di DANILO CARUSO
Nelle mie riflessioni filosofiche su
alieni e Terrestri ho maturato un’ipotesi (la quale ignoro se già in qualche
modo esposta) nella quale allineo le specie antropomorfe: umani, Nordici,
Grigi, altri affini. L’impressione che ho ricavato è una comune origine di
fondo dallo stesso tipo umano antropomorfo di base. Cioè: i Grigi potrebbero
rivelarsi secondo me uno stadio postumanistico e transumanistico dell’umanità
elementare rappresentata da noi. Da quel che ho appreso avrebbero una natura
biologica e tecnologica unita a un superamento dei generi sessuali (ho
affrontato il tema del transumanesimo in passato1). Non ho trovato
un valido motivo il quale mi impedisse di pensare i Grigi quali umani evolutisi
altrove in postumani lungo un iter di cui qua si intravede solo un’alba confusa
e incerta. Questa teoria comprenderebbe anche i Nordici: soggetti umani con un’etica
kantiana, dunque superiori in quanto più saggi rispetto ai violenti Terrestri.
I primi sarebbero postumani nel versante della maturità, per così dire. Nei tre
tipi al mio vaglio si nota che le pulsioni libidiche siano tendenzialmente
dominanti fra i Terrestri, in junghiano equilibrio nei Nordici, assenti nei
Grigi. La funzione sentimentale pare in questi sopraffatta dal Logos. Perciò
risulterebbero non empatici, a differenza dei Nordici. Con non empatico non
intendo cattivo. Il disinteresse grigio sulle sorti del pianeta potrebbe essere
l’apparenza di un comportamento freddo in toto razionalistico, dietro al quale
non escluderei un interesse di studio su quella che fu la loro presunta forma
soggettiva originaria. Un’attenzione che si esplicherebbe anche attraverso
abduction, e tutto ciò che attorno a esse si dice ruotare in molteplice guisa
(esami medici, esperimenti di ibridazione, etc.). Una cosa su cui ho
riflettuto, tra le varie, è la comunicazione telepatica grigia e nordica la
quale mi ha ricordato il meccanismo wireless, e dunque qualcosa di
postumanistico specificatosi tipicamente, nella mia ottica, in relazione alla
specie. Il transumanesimo, partito dal grado più disordinato della libido,
attraverserebbe a ritroso diversi aspetti i quali ci riportano a noi, “coscienza
storica” di Nordici e Grigi nell’ultima istanza della mia idea. Non reputo
assurda una convivenza aperta sulla Terra, dopo la disclosure, fra umani,
Nordici e Grigi. Non escludo che la vita su pianeti abitabili abbia in alcuni
casi dei livelli preistorici, come quello registrato qui: sarebbe un grado
inferiore a noi e ancora più di base in profondità, se facciamo eccezione per
lo sviluppo del Logos. Ma io ho il sospetto che questa non sia una fase
pregressa, da cui si sarebbe evoluta la nostra umanità compiuta di base in
senso vero e proprio. L’uomo preistorico potrebbe pure risultare un regresso,
una degenerazione del Logos in direzione cinica. Abbiamo allora due possibilità
a partire da noi soglia di partenza logico-libidica: l’abbrutimento e il
transumanesimo diversificato. Umani, Nordici e Grigi sono ζῷα λόγον ἔχοντα, nel
modo in cui ho già sottolineato altrove. L’humanitas possiede una poliedricità
sottovalutata dai più. E se il soggetto “preistorico” fosse veramente un
imbarbarimento del genere biologico (Morlock) il compito dell’humanitas sarebbe
quello di riportare il Logos. Puntualizzo che io non credo in generale alla
teoria della modificazione genetica dell’ominide primitivo terrestre: mi pare
priva di fondamenti. Sulla Terra gli uomini preistorici si sono estinti, e, a
mio modestissimo avviso, la nuova e attuale umanità sarebbe sopraggiunta ex
novo a impiantare un sistema florofaunistico portato da qualche altra parte3.
I degenerati preistorici potrebbero essere presenti in altri sistemi solari,
accanto e separatamente alle, tra le altre, possibilità di Nordici e Grigi. La
Terra ora risulterebbe pertanto un circoscritto exemplum di umanità basilare né
evoluta né regredita, il gradino di partenza di tutte le possibilità, un gruppo
ideale da studiare con attenzione da parte di chi è andato più avanti, e in
maniera critica potrebbe rispecchiarsi in noi. Ho pensato a questo punto che
tutta la mia teoria distopica della storia umana4 culminante proprio
con il livello di Eloi e Morlock (il ritorno di una fase preistorica),
potenziale qua, possa essersi già svolta presso altre civiltà planetarie che
non abbiamo raggiunto la maturità nordica o grigia, o altra, alla volta del
Logos. Attribuisco alla mia fenomenologia negativa potenziale un valore
standard e universale formalmente applicabile in differenti sistemi involutisi.
Per il resto abbiamo: l’antropomorfo umano (il modello più comune sul primo
piano: più o meno assimilabile al nostro canone individuale e sociale), non in
grado di viaggi interplanetari; gli altri soggetti (sopra un piano superiore)
in possesso di una tecnologia avanzata, capaci di spostarsi nello spazio
cosmico con libertà. Dunque siamo nella condizione di poter rilevare tre
momenti cosmici nell’ambito esaminato: regresso, stasi, progresso. La nostra
civiltà planetaria non si è imbarbarita in guisa animalesca, tuttavia non si è
evoluta alla volta di una maturità razionalistica di massa: rimane in bilico,
secondo me, con una propensione di massa verso un orizzonte utopico negativo
piuttosto che in direzione di una crescita intellettuale allargata ai più.
Simile scenario si mostra quello offerto agli extraterrestri vogliosi di
intervenire in qualche modo: e noi abbiamo potuto sapere in merito di Grigi e
Nordici, entrati in azione con forme distinte variamente rilevate e
giudicabili. Dalle abduction, alle proposte di collaborazione e agli
avvistamenti la gamma dell’interazione non si rivela insignificante ma invece
anche inquietante. Pensiamo allo scontro, se effettivamente avvenuto, nella
base americana di Dulce fra umani e Grigi: costituisce qualcosa di poco
armonioso. Non tutte le prospettive sembrano promettere bene, e a dispetto del
fatto che l’unico accordo sorto tra umani e alieni di cui si sappia sia proprio
quello USA (Eisenhower) / Grigi. Non so se i Nordici abbiano stretto patti con
altre potenze. In ogni caso le manifestazioni di UAP e non umani danno in tale
quadro una ragione a Jung, sebbene non perfettamente in linea con la sua
versione psicanalitica. Risulta vero che dopo l’uso di armi atomiche gli
extraterrestri si sono fatti notare con accresciuta frequenza, e ciò soddisfa
la tesi junghiana di una crisi umana di senso esistenziale dove buonsenso e
razionalità matura si sono smarriti con gravi ripercussioni. Tale vuoto
distruttivo ha richiamato l’attenzione non solo dell’Inconscio collettivo, ma
altresì di alieni veri e propri interessati con sfumature diverse alle sorti
terrestri: in fin dei conti non valuto un guadagno per i non umani (i quali io
definisco transumani rispetto a noi) la distruzione della nostra specie (la
loro presunta matrice biologica: secondo me l’ibridazione è possibile su detta
parentela genetica alla radice). Che gli alieni siano concrete sostanze del
mondo non impedisce che la teoria di Jung possa essere valida nell’accezione
dell’autore, e che cioè ci siano extraterrestri in maniera effettiva
manifestazioni dell’Inconscio assoluto (espressioni inoltre dell’Ombra
universale). Nel mio pensiero filosofico sono addestrato a superare le
dicotomie che si prestano nella loro globalità a un uso scientifico: così ho
conciliato Freud e Jung, Aristotele e Hobbes proiettandoli sull’umanità
diversificata per grado di maturità libidica. Non facendo di tutta l’erba un
fascio anche nel nostro caso ufologico si possono contemplare due livelli di
realtà: uno autonomo sostanziale, un altro con autonomia proveniente dall’inconscio
impersonale in toto legato ai criteri della psicologia analitica. In tal guisa
si dà una validità parziale alle idee di Jacques Vallée (che non è junghiano):
la parafisicità ipotizzata da questo studioso potrebbe essere ricondotta senza
problemi nella mia sede di analisi alla visione junghiana. Mi sono
effettivamente chiesto come Rettiliani e Insettoidi facessero a costruire le
cose, da dove derivasse la loro “manualità” (tecnica) dal momento che rettili e
Insetti in natura non possiedono mani ma arti non tanto preposti alla “manipolazione”.
Quindi: o qualcuno ha ibridato l’umano in quella direzione insettoide e
rettiliana (e hanno acquisito mani adatte a “costruire” e un “cervello/mente”
all’altezza), oppure queste creature escono, con una veste simbolica (l’umanizzazione
dell’animale), dall’Inconscio impersonale: si appalesano, nella guisa in cui
diceva Jung, quali espressioni di un disagio psichico collettivo traumatico.
Noi troviamo animali antropomorfizzati nella favola di Pinocchio, il quale non
è una sorta di androide postumano circondato da extraterrestri. Certi
contattismi, certe addunzioni, certi avvistamenti potrebbero svolgersi con
dinamica junghiana. Laddove non compaiono prove scientifiche tangibili l’osservatore
rimane suscettibile di un fenomeno “parafisico” (junghiano): foto, filmati,
segni lasciati comprovano eventualmente un’ipnosi regressiva verso cui in linea
di principio non sarei molto fiducioso se isolata. Chi ci garantisce, in
assenza di ulteriore sostegno, che quanto rivelato in stato di incoscienza
ipnotica sia corrispondente a realtà sostanziale? Potrebbe trattarsi di un
contenuto dall’Inconscio assoluto. Ho sentito di alieni che parlano durante l’ipnosi
di colui la cui coscienza sia stata presa sotto loro controllo. Come si fa a
distinguere simile presunto extraterrestre da un complesso psichico che ha
assediato quello dell’Io? In tali situazioni necessitano elementi forti al fine
di poter dire che siamo davanti a una realtà aliena. Con una circoscritta
ipnosi regressiva in cui si descrive qualsiasi cosa e in cui parla magari l’alieno,
io ci andrei cauto. Sono junghiano, però per una mera questione di procedura
rigorosa accolgo l’idea parapsichica. Una cosa è un fatto con il suo contorno
di cronaca, un’altra cosa è una narrazione non agganciabile al factum (quod
verum est). Prendo i dettagli della scena con le pinze (ho già parlato dei
testi mitologici religiosi5), e se compare una circostanza di
abduction e addotto leggibile con la psicologia analitica, in mancanza di
tangibilità, rimango nel di essa campo. Le visioni ufologiche dei lucidi sono
più attendibili, specialmente se separate: chi qua, chi là, chi ora, chi dopo,
avvalorano un evento privo di riprese (quando si parla di cronaca, non di
mito). Però l’Io che dorme non esprime una razionalità deliberata, il suo
complesso potrebbe cadere in balia di un altro o riflettere immagini elaborate
dall’Inconscio impersonale. La teoria ufologica di Jung costituisce la prova di
verifica. Se non vogliamo cadere in errore dobbiamo essere razionalmente
rigorosi. Nelle mie considerazioni filosofiche sugli extraterrestri ad esempio
rimango ancorato a meccanismi di formulazione molto razionalisti: si può dire
sempre che siano ipotesi, tuttavia non che siano già di vacillante fondazione.
Io speculo proprio in termini filosofici, al pari dei miei predecessori greci
antichi. La gestione dei dati empirici non può essere scriteriata, sennò
rischieremmo di avanzare nell’esame senza un minimo di lucidità. Per esempio,
il famoso controllo mentale dei Rettiliani non risulta più comprensibile se lo
pensiamo come l’esercizio di un controllo prossimo esercitato da parte di un
complesso psichico aggressivo? Io la penso così. Perciò nella mia filosofia
ufologica non tutti gli extraterrestri sono sostanze concrete (Nordici, Grigi),
ve ne sono di “parafisici” di sostanza junghiana (Rettiliani, Insettoidi). E
ciò non vuol dire che i secondi non rappresentino una problematica seria: lo
sono, a modo loro, molto rilevante nella misura in cui Jung ha spiegato la
crisi della modernità tecnologizzata, la quale appunto subisce una “rivolta
psichica” attraverso quelle forme simboliche inquietanti e traumatizzanti. La
disclosure potrebbe, in generale, rimettere tutto a posto: a costo di un nuovo
trauma comportante anomia, ma un trauma alla fin fine benefico, catartico. I
Terrestri cominceranno a superare i loro problemi esistenziali nel momento in
cui demoliranno le barriere mentali (altresì nevrotiche) che li tengono
prigionieri. Allorché prenderanno coscienza di essere alcuni fra i tanti nell’Universo,
giudico che Rettiliani e Insettoidi non avranno più ragion d’essere (in virtù
del principio junghiano di individuazione). Gli alieni energivori psichici, per
me, sono complessi: Wilhelm Reich, in maniera alquanto contorta, c’era andato
vicino, anche se rimasto al di qua della verità (presunta). Nelle mie valutazioni,
non umani (postumani) rimangono concreti nella realtà sostanziale Nordici,
Grigi, et similes. Non voglio però liquidare del tutto la possibilità di
esistenza di Rettiliani e Insettoidi come provenuti da esperimenti di
ibridazione genetica forzata. Non cestino un’ipotesi reputata da me minoritaria
dacché rimane un’idea di possibilità sino a prova contraria (nella cornice
della su citata mia psicostoria ho previsto manipolazioni genetiche tra secondo
e terzo gradino). Sulla Terra do peso e validità all’interpretazione junghiana
della circostanza particolare, ma non invalido la “via del dottor Moreau”.
Ritengo il pensiero di Jung sugli UAP molto pertinente pure riguardo al
fenomeno, più recente, dei cerchi nel grano: al pari degli UFO (nella tesi originaria)
quelli potrebbero definirsi moderni mandala. Chi produce i crop circle utilizza
una forma simbolica che forse vuol esprimere proprio l’invito a individuarsi
nel Cosmo: prendere consapevolezza di un sistema plurale dove l’essere umano
non rappresenta l’unicum. Ho visto più volte menzionati i Rettiliani, però,
come illustrato, resto dubbioso circa una loro esistenza separata al di fuori
di manifestazioni dell’Inconscio collettivo.
NOTE
3 Per
approfondimenti:
4 La cronologia
sinottica e l’elenco dei miei elaborati inerenti alla mia filosofica
fenomenologia della distopica storia terrestre futura (psicostoria). Ogni lavoro
compare dentro miei saggi (la sequenza rispetta la cronologia di
pubblicazione). Questi miei scritti nascono come analisi autonome che
parallelamente si prestano a illustrare l’intreccio ipotizzato in un quadro fornito
di una logica interna.
1) “Il capitalismo impazzito di Aldous
Huxley” (saggio del 2015);
2) “La terribile distopia di H. G.
Wells”, in “Critica letteraria” (2017);
3) “La tanatolatria di de Sade”, in
“Filosofie sadiche” (2021);
4) “Una distopica ginoide contro la
mantide religiosa”, “Sex doll prima del Brave New World”, “Tra Primavera
Bobinski e la sadista Justine”, “Attacco all’inconscio collettivo”, in
“Letteratura e psicostoria” (2022);
5) “Induismo e Occidente”, in “Partita a
scacchi” (2022);
6) “La distopia della sciocchezza dei
fratelli Strugatzky”, in “Distopie occidentali” (2023);
7) “Intelligenza artificiale e stupidità
naturale”, in “Ritorno critico” (2024).
8) “Teologia transumanistica e
transgenderista”, in “Novità e ripresentazione” (2025).
9) “De Sade et quid ‘Squid game’ docet”
(saggio del 2025).
5 Vedasi nota 2.
