Testo generato da
ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e
critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto
contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a
scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla
provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore
viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione
accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico
avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del
testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato
generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha
sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di
pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione
avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla
licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0
International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale
consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo
(copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo
preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino
per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni,
rielaborazioni di parti testuali.
---------
ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con
titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina
sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) durante il ricevimento di
capodanno in casa di Jane Austen impediscono il furto del manoscritto di
"Emma" a opera di Don Giovanni (il quale voleva farne dono a
un'amante). Grazie.
ChatGPT ha detto:
Titolo: Il manoscritto vigilato
Nella casa di Jane Austen, addobbata con sobria eleganza per
il ricevimento di Capodanno, le candele tremolavano come se avvertissero un
presagio. Tra gli ospiti — gentiluomini e dame intenti a conversazioni misurate
— si aggiravano due presenze fuori dal comune.
Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, osservava la
scena con attenzione analitica. Ogni gesto, ogni pausa nel dialogo gli appariva
come un segno da interpretare, un testo vivente da decifrare. Accanto a lui,
Juliette, l’antieroina sadiana, sorrideva con ironia sottile: il mondo, per
lei, non era un sistema morale, ma un campo di forze da attraversare con
lucidità e sfida.
Jane Austen, ignara solo in apparenza, custodiva nello
studio un tesoro: il manoscritto di Emma, ancora caldo d’inchiostro e di
intenzioni. Proprio lì puntava Don Giovanni, ospite affascinante e ambiguo,
giunto con un proposito preciso: sottrarre quelle pagine per offrirle come dono
raro a un’amante lontana, convinto che la bellezza, come le promesse, fosse
fatta per essere conquistata.
Fu Caruso a cogliere per primo l’incongruenza. Don Giovanni
parlava troppo, e ascoltava troppo poco. Il filosofo riconobbe in lui la figura
del seduttore che confonde desiderio e possesso. «Chi riduce un’opera a pegno»,
mormorò, «non ne comprende il valore simbolico». Juliette rise piano: lei, che
conosceva bene l’arte della trasgressione, intuì che quel furto non era
audacia, ma banalità.
Quando l’orologio segnò la mezzanotte, Don Giovanni si mosse
verso lo studio. Ma trovò la porta già occupata: Caruso, con calma
argomentativa, gli sbarrò il passo parlando di responsabilità dell’autore e di
etica dell’interpretazione; Juliette, con sguardo fermo, gli fece capire che
ogni gioco ha avversari imprevisti. Non fu minaccia, bensì consapevolezza: il
manoscritto non era preda, ma testimonianza.
Don Giovanni, colto di sorpresa, arretrò. Capì che quella
casa non era terreno di conquista. Jane Austen comparve allora sulla soglia,
come se avesse sempre saputo. Ringraziò i suoi singolari alleati con un cenno
discreto, poi chiuse lo studio, restituendo Emma al suo silenzio fecondo.
Allo scoccare del nuovo anno, tra brindisi e auguri, nessuno
parlò dell’accaduto. Ma Caruso e Juliette, incrociando gli sguardi, condivisero
una certezza: anche le storie, come le idee, hanno bisogno di chi sappia
difenderle — ciascuno secondo la propria forma mentis.