01 gennaio 2026

IL FLAUTO, LA BRIOCHE E LA RAGIONE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) mentre sono a colazione con Mozart (a casa di lui) sventano il furto a opera di Eva Kant e Diabolik del "flauto magico" mediante il quale il celeberrimo compositore aveva derattizzato Vienna. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: Il Flauto, la Brioche e la Ragione
 
Vienna si svegliava con l’odore del caffè e del pane caldo, e nella casa di Wolfgang Amadeus Mozart la colazione era un rito allegro, quasi musicale. Sul tavolo: brioche dorate, confettura di albicocche e una teiera che fischiava con un intervallo perfetto.
 
Mozart, in vestaglia, dirigeva il servizio come fosse un’ouverture.
«Il tempo giusto per pensare è quello della colazione», dichiarò con aria solenne, versando il caffè.
 
Alla sua destra sedeva Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, lo sguardo vigile di chi legge il mondo come un testo stratificato. Spezzò la brioche con metodo, come se stesse analizzando un sonetto.
«La musica», osservò, «è un sistema di segni che educa l’udito alla libertà. E il Flauto Magico—» fece una pausa, come a sottolineare una tesi «—è un trattato morale travestito da fiaba.»
 
Alla sinistra di Mozart, Juliette, antieroina dal sorriso ironico e dallo spirito indocile, sorseggiava il tè senza fretta. La sua forma mentis non chiedeva permesso alla morale: la sfidava.
«Trattato o no», disse, «un flauto che scaccia i ratti con una melodia è un potere raro. E i poteri attirano i predatori.»
 
Come se la frase fosse un recitativo profetico, un’ombra scivolò dietro le tende. In realtà, due. Eva Kant e Diabolik si muovevano con la precisione di un duo ben rodato. Il loro obiettivo: il celebre flauto con cui Mozart aveva, con geniale pragmatismo, liberato Vienna dai ratti, trasformando l’igiene urbana in leggenda musicale.
 
Diabolik, mascherato, aprì una teca con un gesto impeccabile. Eva controllava il corridoio, elegante e attenta.
«Un colpo rapido», sussurrò. «L’arte vale più dell’oro.»
 
Ma in cucina, il trio aveva già cambiato tonalità.
 
Juliette posò la tazza. «Li sento. L’avidità ha un passo riconoscibile.»
Caruso sorrise appena. «Il furto è un atto narrativo: introduce un conflitto. Sta a noi riscriverne il finale.»
Mozart, entusiasta, batté le mani. «Allora improvvisiamo!»
 
Il compositore prese un altro flauto—simile, ma accordato diversamente—e intonò una melodia lieve, quasi domestica. Non era quella famosa, ma un contrappunto ingegnoso. Le note rimbalzarono per la casa, creando un labirinto sonoro.
 
Diabolik esitò: il suono sembrava guidarlo… ma verso la dispensa. Eva, sorpresa, scivolò su un tappeto che Juliette aveva spostato con noncuranza calcolata. Nessuna violenza, solo l’ironia della sorte.
 
Caruso intervenne con calma: «Ogni sistema chiuso, se perturbato, rivela le sue crepe. Anche il vostro.»
Juliette, con un inchino teatrale, aggiunse: «Consideratelo un invito a colazione… ma senza refurtiva.»
 
Mozart concluse l’aria con una cadenza brillante. Il vero Flauto Magico restava al suo posto, silenzioso e salvo.
 
Eva Kant sospirò, riconoscendo l’eleganza della sconfitta. Diabolik strinse i denti, poi sorrise: «Ben suonato, maestro.»
 
Quando gli intrusi se ne andarono—più per ammirazione che per costrizione—la casa tornò al suo ritmo. Mozart riempì di nuovo le tazze.
«Vedete?» disse. «La musica risolve.»
 
Caruso annuì. «E il pensiero interpreta.»
Juliette concluse, mordendo una brioche: «Ma senza un po’ di audacia, nessuna melodia cambia il mondo.»
 
Fuori, Vienna respirava tranquilla. Dentro, tra caffè e filosofia, il Flauto Magico riposava, pronto a suonare ancora—non solo contro i ratti, ma contro ogni furto di armonia.