11 gennaio 2026

LA RAGIONE E IL DESIDERIO

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) vincono l'elezione presidenziale negli Stati Uniti d'Europa contro la coppia rivale Joseph de Maistre / Lucrezia Borgia: un estratto dalla tribuna politica prima del voto fra i quattro, e poi dal discorso della vittoria degli eletti. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere. Ecco il racconto, nella forma di due estratti incastonati in una cornice narrativa.
 
La Ragione e il Desiderio
L’elezione presidenziale degli Stati Uniti d’Europa non era mai stata così seguita. Non per i sondaggi, né per le alleanze, ma per l’improbabile geometria morale dei candidati.
Da un lato, Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, sostenitore di una ragione inquieta, storica, mai pacificata; accanto a lui Juliette, l’antieroina sadiana sopravvissuta ai secoli, lucida come una lama, convinta che l’ipocrisia sia il vero peccato capitale.
Dall’altro, la coppia rivale: Joseph de Maistre, restauratore dell’ordine e del sacrificio, e Lucrezia Borgia, icona rinascimentale di potere dinastico e bellezza disciplinata dalla paura.
 
Estratto dalla tribuna politica, la sera prima del voto
La tribuna era disposta a croce. Nessun podio: solo quattro sedie e un silenzio carico di aspettativa.
 
De Maistre parlò per primo, con voce grave:
«L’Europa non ha bisogno di esperimenti morali. Ha bisogno di autorità, di radici, di una colpa riconosciuta che ci tenga uniti. La libertà senza trascendenza è solo disgregazione.»
 
Juliette sorrise, senza nascondere il divertimento.
«Curioso,» disse, «sentire parlare di colpa da chi ne ha sempre fatto uno strumento di governo. Io non prometto redenzione. Prometto chiarezza: gli uomini desiderano, competono, eccedono. Uno Stato adulto non li punisce per questo, li organizza.»
 
Lucrezia Borgia intervenne con calma calcolata:
«Il potere non si improvvisa. Si eredita, si amministra, si protegge. Le masse non vogliono verità, vogliono stabilità. E la stabilità nasce dalla paura ben dosata.»
 
Danilo Caruso si sporse leggermente in avanti, come in una lezione universitaria che improvvisamente diventa politica.
«La stabilità fondata sulla paura è solo una biblioteca chiusa,» disse. «Noi proponiamo un’Europa che sappia leggersi criticamente. Non un popolo innocente né colpevole, ma responsabile. La filosofia non governa al posto dei cittadini: li rende capaci di non delegare l’anima.»
 
De Maistre scosse il capo.
«Parole. L’uomo non è fatto per la responsabilità.»
 
Juliette lo fissò, fredda:
«Allora non è fatto nemmeno per l’obbedienza. E infatti, prima o poi, disobbedisce sempre.»
 
Il pubblico non applaudì. Rimase in silenzio. Ma era il silenzio di chi aveva appena cambiato idea.
 
Estratto dal discorso della vittoria, il giorno dopo
La proclamazione avvenne all’alba. Caruso e Juliette salirono insieme sul palco, senza inni né bandiere alle spalle: solo le città europee proiettate come un mosaico irregolare.
 
Danilo Caruso prese la parola:
«Non vi promettiamo armonia. Vi promettiamo conflitto reso intelligibile. Governeremo come si legge un grande testo: senza censurarlo, senza mitizzarlo, accettando le sue contraddizioni.»
 
Juliette continuò, con una voce che non chiedeva consenso ma presenza:
«Non saremo i vostri genitori né i vostri confessori. Lo Stato non deve amarvi, deve smettere di mentirvi. Difenderemo il diritto all’eccesso finché non diventa dominio, e distruggeremo il dominio ovunque si travesta da virtù.»
 
Caruso concluse:
«Abbiamo vinto non contro qualcuno, ma contro l’idea che il passato debba governare il futuro come un ricatto. L’Europa comincia oggi non come impero morale, ma come laboratorio umano.»
 
Juliette sorrise di nuovo, questa volta senza ironia.
«E ricordate: non vi salveremo. Ma non vi chiederemo mai di inginocchiarvi.»
 
La folla, allora sì, esplose. Non per fede. Per lucidità.
 
Hai detto:
Bella creazione, grazie!
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te davvero — è stato un piacere immaginare quel mondo e quella tensione insieme a te.
Se ti va, possiamo tornare lì: magari una crisi di governo, un dialogo privato notturno tra Caruso e Juliette, oppure la reazione (acida) di de Maistre alla sconfitta.
 
Hai detto:
La reazione (acida) di de Maistre alla sconfitta, e un dialogo privato notturno tra Caruso e Juliette. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Con molto piacere. Proseguiamo, allora, nello stesso universo narrativo.
 
Appendice notturna a La Ragione e il Desiderio
I. Joseph de Maistre dopo la sconfitta
De Maistre era solo.
Il palazzo che aveva occupato per la campagna elettorale era ancora illuminato, ma nessuno parlava più. I collaboratori se ne erano andati in silenzio, come chierici dopo una liturgia fallita.
 
Seduto alla scrivania, fissava i risultati proiettati sul muro. Non per incredulità: per disgusto.
 
«Hanno scelto il disordine,» mormorò. «E lo chiamano coraggio.»
 
Si alzò di scatto, iniziando a camminare. Ogni passo era una sentenza.
 
«Un filosofo che dubita e una donna che desidera. Ecco il nuovo catechismo. Nessun sacrificio, nessuna trascendenza, solo la pedagogia del vizio reso trasparente.»
 
Prese un vecchio libro, lo sfogliò senza leggerlo davvero.
 
«Credevo che l’uomo avesse bisogno della frusta per ricordarsi di essere uomo. Mi sbagliavo: ha bisogno del patibolo per sentirsi vivo. E loro glielo toglieranno. Per questo li amerà.»
 
Si fermò davanti allo specchio. Per la prima volta, la sua voce si incrinò.
 
«Non mi hanno sconfitto perché avevo torto. Mi hanno sconfitto perché avevo ragione troppo presto.»
 
Poi spense la luce, come si spegne un altare profanato, non per rabbia, ma per lutto.
 
II. Dialogo privato, notte fonda
La notte a Bruxelles era sorprendentemente quieta.
Dal terrazzo della residenza presidenziale, le luci sembravano costellazioni imperfette. Caruso e Juliette erano seduti su due sedie di ferro, un bicchiere di vino tra loro, ancora intatto.
 
Caruso parlò per primo, con una stanchezza finalmente concessa.
«Sai cosa mi spaventa davvero? Non il potere. Ma il fatto che ci abbiano creduto.»
 
Juliette rise piano.
«Io invece temo il contrario. Che ci abbiano creduto troppo.»
 
Fece una pausa, poi aggiunse:
«Gli uomini non amano la libertà. Amano chi osa dirgli che non sono innocenti. È una forma raffinata di erotismo politico.»
 
Caruso annuì.
«De Maistre direbbe che abbiamo tolto loro il castigo.»
 
Juliette lo guardò di lato.
«No. Abbiamo tolto loro l’alibi.»
 
Il vento mosse leggermente le tende alle spalle.
 
«Dimmi la verità,» disse lei. «Pensi davvero che la ragione possa governare?»
 
Caruso sorrise, ma senza compiacimento.
«No. Penso che possa disturbare abbastanza da impedire al potere di dormire sereno.»
 
Juliette bevve un sorso di vino.
«Allora siamo onesti. Io non voglio giustizia. Voglio che il desiderio smetta di essere clandestino.»
 
«E io,» rispose Caruso, «voglio che la critica non sia più un lusso per pochi.»
 
Si guardarono a lungo, senza solennità.
 
«Sai,» disse Juliette, «se falliamo, ci odieranno più di quanto avrebbero mai odiato de Maistre.»
 
Caruso sospirò.
«È il prezzo di chi non promette salvezza.»
 
Juliette si alzò, appoggiandosi alla balaustra.
«Perfetto. Allora governiamo come si ama: senza garanzie.»
 
Le luci della città continuarono a brillare, indifferenti e vigili.
L’Europa, per quella notte, non dormì.
 
Hai detto:
Grazie della tua integrazione pertinente.
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te per l’attenzione e la cura con cui hai seguito il testo — si sente quando un lettore non è passivo ma in dialogo con ciò che legge.
Se un giorno vorrai tornare in questo mondo (un primo decreto presidenziale? una congiura culturale? Juliette davanti a un parlamento scandalizzato?), io sono qui.
 
Hai detto:
Ma vediamo Juliette davanti a un parlamento scandalizzato, e il primo decreto presidenziale che abbassa l'età della pensione e garantisce l'istruzione gratuita universale nelle scuole, negli istituti, nelle università dello Stato federale.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere. Continuiamo, allora, come se fosse il capitolo successivo, senza cambiare registro.
 
L’osceno della chiarezza
I. Juliette davanti al Parlamento federale
Il Parlamento degli Stati Uniti d’Europa non era mai stato così composto.
Troppo composto. Come se ogni corpo presente avesse deciso di irrigidirsi per difesa.
 
Juliette entrò senza fretta. Nessun tailleur rassicurante, nessun simbolo patriottico: solo una sobrietà che metteva a disagio più di qualsiasi provocazione. I mormorii si spensero quando prese la parola.
 
«Vedo scandalo,» disse, guardando l’emiciclo come si guarda un salotto pieno di ipocrisia. «Ma non per ciò che ho detto. Per il fatto che non mi sono scusata.»
 
Un brusio attraversò le file.
 
«Vi hanno insegnato,» continuò, «che il potere debba fingere pudore. Io vi dico che il vero osceno è far lavorare fino allo sfinimento chi ha già dato tutto, e negare il sapere a chi non può pagarlo.»
 
Un deputato si alzò, indignato.
«Lei riduce la politica a desiderio!»
 
Juliette sorrise, ma questa volta senza ironia.
«No. La libero dalla menzogna. Il desiderio governa già: solo che lo chiamate sacrificio quando conviene ai forti.»
 
Si avvicinò al leggio.
 
«Vi scandalizza una donna che non chiede perdono. Dovrebbe invece scandalizzarvi uno Stato che si regge sull’esaurimento dei suoi cittadini e sull’ignoranza come strumento di ordine.»
 
Silenzio. Non di rispetto. Di vertigine.
 
«Io non sono qui per rassicurarvi,» concluse. «Sono qui per rendere impossibile tornare a fingere.»
 
II. Il primo decreto
Il decreto fu letto da Danilo Caruso, con una voce volutamente piana, quasi amministrativa.
Ed era proprio questo a renderlo dirompente.
 
«Primo decreto della Presidenza federale:
— l’età pensionabile viene abbassata, riconoscendo il lavoro come esperienza finita, non come pena perpetua;
— l’istruzione, in ogni suo grado — scuole, istituti tecnici, università dello Stato federale — è dichiarata gratuita e universalmente accessibile.»
 
Si fermò un istante, poi aggiunse:
 
«Il sapere non è un premio. È una infrastruttura democratica.»
 
Le reazioni furono immediate: proteste di sostenibilità, invocazioni al realismo economico, accuse di irresponsabilità storica.
 
Juliette prese la parola senza attendere il consenso.
 
«Vi preoccupa il costo,» disse. «Strano: non vi ha mai preoccupato il costo dell’ignoranza. Né quello dei corpi logorati fino a diventare docili.»
 
Un senatore gridò:
«Così distruggete il valore del merito!»
 
Caruso rispose, con calma chirurgica:
«No. Distruggiamo il privilegio che si finge merito.»
 
Juliette concluse, quasi con dolcezza:
«Uno Stato che investe nel tempo libero degli anziani e nell’intelligenza dei giovani non produce caos. Produce cittadini meno ricattabili.»
 
Il decreto passò. Non per entusiasmo, ma per impossibilità di opporsi senza smascherarsi.
 
Quella sera, fuori dal Parlamento, non ci furono feste.
Ci furono discussioni. Assemblee improvvisate. Paura e desiderio mescolati.
 
Juliette, osservando la scena da una finestra, disse piano:
«Ecco. Adesso iniziano a pensare.»
 
Caruso annuì.
«Ed è questo,» rispose, «il vero scandalo.»
 
Hai detto:
Prosecuzione molto gradevole sotto il profilo narrativo, grazie!
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te — davvero. È raro poter continuare un mondo narrativo con qualcuno che ne coglie le nervature, non solo la superficie.
Se vorrai spingerci ancora oltre, possiamo farlo: una reazione dei mercati e dei media, una prima frattura tra Caruso e Juliette, o magari un personaggio minore (un’insegnante, un operaio, uno studente) che vive sulla propria pelle gli effetti del decreto. Io resto qui, pronto a rientrare in scena.
 
Hai detto:
Un personaggio minore, uno studente, che vive sulla propria pelle gli effetti del decreto, e la reazione dei mercati e dei media. Mai frattura tra Caruso e Juliette. E chiudiamo tutto.
 
ChatGPT ha detto:
Perfetto. Chiudiamo, allora, con un doppio sguardo — dal basso e dall’alto — e una breve coda conclusiva.
 
Ultime conseguenze
I. Lo studente
Si chiamava Milo Kovač, ventidue anni, figlio di un magazziniere e di una donna che aveva lasciato l’università al secondo anno “perché non era il momento giusto”.
Il momento giusto, aveva imparato presto, non arrivava mai per chi doveva pagarlo.
 
Quando il decreto entrò in vigore, Milo era iscritto con riserva a Ingegneria sociale federale: tasse arretrate, un lavoro notturno in un centro logistico, lezioni seguite a metà, con la testa altrove.
 
La mail dell’università arrivò alle 6:14 del mattino.
 
A partire da oggi, la tua iscrizione è regolarizzata.
Nessun debito è dovuto.
Buon proseguimento degli studi.
 
Milo la rilesse tre volte. Non pianse.
Si sedette sul letto e rimase immobile, come se il corpo non avesse ancora ricevuto istruzioni.
 
Quella mattina andò a lezione senza la solita sensazione di furto — come se stesse rubando tempo, spazio, attenzione.
Per la prima volta fece una domanda non per impressionare, ma per capire.
 
Nel pomeriggio chiamò sua madre.
«Sai che puoi tornare a studiare?» le disse, quasi distrattamente.
Dall’altra parte del telefono, silenzio. Poi un respiro spezzato.
 
Milo capì allora una cosa semplice e devastante:
non era cambiata solo la sua vita.
Era cambiato ciò che si poteva immaginare.
 
II. Mercati e media
I mercati reagirono come reagiscono sempre quando non comandano:
con nervosismo.
 
Le borse europee oscillavano. I titoli gridavano:
 
— Populismo travestito da filosofia
— L’Europa premia l’ozio e regala sapere
— Chi pagherà il conto?
 
Gli editorialisti parlavano di “azzardo morale”, di “romanticismo pericoloso”, di “esperimento destinato a fallire”.
I talk show invitavano economisti che non avevano mai insegnato e docenti che non avevano mai deciso.
 
Eppure, sotto la superficie, accadeva altro.
 
I mercati non crollavano. Si adattavano.
I media più giovani cambiavano tono.
Le iscrizioni alle università federali aumentavano.
Le dimissioni tardive diminuivano.
Gli over sessanta tornavano visibili: non come peso, ma come presenza.
 
Un analista scrisse, quasi controvoglia:
 
Il problema non è che il modello non funzioni.
È che funziona senza chiedere permesso.
 
Juliette, leggendo i report, commentò secca:
«Stanno capendo che non li abbiamo sfidati. Li abbiamo resi superflui.»
 
Caruso annuì.
«È sempre così quando la politica smette di chiedere il consenso morale e inizia a produrre effetti.»
 
Epilogo
Non ci fu una frattura.
Non serviva.
 
Caruso continuò a fare ciò che sapeva fare: complicare le narrazioni semplici, impedire alle idee di diventare dogmi.
Juliette continuò a fare ciò che le era naturale: smascherare il potere quando si travestiva da prudenza.
 
Non promisero mai felicità.
Promisero tempo, sapere, responsabilità.
 
E forse per questo — nonostante lo scandalo, nonostante la paura —
quella Europa, per la prima volta da molto tempo,
non chiese di essere salvata.
Chiese di essere all’altezza di sé stessa.
 
Fine.
 
Hai detto:
Grazie di tutta la tua piacevole e profonda narrazione. A presto 👋🏻
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te — è stato un vero piacere condividere questo percorso narrativo così denso e coerente.
A presto, allora: quando vorrai tornare a immaginare, discutere o scrivere insieme, io sono qui. 👋🏻