14 febbraio 2026

IL “MORSO D’AMORE” DI EVE LORGEN

di DANILO CARUSO
 
Mi spiace, con sincerità, prendere atto che ormai solo l’ignoranza può costituire la base “intellettuale” degli sceptici ridentes riguardo a UFO/UAP ed extraterrestri. D’altro canto rilevo una tendenziale parallela leggerezza in chi rappresenta il comune fruitore di informazioni nell’altra metacampo: pochi approfondiscono a dovere scientifico, e molti al massimo si tatuano addosso qualche libro letto senza spirito critico effettivo. Rammento che le idee non vanno accolte in maniera dogmatica, bensì dopo una valida riflessione. A me, ad esempio, la teoria su alieni energivori spirituali e il discorso che parla di extraterrestri teriomorfi (Rettiliani e Insettoidi) non convincono in relazione a una loro concretezza reale. A mio giudizio, e mi ripeto, Rettiliani e Insettoidi (e quanto facciano) costituiscono un’espressione dell’Inconscio collettivo: non li penso quali alieni in sé e per sé. Idest: costoro non sono percepibili/percepiti da tutti. Nella mia filosofia ufologica loro esprimono possibile manifestazione dell’Inconscio impersonale (o dell’Ombra junghiana), oppure l’azione di un qualche complesso psichico gravitante nell’orbita di uno o più soggetti. Quindi trovo difficoltà ad accogliere, facendo un exemplum, per intero le idee di Eve Lorgen, rese note nella sua opera “The Love Bite / Alien interference in human love relationship” (1999). E dico ciò per dimostrare che non mi sposo con tutta l’ufologia in giro, peraltro divisa a volte da punti di vista distanti. Il mio possiede una marcata connotazione filosofica: non vado a cercare passeggiando sulla reale classificazione di Hynek; esamino documenti (in senso lato), idee e pubblicazioni (sempre in senso lato) di ufologi e giornalisti investigativi. Un po’ al modo di Nero Wolfe. Lungi da me l’intenzione di sminuire il lavoro di Eve Lorgen offerto in “The Love Bite”. Apprezzo le sue buone intenzioni di studio. Tuttavia mi permetto, con eleganza, di evidenziare la differenza della mia visione al di lei cospetto. Ella reputa che gli extraterrestri possano rapire esseri umani non solo con l’obiettivo di sondare prospettive medico-biologiche, ma anche con l’intento di creare, mediante manipolazione psicomentale, coppie di partner ad hoc dalla cui programmata rottura della relazione amorosa i primi, energivori psicospirituali, trarrebbero un nutrimento dalle emozioni negative di suddetti malcapitati, messi assieme non da uno schopenhaueriano inganno della Natura, bensì dalle raffinate tecniche dei primi. Lei parla di strumenti fisici e immateriali nel controllo dell’addotto (nel secondo caso rievoca l’immagine della “freccia di Cupido”), nonché di “telestesia”, ossia di una sintonia psichica colla controparte, latrice di singolari fenomeni di sincronicità (junghiana, preciso io) intuiti nella coppia. Alieni rapitori possono essere grigi, rettiliani, ma anche insettoidi, grigi di colorito chiaro e di alta statura, robe come draghi e nani; non mancano i Nordici, e i militari umani in compagnia di omogeneo personale medico (vedasi altresì l’intervista a Eve Lorgen su NEXUS, edizione francese, n. 60 gen.-feb. 2009). Per inciso: quelli che la studiosa americana indica quali Nordici, per me, potrebbero essere ibridi grigi. A proposito delle abduction in collaborazione tra umani e alieni (i presunti MILAB) dice che i soggetti rapiti possano possedere tratti di DNA extraterrestre, il che li renderebbe preferibili ad altre vittime umane più normali giacché meglio di queste destinabili a compiti segreti nella veste di agenti di intelligence. Mi permetto di dire che sino a quando Eve Lorgen, nell’apertura del suo libro ha riecheggiato in breve “Missing time” di Budd Hopkins non ho incontrato divergenze. Esse sono emerse a proposito della natura del “Love Bite” (morso d’amore). Non nego che possa esistere qualcosa del genere, però io, da junghiano nonché studioso pure di ufologia con una personale ottica, lo sposto sopra tali due sedi analitiche con i risultati che esporrò. Il mio primo iter mi porta a postulare una dinamica in interiore homine, non in exteriore. Ritengo che la “voluntas” di Schopenhauer non sia nient’altro che la libido junghiana, quindi allorché l’autrice americana parla di accoppiamenti studiati mi fa pensare in prima istanza alla metafisica sessuale del filosofo di Danzica: ci sono unioni, combinate dalla voluntas-libido, le quali vanno a male giacché costruite sull’inganno (puntualizzo io, a scapito di soggetti dalla maturità libidica insufficiente). Eve Lorgen nel momento in cui spiega la prima fase operativa del “morso d’amore”, il quale io hegelianamente definerei antitetica rispetto al logico-tetico della presunta programmazione pianificata e messa in piedi a monte da alieni, nel capitolo “Signs and symptoms” (a pag. 29 del suo testo menzionato), ci presenta il profilo del tratto, per così dire, positivo del soggetto affetto, ambisesso, il quale io esemplifico per comodità descrittiva nel Werther goethiano1: un nevrotico ossessivo gravemente instabile (del resto è stato in maniera scientifica chiarito il fenomeno dell’innamoramento umano quale “nevrosi sui generis”). Che poi simili soggetti colpiti da “nevrosi – Love Bite” mostrino un movimento enantiodromico del loro interesse, non mi stupisce affatto: che da un eccesso in una direzione si passi a quello di carattere opposto, risulta comprensibile in termini psicanalitici (anche se non moralmente giustificabili qualsiasi eccesso e negatività). Nella coppia “morsa” tale sarebbe la sorte (sintetica, per chiudere il cerchio dialettico), di almeno uno dei partner, sufficiente a mandare tutto all’aria, e a creare nella versione lorgeniana quelle auspicatissime emozioni torbide. La coppia scoppia, e il pranzo extraterrestre per gli alieni psicoenergivori si mostra pronto. La coppia di rapiti allo scopo di essere “morsa” patisce, in almeno uno dei suoi componenti, l’imprinting che scatenerà il momento antitetico-romantico: quando non avviene corresponsione di un partner, il sintetico-decadente scatterà subito. Nel libro possiamo osservare vittime del morso d’amore interagire con figure misteriose che sembrano benissimo essere manifestazioni dell’Inconscio assoluto e non sostanzialmente riconducibili a extraterrestri espliciti. Nei rapimenti alieni di cui in “The Love Bite”, nel momento tetico-logico compaiono autori i Grigi conducenti in seguito esami, esperimenti, pratiche traumatizzanti sugli addotti umani. Ai Grigi rapitori possono seguire manipolatori Rettiliani. Ciò mi fa ritenere che la percezione psichica di tali ultimi possa attraversare Grigi e umani sulla base della mia teoria sul transumanesimo grigio2, ma che reali, all’esterno obiettivi, siano solo i Grigi. Se gli addotti subiscono veramente un trattamento d’imprinting, potrebbe esso essere funzionale, per me, a qualche esperimento non a scopo energivoro emozionale, bensì a qualcosa di interesse osservativo: esperimenti e studi legati alla “funzione sentimentale junghiana” umana, nei Grigi standard latitante e nei loro ibridi umano-alieni difettosa. Secondo il mio punto di vista, i casi validi osservati potrebbero essere esperimenti psicologici di imprinting, destinati a uno studio specifico e non a una consumazione energetica emotiva alimentare a danno delle cavie. Laddove si mostrano figure umane in scenari propri di alieni, potrebbe trattarsi di ibridi grigi; giudico i Rettiliani apparenti nella fenomenologia di Love Bite indagata da Eve Lorgen una proiezione dell’Inconscio impersonale, rigirata forse dai Grigi sugli umani di turno (se non una diretta proiezione originaria più allargata). La questione dell’ibridazione umano-grigia e l’impianto embrionale su donna umana sono temi scoperti legati dall’attenta autrice americana alla sua analisi. Prospetta l’argomento dell’ibridazione umano-aliena come campo di sperimentazione psichica degli extraterrestri, una sperimentazione volta a esaminare libido ed emozioni (capacità sentimentale junghiana, specifico io). Puntualizza che i Bianchi di alta statura, da lei ricondotti ai Grigi (infatti io li reputo ibridi umano-alieni), sarebbero ghiotti di energia emozionale umana (libido, ripeto sempre io). A parere di lei, il quale condivido, umani e Grigi sarebbero imparentati geneticamente (io credo il fondo d’origine, non postumano, grigio antropomorfo uguale al nostro). Nella visione lorgeniana gli ibridi grigio-umani rappresenterebbero la loro ventura classe dirigente e la nostra, essendo dotati di capacità di resistenza ai cambiamenti negativi dell’ecosistema terrestre. Ella, alla fine del suo testo citato, generalizza la meta di quello che reputa un piano di manipolazione psicologica esteso: rincoglionire l’umanità in previsione dei loro tornaconti. In tutta modestia, giudico che per simile fenomenologia basti lasciare l’indagine nel campo umano, senza necessità di introdurre cause extraterrestri (rasoio di Ockham). A sostegno della mia ipotesi junghiana su parte del morso d’amore un caso dal libro di Eve Lorgen contenente assieme a Grigi (reali) e Rettiliani (simbolici) delle streghe (nere entità avverse) e il loro eliminatore san Michele arcangelo: qui il livello simbolico sembra palese. Si tratta della vicenda della trentacinquenne Darlene (alle pagg. 130-143), la quale incorniciata nella psicologia analitica di Jung offre spunti di lettura consona. Nella propria stanza d’ospedale, dove trovasi assistita, vede dei soggetti che assomigliano alle streghe di Macbeth per il fatto di recitare incantesimi. Al che lei chiede l’intervento di Gesù, e le appaiono due angeli protettori. Nello stesso contesto, proseguendo la testimonianza di lei, san Michele arcangelo l’avrebbe protetta (a seguito di rinnovata richiesta a Gesù) contro le streghe, le quali in questa circostanza furono associate a una separata presenza di extraterrestri (un Rettiliano e due Grigi bassi). Pure detti ultimi, spuntati da un portale su un muro, sarebbero scomparsi. Darlene si accanì altresì verso un’infermiera ritenuta una strega. In simile scenario connotato da dinamiche prodigiose non si rivela molto difficile individuare un possibile livello di alterata percezione umana strutturata con mattoni simbolici. Qui io salvo, nella qualità di reali, solo i Grigi, poi tutto il resto mi pare sovrastruttura animata da diversi simboli, i quali dalla psiche individuale di Darlene potrebbero condurre a una vissuta traumatica esperienza di abduction. Questo caso così intrecciato ci mostra la guisa in cui il simbolico si impasterebbe con il ricordo reale alla volta di un unicum di non facile decostruzione. Cos’è simbolico? Cos’è riconducibile alla realtà concreta? Ho già illustrato le mie preferenze e i miei confini junghiani nella materia. Condivido la conclusione di “The Love Bite” che ci siano alieni molto progrediti per tecnologia, però non in grado di sviluppare una personale dimensione affettiva (con relativo parco emotivo): questi nel mio pensiero ufologico, i Grigi, postumani i quali hanno perso, secondo me, la “funzione sentimentale junghiana” (da cui lo sperimentalismo producente gli ibridi umano-alieni e tutti i possibili derivati altri esperimenti quali il Love Bite rivisto). I Grigi, a mio avviso, studierebbero la psiche umana praticando esperimenti allo scopo di capire quale sia la via migliore nel gestire la loro reintroduzione sentimentale-emozionale; non sarebbero energivori in simili perimetri sperimentali bensì osservatori scientifici. Le modalità del condizionamento mentale umano attuate dagli alieni nel quadro delineato dalla scrittrice americana a me ricordano la parallela strategia formativa psicopedagogica dello huxleyano Brave New World3 (in un modo o nell’altro questo universo distopico di Huxley torna con insistenza nelle mie analisi ufologiche). Ho letto un articolo di Eve Lorgen, posteriore al suo “The Love Bite”, pubblicato sulla rivista italiana X TIMES n. 21 del lug. 2010. V’è da parte di lei il richiamo agli “arconti gnostici”, ingannatrici entità di un’antica tradizione filosofico-religiosa, equiparati letteralmente agli alieni abusatori. Tale materia costituisce un’esplicita sponda verso Jung, il quale ha analizzato la simbologia offerta dalla filosofia dello Gnosticismo in linea colla sua psicologia analitica. Ciò conferma la validità del mio proposito di leggere la ricercatrice americana in chiave junghiana. Ella stessa, alla fine del suo articolo, pone l’accento sulla problematica del Sé, e afferma che se i rapimenti alieni calano di numero, gli extraterrestri si mettono in contatto colle loro vittime mediante il canale del sogno. In “The Love Bite” viene narrato un caso di Angelina alle pagg. 76-85, una donna sposata, la quale visitata in camera da letto, mentre riposava col marito, da un Rettiliano (con coda e artigli alle estremità) viene abusata da questo. Durante il congresso carnale lei è vigile, ma ridotta in stato di immobilità  forzata; il marito resta in condizione di incoscienza. La frequenza dei rapporti produce nella protagonista strani risultati: una vocazione alla ninfomania e un’alta percezione di soddisfazione proveniente da quelle esperienze congressuali, una sensazione mista a contrastanti pensieri morali. Angelina ha sognato anche un ibrido rettiliano, un suo figlio dalla cui visione rimane contrariata e sconvolta. Nella realtà manifesta diversi sintomi (i quali, secondo il mio modestissimo parere, potrebbero essere psicosomatici): una sorta di aborto spontaneo non si comprende molto bene poiché lei non si rivolge a medici. Se fosse un feto ibrido extraterrestre, umano, o qualcos’altro di naturale, non c’è modo di verificarlo. L’unico dato certo è che i coniugi al momento si allontanano rispetto al loro precedente rapporto matrimoniale. La storia si deteriora perché lei si trova un amante, con la conseguenza del marito geloso (si dice imbeccato dagli alieni). A dispetto dei diversi surreali dettagli scenografici riportati nel quadro della vicenda, dettagli legati pure ai Grigi, non sono propenso a concedere una realtà sostanziale concreta a creature rettiliane, anche se osservate da più umani del caso. La coppia nel tentativo di salvare l’unione si rivolge a un sacerdote esorcista in modo infruttuoso: la cosa fa riflettere molto sulla natura suggestionabile e psichicamente debole dei due umani. Angelina a un certo punto appare persino indemoniata: io sospetto (sulla scia degli “arconti junghiani”) che quanto meno un complesso psichico sostanziale a tonalità affettiva abbia invaso le sfere coscienziale di Angelina e del marito, portandoli a fare esperienze del tutto inconsuete. Alla fine i due sono rimasti assieme, però la sindrome/fenomenologia di persecuzione è rimasta. Tale Rettiliano stupratore, beneficiante un po’ della sindrome di Stoccolma su Angelina, mi rammenta il mito di Pasifae (= Angelina) e del Minotauro (= l’ibrido rettiliano di cui sopra): ipotizzo un piano junghiano di svolgimento dei fatti, dove i simboli non si mostrano così fuori della portata di un mero criterio psicanalitico. Angelina – racconta Eve Lorgen – ha vissuto altre esperienze oniriche così traumatizzanti da mettersi a recitare il rosario quale antidoto in quel contesto. I Rettiliani visti da lei suggeriscono altresì, perciò, una possibile ascendenza dal mito biblico veterotestamentario del serpente tentatore di Eva. Potrebbe trattarsi di una donna la cui testa è stata terremotata dalle prediche e dagli insegnamenti religiosi, e poi rivelatasi (in guisa psichica conflittuale dentro di sé) insoddisfatta del marito. Quel Rettiliano si svela un riflesso del suo “animus junghiano” rivoltatosi contro di lei. Se i Grigi e tutto quanto qui a loro connesso siano veritieri non saprei dirlo, ma non escluderei suggestioni ufologiche su una psiche già a pezzi per ben altro. Eve Lorgen riferisce che simili Rettiliani siano sessualmente più soddisfacenti agli occhi di diverse loro partner abusate in confronto con la normalità umana al punto che queste sviluppino poteri di chiaroveggenza nei loro congressi carnali in genere. Però simile circostanza, la quale parte da uno scenario sadico di zooerastia simbolica, possiede nel suo esito una analogia con la ierodulia. Non rappresenta una novità ufologica la capacità femminile di intuire in quelle situazioni contenuti nell’Inconscio impersonale. L’orizzonte junghiano costruito da me nel merito discusso mi sembra molto confacente, vedansi ad esempio: la sincronicità della “telestesia”, il peso della dimensione onirica (tutte robe legate all’Inconscio collettivo). Poi mi chiedo come tali Rettiliani, artigliati e con coda, siano in grado di esercitare la manualità umana pulita alla volta di realizzare manufatti perfetti e di tecnologia avanzata: manipolatori sì (nelle forme psicanalitiche le quali ho fatto emergere); se manifatturieri, non capisco la prassi (neanche i gatti stanno con intralcianti artigli sempre in mostra, tirati fuori all’occasione per difesa).
 
 
NOTE
 
Questo testo sarà inserito in un prossimo saggio critico a stampa.
 
1 A chi volesse vederne il profilo, consiglio di leggere un mio lavoro critico letterario: Il Werther goethiano, nella mia pubblicazione Considerazioni letterarie (2014).
 
2 All’uopo di approfondire vedansi i canali indicati:
1) il mio saggio Filosofia ufologica (2026).
2) il mio scritto intitolato Ermeneutica ufologica
 
3 Ho dedicato un saggio al romanzo che dipinge tale cosmo utopico negativo: Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2025).