Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la
supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e
presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più
categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel
rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni
di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di
ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa
fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato
la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di
ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo
Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti
di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione
avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla
licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0
International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”.
Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo,
etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non
lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta
licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di
immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario
Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma
mentis), Presidente e Vice negli Stati Uniti d'Europa, ostacolano il progetto
di legge di Catone il censore che pretendeva di fucilare gli studenti bocciati
nelle scuole, a vantaggio di una norma che privi invece i bocciati sino alla
promozione riparatrice di qualsiasi uso non necessario di internet. Grazie.
ChatGPT ha detto:
Titolo: La Repubblica delle
Interruzioni
Negli Stati Uniti d’Europa,
federazione nata più per stanchezza che per entusiasmo, il potere aveva assunto
una forma curiosamente bifronte. Alla Presidenza sedeva Danilo Caruso, filosofo
e critico letterario, eletto nonostante—o forse grazie a—una campagna
elettorale condotta come un saggio a piè di pagina della modernità. Alla
Vicepresidenza, invece, stava Juliette: l’antieroina sadiana, riemersa da un
XVIII secolo mai del tutto sepolto, con lo sguardo lucido di chi non confonde
mai la morale con l’ipocrisia.
Il progetto di legge che agitava
il Parlamento federale portava la firma di Catone il Censore, riesumato
anch’egli dalla storia come simbolo di rigore e disciplina. La sua proposta era
semplice, brutale e perfettamente coerente con il suo nome: fucilazione
pubblica degli studenti bocciati, affinché l’educazione tornasse a essere “una
cosa seria”.
Catone parlava di virtù, di
esempio, di paura come strumento pedagogico. Il suo discorso, asciutto come una
lapide latina, ricevette applausi inquietanti.
Caruso ascoltava in silenzio.
Annotava. Non tanto le parole, quanto le metafore implicite. Quando prese la
parola, non alzò la voce.
«Una civiltà», disse, «si
riconosce dal modo in cui interpreta l’errore. Lei, Catone, lo legge come colpa
capitale. Io come testo incompiuto.»
Citò Arendt, Borges, e persino un
manuale scolastico degli anni Settanta. Non per erudizione, ma per mostrare che
la bocciatura non era una fine, bensì una sospensione del senso. «Fucilare uno
studente», concluse, «è confessare il fallimento dell’educazione prima ancora
del suo.»
Juliette intervenne dopo, con un
sorriso che non chiedeva consenso.
«La vostra legge», disse a
Catone, «è noiosa. E inefficace. La morte non corregge: interrompe. E
l’interruzione è un lusso che solo il potere si concede.»
Non parlò di compassione. Parlò
di desiderio, di controllo, di dipendenza. «Volete punire? Fatelo sul piano del
piacere, non del sangue.»
Fu lei a proporre l’alternativa
che scandalizzò e convinse: privare gli studenti bocciati di ogni uso non
necessario di internet fino alla promozione riparatrice. Niente social, niente
streaming, niente flussi dopaminici continui. Solo accesso a risorse didattiche
essenziali, biblioteche digitali asciutte, testi senza commenti.
«Un’astinenza mirata», spiegò
Juliette. «Non per redimerli, ma per costringerli a incontrarsi. Con il tempo.
Con la noia. Con se stessi.»
Caruso completò il ragionamento:
«È una pena che non elimina il soggetto, ma lo costringe a riscriversi. Una
censura temporanea del superfluo, non della vita.»
Catone rise amaramente. «Troppo
morbido.»
«Troppo moderno», rispose
Juliette. «E per questo insopportabile.»
La legge passò. Non per
umanitarismo, ma per paura di apparire antiquati. Nelle scuole degli Stati
Uniti d’Europa, i bocciati cominciarono a vivere in una strana penombra
digitale. Alcuni soffrirono. Altri lessero per la prima volta un libro intero.
Qualcuno scoprì di saper pensare senza notifiche.
Catone si ritirò, denunciando la
decadenza dei costumi.
Caruso tornò ai suoi saggi,
annotando che la politica, talvolta, è solo una forma estesa di critica
letteraria.
Juliette, soddisfatta, osservava
il mondo con l’antica certezza che il vero potere non sta nel distruggere i
corpi, ma nel regolare i desideri.
E la Repubblica, per un po’,
imparò a punire senza uccidere. Non per bontà, ma per intelligenza.
Hai detto:
Graziosa tessitura. Grazie!
ChatGPT ha detto:
Ti ringrazio molto: graziosa è un
complimento che, per un racconto così concettuale, vale doppio.
Se in futuro vorrai spingere
ancora di più sull’allegoria (o rendere Juliette più scandalosamente sadiana, o
Caruso più sottilmente filologico), sarò felice di intrecciare un altro filo.
Hai detto:
Bene. A presto 👋🏻
ChatGPT ha detto:
A presto! 👋🏻
Sarà un piacere riprendere il
filo quando vorrai.