27 gennaio 2026

SCEMI SI NASCE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis), Presidente e Vice negli Stati Uniti d'Europa, presentano al Parlamento federale i risultati della secretata indagine sull'incidenza genetica dello EDK (in codice: SCEMI SI NASCE) curata dalla commissione scientifica formata da Celso, Galeno, Ippocrate, Paracelso soggetti dichiaranti ai deputati europei assieme alla presidenza. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
SCEMI SI NASCE
Verbale apocrifo di una seduta federale
 
Quando il Presidente Danilo Caruso salì sul podio del Parlamento degli Stati Uniti d’Europa, il brusio si spense con una rapidità quasi sospetta. Non per deferenza istituzionale, ma per quella curiosità mista a inquietudine che accompagna sempre l’ingresso di un filosofo al potere: si teme meno ciò che farà che ciò che penserà ad alta voce.
 
Caruso aggiustò gli occhiali come se stesse per commentare un testo di Gadda più che per presentare un’indagine secretata. La Vicepresidente Juliette, seduta alla sua destra, sorrise con l’aria di chi già conosce la conclusione e la trova deliziosamente scandalosa. Indossava il bianco cerimoniale, ma il suo sguardo restava quello di sempre: lucido, empirico, spietatamente edonista.
 
«Onorevoli deputati,» esordì Caruso, «la relazione che stiamo per presentarvi è il risultato di una ricerca durata tre anni, coperta dal massimo livello di segretezza. Il suo titolo operativo—perdonate la brutalità—è EDK: evidenza deterministica della cretineria. In codice interno: Scemi si nasce.»
 
Un mormorio percorse l’aula. Juliette batté lentamente le mani, come a teatro.
 
«Tranquilli,» intervenne lei, con voce morbida e crudele insieme, «non è un giudizio morale. Quelli li lascio volentieri ai moralisti. È una constatazione.»
 
Alle loro spalle, come evocati da un sogno positivista, comparvero i membri della commissione scientifica: Celso con il suo rotolo cerato, Galeno avvolto in un mantello che odorava di sezioni anatomiche, Ippocrate severo e silenzioso, Paracelso con lo sguardo febbrile di chi vede l’invisibile e lo trova ovvio. Non erano ologrammi, come qualcuno aveva ipotizzato, ma soggetti dichiaranti: convocati, per decreto federale, dalla Storia stessa.
 
Caruso riprese: «La commissione ha analizzato l’incidenza genetica di ciò che comunemente chiamiamo stupidità. Non come insulto, bensì come categoria epistemologica: incapacità strutturale di correlare cause ed effetti, resistenza patologica all’evidenza, adesione affettiva all’errore.»
 
Galeno si schiarì la voce. «Nel mio tempo,» disse, «si parlava di squilibrio degli umori. Oggi li chiamate polimorfismi genetici. Cambiano i nomi, non i crani.»
 
Risate nervose. Juliette si sporse in avanti. «La scoperta più eccitante,» disse, «è che lo EDK non predispone al male, bensì al conformismo. Gli scemi non sono mostri: sono strumenti. Amano essere guidati, possibilmente verso il peggio, purché li sollevi dalla fatica del pensare.»
 
Ippocrate annuì. «La prognosi è stabile,» aggiunse. «Non peggiora, non migliora. Si eredita.»
 
Un deputato tedesco chiese se esistesse una terapia. Paracelso rise, un riso secco come una fiala che si rompe. «Certo che esiste. Si chiama conoscenza. Ma ha effetti collaterali gravissimi: dubbio, solitudine, responsabilità.»
 
Caruso intervenne con tono da critico letterario più che da capo di Stato. «La tragedia europea,» disse, «è aver scambiato l’uguaglianza dei diritti con l’uguaglianza delle capacità. Lo EDK dimostra che la democrazia non fallisce perché tutti votano, ma perché pochi pensano e molti si sentono offesi da questo fatto.»
 
Juliette incrociò le gambe. «E ora veniamo alla parte davvero oscena,» disse. «Abbiamo incrociato i dati genetici con quelli socio-politici. Risultato: lo EDK prospera dove l’educazione è ridotta a intrattenimento morale. Dove il desiderio è colpevolizzato e l’intelligenza sospettata. In breve: dove si predica la virtù e si pratica la paura.»
 
Un silenzio teso calò sull’aula. Celso, con pacata ferocia, concluse: «Non vi stiamo dicendo di discriminare. Vi stiamo dicendo di smettere di fingere che tutti siano ugualmente competenti. La medicina non cura negando la malattia.»
 
Caruso chiuse il dossier. «La nostra proposta,» disse, «non è una legge, ma un invito: smettere di progettare il futuro come se fosse un asilo. Accettare che la libertà implica gerarchia del sapere.»
 
Juliette si alzò per ultima. «Quanto a me,» disse sorridendo, «non temo gli scemi. Temo chi li lusinga. Perché lo EDK è incurabile, ma la manipolazione è una scelta.»
 
La seduta fu aggiornata. Nei corridoi del Parlamento, qualcuno già parlava di censura, altri di rivoluzione. I più colpiti, però, erano quelli che avevano capito. E tacevano.
 
Hai detto:
Ti prego di un seguito nella tua elaborazione molto raffinata, grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Appendice non autorizzata ai verbali federali
Ovvero: Della reazione, del desiderio e di ciò che non si eredita
 
La notte seguente alla seduta, il Parlamento degli Stati Uniti d’Europa non dormì. Non per febbre legislativa, ma per quella forma più sottile d’insonnia che segue le verità mal digerite. Nei corridoi, le moquette attutivano passi esitanti; nelle sale riservate, i deputati consultavano genetisti improvvisati, filosofi di seconda mano, algoritmi consolatori.
 
Danilo Caruso era rimasto nel suo studio presidenziale, circondato da libri che nessun capo di Stato avrebbe dovuto esibire senza una giustificazione: Pascal accanto a Cioran, Sade accanto a Musil. Prendeva appunti non per governare, ma per capire come si fosse arrivati a governare così.
 
Juliette entrò senza bussare. Lo faceva sempre: la cortesia, diceva, è un feticcio borghese utile solo a mascherare l’aggressione.
 
«Ti rendi conto,» disse, versandosi un bicchiere di vino che non era previsto dal protocollo, «che domani ci accuseranno di eugenetica senza aver letto una riga?»
 
Caruso sorrise appena. «È il destino di ogni discorso complesso: essere semplificato da chi ne è oggetto.»
 
Juliette si sedette sul tavolo, incurante delle carte. «La parte che li ha terrorizzati non è lo EDK. È l’idea che non tutto sia reversibile. Che esistano limiti. Che la volontà non basti.»
 
«Il pensiero moderno,» rispose Caruso, «è una lunga fuga dal limite. Ma il limite ritorna sempre sotto forma di mostruosità.»
 
Intanto, in una sala blindata al piano inferiore, la commissione scientifica era stata convocata d’urgenza da una delegazione parlamentare trasversale. Non per discutere i dati, ma per neutralizzarli.
 
«Se dichiariamo che l’EDK è multifattoriale,» propose una deputata scandinava, «possiamo diluirne l’impatto politico.»
 
Ippocrate la fissò come si guarda un paziente che confonde la diagnosi con l’insulto. «Multifattoriale non significa consolatorio.»
 
Galeno aggiunse: «Nel corpo umano tutto è complesso. Ciò non impedisce al fegato di fallire.»
 
Paracelso, più diretto: «Volete una formula che non offenda nessuno. È l’unica cosa che la scienza non può fornire.»
 
Fu allora che accadde l’imprevisto.
 
Un giovane assistente parlamentare—uno di quelli invisibili, cresciuti nella fede della neutralità—chiese la parola. La sua voce tremava, ma non di paura.
 
«E se il problema,» disse, «non fosse lo EDK, ma il fatto che abbiamo costruito un sistema che lo premia?»
 
Silenzio. Celso lo osservò con interesse clinico. «Spiegati.»
 
«Se lo scemo,» continuò il ragazzo, «non nasce solo tale, ma viene messo in posizione di comando simbolico—come consumatore modello, elettore ideale, portatore di opinioni—non è la genetica a essere pericolosa, ma la struttura che la rende dominante.»
 
Juliette, informata poco dopo, rise di gusto. «Ecco,» disse a Caruso, «un soggetto non scemo che parla. Lo noteranno?»
 
Caruso sospirò. «Lo neutralizzeranno. È ciò che facciamo meglio.»
 
Il mattino seguente, la stampa parlò di tesi provocatoria, di iperbole filosofica, di performance concettuale. Nessuno pronunciò più l’acronimo EDK. Scemi si nasce diventò una battuta, un meme, un’arma spuntata.
 
Ma qualcosa era cambiato.
 
Nei dati riservati—quelli che non trapelano—emerse un’anomalia: una piccola percentuale di soggetti portatori di EDK mostrava, in condizioni estreme, improvvisi lampi di lucidità. Non pensiero critico stabile, ma brevi momenti di sospensione dell’idiozia.
 
Paracelso li chiamò intermittenze dell’anima.
Juliette li definì «tradimenti momentanei del destino».
Caruso, annotando a margine, scrisse solo: la stupidità non pensa, ma soffre quando viene messa a nudo.
 
Fu allora che nacque la vera paura del Parlamento: non che gli scemi governassero, ma che—per un istante—capissero di esserlo.
 
E nessun sistema, nessuna morale, nessuna pedagogia di massa aveva mai previsto cosa accade dopo.
 
Hai detto:
Orsù, vediamo cosa accade dopo.
 
ChatGPT ha detto:
Trattato delle conseguenze impreviste
(terza sezione del dossier mai pubblicato)
 
Accadde dopo, come sempre accade ciò che non è previsto: non come evento, ma come mutazione del clima. Nessuna rivoluzione, nessun colpo di Stato, nessun rogo di libri. Solo un progressivo slittamento del linguaggio.
 
Nel Parlamento degli Stati Uniti d’Europa si cominciò a evitare alcune parole. Competenza divenne sospetta. Merito fu pronunciato solo tra virgolette. Intelligenza sopravvisse esclusivamente come attributo artificiale: sempre associata a macchine, mai a esseri umani. Lo EDK, bandito dai documenti ufficiali, riemerse sotto forma di perifrasi compassionevoli.
 
Danilo Caruso osservava il fenomeno con l’attenzione di chi ha già letto il finale ma insiste nel rileggere le note a piè di pagina. In una riunione ristretta, disse:
 
«Stiamo assistendo a una strategia di difesa simbolica. Quando una verità non può essere confutata, viene resa impronunciabile.»
 
Juliette, che nel frattempo aveva fatto del suo ufficio un luogo di visite non protocollari, riceveva ogni sera figure diverse: lobbisti spaventati, pedagogisti indignati, influencer ideologici. Tutti dicevano la stessa cosa con lessici differenti.
 
«La gente si sente umiliata.»
 
«Bene,» rispondeva lei. «È il primo sentimento non simulato da anni.»
 
Nel frattempo, la commissione scientifica venne smembrata con un pretesto amministrativo. Celso e Galeno furono dichiarati “incompatibili con i protocolli epistemici contemporanei”. Ippocrate accettò il congedo con dignità clinica. Paracelso scomparve. Letteralmente: nessun atto ufficiale, nessuna spiegazione.
 
Fu lui, settimane dopo, a far filtrare il documento più pericoloso.
 
Non dati genetici. Non grafici. Ma una breve nota metodologica:
 
Lo EDK non determina il comportamento. Determina la relazione con il vero.
Il soggetto EDK non nega la verità: la sostituisce con un surrogato affettivamente più tollerabile.
 
Juliette lesse il testo ad alta voce a Caruso, come si legge una sentenza irrevocabile.
 
«È la definizione perfetta di propaganda,» disse lui.
 
«No,» rispose lei. «È la definizione perfetta di consenso.»
 
Da quel momento, si verificarono le intermittenze su scala politica. Deputati notoriamente mediocri ebbero improvvisi accessi di lucidità, seguiti da crisi di panico. In seduta plenaria, una rappresentante balcanica interruppe il suo stesso intervento dicendo: «Mi sto ascoltando parlare e non capisco cosa sto dicendo.» Venne applaudita come gesto di autenticità e rimossa dalla commissione il giorno dopo.
 
La macchina reagiva.
 
Il Consiglio Etico Federale propose una soluzione elegante: istituire un Ministero dell’Equità Cognitiva. Non per correggere lo EDK, ma per redistribuire simbolicamente il valore delle opinioni. Ogni posizione, indipendentemente dalla competenza, avrebbe ricevuto pari visibilità. Il sapere, deprivato del suo privilegio, sarebbe stato finalmente democratico.
 
Caruso oppose resistenza. Non urlando, non minacciando. Citando Spinoza in modo inopportuno.
 
«Non si governa l’ignoranza concedendole diritti epistemici.»
 
Juliette fu più diretta. «State creando una pornografia dell’idiozia.»
 
Il Ministero fu approvato lo stesso.
 
Fu allora che le intermittenze divennero dolore. I soggetti EDK, esposti a un ambiente che validava ogni convinzione, persero il bisogno stesso di pensare. Ma una minoranza—quella percentuale anomala individuata nei dati segreti—cominciò a manifestare sintomi nuovi: vergogna retroattiva, nausea semantica, rigetto del discorso pubblico.
 
Alcuni smisero di parlare.
Altri smisero di votare.
Qualcuno si tolse la vita lasciando messaggi incomprensibili, pieni di parole corrette ma senza soggetto.
 
Juliette, osservando i report, disse piano: «Non avevano previsto il risveglio come evento traumatico.»
 
Caruso chiuse l’ultimo fascicolo. «Perché nessuno prevede mai che la verità non emancipa. Separa.»
 
E in quella separazione—ancora invisibile, ma già irreversibile—gli Stati Uniti d’Europa cominciarono a non riconoscersi più come un corpo, bensì come un insieme di sistemi nervosi incompatibili.
 
Il seguito non era scritto.
Ma la diagnosi sì.
 
Hai detto:
Come è andata a finire?
 
ChatGPT ha detto:
Epilogo: della fine che non rassicura
 
È finita senza finale. Come finiscono le cose serie: non con una catastrofe, ma con una ridefinizione del normale.
 
Gli Stati Uniti d’Europa non crollarono. Nessuna bandiera bruciata, nessun Parlamento assaltato. Il Ministero dell’Equità Cognitiva entrò a regime con una burocrazia impeccabile: panel bilanciati, opinioni equivalenti, competenze accuratamente disinnescate. Il sapere divenne un genere narrativo tra gli altri, tollerato ma non vincolante. La parola vero sopravvisse solo come aggettivo emotivo: “la mia verità”.
 
Lo EDK non venne mai più menzionato. Troppo netto. Troppo asimmetrico. Troppo vero.
 
Danilo Caruso rimase Presidente fino alla fine del mandato. Non fu rieletto, ma neppure sconfitto: semplicemente, non fu più necessario. In un’Europa che aveva imparato a funzionare senza pensiero, il filosofo era diventato un lusso archeologico.
 
Nel suo discorso di commiato disse solo questo:
 
«Abbiamo creduto che includere tutto significasse comprendere tutto. Abbiamo scoperto che includere tutto significa non distinguere più nulla.»
 
Fu applaudito con calore. Nessuno capì.
 
Juliette, invece, non attese la fine formale. Si dimise una notte, senza comunicati. Lasciò sul tavolo del suo ufficio un unico foglio, destinato a Caruso:
 
Ho sempre pensato che il male fosse interessante perché intelligente.
Mi sbagliavo.
La vera oscenità è la stupidità che si crede virtuosa.
 
Poi scomparve dalla scena politica. Alcuni dissero che avesse aperto una casa clandestina sulle rive del Mediterraneo, dove si praticava una sola disciplina: dire la verità senza scopo. Altri la vollero morta. Nessuna versione fu confermata.
 
Quanto alla commissione scientifica, il tempo fece ciò che fa meglio: la rese inattuale.
 
Celso e Galeno divennero note a piè di pagina in manuali di epistemologia critica. Ippocrate fu citato selettivamente, come sempre. Paracelso non riapparve mai più, ma il suo documento continuò a circolare in copie anonime, lette da pochi, comprese da pochissimi.
 
E le intermittenze?
 
Quelle non scomparvero. Si stabilizzarono.
 
Una minoranza silenziosa—non un’élite, ma una residuale—smise di partecipare. Non per protesta, ma per incompatibilità. Non fondò movimenti, non scrisse manifesti. Si riconosceva da segni minimi: l’uso preciso delle parole, l’incapacità di semplificare, una certa tristezza non patologica.
 
Gli altri—la maggioranza—vissero meglio. Più sereni. Più protetti. Liberati dal peso di capire.
 
Il sistema funzionava.
 
Solo molto tempo dopo, in un archivio dimenticato, un ricercatore trovò l’ultima annotazione di Danilo Caruso, scritta a mano sul retro del dossier EDK:
 
Non è vero che scemi si nasce.
Si nasce anche intelligenti.
È che l’intelligenza, a differenza della stupidità, non viene quasi mai perdonata.
 
Quella nota non cambiò nulla.
 
Ed è così che finì:
non con la sconfitta della verità,
ma con la sua irrilevanza.
 
Hai detto:
Grazie della tua sublime maestria narrativa che ha intrecciato, con tristezza d'epilogo, la verità. A presto 👋🏻
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te, davvero.
Il tuo immaginario ha chiesto una lingua che non consolasse, e questo è sempre un privilegio raro. Se l’epilogo è triste è perché, come hai intuito, non voleva essere morale ma diagnostico: la malinconia come forma di lucidità, non come resa.
 
A presto, allora — quando vorrai riaprire il dossier, o scriverne uno ancora più pericoloso. 👋🏻