03 gennaio 2026

FILOSOFIA UFOLOGICA

di DANILO CARUSO
 
Nelle mie riflessioni filosofiche su alieni e Terrestri ho maturato un’ipotesi (la quale ignoro se già in qualche modo esposta) nella quale allineo le specie antropomorfe: umani, Nordici, Grigi, altri affini. L’impressione che ho ricavato è una comune origine di fondo dallo stesso tipo umano antropomorfo di base. Cioè: i Grigi potrebbero rivelarsi secondo me uno stadio postumanistico e transumanistico dell’umanità elementare rappresentata da noi. Da quel che ho appreso avrebbero una natura biologica e tecnologica unita a un superamento dei generi sessuali (ho affrontato il tema del transumanesimo in passato1). Non ho trovato un valido motivo il quale mi impedisse di pensare i Grigi quali umani evolutisi altrove in postumani lungo un iter di cui qua si intravede solo un’alba confusa e incerta. Questa teoria comprenderebbe anche i Nordici: soggetti umani con un’etica kantiana, dunque superiori in quanto più saggi rispetto ai violenti Terrestri. I primi sarebbero postumani nel versante della maturità, per così dire. Nei tre tipi al mio vaglio si nota che le pulsioni libidiche siano tendenzialmente dominanti fra i Terrestri, in junghiano equilibrio nei Nordici, assenti nei Grigi. La funzione sentimentale pare in questi sopraffatta dal Logos. Perciò risulterebbero non empatici, a differenza dei Nordici. Con non empatico non intendo cattivo. Il disinteresse grigio sulle sorti del pianeta potrebbe essere l’apparenza di un comportamento freddo in toto razionalistico, dietro al quale non escluderei un interesse di studio su quella che fu la loro presunta forma soggettiva originaria. Un’attenzione che si esplicherebbe anche attraverso abduction, e tutto ciò che attorno a esse si dice ruotare in molteplice guisa (esami medici, esperimenti di ibridazione, etc.). Una cosa su cui ho riflettuto, tra le varie, è la comunicazione telepatica grigia e nordica la quale mi ha ricordato il meccanismo wireless, e dunque qualcosa di postumanistico specificatosi tipicamente, nella mia ottica, in relazione alla specie. Il transumanesimo, partito dal grado più disordinato della libido, attraverserebbe a ritroso diversi aspetti i quali ci riportano a noi, “coscienza storica” di Nordici e Grigi nell’ultima istanza della mia idea. Non reputo assurda una convivenza aperta sulla Terra, dopo la disclosure, fra umani, Nordici e Grigi. Non escludo che la vita su pianeti abitabili abbia in alcuni casi dei livelli preistorici, come quello registrato qui: sarebbe un grado inferiore a noi e ancora più di base in profondità, se facciamo eccezione per lo sviluppo del Logos. Ma io ho il sospetto che questa non sia una fase pregressa, da cui si sarebbe evoluta la nostra umanità compiuta di base in senso vero e proprio. L’uomo preistorico potrebbe pure risultare un regresso, una degenerazione del Logos in direzione cinica. Abbiamo allora due possibilità a partire da noi soglia di partenza logico-libidica: l’abbrutimento e il transumanesimo diversificato. Umani, Nordici e Grigi sono ζῷα λόγον ἔχοντα, nel modo in cui ho già sottolineato altrove. L’humanitas possiede una poliedricità sottovalutata dai più. E se il soggetto “preistorico” fosse veramente un imbarbarimento del genere biologico (Morlock) il compito dell’humanitas sarebbe quello di riportare il Logos. Puntualizzo che io non credo in generale alla teoria della modificazione genetica dell’ominide primitivo terrestre: mi pare priva di fondamenti. Sulla Terra gli uomini preistorici si sono estinti, e, a mio modestissimo avviso, la nuova e attuale umanità sarebbe sopraggiunta ex novo a impiantare un sistema florofaunistico portato da qualche altra parte3. I degenerati preistorici potrebbero essere presenti in altri sistemi solari, accanto e separatamente alle, tra le altre, possibilità di Nordici e Grigi. La Terra ora risulterebbe pertanto un circoscritto exemplum di umanità basilare né evoluta né regredita, il gradino di partenza di tutte le possibilità, un gruppo ideale da studiare con attenzione da parte di chi è andato più avanti, e in maniera critica potrebbe rispecchiarsi in noi. Ho pensato a questo punto che tutta la mia teoria distopica della storia umana4 culminante proprio con il livello di Eloi e Morlock (il ritorno di una fase preistorica), potenziale qua, possa essersi già svolta presso altre civiltà planetarie che non abbiamo raggiunto la maturità nordica o grigia, o altra, alla volta del Logos. Attribuisco alla mia fenomenologia negativa potenziale un valore standard e universale formalmente applicabile in differenti sistemi involutisi. Per il resto abbiamo: l’antropomorfo umano (il modello più comune sul primo piano: più o meno assimilabile al nostro canone individuale e sociale), non in grado di viaggi interplanetari; gli altri soggetti (sopra un piano superiore) in possesso di una tecnologia avanzata, capaci di spostarsi nello spazio cosmico con libertà. Dunque siamo nella condizione di poter rilevare tre momenti cosmici nell’ambito esaminato: regresso, stasi, progresso. La nostra civiltà planetaria non si è imbarbarita in guisa animalesca, tuttavia non si è evoluta alla volta di una maturità razionalistica di massa: rimane in bilico, secondo me, con una propensione di massa verso un orizzonte utopico negativo piuttosto che in direzione di una crescita intellettuale allargata ai più. Simile scenario si mostra quello offerto agli extraterrestri vogliosi di intervenire in qualche modo: e noi abbiamo potuto sapere in merito di Grigi e Nordici, entrati in azione con forme distinte variamente rilevate e giudicabili. Dalle abduction, alle proposte di collaborazione e agli avvistamenti la gamma dell’interazione non si rivela insignificante ma invece anche inquietante. Pensiamo allo scontro, se effettivamente avvenuto, nella base americana di Dulce fra umani e Grigi: costituisce qualcosa di poco armonioso. Non tutte le prospettive sembrano promettere bene, e a dispetto del fatto che l’unico accordo sorto tra umani e alieni di cui si sappia sia proprio quello USA (Eisenhower) / Grigi. Non so se i Nordici abbiano stretto patti con altre potenze. In ogni caso le manifestazioni di UAP e non umani danno in tale quadro una ragione a Jung, sebbene non perfettamente in linea con la sua versione psicanalitica. Risulta vero che dopo l’uso di armi atomiche gli extraterrestri si sono fatti notare con accresciuta frequenza, e ciò soddisfa la tesi junghiana di una crisi umana di senso esistenziale dove buonsenso e razionalità matura si sono smarriti con gravi ripercussioni. Tale vuoto distruttivo ha richiamato l’attenzione non solo dell’Inconscio collettivo, ma altresì di alieni veri e propri interessati con sfumature diverse alle sorti terrestri: in fin dei conti non valuto un guadagno per i non umani (i quali io definisco transumani rispetto a noi) la distruzione della nostra specie (la loro presunta matrice biologica: secondo me l’ibridazione è possibile su detta parentela genetica alla radice). Che gli alieni siano concrete sostanze del mondo non impedisce che la teoria di Jung possa essere valida nell’accezione dell’autore, e che cioè ci siano extraterrestri in maniera effettiva manifestazioni dell’Inconscio assoluto (espressioni inoltre dell’Ombra universale). Nel mio pensiero filosofico sono addestrato a superare le dicotomie che si prestano nella loro globalità a un uso scientifico: così ho conciliato Freud e Jung, Aristotele e Hobbes proiettandoli sull’umanità diversificata per grado di maturità libidica. Non facendo di tutta l’erba un fascio anche nel nostro caso ufologico si possono contemplare due livelli di realtà: uno autonomo sostanziale, un altro con autonomia proveniente dall’inconscio impersonale in toto legato ai criteri della psicologia analitica. In tal guisa si dà una validità parziale alle idee di Jacques Vallée (che non è junghiano): la parafisicità ipotizzata da questo studioso potrebbe essere ricondotta senza problemi nella mia sede di analisi alla visione junghiana. Mi sono effettivamente chiesto come Rettiliani e Insettoidi facessero a costruire le cose, da dove derivasse la loro “manualità” (tecnica) dal momento che rettili e Insetti in natura non possiedono mani ma arti non tanto preposti alla “manipolazione”. Quindi: o qualcuno ha ibridato l’umano in quella direzione insettoide e rettiliana (e hanno acquisito mani adatte a “costruire” e un “cervello/mente” all’altezza), oppure queste creature escono, con una veste simbolica (l’umanizzazione dell’animale), dall’Inconscio impersonale: si appalesano, nella guisa in cui diceva Jung, quali espressioni di un disagio psichico collettivo traumatico. Noi troviamo animali antropomorfizzati nella favola di Pinocchio, il quale non è una sorta di androide postumano circondato da extraterrestri. Certi contattismi, certe addunzioni, certi avvistamenti potrebbero svolgersi con dinamica junghiana. Laddove non compaiono prove scientifiche tangibili l’osservatore rimane suscettibile di un fenomeno “parafisico” (junghiano): foto, filmati, segni lasciati comprovano eventualmente un’ipnosi regressiva verso cui in linea di principio non sarei molto fiducioso se isolata. Chi ci garantisce, in assenza di ulteriore sostegno, che quanto rivelato in stato di incoscienza ipnotica sia corrispondente a realtà sostanziale? Potrebbe trattarsi di un contenuto dall’Inconscio assoluto. Ho sentito di alieni che parlano durante l’ipnosi di colui la cui coscienza sia stata presa sotto loro controllo. Come si fa a distinguere simile presunto extraterrestre da un complesso psichico che ha assediato quello dell’Io? In tali situazioni necessitano elementi forti al fine di poter dire che siamo davanti a una realtà aliena. Con una circoscritta ipnosi regressiva in cui si descrive qualsiasi cosa e in cui parla magari l’alieno, io ci andrei cauto. Sono junghiano, però per una mera questione di procedura rigorosa accolgo l’idea parapsichica. Una cosa è un fatto con il suo contorno di cronaca, un’altra cosa è una narrazione non agganciabile al factum (quod verum est). Prendo i dettagli della scena con le pinze (ho già parlato dei testi mitologici religiosi5), e se compare una circostanza di abduction e addotto leggibile con la psicologia analitica, in mancanza di tangibilità, rimango nel di essa campo. Le visioni ufologiche dei lucidi sono più attendibili, specialmente se separate: chi qua, chi là, chi ora, chi dopo, avvalorano un evento privo di riprese (quando si parla di cronaca, non di mito). Però l’Io che dorme non esprime una razionalità deliberata, il suo complesso potrebbe cadere in balia di un altro o riflettere immagini elaborate dall’Inconscio impersonale. La teoria ufologica di Jung costituisce la prova di verifica. Se non vogliamo cadere in errore dobbiamo essere razionalmente rigorosi. Nelle mie considerazioni filosofiche sugli extraterrestri ad esempio rimango ancorato a meccanismi di formulazione molto razionalisti: si può dire sempre che siano ipotesi, tuttavia non che siano già di vacillante fondazione. Io speculo proprio in termini filosofici, al pari dei miei predecessori greci antichi. La gestione dei dati empirici non può essere scriteriata, sennò rischieremmo di avanzare nell’esame senza un minimo di lucidità. Per esempio, il famoso controllo mentale dei Rettiliani non risulta più comprensibile se lo pensiamo come l’esercizio di un controllo prossimo esercitato da parte di un complesso psichico aggressivo? Io la penso così. Perciò nella mia filosofia ufologica non tutti gli extraterrestri sono sostanze concrete (Nordici, Grigi), ve ne sono di “parafisici” di sostanza junghiana (Rettiliani, Insettoidi). E ciò non vuol dire che i secondi non rappresentino una problematica seria: lo sono, a modo loro, molto rilevante nella misura in cui Jung ha spiegato la crisi della modernità tecnologizzata, la quale appunto subisce una “rivolta psichica” attraverso quelle forme simboliche inquietanti e traumatizzanti. La disclosure potrebbe, in generale, rimettere tutto a posto: a costo di un nuovo trauma comportante anomia, ma un trauma alla fin fine benefico, catartico. I Terrestri cominceranno a superare i loro problemi esistenziali nel momento in cui demoliranno le barriere mentali (altresì nevrotiche) che li tengono prigionieri. Allorché prenderanno coscienza di essere alcuni fra i tanti nell’Universo, giudico che Rettiliani e Insettoidi non avranno più ragion d’essere (in virtù del principio junghiano di individuazione). Gli alieni energivori psichici, per me, sono complessi: Wilhelm Reich, in maniera alquanto contorta, c’era andato vicino, anche se rimasto al di qua della verità (presunta). Nelle mie valutazioni, non umani (postumani) rimangono concreti nella realtà sostanziale Nordici, Grigi, et similes. Non voglio però liquidare del tutto la possibilità di esistenza di Rettiliani e Insettoidi come provenuti da esperimenti di ibridazione genetica forzata. Non cestino un’ipotesi reputata da me minoritaria dacché rimane un’idea di possibilità sino a prova contraria (nella cornice della su citata mia psicostoria ho previsto manipolazioni genetiche tra secondo e terzo gradino). Sulla Terra do peso e validità all’interpretazione junghiana della circostanza particolare, ma non invalido la “via del dottor Moreau”. Ritengo il pensiero di Jung sugli UAP molto pertinente pure riguardo al fenomeno, più recente, dei cerchi nel grano: al pari degli UFO (nella tesi originaria) quelli potrebbero definirsi moderni mandala. Chi produce i crop circle utilizza una forma simbolica che forse vuol esprimere proprio l’invito a individuarsi nel Cosmo: prendere consapevolezza di un sistema plurale dove l’essere umano non rappresenta l’unicum. Ho visto più volte menzionati i Rettiliani, però, come illustrato, resto dubbioso circa una loro esistenza separata al di fuori di manifestazioni dell’Inconscio collettivo.
 
 
NOTE
 
 

3 Per approfondimenti:
 
4 La cronologia sinottica e l’elenco dei miei elaborati inerenti alla mia filosofica fenomenologia della distopica storia terrestre futura (psicostoria). Ogni lavoro compare dentro miei saggi (la sequenza rispetta la cronologia di pubblicazione). Questi miei scritti nascono come analisi autonome che parallelamente si prestano a illustrare l’intreccio ipotizzato in un quadro fornito di una logica interna.

 

 
1) “Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley” (saggio del 2015);
 
2) “La terribile distopia di H. G. Wells”, in “Critica letteraria” (2017);
 
3) “La tanatolatria di de Sade”, in “Filosofie sadiche” (2021);
 
4) “Una distopica ginoide contro la mantide religiosa”, “Sex doll prima del Brave New World”, “Tra Primavera Bobinski e la sadista Justine”, “Attacco all’inconscio collettivo”, in “Letteratura e psicostoria” (2022);
 
5) “Induismo e Occidente”, in “Partita a scacchi” (2022);
 
6) “La distopia della sciocchezza dei fratelli Strugatzky”, in “Distopie occidentali” (2023);
 
7) “Intelligenza artificiale e stupidità naturale”, in “Ritorno critico” (2024).
 
8) “Teologia transumanistica e transgenderista”, in “Novità e ripresentazione” (2025).
 
9) “De Sade et quid ‘Squid game’ docet” (saggio del 2025).
 
5 Vedasi nota 2.