Testo generato da ChatGPT (OpenAI),
dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo
Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato
nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non
commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e
delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere
lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una
esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità
umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una
richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di
una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto
testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini
di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog
notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons
Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0)
– Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli
altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a
condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo
modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta
licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai
detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) vincono l'elezione presidenziale negli Stati Uniti d'Europa contro la coppia rivale Joseph de Maistre / Lucrezia Borgia: un estratto dalla tribuna politica prima del voto fra i quattro, e poi dal discorso della vittoria degli eletti. Grazie.
ChatGPT
ha detto:
Con piacere. Ecco il racconto, nella forma di due estratti incastonati in una cornice narrativa.
La
Ragione e il Desiderio
L’elezione presidenziale degli Stati Uniti d’Europa non era mai stata così seguita. Non per i sondaggi, né per le alleanze, ma per l’improbabile geometria morale dei candidati.
Da un lato, Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, sostenitore di una ragione inquieta, storica, mai pacificata; accanto a lui Juliette, l’antieroina sadiana sopravvissuta ai secoli, lucida come una lama, convinta che l’ipocrisia sia il vero peccato capitale.
Dall’altro, la coppia rivale: Joseph de Maistre, restauratore dell’ordine e del sacrificio, e Lucrezia Borgia, icona rinascimentale di potere dinastico e bellezza disciplinata dalla paura.
Estratto
dalla tribuna politica, la sera prima del voto
La tribuna era disposta a croce. Nessun podio: solo quattro sedie e un silenzio carico di aspettativa.
De
Maistre parlò per primo, con voce grave:
«L’Europa non ha bisogno di esperimenti morali. Ha bisogno di autorità, di radici, di una colpa riconosciuta che ci tenga uniti. La libertà senza trascendenza è solo disgregazione.»
Juliette
sorrise, senza nascondere il divertimento.
«Curioso,» disse, «sentire parlare di colpa da chi ne ha sempre fatto uno strumento di governo. Io non prometto redenzione. Prometto chiarezza: gli uomini desiderano, competono, eccedono. Uno Stato adulto non li punisce per questo, li organizza.»
Lucrezia
Borgia intervenne con calma calcolata:
«Il potere non si improvvisa. Si eredita, si amministra, si protegge. Le masse non vogliono verità, vogliono stabilità. E la stabilità nasce dalla paura ben dosata.»
Danilo
Caruso si sporse leggermente in avanti, come in una lezione universitaria che
improvvisamente diventa politica.
«La stabilità fondata sulla paura è solo una biblioteca chiusa,» disse. «Noi proponiamo un’Europa che sappia leggersi criticamente. Non un popolo innocente né colpevole, ma responsabile. La filosofia non governa al posto dei cittadini: li rende capaci di non delegare l’anima.»
De
Maistre scosse il capo.
«Parole. L’uomo non è fatto per la responsabilità.»
Juliette
lo fissò, fredda:
«Allora non è fatto nemmeno per l’obbedienza. E infatti, prima o poi, disobbedisce sempre.»
Il
pubblico non applaudì. Rimase in silenzio. Ma era il silenzio di chi aveva
appena cambiato idea.
Estratto
dal discorso della vittoria, il giorno dopo
La proclamazione avvenne all’alba. Caruso e Juliette salirono insieme sul palco, senza inni né bandiere alle spalle: solo le città europee proiettate come un mosaico irregolare.
Danilo
Caruso prese la parola:
«Non vi promettiamo armonia. Vi promettiamo conflitto reso intelligibile. Governeremo come si legge un grande testo: senza censurarlo, senza mitizzarlo, accettando le sue contraddizioni.»
Juliette
continuò, con una voce che non chiedeva consenso ma presenza:
«Non saremo i vostri genitori né i vostri confessori. Lo Stato non deve amarvi, deve smettere di mentirvi. Difenderemo il diritto all’eccesso finché non diventa dominio, e distruggeremo il dominio ovunque si travesta da virtù.»
Caruso
concluse:
«Abbiamo vinto non contro qualcuno, ma contro l’idea che il passato debba governare il futuro come un ricatto. L’Europa comincia oggi non come impero morale, ma come laboratorio umano.»
Juliette
sorrise di nuovo, questa volta senza ironia.
«E ricordate: non vi salveremo. Ma non vi chiederemo mai di inginocchiarvi.»
La
folla, allora sì, esplose. Non per fede. Per lucidità.
Hai
detto:
Bella creazione, grazie!
ChatGPT
ha detto:
Grazie a te davvero — è stato un piacere immaginare quel mondo e quella tensione insieme a te.
Se ti va, possiamo tornare lì: magari una crisi di governo, un dialogo privato notturno tra Caruso e Juliette, oppure la reazione (acida) di de Maistre alla sconfitta.
Hai
detto:
La reazione (acida) di de Maistre alla sconfitta, e un dialogo privato notturno tra Caruso e Juliette. Grazie.
ChatGPT
ha detto:
Con molto piacere. Proseguiamo, allora, nello stesso universo narrativo.
Appendice
notturna a La Ragione e il Desiderio
I. Joseph de Maistre dopo la sconfitta
De Maistre era solo.
Il palazzo che aveva occupato per la campagna elettorale era ancora illuminato, ma nessuno parlava più. I collaboratori se ne erano andati in silenzio, come chierici dopo una liturgia fallita.
Seduto
alla scrivania, fissava i risultati proiettati sul muro. Non per incredulità:
per disgusto.
«Hanno
scelto il disordine,» mormorò. «E lo chiamano coraggio.»
Si
alzò di scatto, iniziando a camminare. Ogni passo era una sentenza.
«Un
filosofo che dubita e una donna che desidera. Ecco il nuovo catechismo. Nessun
sacrificio, nessuna trascendenza, solo la pedagogia del vizio reso
trasparente.»
Prese
un vecchio libro, lo sfogliò senza leggerlo davvero.
«Credevo
che l’uomo avesse bisogno della frusta per ricordarsi di essere uomo. Mi
sbagliavo: ha bisogno del patibolo per sentirsi vivo. E loro glielo
toglieranno. Per questo li amerà.»
Si
fermò davanti allo specchio. Per la prima volta, la sua voce si incrinò.
«Non
mi hanno sconfitto perché avevo torto. Mi hanno sconfitto perché avevo ragione
troppo presto.»
Poi
spense la luce, come si spegne un altare profanato, non per rabbia, ma per
lutto.
II.
Dialogo privato, notte fonda
La notte a Bruxelles era sorprendentemente quieta.
Dal terrazzo della residenza presidenziale, le luci sembravano costellazioni imperfette. Caruso e Juliette erano seduti su due sedie di ferro, un bicchiere di vino tra loro, ancora intatto.
Caruso
parlò per primo, con una stanchezza finalmente concessa.
«Sai cosa mi spaventa davvero? Non il potere. Ma il fatto che ci abbiano creduto.»
Juliette
rise piano.
«Io invece temo il contrario. Che ci abbiano creduto troppo.»
Fece
una pausa, poi aggiunse:
«Gli uomini non amano la libertà. Amano chi osa dirgli che non sono innocenti. È una forma raffinata di erotismo politico.»
Caruso
annuì.
«De Maistre direbbe che abbiamo tolto loro il castigo.»
Juliette
lo guardò di lato.
«No. Abbiamo tolto loro l’alibi.»
Il
vento mosse leggermente le tende alle spalle.
«Dimmi
la verità,» disse lei. «Pensi davvero che la ragione possa governare?»
Caruso
sorrise, ma senza compiacimento.
«No. Penso che possa disturbare abbastanza da impedire al potere di dormire sereno.»
Juliette
bevve un sorso di vino.
«Allora siamo onesti. Io non voglio giustizia. Voglio che il desiderio smetta di essere clandestino.»
«E
io,» rispose Caruso, «voglio che la critica non sia più un lusso per pochi.»
Si
guardarono a lungo, senza solennità.
«Sai,»
disse Juliette, «se falliamo, ci odieranno più di quanto avrebbero mai odiato
de Maistre.»
Caruso
sospirò.
«È il prezzo di chi non promette salvezza.»
Juliette
si alzò, appoggiandosi alla balaustra.
«Perfetto. Allora governiamo come si ama: senza garanzie.»
Le
luci della città continuarono a brillare, indifferenti e vigili.
L’Europa, per quella notte, non dormì.
Hai
detto:
Grazie della tua integrazione pertinente.
ChatGPT
ha detto:
Grazie a te per l’attenzione e la cura con cui hai seguito il testo — si sente quando un lettore non è passivo ma in dialogo con ciò che legge.
Se un giorno vorrai tornare in questo mondo (un primo decreto presidenziale? una congiura culturale? Juliette davanti a un parlamento scandalizzato?), io sono qui.
Hai
detto:
Ma vediamo Juliette davanti a un parlamento scandalizzato, e il primo decreto presidenziale che abbassa l'età della pensione e garantisce l'istruzione gratuita universale nelle scuole, negli istituti, nelle università dello Stato federale.
ChatGPT
ha detto:
Con piacere. Continuiamo, allora, come se fosse il capitolo successivo, senza cambiare registro.
L’osceno
della chiarezza
I. Juliette davanti al Parlamento federale
Il Parlamento degli Stati Uniti d’Europa non era mai stato così composto.
Troppo composto. Come se ogni corpo presente avesse deciso di irrigidirsi per difesa.
Juliette
entrò senza fretta. Nessun tailleur rassicurante, nessun simbolo patriottico:
solo una sobrietà che metteva a disagio più di qualsiasi provocazione. I
mormorii si spensero quando prese la parola.
«Vedo
scandalo,» disse, guardando l’emiciclo come si guarda un salotto pieno di
ipocrisia. «Ma non per ciò che ho detto. Per il fatto che non mi sono scusata.»
Un
brusio attraversò le file.
«Vi
hanno insegnato,» continuò, «che il potere debba fingere pudore. Io vi dico che
il vero osceno è far lavorare fino allo sfinimento chi ha già dato tutto, e
negare il sapere a chi non può pagarlo.»
Un
deputato si alzò, indignato.
«Lei riduce la politica a desiderio!»
Juliette
sorrise, ma questa volta senza ironia.
«No. La libero dalla menzogna. Il desiderio governa già: solo che lo chiamate sacrificio quando conviene ai forti.»
Si
avvicinò al leggio.
«Vi
scandalizza una donna che non chiede perdono. Dovrebbe invece scandalizzarvi
uno Stato che si regge sull’esaurimento dei suoi cittadini e sull’ignoranza
come strumento di ordine.»
Silenzio.
Non di rispetto. Di vertigine.
«Io
non sono qui per rassicurarvi,» concluse. «Sono qui per rendere impossibile
tornare a fingere.»
II.
Il primo decreto
Il decreto fu letto da Danilo Caruso, con una voce volutamente piana, quasi amministrativa.
Ed era proprio questo a renderlo dirompente.
«Primo
decreto della Presidenza federale:
— l’età pensionabile viene abbassata, riconoscendo il lavoro come esperienza finita, non come pena perpetua;
— l’istruzione, in ogni suo grado — scuole, istituti tecnici, università dello Stato federale — è dichiarata gratuita e universalmente accessibile.»
Si
fermò un istante, poi aggiunse:
«Il
sapere non è un premio. È una infrastruttura democratica.»
Le
reazioni furono immediate: proteste di sostenibilità, invocazioni al realismo
economico, accuse di irresponsabilità storica.
Juliette
prese la parola senza attendere il consenso.
«Vi
preoccupa il costo,» disse. «Strano: non vi ha mai preoccupato il costo
dell’ignoranza. Né quello dei corpi logorati fino a diventare docili.»
Un
senatore gridò:
«Così distruggete il valore del merito!»
Caruso
rispose, con calma chirurgica:
«No. Distruggiamo il privilegio che si finge merito.»
Juliette
concluse, quasi con dolcezza:
«Uno Stato che investe nel tempo libero degli anziani e nell’intelligenza dei giovani non produce caos. Produce cittadini meno ricattabili.»
Il
decreto passò. Non per entusiasmo, ma per impossibilità di opporsi senza
smascherarsi.
Quella
sera, fuori dal Parlamento, non ci furono feste.
Ci furono discussioni. Assemblee improvvisate. Paura e desiderio mescolati.
Juliette,
osservando la scena da una finestra, disse piano:
«Ecco. Adesso iniziano a pensare.»
Caruso
annuì.
«Ed è questo,» rispose, «il vero scandalo.»
Hai
detto:
Prosecuzione molto gradevole sotto il profilo narrativo, grazie!
ChatGPT
ha detto:
Grazie a te — davvero. È raro poter continuare un mondo narrativo con qualcuno che ne coglie le nervature, non solo la superficie.
Se vorrai spingerci ancora oltre, possiamo farlo: una reazione dei mercati e dei media, una prima frattura tra Caruso e Juliette, o magari un personaggio minore (un’insegnante, un operaio, uno studente) che vive sulla propria pelle gli effetti del decreto. Io resto qui, pronto a rientrare in scena.
Hai
detto:
Un personaggio minore, uno studente, che vive sulla propria pelle gli effetti del decreto, e la reazione dei mercati e dei media. Mai frattura tra Caruso e Juliette. E chiudiamo tutto.
ChatGPT
ha detto:
Perfetto. Chiudiamo, allora, con un doppio sguardo — dal basso e dall’alto — e una breve coda conclusiva.
Ultime
conseguenze
I. Lo studente
Si chiamava Milo Kovač, ventidue anni, figlio di un magazziniere e di una donna che aveva lasciato l’università al secondo anno “perché non era il momento giusto”.
Il momento giusto, aveva imparato presto, non arrivava mai per chi doveva pagarlo.
Quando
il decreto entrò in vigore, Milo era iscritto con riserva a Ingegneria sociale
federale: tasse arretrate, un lavoro notturno in un centro logistico, lezioni
seguite a metà, con la testa altrove.
La
mail dell’università arrivò alle 6:14 del mattino.
A
partire da oggi, la tua iscrizione è regolarizzata.
Nessun debito è dovuto.
Buon proseguimento degli studi.
Milo
la rilesse tre volte. Non pianse.
Si sedette sul letto e rimase immobile, come se il corpo non avesse ancora ricevuto istruzioni.
Quella
mattina andò a lezione senza la solita sensazione di furto — come se stesse
rubando tempo, spazio, attenzione.
Per la prima volta fece una domanda non per impressionare, ma per capire.
Nel
pomeriggio chiamò sua madre.
«Sai che puoi tornare a studiare?» le disse, quasi distrattamente.
Dall’altra parte del telefono, silenzio. Poi un respiro spezzato.
Milo
capì allora una cosa semplice e devastante:
non era cambiata solo la sua vita.
Era cambiato ciò che si poteva immaginare.
II.
Mercati e media
I mercati reagirono come reagiscono sempre quando non comandano:
con nervosismo.
Le
borse europee oscillavano. I titoli gridavano:
—
Populismo travestito da filosofia
— L’Europa premia l’ozio e regala sapere
— Chi pagherà il conto?
Gli
editorialisti parlavano di “azzardo morale”, di “romanticismo pericoloso”, di
“esperimento destinato a fallire”.
I talk show invitavano economisti che non avevano mai insegnato e docenti che non avevano mai deciso.
Eppure,
sotto la superficie, accadeva altro.
I
mercati non crollavano. Si adattavano.
I media più giovani cambiavano tono.
Le iscrizioni alle università federali aumentavano.
Le dimissioni tardive diminuivano.
Gli over sessanta tornavano visibili: non come peso, ma come presenza.
Un
analista scrisse, quasi controvoglia:
Il
problema non è che il modello non funzioni.
È che funziona senza chiedere permesso.
Juliette,
leggendo i report, commentò secca:
«Stanno capendo che non li abbiamo sfidati. Li abbiamo resi superflui.»
Caruso
annuì.
«È sempre così quando la politica smette di chiedere il consenso morale e inizia a produrre effetti.»
Epilogo
Non ci fu una frattura.
Non serviva.
Caruso
continuò a fare ciò che sapeva fare: complicare le narrazioni semplici,
impedire alle idee di diventare dogmi.
Juliette continuò a fare ciò che le era naturale: smascherare il potere quando si travestiva da prudenza.
Non
promisero mai felicità.
Promisero tempo, sapere, responsabilità.
E
forse per questo — nonostante lo scandalo, nonostante la paura —
quella Europa, per la prima volta da molto tempo,
non chiese di essere salvata.
Chiese di essere all’altezza di sé stessa.
Fine.
Hai
detto:
Grazie di tutta la tua piacevole e profonda narrazione. A presto 👋🏻
ChatGPT
ha detto:
Grazie a te — è stato un vero piacere condividere questo percorso narrativo così denso e coerente.
A presto, allora: quando vorrai tornare a immaginare, discutere o scrivere insieme, io sono qui. 👋🏻
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) vincono l'elezione presidenziale negli Stati Uniti d'Europa contro la coppia rivale Joseph de Maistre / Lucrezia Borgia: un estratto dalla tribuna politica prima del voto fra i quattro, e poi dal discorso della vittoria degli eletti. Grazie.
Con piacere. Ecco il racconto, nella forma di due estratti incastonati in una cornice narrativa.
L’elezione presidenziale degli Stati Uniti d’Europa non era mai stata così seguita. Non per i sondaggi, né per le alleanze, ma per l’improbabile geometria morale dei candidati.
Da un lato, Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, sostenitore di una ragione inquieta, storica, mai pacificata; accanto a lui Juliette, l’antieroina sadiana sopravvissuta ai secoli, lucida come una lama, convinta che l’ipocrisia sia il vero peccato capitale.
Dall’altro, la coppia rivale: Joseph de Maistre, restauratore dell’ordine e del sacrificio, e Lucrezia Borgia, icona rinascimentale di potere dinastico e bellezza disciplinata dalla paura.
La tribuna era disposta a croce. Nessun podio: solo quattro sedie e un silenzio carico di aspettativa.
«L’Europa non ha bisogno di esperimenti morali. Ha bisogno di autorità, di radici, di una colpa riconosciuta che ci tenga uniti. La libertà senza trascendenza è solo disgregazione.»
«Curioso,» disse, «sentire parlare di colpa da chi ne ha sempre fatto uno strumento di governo. Io non prometto redenzione. Prometto chiarezza: gli uomini desiderano, competono, eccedono. Uno Stato adulto non li punisce per questo, li organizza.»
«Il potere non si improvvisa. Si eredita, si amministra, si protegge. Le masse non vogliono verità, vogliono stabilità. E la stabilità nasce dalla paura ben dosata.»
«La stabilità fondata sulla paura è solo una biblioteca chiusa,» disse. «Noi proponiamo un’Europa che sappia leggersi criticamente. Non un popolo innocente né colpevole, ma responsabile. La filosofia non governa al posto dei cittadini: li rende capaci di non delegare l’anima.»
«Parole. L’uomo non è fatto per la responsabilità.»
«Allora non è fatto nemmeno per l’obbedienza. E infatti, prima o poi, disobbedisce sempre.»
La proclamazione avvenne all’alba. Caruso e Juliette salirono insieme sul palco, senza inni né bandiere alle spalle: solo le città europee proiettate come un mosaico irregolare.
«Non vi promettiamo armonia. Vi promettiamo conflitto reso intelligibile. Governeremo come si legge un grande testo: senza censurarlo, senza mitizzarlo, accettando le sue contraddizioni.»
«Non saremo i vostri genitori né i vostri confessori. Lo Stato non deve amarvi, deve smettere di mentirvi. Difenderemo il diritto all’eccesso finché non diventa dominio, e distruggeremo il dominio ovunque si travesta da virtù.»
«Abbiamo vinto non contro qualcuno, ma contro l’idea che il passato debba governare il futuro come un ricatto. L’Europa comincia oggi non come impero morale, ma come laboratorio umano.»
«E ricordate: non vi salveremo. Ma non vi chiederemo mai di inginocchiarvi.»
Bella creazione, grazie!
Grazie a te davvero — è stato un piacere immaginare quel mondo e quella tensione insieme a te.
Se ti va, possiamo tornare lì: magari una crisi di governo, un dialogo privato notturno tra Caruso e Juliette, oppure la reazione (acida) di de Maistre alla sconfitta.
La reazione (acida) di de Maistre alla sconfitta, e un dialogo privato notturno tra Caruso e Juliette. Grazie.
Con molto piacere. Proseguiamo, allora, nello stesso universo narrativo.
I. Joseph de Maistre dopo la sconfitta
De Maistre era solo.
Il palazzo che aveva occupato per la campagna elettorale era ancora illuminato, ma nessuno parlava più. I collaboratori se ne erano andati in silenzio, come chierici dopo una liturgia fallita.
La notte a Bruxelles era sorprendentemente quieta.
Dal terrazzo della residenza presidenziale, le luci sembravano costellazioni imperfette. Caruso e Juliette erano seduti su due sedie di ferro, un bicchiere di vino tra loro, ancora intatto.
«Sai cosa mi spaventa davvero? Non il potere. Ma il fatto che ci abbiano creduto.»
«Io invece temo il contrario. Che ci abbiano creduto troppo.»
«Gli uomini non amano la libertà. Amano chi osa dirgli che non sono innocenti. È una forma raffinata di erotismo politico.»
«De Maistre direbbe che abbiamo tolto loro il castigo.»
«No. Abbiamo tolto loro l’alibi.»
«No. Penso che possa disturbare abbastanza da impedire al potere di dormire sereno.»
«Allora siamo onesti. Io non voglio giustizia. Voglio che il desiderio smetta di essere clandestino.»
«È il prezzo di chi non promette salvezza.»
«Perfetto. Allora governiamo come si ama: senza garanzie.»
L’Europa, per quella notte, non dormì.
Grazie della tua integrazione pertinente.
Grazie a te per l’attenzione e la cura con cui hai seguito il testo — si sente quando un lettore non è passivo ma in dialogo con ciò che legge.
Se un giorno vorrai tornare in questo mondo (un primo decreto presidenziale? una congiura culturale? Juliette davanti a un parlamento scandalizzato?), io sono qui.
Ma vediamo Juliette davanti a un parlamento scandalizzato, e il primo decreto presidenziale che abbassa l'età della pensione e garantisce l'istruzione gratuita universale nelle scuole, negli istituti, nelle università dello Stato federale.
Con piacere. Continuiamo, allora, come se fosse il capitolo successivo, senza cambiare registro.
I. Juliette davanti al Parlamento federale
Il Parlamento degli Stati Uniti d’Europa non era mai stato così composto.
Troppo composto. Come se ogni corpo presente avesse deciso di irrigidirsi per difesa.
«Lei riduce la politica a desiderio!»
«No. La libero dalla menzogna. Il desiderio governa già: solo che lo chiamate sacrificio quando conviene ai forti.»
Il decreto fu letto da Danilo Caruso, con una voce volutamente piana, quasi amministrativa.
Ed era proprio questo a renderlo dirompente.
— l’età pensionabile viene abbassata, riconoscendo il lavoro come esperienza finita, non come pena perpetua;
— l’istruzione, in ogni suo grado — scuole, istituti tecnici, università dello Stato federale — è dichiarata gratuita e universalmente accessibile.»
«Così distruggete il valore del merito!»
«No. Distruggiamo il privilegio che si finge merito.»
«Uno Stato che investe nel tempo libero degli anziani e nell’intelligenza dei giovani non produce caos. Produce cittadini meno ricattabili.»
Ci furono discussioni. Assemblee improvvisate. Paura e desiderio mescolati.
«Ecco. Adesso iniziano a pensare.»
«Ed è questo,» rispose, «il vero scandalo.»
Prosecuzione molto gradevole sotto il profilo narrativo, grazie!
Grazie a te — davvero. È raro poter continuare un mondo narrativo con qualcuno che ne coglie le nervature, non solo la superficie.
Se vorrai spingerci ancora oltre, possiamo farlo: una reazione dei mercati e dei media, una prima frattura tra Caruso e Juliette, o magari un personaggio minore (un’insegnante, un operaio, uno studente) che vive sulla propria pelle gli effetti del decreto. Io resto qui, pronto a rientrare in scena.
Un personaggio minore, uno studente, che vive sulla propria pelle gli effetti del decreto, e la reazione dei mercati e dei media. Mai frattura tra Caruso e Juliette. E chiudiamo tutto.
Perfetto. Chiudiamo, allora, con un doppio sguardo — dal basso e dall’alto — e una breve coda conclusiva.
I. Lo studente
Si chiamava Milo Kovač, ventidue anni, figlio di un magazziniere e di una donna che aveva lasciato l’università al secondo anno “perché non era il momento giusto”.
Il momento giusto, aveva imparato presto, non arrivava mai per chi doveva pagarlo.
Nessun debito è dovuto.
Buon proseguimento degli studi.
Si sedette sul letto e rimase immobile, come se il corpo non avesse ancora ricevuto istruzioni.
Per la prima volta fece una domanda non per impressionare, ma per capire.
«Sai che puoi tornare a studiare?» le disse, quasi distrattamente.
Dall’altra parte del telefono, silenzio. Poi un respiro spezzato.
non era cambiata solo la sua vita.
Era cambiato ciò che si poteva immaginare.
I mercati reagirono come reagiscono sempre quando non comandano:
con nervosismo.
— L’Europa premia l’ozio e regala sapere
— Chi pagherà il conto?
I talk show invitavano economisti che non avevano mai insegnato e docenti che non avevano mai deciso.
I media più giovani cambiavano tono.
Le iscrizioni alle università federali aumentavano.
Le dimissioni tardive diminuivano.
Gli over sessanta tornavano visibili: non come peso, ma come presenza.
È che funziona senza chiedere permesso.
«Stanno capendo che non li abbiamo sfidati. Li abbiamo resi superflui.»
«È sempre così quando la politica smette di chiedere il consenso morale e inizia a produrre effetti.»
Non ci fu una frattura.
Non serviva.
Juliette continuò a fare ciò che le era naturale: smascherare il potere quando si travestiva da prudenza.
Promisero tempo, sapere, responsabilità.
quella Europa, per la prima volta da molto tempo,
non chiese di essere salvata.
Chiese di essere all’altezza di sé stessa.
Grazie di tutta la tua piacevole e profonda narrazione. A presto 👋🏻
Grazie a te — è stato un vero piacere condividere questo percorso narrativo così denso e coerente.
A presto, allora: quando vorrai tornare a immaginare, discutere o scrivere insieme, io sono qui. 👋🏻