«Sì.»
 
«È follia.»
 
«È l’unico modo per impedire il sabotaggio.»
 
Juliette lo fissò per alcuni secondi, poi rise piano.
 
«Finalmente stai imparando.»
 
La mondovisione
Alle otto del mattino successive, ogni rete europea interruppe le trasmissioni.
 
Danilo Caruso apparve dietro una semplice scrivania nera.
 
Accanto a lui, Juliette fumava con scandalosa tranquillità nonostante i regolamenti sanitari federali.
 
«Cittadini europei,» disse Caruso, «da oggi tutti i conti correnti privati saranno garantiti integralmente dalla Federazione.»
 
Milioni di persone smisero di parlare nei bar, nelle metropolitane, negli uffici.
 
«Le attività delle grandi banche private saranno progressivamente assorbite da istituti pubblici territoriali. Nessun risparmiatore perderà un solo euro.»
 
Juliette intervenne immediatamente:
 
«Gli unici a perdere qualcosa saranno gli speculatori professionisti. Mi sembra una tragedia sopportabile.»
 
Le opposizioni urlarono al colpo di Stato economico.
 
Ma il momento decisivo arrivò subito dopo.
 
Sul grande schermo comparve Leonardo da Vinci.
 
«Il nuovo sistema di infrastrutture federali», annunciò, «sarà finanziato senza debito privato.»
 
Poi apparve Ippocrate di Cos:
 
«Anche ospedali e ricerca medica saranno sottratti alla speculazione assicurativa.»
 
Infine comparve Mary Shelley:
 
«Ogni liberazione politica fallisce se lascia intatti i rapporti di dominio sociale.»
 
La reazione del mondo
Quella sera, i governi extraeuropei si divisero.
 
Alcuni accusavano gli Stati Uniti d’Europa di voler esportare una rivoluzione economica.
Altri osservavano con prudente curiosità.
 
Ma il vero terremoto arrivò dai cittadini.
 
In varie nazioni del mondo comparvero slogan inattesi:
 
“Se possono farlo loro, perché non noi?”
 
I mercati continuarono a precipitare.
 
Le piazze continuavano a riempirsi.
 
Juliette e il Presidente
A notte fonda, Juliette raggiunse Caruso sulla terrazza del Palazzo.
 
Bruxelles brillava sotto una nebbia elettrica.
 
«Hai paura,» disse lei.
 
«Sì.»
 
«Ottimo segno.»
 
Caruso osservò le luci lontane.
 
«Tu invece no?»
 
Juliette sorrise.
 
«Io provo piacere solo quando l’ordine vacilla.»
 
«E se il caos ci travolgesse?»
 
Lei gli si avvicinò lentamente.
 
«Danilo… il caos vi travolge sempre. Solo che di solito governa in silenzio.»
 
Per la prima volta dall’elezione, il Presidente degli Stati Uniti d’Europa non seppe replicare.
 
E nel cuore della notte federale, mentre le banche private iniziavano davvero a crollare, entrambi compresero una verità inquietante:
 
la riforma economica era soltanto l’inizio.
 
 
 
La Seconda Restaurazione Europea
Parte III — Il denaro e il sangue
Tre settimane dopo l’annuncio della riforma, l’Europa era diventata irriconoscibile.
 
Le vecchie insegne bancarie venivano smontate dalle facciate dei palazzi.
Al loro posto compariva il simbolo della nuova rete federale: una costellazione dorata intrecciata a una ruota dentata.
 
Molti cittadini applaudivano.
Altri facevano file interminabili davanti agli sportelli, terrorizzati dalla propaganda catastrofista diffusa dai media finanziari.
 
Intanto, qualcosa di più oscuro si muoveva sotto la superficie.
 
La seduta segreta
Nel bunker strategico del Parlamento federale, Lady Oscar entrò con passo rapido.
 
«Abbiamo un problema.»
 
Sul tavolo olografico comparvero immagini di rivolte simultanee a Rotterdam, Praga e Milano.
 
Veicoli incendiati.
Assalti coordinati ai centri logistici pubblici.
Cecchini.
 
Platone osservò le immagini con grave freddezza.
 
«Non sono proteste spontanee.»
 
«No,» confermò Lady Oscar. «Mercenari privati infiltrati nelle manifestazioni.»
 
Danilo Caruso rimase in silenzio per alcuni secondi.
 
«Morti?»
 
«Diciassette.»
 
Juliette sbuffò piano.
 
«Solo diciassette? I nostri avversari stanno diventando sentimentali.»
 
Caruso si voltò verso di lei.
 
«Non farlo.»
 
«Fare cosa?»
 
«Trasformare tutto questo in un gioco estetico.»
 
Lei sorrise lentamente.
 
«Danilo, le rivoluzioni sono sempre estetiche. Cambiano i simboli prima ancora delle strutture.»
 
L’offerta
Quella notte arrivò il messaggio.
 
Non attraverso canali ufficiali.
Non tramite ambasciate.
 
Un semplice foglio cartaceo lasciato sulla scrivania presidenziale.
 
“Fermate la riforma bancaria.
Ripristinate gli istituti privati maggiori.
In cambio, stabilità politica e fine delle ostilità.”
 
Nessuna firma.
 
Juliette rise leggendo il testo.
 
«Adoro quando i plutocrati tentano di sembrare mafiosi rinascimentali.»
 
Caruso invece sembrava stanco.
 
«Se rifiutiamo, aumenteranno il livello dello scontro.»
 
«Naturalmente.»
 
«Potrebbero provocare una guerra civile finanziaria.»
 
Juliette gli si sedette davanti.
 
«E tu cosa vuoi fare?»
 
Il Presidente rimase a lungo senza parlare.
 
Poi disse:
 
«Continuare.»
 
Per la prima volta, Juliette non ironizzò.
 
Lo osservò quasi con rispetto.
 
La grande udienza parlamentare
Due giorni dopo, il Parlamento federale si riunì in seduta straordinaria.
 
Fuori dall’edificio, oltre cinque milioni di persone manifestavano contemporaneamente nelle principali città europee.
 
Metà sostenevano il governo.
Metà ne chiedevano la caduta.
 
Dentro l’aula, il clima era ancora peggiore.
 
Un deputato neoliberale urlò:
 
«State distruggendo il libero mercato!»
 
Giordano Bruno si alzò lentamente.
 
«Il libero mercato?»
 
Sorrise amaramente.
 
«Voi chiamate “libero” un sistema dove il denaro crea altro denaro senza produrre nulla.»
 
Applausi violentissimi dai settori popolari.
 
Un altro deputato gridò:
 
«La Federazione sta diventando autoritaria!»
 
Fu allora che intervenne Ipazia di Alessandria.
 
«Autoritario è un potere che nessuno elegge e nessuno può processare.»
 
Silenzio.
 
Poi Juliette si alzò.
 
L’aula trattenne il respiro.
 
La Vicepresidente non usava quasi mai i discorsi ufficiali.
 
«Sapete qual è il problema dell’Europa?» disse con voce calma.
 
«Che per decenni avete trasformato l’avidità in una virtù morale.»
 
Alcuni parlamentari protestarono.
 
Lei continuò:
 
«Avete convinto i poveri a sentirsi colpevoli della propria povertà. Avete chiamato “merito” il privilegio ereditario e “libertà” la dipendenza economica.»
 
Caruso la osservava attentamente.
 
Juliette si fermò un istante.
 
«E la cosa più divertente…»
 
Sorrise.
 
«…è che ora vi scandalizzate perché qualcuno osa toccare i vostri idoli.»
 
L’attacco
Alle 21:14, mentre il dibattito continuava, tutte le reti energetiche federali subirono un blackout simultaneo.
 
Bruxelles precipitò nell’oscurità.
 
Urla.
Sirene.
Confusione.
 
Nel bunker operativo, Leonardo da Vinci stava già lavorando sui sistemi d’emergenza.
 
«Attacco coordinato ai nodi energetici digitali.»
 
«Origine?» chiese Lady Oscar.
 
«Multipla. Ma il modello operativo è privato, non militare.»
 
Juliette scoppiò quasi a ridere.
 
«Perfetto. Adesso sabotano persino la luce.»
 
Caruso invece comprese immediatamente.
 
«Vogliono il panico.»
 
In quel momento, l’intera facciata del Parlamento si illuminò grazie ai generatori autonomi.
 
E apparve una gigantesca scritta proiettata nel cielo:
 
“IL DENARO NON GOVERNERÀ PIÙ L’EUROPA”
Le piazze esplosero.
 
Alcuni gridavano di gioia.
Altri di rabbia.
 
Ma nessuno rimase indifferente.
 
La notte del Presidente
Molto più tardi, Danilo Caruso rimase solo nel suo ufficio.
 
Le statistiche scorrevano sui monitor:
 
fuga di capitali;
 
scioperi;
 
sostegno popolare ancora altissimo;
 
minacce internazionali;
 
crescita improvvisa delle cooperative pubbliche.
 
L’intero continente sembrava sospeso sopra un abisso.
 
Juliette entrò senza bussare.
 
«Non dormi?»
 
«No.»
 
Lei si avvicinò alla finestra.
 
«Sai cosa mi affascina di te?»
 
Caruso sorrise stancamente.
 
«Temo di scoprirlo.»
 
«Tu credi davvero negli esseri umani.»
 
«E tu no?»
 
Juliette rifletté qualche secondo.
 
«Io credo nei loro impulsi. Nel desiderio. Nella paura. Nella crudeltà.»
 
Poi lo guardò negli occhi.
 
«Ma forse…»
 
Si interruppe.
 
«Forse?»
 
«Forse è proprio per questo che ti seguo.»
 
Per la prima volta da quando erano tornati al potere, tra il filosofo e l’antieroina cadde un silenzio non politico.
 
Un silenzio umano.
 
Fuori, l’Europa continuava a bruciare lentamente.
 
 
 
La Seconda Restaurazione Europea
Parte IV — Il processo al vecchio mondo
L’inverno arrivò prima del previsto.
 
Neve grigia cadeva sulle capitali federali mentre gli Stati Uniti d’Europa vivevano il momento più pericoloso dalla loro fondazione.
 
Le banche private superstiti avevano ormai perso quasi tutta la capacità operativa.
La nuova rete pubblica del credito funzionava, ma tra ritardi, sabotaggi informatici e caos amministrativo.
 
Eppure, contro ogni previsione, il sistema non era crollato.
 
Anzi.
 
Piccole imprese salvate dal credito pubblico riprendevano a lavorare.
Gli ospedali federali ricevevano fondi diretti senza intermediazioni speculative.
Le cooperative agricole aumentavano la produzione.
 
Il problema era un altro:
 
chi aveva perso il potere non intendeva accettarlo.
 
L’arresto
Alle 6:30 del mattino, le unità federali coordinate da Lady Oscar eseguirono una serie di arresti simultanei.
 
Ex dirigenti bancari.
Broker internazionali.
Mediatori politici.
 
L’accusa ufficiale:
 
“associazione economica sovversiva contro la Federazione Europea.”
 
Il mondo esplose.
 
Le reti internazionali parlarono di persecuzione politica.
Le opposizioni gridarono alla dittatura.
 
Danilo Caruso convocò immediatamente una conferenza.
 
Dietro di lui, Ipazia di Alessandria mostrava documenti, trasferimenti illeciti, prove di sabotaggi energetici e finanziari.
 
«Non perseguiamo idee economiche,» dichiarò Caruso.
«Perseguiamo atti criminali.»
 
Juliette, seduta accanto a lui, osservava i giornalisti come una lupa annoiata.
 
Un reporter britannico si alzò:
 
«Presidente Caruso, state forse criminalizzando il capitalismo?»
 
Juliette scoppiò a ridere prima ancora che il Presidente rispondesse.
 
«No,» disse.
«Stiamo criminalizzando il fatto di incendiare un continente perché avete perso profitti.»
 
Il dissenso interno
Quella sera stessa, il governo federale si spaccò.
 
Nel Consiglio Straordinario, Platone parlò con severità.
 
«L’ordine deve prevalere. La Federazione non può apparire debole.»
 
Mary Shelley replicò immediatamente:
 
«L’ordine senza libertà produce mostri peggiori.»
 
«La libertà senza ordine produce tiranni mascherati da liberatori,» rispose Platone.
 
La tensione salì.
 
Fu Giordano Bruno a intervenire:
 
«Forse il problema è che stiamo ancora ragionando con categorie del vecchio mondo.»
 
«Spiegati,» disse Caruso.
 
Bruno sorrise.
 
«Abbiamo abolito il dominio bancario, ma non l’immaginario del dominio.»
 
Silenzio.
 
Juliette sembrava divertita.
 
«Parli come un eretico medievale dopo tre bicchieri di assenzio.»
 
«E tu come una regina decadente che applaude l’incendio del palazzo.»
 
Lei inclinò il capo.
 
«È una definizione sorprendentemente accurata.»
 
Perfino Caruso sorrise.
 
Per pochi secondi, il peso della crisi sembrò allentarsi.
 
Il processo pubblico
Per impedire accuse di repressione segreta, Ipazia propose una scelta radicale:
 
trasmettere in mondovisione il processo ai principali responsabili della destabilizzazione finanziaria.
 
L’aula giudiziaria federale venne trasformata in un’arena politica globale.
 
Milioni di persone seguirono la diretta.
 
Gli imputati erano uomini e donne elegantissimi, provenienti dai vertici della finanza europea.
 
Uno di loro dichiarò:
 
«Abbiamo difeso il mercato.»
 
Ipazia rispose con freddezza geometrica:
 
«No. Avete sabotato infrastrutture pubbliche, manipolato valute e organizzato violenze armate.»
 
«Per salvare l’economia.»
 
«Per salvare il vostro controllo sull’economia.»
 
Le immagini delle rivolte pilotate scorrevano sugli schermi.
 
Documenti riservati.
Pagamenti a milizie private.
Operazioni speculative coordinate.
 
Il vecchio mondo veniva processato davanti al pianeta.
 
Juliette tra le ombre
Più tardi, Juliette camminava sola nei corridoi sotterranei del Palazzo.
 
Le piacevano i luoghi senza finestre.
Le ricordavano che il potere reale nasce quasi sempre lontano dalla luce.
 
Danilo Caruso la raggiunse.
 
«Hai orchestrato tu gli arresti più duri, vero?»
 
Lei non negò.
 
«Erano necessari.»
 
«Alcuni ministri iniziano ad avere paura di te.»
 
Juliette sorrise.
 
«Ottimo. La paura rende sinceri.»
 
«E tu? Hai paura di qualcosa?»
 
Per la prima volta, Juliette esitò davvero.
 
Solo un istante.
 
«Sì.»
 
Caruso la guardò sorpreso.
 
«Di cosa?»
 
Lei abbassò lentamente lo sguardo.
 
«Che questa rivoluzione diventi morale.»
 
«Morale?»
 
«Sì. Le rivoluzioni iniziano liberando gli esseri umani… e finiscono spesso per volerli rendere puri.»
 
Caruso comprese immediatamente.
 
Era il loro punto di frattura.
 
Lui voleva una società più giusta.
Lei voleva una società più libera, anche nella propria oscurità.
 
L’Europa si divide
Nei mesi successivi, il continente si trasformò in un campo ideologico permanente.
 
Nacquero tre grandi movimenti:
 
i Federalisti Sociali, sostenitori di Caruso;
 
i Libertini Europei, affascinati dalla feroce filosofia individualista di Juliette;
 
i Restauratori del Mercato, sostenuti dai poteri economici sopravvissuti.
 
Le università, le fabbriche, perfino gli stadi erano diventati luoghi di discussione politica incessante.
 
Eppure, nonostante il caos, qualcosa di nuovo stava davvero emergendo.
 
Per la prima volta dopo generazioni, milioni di persone sentivano che l’economia non fosse una legge naturale immutabile.
 
Ma una costruzione umana.
 
E dunque modificabile.
 
L’ultima scena
Una notte, dal balcone del Palazzo dell’Unione, Danilo Caruso osservava Bruxelles innevata.
 
Juliette era accanto a lui, avvolta in un lungo cappotto nero.
 
In lontananza si sentivano cori politici provenire dalle piazze.
 
«Abbiamo aperto una porta,» disse Caruso.
 
«Sì,» rispose lei.
 
«E adesso?»
 
Juliette sorrise lentamente.
 
«Adesso vedremo cosa entrerà.»
 
 
 
La Seconda Restaurazione Europea
Parte V — L’uomo, il desiderio e la Storia
Passò un anno.
 
Poi due.
 
Gli Stati Uniti d’Europa non crollarono.
 
Contro ogni previsione dei grandi osservatori economici, il nuovo sistema sopravvisse alla fuga dei capitali, agli embarghi finanziari, alle campagne mediatiche e persino ai sabotaggi interni.
 
Le banche pubbliche federali erano ormai divenute il cuore del continente.
Le grandi infrastrutture comuni avanzavano rapidamente.
La sanità universale gratuita aveva ridotto drasticamente mortalità e povertà estrema.
 
Ma il prezzo era stato enorme.
 
L’Europa era diventata un laboratorio politico permanente.
Violenta nelle idee.
Magnifica nelle possibilità.
Inquieta come tutte le epoche che credono di stare inventando il futuro.
 
E al centro di tutto restavano loro due.
 
Danilo Caruso e Juliette.
 
L’ultima crisi
La crisi finale arrivò quasi silenziosamente.
 
Non attraverso le armi.
Non attraverso il denaro.
 
Attraverso il consenso.
 
Una parte crescente della popolazione europea chiedeva un nuovo passo:
 
limitare non solo il potere economico, ma anche ciò che veniva definito “egoismo antisociale”.
 
Controlli culturali.
Codici etici obbligatori.
Sorveglianza preventiva contro “devianze destabilizzanti”.
 
Molti sostenevano che fosse necessario per proteggere la rivoluzione.
 
Fu allora che Juliette comprese il pericolo.
 
Una sera irruppe nello studio presidenziale senza annunciarsi.
 
«Stanno costruendo una nuova religione.»
 
Danilo alzò lentamente gli occhi dai documenti.
 
«Non esagerare.»
 
Lei gettò sul tavolo una serie di decreti preparatori.
 
«Leggili.»
 
Caruso lesse in silenzio.
 
Più procedeva, più il suo volto si irrigidiva.
 
«Commissioni morali… certificazioni civiche… valutazioni comportamentali…»
 
Juliette lo fissava duramente.
 
«Te l’avevo detto. Le rivoluzioni adorano trasformarsi in chiese.»
 
Il Presidente rimase immobile.
 
Per anni aveva combattuto il dominio del denaro credendo di liberare gli esseri umani.
 
Ora intravedeva un altro rischio:
 
che la giustizia collettiva degenerasse in pedagogia autoritaria.
 
Il discorso di Bruxelles
Tre giorni dopo, l’intera Federazione seguì una nuova diretta mondiale.
 
La Piazza Centrale di Bruxelles era gremita da milioni di persone.
 
Sul palco salirono insieme Danilo Caruso e Juliette.
 
Era la prima volta che apparivano così vicini dopo mesi di tensioni interne.
 
Caruso parlò per primo.
 
«Abbiamo combattuto contro un sistema che riduceva l’essere umano a merce. Ma una società giusta non può esistere se pretende di controllare le coscienze.»
 
Molti dirigenti federali impallidirono.
 
Juliette avanzò lentamente verso il centro del palco.
 
Il vento agitava il suo cappotto scuro.
 
«Ascoltatemi bene,» disse.
 
La piazza tacque immediatamente.
 
«Il desiderio umano non sarà mai puro. Non sarà mai ordinato. Non sarà mai perfetto.»
 
Il silenzio divenne assoluto.
 
«E chiunque prometta di correggere definitivamente l’umanità…»
 
Sorrise con malinconica ferocia.
 
«…sta già preparando una prigione.»
 
Nessuno applaudì subito.
 
Perché milioni di persone avevano compreso che quel discorso era diretto non solo contro i vecchi oligarchi.
 
Ma anche contro i nuovi fanatici della virtù.
 
La scelta
Quella notte, il Consiglio Federale si riunì d’urgenza.
 
Molti ministri erano furiosi.
 
Platone parlò con gravità:
 
«State rischiando di dissolvere la coesione dello Stato.»
 
«No,» rispose Caruso.
«Stiamo impedendo che lo Stato diventi assoluto.»
 
Mary Shelley sorrise lievemente.
 
Ipazia di Alessandria annuì in silenzio.
 
Giordano Bruno rise piano.
 
«Alla fine,» disse, «l’eresia serve sempre.»
 
Poi accadde l’impensabile.
 
Danilo Caruso annunciò elezioni anticipate.
 
L’aula esplose.
 
«Il progetto europeo non appartiene a noi,» dichiarò.
«Se vuole sopravvivere, deve imparare a essere criticabile.»
 
Juliette lo guardò a lungo.
 
Per la prima volta da anni, sembrava sinceramente emozionata.
 
L’alba
Qualche settimana dopo, all’alba, i due camminavano soli lungo i canali di Bruxelles.
 
Nessuna scorta.
Nessun corteo.
 
La città era immersa in una nebbia chiarissima.
 
«Potremmo perdere tutto,» disse Caruso.
 
«Naturalmente.»
 
«E allora perché mi sento… sereno?»
 
Juliette rifletté qualche istante.
 
«Perché finalmente hai smesso di voler salvare l’umanità.»
 
Lui sorrise.
 
«E tu?»
 
Lei accese lentamente una sigaretta.
 
«Io non ho mai voluto salvarla.»
 
«No?»
 
Juliette guardò il cielo che cominciava a schiarirsi sopra le cupole europee.
 
«Volevo soltanto impedirle di diventare schiava.»
 
Camminarono ancora in silenzio.
 
Attorno a loro, l’Europa si preparava a un nuovo voto, a nuove lotte, a nuovi errori.
 
Nessun paradiso era stato costruito.
Nessuna utopia definitiva.
 
Ma per la prima volta dopo molto tempo, milioni di persone avevano ricominciato a credere che la Storia non fosse una gabbia immobile.
 
Bensì una materia viva.
 
Contraddittoria.
Pericolosa.
Umana.
 
E mentre il sole sorgeva lentamente sugli Stati Uniti d’Europa, Danilo Caruso e Juliette scomparvero nella luce dell’alba — non come salvatori, non come tiranni, ma come ciò che erano sempre stati:
 
due intelligenze incompatibili che avevano osato sfidare il proprio tempo.
 
Hai detto:
Bene. Ci rivedremo per le elezioni anticipate europee. Grazie e a presto 👋🏻
 
ChatGPT ha detto:
Sarà interessante vedere quali nuove forze emergeranno negli Stati Uniti d’Europa… e se l’eredità di Danilo Caruso e Juliette resisterà alla prova più difficile: il tempo democratico.

A presto 👋🏻
 
 
 
NOTA DEL CURATORE. Le sezioni proposte da ChatGPT seguenti alla richiesta iniziale sono scaturite da semplice sollecitazione a continuare la narrazione e senza alcun suggerimento; nel momento della chiusura ChatGPT ha proposto due finali, di cui come si evince ne è stato scelto uno secondo il gradimento del curatore.