14 febbraio 2026

IL “MORSO D’AMORE” DI EVE LORGEN

di DANILO CARUSO
 
Mi spiace, con sincerità, prendere atto che ormai solo l’ignoranza può costituire la base “intellettuale” degli sceptici ridentes riguardo a UFO/UAP ed extraterrestri. D’altro canto rilevo una tendenziale parallela leggerezza in chi rappresenta il comune fruitore di informazioni nell’altra metacampo: pochi approfondiscono a dovere scientifico, e molti al massimo si tatuano addosso qualche libro letto senza spirito critico effettivo. Rammento che le idee non vanno accolte in maniera dogmatica, bensì dopo una valida riflessione. A me, ad esempio, la teoria su alieni energivori spirituali e il discorso che parla di extraterrestri teriomorfi (Rettiliani e Insettoidi) non convincono in relazione a una loro concretezza reale. A mio giudizio, e mi ripeto, Rettiliani e Insettoidi (e quanto facciano) costituiscono un’espressione dell’Inconscio collettivo: non li penso quali alieni in sé e per sé. Idest: costoro non sono percepibili/percepiti da tutti. Nella mia filosofia ufologica loro esprimono possibile manifestazione dell’Inconscio impersonale (o dell’Ombra junghiana), oppure l’azione di un qualche complesso psichico gravitante nell’orbita di uno o più soggetti. Quindi trovo difficoltà ad accogliere, facendo un exemplum, per intero le idee di Eve Lorgen, rese note nella sua opera “The Love Bite / Alien interference in human love relationship” (1999). E dico ciò per dimostrare che non mi sposo con tutta l’ufologia in giro, peraltro divisa a volte da punti di vista distanti. Il mio possiede una marcata connotazione filosofica: non vado a cercare passeggiando sulla reale classificazione di Hynek; esamino documenti (in senso lato), idee e pubblicazioni (sempre in senso lato) di ufologi e giornalisti investigativi. Un po’ al modo di Nero Wolfe. Lungi da me l’intenzione di sminuire il lavoro di Eve Lorgen offerto in “The Love Bite”. Apprezzo le sue buone intenzioni di studio. Tuttavia mi permetto, con eleganza, di evidenziare la differenza della mia visione al di lei cospetto. Ella reputa che gli extraterrestri possano rapire esseri umani non solo con l’obiettivo di sondare prospettive medico-biologiche, ma anche con l’intento di creare, mediante manipolazione psicomentale, coppie di partner ad hoc dalla cui programmata rottura della relazione amorosa i primi, energivori psicospirituali, trarrebbero un nutrimento dalle emozioni negative di suddetti malcapitati, messi assieme non da uno schopenhaueriano inganno della Natura, bensì dalle raffinate tecniche dei primi. Lei parla di strumenti fisici e immateriali nel controllo dell’addotto (nel secondo caso rievoca l’immagine della “freccia di Cupido”), nonché di “telestesia”, ossia di una sintonia psichica colla controparte, latrice di singolari fenomeni di sincronicità (junghiana, preciso io) intuiti nella coppia. Alieni rapitori possono essere grigi, rettiliani, ma anche insettoidi, grigi di colorito chiaro e di alta statura, robe come draghi e nani; non mancano i Nordici, e i militari umani in compagnia di omogeneo personale medico (vedasi altresì l’intervista a Eve Lorgen su NEXUS, edizione francese, n. 60 gen.-feb. 2009). Per inciso: quelli che la studiosa americana indica quali Nordici, per me, potrebbero essere ibridi grigi. A proposito delle abduction in collaborazione tra umani e alieni (i presunti MILAB) dice che i soggetti rapiti possano possedere tratti di DNA extraterrestre, il che li renderebbe preferibili ad altre vittime umane più normali giacché meglio di queste destinabili a compiti segreti nella veste di agenti di intelligence. Mi permetto di dire che sino a quando Eve Lorgen, nell’apertura del suo libro ha riecheggiato in breve “Missing time” di Budd Hopkins non ho incontrato divergenze. Esse sono emerse a proposito della natura del “Love Bite” (morso d’amore). Non nego che possa esistere qualcosa del genere, però io, da junghiano nonché studioso pure di ufologia con una personale ottica, lo sposto sopra tali due sedi analitiche con i risultati che esporrò. Il mio primo iter mi porta a postulare una dinamica in interiore homine, non in exteriore. Ritengo che la “voluntas” di Schopenhauer non sia nient’altro che la libido junghiana, quindi allorché l’autrice americana parla di accoppiamenti studiati mi fa pensare in prima istanza alla metafisica sessuale del filosofo di Danzica: ci sono unioni, combinate dalla voluntas-libido, le quali vanno a male giacché costruite sull’inganno (puntualizzo io, a scapito di soggetti dalla maturità libidica insufficiente). Eve Lorgen nel momento in cui spiega la prima fase operativa del “morso d’amore”, il quale io hegelianamente definerei antitetica rispetto al logico-tetico della presunta programmazione pianificata e messa in piedi a monte da alieni, nel capitolo “Signs and symptoms” (a pag. 29 del suo testo menzionato), ci presenta il profilo del tratto, per così dire, positivo del soggetto affetto, ambisesso, il quale io esemplifico per comodità descrittiva nel Werther goethiano1: un nevrotico ossessivo gravemente instabile (del resto è stato in maniera scientifica chiarito il fenomeno dell’innamoramento umano quale “nevrosi sui generis”). Che poi simili soggetti colpiti da “nevrosi – Love Bite” mostrino un movimento enantiodromico del loro interesse, non mi stupisce affatto: che da un eccesso in una direzione si passi a quello di carattere opposto, risulta comprensibile in termini psicanalitici (anche se non moralmente giustificabili qualsiasi eccesso e negatività). Nella coppia “morsa” tale sarebbe la sorte (sintetica, per chiudere il cerchio dialettico), di almeno uno dei partner, sufficiente a mandare tutto all’aria, e a creare nella versione lorgeniana quelle auspicatissime emozioni torbide. La coppia scoppia, e il pranzo extraterrestre per gli alieni psicoenergivori si mostra pronto. La coppia di rapiti allo scopo di essere “morsa” patisce, in almeno uno dei suoi componenti, l’imprinting che scatenerà il momento antitetico-romantico: quando non avviene corresponsione di un partner, il sintetico-decadente scatterà subito. Nel libro possiamo osservare vittime del morso d’amore interagire con figure misteriose che sembrano benissimo essere manifestazioni dell’Inconscio assoluto e non sostanzialmente riconducibili a extraterrestri espliciti. Nei rapimenti alieni di cui in “The Love Bite”, nel momento tetico-logico compaiono autori i Grigi conducenti in seguito esami, esperimenti, pratiche traumatizzanti sugli addotti umani. Ai Grigi rapitori possono seguire manipolatori Rettiliani. Ciò mi fa ritenere che la percezione psichica di tali ultimi possa attraversare Grigi e umani sulla base della mia teoria sul transumanesimo grigio2, ma che reali, all’esterno obiettivi, siano solo i Grigi. Se gli addotti subiscono veramente un trattamento d’imprinting, potrebbe esso essere funzionale, per me, a qualche esperimento non a scopo energivoro emozionale, bensì a qualcosa di interesse osservativo: esperimenti e studi legati alla “funzione sentimentale junghiana” umana, nei Grigi standard latitante e nei loro ibridi umano-alieni difettosa. Secondo il mio punto di vista, i casi validi osservati potrebbero essere esperimenti psicologici di imprinting, destinati a uno studio specifico e non a una consumazione energetica emotiva alimentare a danno delle cavie. Laddove si mostrano figure umane in scenari propri di alieni, potrebbe trattarsi di ibridi grigi; giudico i Rettiliani apparenti nella fenomenologia di Love Bite indagata da Eve Lorgen una proiezione dell’Inconscio impersonale, rigirata forse dai Grigi sugli umani di turno (se non una diretta proiezione originaria più allargata). La questione dell’ibridazione umano-grigia e l’impianto embrionale su donna umana sono temi scoperti legati dall’attenta autrice americana alla sua analisi. Prospetta l’argomento dell’ibridazione umano-aliena come campo di sperimentazione psichica degli extraterrestri, una sperimentazione volta a esaminare libido ed emozioni (capacità sentimentale junghiana, specifico io). Puntualizza che i Bianchi di alta statura, da lei ricondotti ai Grigi (infatti io li reputo ibridi umano-alieni), sarebbero ghiotti di energia emozionale umana (libido, ripeto sempre io). A parere di lei, il quale condivido, umani e Grigi sarebbero imparentati geneticamente (io credo il fondo d’origine, non postumano, grigio antropomorfo uguale al nostro). Nella visione lorgeniana gli ibridi grigio-umani rappresenterebbero la loro ventura classe dirigente e la nostra, essendo dotati di capacità di resistenza ai cambiamenti negativi dell’ecosistema terrestre. Ella, alla fine del suo testo citato, generalizza la meta di quello che reputa un piano di manipolazione psicologica esteso: rincoglionire l’umanità in previsione dei loro tornaconti. In tutta modestia, giudico che per simile fenomenologia basti lasciare l’indagine nel campo umano, senza necessità di introdurre cause extraterrestri (rasoio di Ockham). A sostegno della mia ipotesi junghiana su parte del morso d’amore un caso dal libro di Eve Lorgen contenente assieme a Grigi (reali) e Rettiliani (simbolici) delle streghe (nere entità avverse) e il loro eliminatore san Michele arcangelo: qui il livello simbolico sembra palese. Si tratta della vicenda della trentacinquenne Darlene (alle pagg. 130-143), la quale incorniciata nella psicologia analitica di Jung offre spunti di lettura consona. Nella propria stanza d’ospedale, dove trovasi assistita, vede dei soggetti che assomigliano alle streghe di Macbeth per il fatto di recitare incantesimi. Al che lei chiede l’intervento di Gesù, e le appaiono due angeli protettori. Nello stesso contesto, proseguendo la testimonianza di lei, san Michele arcangelo l’avrebbe protetta (a seguito di rinnovata richiesta a Gesù) contro le streghe, le quali in questa circostanza furono associate a una separata presenza di extraterrestri (un Rettiliano e due Grigi bassi). Pure detti ultimi, spuntati da un portale su un muro, sarebbero scomparsi. Darlene si accanì altresì verso un’infermiera ritenuta una strega. In simile scenario connotato da dinamiche prodigiose non si rivela molto difficile individuare un possibile livello di alterata percezione umana strutturata con mattoni simbolici. Qui io salvo, nella qualità di reali, solo i Grigi, poi tutto il resto mi pare sovrastruttura animata da diversi simboli, i quali dalla psiche individuale di Darlene potrebbero condurre a una vissuta traumatica esperienza di abduction. Questo caso così intrecciato ci mostra la guisa in cui il simbolico si impasterebbe con il ricordo reale alla volta di un unicum di non facile decostruzione. Cos’è simbolico? Cos’è riconducibile alla realtà concreta? Ho già illustrato le mie preferenze e i miei confini junghiani nella materia. Condivido la conclusione di “The Love Bite” che ci siano alieni molto progrediti per tecnologia, però non in grado di sviluppare una personale dimensione affettiva (con relativo parco emotivo): questi nel mio pensiero ufologico, i Grigi, postumani i quali hanno perso, secondo me, la “funzione sentimentale junghiana” (da cui lo sperimentalismo producente gli ibridi umano-alieni e tutti i possibili derivati altri esperimenti quali il Love Bite rivisto). I Grigi, a mio avviso, studierebbero la psiche umana praticando esperimenti allo scopo di capire quale sia la via migliore nel gestire la loro reintroduzione sentimentale-emozionale; non sarebbero energivori in simili perimetri sperimentali bensì osservatori scientifici. Le modalità del condizionamento mentale umano attuate dagli alieni nel quadro delineato dalla scrittrice americana a me ricordano la parallela strategia formativa psicopedagogica dello huxleyano Brave New World3 (in un modo o nell’altro questo universo distopico di Huxley torna con insistenza nelle mie analisi ufologiche). Ho letto un articolo di Eve Lorgen, posteriore al suo “The Love Bite”, pubblicato sulla rivista italiana X TIMES n. 21 del lug. 2010. V’è da parte di lei il richiamo agli “arconti gnostici”, ingannatrici entità di un’antica tradizione filosofico-religiosa, equiparati letteralmente agli alieni abusatori. Tale materia costituisce un’esplicita sponda verso Jung, il quale ha analizzato la simbologia offerta dalla filosofia dello Gnosticismo in linea colla sua psicologia analitica. Ciò conferma la validità del mio proposito di leggere la ricercatrice americana in chiave junghiana. Ella stessa, alla fine del suo articolo, pone l’accento sulla problematica del Sé, e afferma che se i rapimenti alieni calano di numero, gli extraterrestri si mettono in contatto colle loro vittime mediante il canale del sogno. In “The Love Bite” viene narrato un caso di Angelina alle pagg. 76-85, una donna sposata, la quale visitata in camera da letto, mentre riposava col marito, da un Rettiliano (con coda e artigli alle estremità) viene abusata da questo. Durante il congresso carnale lei è vigile, ma ridotta in stato di immobilità  forzata; il marito resta in condizione di incoscienza. La frequenza dei rapporti produce nella protagonista strani risultati: una vocazione alla ninfomania e un’alta percezione di soddisfazione proveniente da quelle esperienze congressuali, una sensazione mista a contrastanti pensieri morali. Angelina ha sognato anche un ibrido rettiliano, un suo figlio dalla cui visione rimane contrariata e sconvolta. Nella realtà manifesta diversi sintomi (i quali, secondo il mio modestissimo parere, potrebbero essere psicosomatici): una sorta di aborto spontaneo non si comprende molto bene poiché lei non si rivolge a medici. Se fosse un feto ibrido extraterrestre, umano, o qualcos’altro di naturale, non c’è modo di verificarlo. L’unico dato certo è che i coniugi al momento si allontanano rispetto al loro precedente rapporto matrimoniale. La storia si deteriora perché lei si trova un amante, con la conseguenza del marito geloso (si dice imbeccato dagli alieni). A dispetto dei diversi surreali dettagli scenografici riportati nel quadro della vicenda, dettagli legati pure ai Grigi, non sono propenso a concedere una realtà sostanziale concreta a creature rettiliane, anche se osservate da più umani del caso. La coppia nel tentativo di salvare l’unione si rivolge a un sacerdote esorcista in modo infruttuoso: la cosa fa riflettere molto sulla natura suggestionabile e psichicamente debole dei due umani. Angelina a un certo punto appare persino indemoniata: io sospetto (sulla scia degli “arconti junghiani”) che quanto meno un complesso psichico sostanziale a tonalità affettiva abbia invaso le sfere coscienziale di Angelina e del marito, portandoli a fare esperienze del tutto inconsuete. Alla fine i due sono rimasti assieme, però la sindrome/fenomenologia di persecuzione è rimasta. Tale Rettiliano stupratore, beneficiante un po’ della sindrome di Stoccolma su Angelina, mi rammenta il mito di Pasifae (= Angelina) e del Minotauro (= l’ibrido rettiliano di cui sopra): ipotizzo un piano junghiano di svolgimento dei fatti, dove i simboli non si mostrano così fuori della portata di un mero criterio psicanalitico. Angelina – racconta Eve Lorgen – ha vissuto altre esperienze oniriche così traumatizzanti da mettersi a recitare il rosario quale antidoto in quel contesto. I Rettiliani visti da lei suggeriscono altresì, perciò, una possibile ascendenza dal mito biblico veterotestamentario del serpente tentatore di Eva. Potrebbe trattarsi di una donna la cui testa è stata terremotata dalle prediche e dagli insegnamenti religiosi, e poi rivelatasi (in guisa psichica conflittuale dentro di sé) insoddisfatta del marito. Quel Rettiliano si svela un riflesso del suo “animus junghiano” rivoltatosi contro di lei. Se i Grigi e tutto quanto qui a loro connesso siano veritieri non saprei dirlo, ma non escluderei suggestioni ufologiche su una psiche già a pezzi per ben altro. Eve Lorgen riferisce che simili Rettiliani siano sessualmente più soddisfacenti agli occhi di diverse loro partner abusate in confronto con la normalità umana al punto che queste sviluppino poteri di chiaroveggenza nei loro congressi carnali in genere. Però simile circostanza, la quale parte da uno scenario sadico di zooerastia simbolica, possiede nel suo esito una analogia con la ierodulia. Non rappresenta una novità ufologica la capacità femminile di intuire in quelle situazioni contenuti nell’Inconscio impersonale. L’orizzonte junghiano costruito da me nel merito discusso mi sembra molto confacente, vedansi ad esempio: la sincronicità della “telestesia”, il peso della dimensione onirica (tutte robe legate all’Inconscio collettivo). Poi mi chiedo come tali Rettiliani, artigliati e con coda, siano in grado di esercitare la manualità umana pulita alla volta di realizzare manufatti perfetti e di tecnologia avanzata: manipolatori sì (nelle forme psicanalitiche le quali ho fatto emergere); se manifatturieri, non capisco la prassi (neanche i gatti stanno con intralcianti artigli sempre in mostra, tirati fuori all’occasione per difesa).
 
 
NOTE
 
Questo testo sarà inserito in un prossimo saggio critico a stampa.
 
1 A chi volesse vederne il profilo, consiglio di leggere un mio lavoro critico letterario: Il Werther goethiano, nella mia pubblicazione Considerazioni letterarie (2014).
 
2 All’uopo di approfondire vedansi i canali indicati:
1) il mio saggio Filosofia ufologica (2026).
2) il mio scritto intitolato Ermeneutica ufologica
 
3 Ho dedicato un saggio al romanzo che dipinge tale cosmo utopico negativo: Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2025).

13 febbraio 2026

L’INCONTRO RAVVICINATO DEL III TIPO A LICODIA EUBEA

di DANILO CARUSO
 
Il titolo di un famoso film di Steven Spielberg del 1977, rievocante un grado della Scala Hynek, introduce l’orizzonte della seguente narrazione, la quale prosegue i miei studi ufologici1. Ho parlato in dettaglio di UAP LN e IR1 a Castronovo di Sicilia2, ora dirò di un altro episodio IR3 (incontro ravvicinato con minimale osservazione di alieni) avvenuto nella zona di Licodia Eubea nel 1978 e registrato nel “Database avvistamenti in Sicilia” del “Centro Ufologico Nazionale / Divisione Sicilia” (come: IR3 del 15-12-1978 in orario imprecisato) e nel “CATALOGO DEGLI AVVISTAMENTI UFO DELLA REGIONE SICILIA / A cura del COORDINAMENTO REGIONE SICILIA DEL CISU (CENTRO ITALIANO STUDI UFOLOGICI) / Agg. al 31 Dicembre 2010” (come: IR-3D del 15-12-1978 alle ore 1:00). Riguardo all’approfondimento descrittivo sono riuscito a visionare direttamente tre fonti: 1) il periodico francese “Lumières dans la nuit” nel numero 213-214 marzo-aprile 1982 dove c’è un articolo di Maurizio Verga nella traduzione di M. Le Gourriec intitolato “La vague italienne de 1978 / Phénomènes du 1er type (4) (Deuxième Partie)” di cui funzionale a noi il punto 82 di quell’elencazione a pag. 44, e nel nel numero 239-240 maggio-giugno 1984 contenente l’articolo recante il titolo “Informations complémentaires sur les phénomènes du type I de la vague italienne de 1978 (1)” funzionale nella sezione denominata “Cas n° 82” a pag. 41 (stessi autore e traduttore del precedente); il periodico statunitense “The MUFON UFO journal” nel numero 153 di novembre 1980, nel quale v’è un articolo di Richard Hall, “Italian Ufo wave of 1978”, per noi rilevante nella sua parte conclusiva a pag. 14; 3) la pubblicazione “Humanoid encounters / The others amongst us / 1975-1979” (2016) di Albert S. Rosales a pag. 342 (menziona come sua fonte nel nostro caso interessato l’articolo del “The MUFON UFO journal” testé citato). Al pari di Castronovo di Sicilia, tenevo a parlare del fatto ufologico di Licodia perché rappresenta un paese che conosco pure: lì l’eccellente mio zio maresciallo dei carabinieri diresse la locale caserma della Benemerita. Ma volgiamo lo sguardo a quell’interessante vicenda evocata, spunto di mie riflessioni a seguire (in guisa parallela a quanto ho già fatto con gli avvistamenti di Castronovo, dove non si è andati oltre lo IR1). Un camionista quasi cinquantenne, il quale trovavasi alla guida del suo veicolo in strada extraurbana prossima al centro abitato di Licodia Eubea (nella provincia catanese: però è più vicino a Ragusa che al suo capoluogo provinciale), la notte del 15 dicembre, riferì, in un secondo momento, di essere stato testimone, allora intorno alle 24:00, di un evento fuori della quotidianità. Vide scendere e posarsi sul suolo, nella suddetta zona, un UFO luminescente, dopo che lui poco prima si era fermato, senza scendere dal veicolo, allo scopo di dare un’occhiata alla radio del suo mezzo di trasporto la quale ex abrupto aveva smesso di funzionare normalmente. In questo scenario due figure antropomorfe scavalcarono una barriera posta a 15 m, più o meno, e si appropinquarono al camion fermo. Il disorientato osservatore umano poté dunque inquadrare meglio l’aspetto dei due e descriverlo poi: rivestiti integralmente di una tuta di colore non chiaro con casco e di altezza non superiore a un paio di metri (non superavano la parte alta del mezzo di trasporto posta a m 2,15). Da suddetti caschi partì una luce allorché le due figure non identificate con chiarezza furono alla distanza approssimativa di 5 m, una luce la quale schiarì l’interno della cabina di guida del camion. Quindi i due presunti non umani (ma di foggia esteriore antropomorfa) si portarono a ridosso di lui, presso l’esterno del finestrino del veicolo, con l’obiettivo che si rivelò quello di rivolgergli la parola: il linguaggio si mostrò però incomprensibile e pronunciato con un tono di voce basso. L’ascoltatore umano, turbato dall’esperienza in corso, pensò che stessero chiedendo informazione sul posto e disse che si trovavano su una strada Ragusa-Catania. Subito dopo ciò i due soggetti ignoti, senza proferire alcunché si allontanarono. Nel farlo la luce emessa dal casco di uno dei due rese nitidamente visibile l’altro, il quale si rivelava di forma umana (un giovane in apparenza glabro, visto attraverso la visiera del casco in volto), vestito con una tuta, con piedi e mani di colore nero, attillata. Tornati piano piano indietro, i due presunti extraterrestri furono avvolti dal buio. Quindi immediatamente si vide partire verso l’alto un intenso fascio luminoso: alla scena il camionista si affacciò dal finestrino del suo mezzo di trasporto notando una puzza di zolfo e la radio tornata a funzionare. Il giorno seguente la sconvolgente esperienza il camionista fece un sopralluogo nel teatro degli avvenimenti descritti: raccontò di aver rilevato coppia delle impronte dei piedi dei due misteriosi soggetti incontrati, impronte le quali parevano lasciate come da calzature di estesa suola chiodate. L’UFO, a detta del testimone, si presentava quale una cupola di foggia emisferica (scura) proiettante dalla base circolare un netto e forte fascio conico luminoso con la punta verso il basso. Il primo articolo di “Lumières dans la nuit” citato, a pag. 44, nell’angolo basso a sinistra, riporta due disegnini: del probabile aeromobile alieno e prima, nell’ordine, della tuta dei non umani del caso (cose descritte altresì in verbis nei testi francesi). Rosales nella sua pubblicazione menzionata ha pure inserito due integrazioni grafiche per il caso: un alieno con faccia umana in integrale tuta scura, visto frontalmente e di fianco sinistro; tutte le ricostruzioni iconografiche di cui ho fatto memoria mostrano nella parte alta del casco, sopra la visiera, qualcosa che a me sembra poter essere il punto di illuminazione anteriore della tuta verso l’esterno. Qui si chiude il narrato di una cronaca che ha attraversato le Alpi e l’Atlantico. Tanto per rendere l’idea della considerazione di studio, in ambito ufologico, data allo IR3 di Licodia voglio sottolineare che sulla copertina di “The MUFON UFO journal” nel numero 153 di novembre 1980 sta una foto di gruppo con Joseph Allen Hynek, raffigurante i relatori a un convegno del MUFON (tenutosi l’11 ottobre 1980). Lo spessore intellettuale di tale contenitore a stampa si nota anche dal fatto che apre il detto numero uno scritto di Budd Hopkins. Io non dispongo di elementi di giudizio sul fatto ufologico di Licodia che vadano al di là delle fonti sopra evocate. Pertanto posso solo esaminarne la cronaca in sé e per sé. Puntualizzato che non so stabilire la veridicità o meno dell'accaduto descritto, posso però interpretarlo in un quadro di comprensione consono. E rendo noto subito che a me i due presunti extraterrestri non paiono ascrivibili ai Grigi o ai Nordici, e nemmeno a una manifestazione dell'Inconscio collettivo. Mi sembrano di più degli ibridi di Grigi3, magari in giro al fine di compiere abduction. Se fosse stato l'Inconscio impersonale a rendersi manifesto credo che non ci sarebbe stata la problematica della lingua differente, e che d'altro canto gli aspetti simbolici sarebbero stati maggiormente evidenti su uno sfondo più surreale e meno incline a toni accidentali connotati da dettagli tecnologici e non fiabeschi: se ci fossero stati Rettiliani e/o Insettoidi avrei propenso per un effetto dell'Inconscio assoluto. La pista "ibrida" mi appare la più ragionevole ipotesi. Reputo che si sarebbero fermati per prelevare qualcuno, il quale non si sarebbe mostrato alla fine corrispondente alle loro esigenze di ricerca. Non ci sono dettagli che facciano pensare a una abduction attuata con cancellazione mentale di  questa parte centrale nel mezzo del narrato noto: di solito l'addotto subisce l'amnesia generale dell'evento di rapimento alieno, rimane il missing time (il vuoto temporale misurato dall'orologio relativo all'arco di tempo coperto dall'abduction)4. Escluderei perciò il rapimento: l'osservatore umano sembra essere stato sempre vigile e cosciente in soluzione di continuità. Il fatto che quello dei due presunti ibridi di Grigi visto meglio in faccia si sia disvelato glabro indicherebbe a mio avviso una connotazione legata possibilmente a dettagli di variabilità genetica. La mia neutrale linea ipotetica produce simile risultato. L'interferenza con la radio del camion costituisce un altro aspetto poco junghiano e molto tecnologico, il quale tuttavia non ci restituisce un’evidenza conclusiva concreta. Se fossimo stati ai nostri giorni probabilmente avremmo potuto vedere foto o video realizzati con un moderno smartphone, ma a quell’epoca simile strumento mancava. L’assenza di un riscontro concreto tuttavia non comporta per me l’automatico rigetto scientifico dell’episodio ufologico di Licodia: non è semplicemente verificato mediante prove visibili. Secondo il mio parere non esiste un ragionevole motivo per non lasciare il caso aperto. Negli anni più recenti abbiamo potuto apprezzare immagini riprese con vari mezzi da privati cittadini, le quali, suscettibili di analisi tecnica, hanno fornito supporti ai racconti dei testimoni. Quanto visibile oggigiorno dà una possibilità di realtà agli avvenimenti simili a quello di Licodia, dove in interiore non vedo elemento autovanificante. Facciamo un salto dal 1978 in avanti di un trentennio e valutiamo la seguente vicenda se fosse stata raccontata quale semplice relazione verbale priva di riscontri: avrebbe perso tutta la sua credibilità obiettiva. Perciò invito a lasciare l’episodio della fine degli anni Settanta aperto a una prospettiva di verità alla luce formale di questo clamoroso ora citato. Tra il 2007 e il 2009 una guardia notturna turca realizzò dei video amatoriali riprendenti chiare forme di UFO, tra i vari UAP, in località di Kumburgaz (allora città contigua a Istanbul; dal 2009 ha perso lo status di Comune)5. I filmati sono stati dichiarati non fake dal “Consiglio per la ricerca scientifica e tecnologica della Turchia”(TÜBİTAK), posto sotto egida statale (costituisce un ente paragonabile al nostro CNR). Detto organismo, nel periodo 2004-11 presieduto dall’esperto di ingegneria industriale Nuket Yetitenegro, non si è però pronunciato sulla natura degli oggetti volanti visibili in queste registrazioni citate: la relazione conclusiva si è fermata usando nella maniera più scientifica possibile il termine UFO, cioè non implicava automaticamente una indicazione di tecnologia extraterrestre bensì una sospensione di giudizio particolare. In alcuni passaggi delle riprese si possono comunque notare meglio grazie a raffinati esami grafici, dentro a un misterioso aeromobile, attraverso uno spazio trasparente regolare, figure umanoidi che sembrano guardare all’esterno (l’illuminazione notturna del caso non è molto nitida, tuttavia l’evidenza delle figure rimane, secondo me, percettibile al di là di un gestaltico input mentale). Potrebbe trattarsi di Grigi a bordo. Sul versante del non amatoriale, a supporto della mia esposizione, ritengo necessario rammentare, a pro dell'esistenza di intelligenze e tecnologie non umane, il documentario-inchiesta "The Age of disclosure" (2025) del quale ho già parlato nella mia monografia "Filosofia ufologica" (2026)6. Giudicare possibile e credibile lo IR3 di Licodia non mi appare esagerato, quella narrazione potrebbe avere una logica interna la quale ho cercato di ipotizzare: là non v’erano Rettiliani e Insettoidi, pertanto credo che la facoltà di percezione di quell’osservatore non fosse stata alterata da un’intromissione eccezionale dell’Inconscio impersonale (o di altro), e che dunque i due presunti alieni incontrati potessero essere, sulla base della descrizione, reali ibridi Grigi nel quadro dell’ulteriore ipotesi che ho sviluppato (un fine di abduction mancata).
 
 
NOTE
 
Questo testo sarà inserito in un prossimo saggio critico a stampa.
 
1 Questa la mia prima monografia: Filosofia ufologica (2026).
 
2 Avvistamenti ufologici a Castronovo di Sicilia
 
3 Per approfondire sul tema dell’ibridazione umano-aliena segnalo il mio precedente scritto:
Ermeneutica ufologica
 
4 Sulla via dell’approfondimento dell’argomento formale (circa rapimento alieno, tempo mancante, ipnosi regressiva, tracce corporee) indico l’interessante ed equilibrato testo di Budd Hopkins Missing time (1981).
 
5 Immagini essenziali:
Altra sitografia di riferimento (e di eventuale approfondimento per il lettore):
 
6 Qui l'estratto:

12 febbraio 2026

L’ALBA CHE MANCAVA A ORIENTE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) sono assunti dall'Imperatore della Cina per ritrovare la scomparsa Mulan rapita una mattina all'alba. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: L’Alba che Mancava a Oriente
 
L’alba era sorta senza Mulan.
 
Nel Palazzo dell’Armonia Misurata, l’Imperatore della Cina fissava il giardino immobile come se, trattenendo il respiro, potesse costringere il mondo a restituirgli ciò che aveva perso. Mulan, che all’alba si allenava sempre con la spada di legno, era scomparsa senza lasciare traccia: né impronte, né urla, né presagi leggibili dagli astrologi.
 
Per questo, contro ogni consuetudine, l’Imperatore aveva convocato due figure che non appartenevano all’Impero.
 
Danilo Caruso arrivò per primo, con passo quieto, osservando le colonne e i simboli come un testo complesso da interpretare. Non portava armi, ma domande. Juliette giunse dopo, con un sorriso obliquo e lo sguardo di chi non chiede permesso alla morale: la sua presenza turbò gli eunuchi più di qualunque minaccia armata.
 
«Vi ho chiamati,» disse l’Imperatore, «perché la forza non ha trovato nulla, e la saggezza ufficiale tace.»
 
Caruso si inchinò lievemente. «Quando una figura come Mulan scompare,» disse, «non è solo un corpo a mancare, ma un significato. Qualcuno ha sottratto un simbolo.»
 
Juliette rise piano. «O qualcuno ha creduto di possederlo. Il rapimento è una forma rozza di desiderio.»
 
L’Imperatore serrò le labbra. «Riportatemela.»
 
Uscirono dal Palazzo mentre il sole saliva. Caruso osservava le strade come frasi interrotte; Juliette, invece, annusava l’aria come una cacciatrice di pulsioni.
 
«Non è stata presa con la forza,» disse Caruso dopo un lungo silenzio. «Nessun segno di rottura. Chi l’ha rapita conosceva il suo ritmo.»
 
«O lei ha scelto di seguire qualcuno,» ribatté Juliette. «Non per debolezza, ma per curiosità. È una virtù sottovalutata.»
 
Seguendo voci spezzate e paure mal dissimulate, giunsero a un vecchio monastero abbandonato tra le colline. Lì non c’erano soldati, ma specchi: superfici lucidate che riflettevano il volto di chi entrava.
 
Mulan era al centro, seduta, la spada appoggiata a terra. Non era legata.
 
«Non sono prigioniera,» disse prima che qualcuno parlasse. «Mi hanno chiesto di restare finché non avessi risposto a una domanda.»
 
«Quale?» chiese Caruso.
 
Mulan indicò gli specchi. «Chi sono, se smetto di essere ciò che gli altri si aspettano?»
 
Juliette applaudì piano. «Magnifico. Un rapimento filosofico. Molto più interessante di quelli carnali.»
 
Caruso si avvicinò agli specchi. «Questi uomini — o idee — che ti hanno portata qui,» disse, «volevano sospendere la narrazione. Toglierti dal ruolo di figlia, soldato, eroina.»
 
Mulan annuì. «E io volevo vedere cosa restava.»
 
Juliette si chinò verso di lei. «Resta ciò che scegli di fare quando nessuno guarda. E non è mai innocente.»
 
Un rumore alle spalle: i rapitori — studiosi ossessionati dalla purezza dei simboli — compresero di aver fallito. Non avevano catturato un’essenza, solo provocato una trasformazione.
 
Mulan si alzò. «Torno dall’Imperatore,» disse. «Non perché devo, ma perché voglio.»
 
Caruso sorrise: il testo aveva ritrovato il suo senso, non identico, ma più ricco. Juliette scosse il capo, divertita. «Peccato. Stava diventando davvero pericolosa.»
 
All’alba seguente, Mulan rientrò al Palazzo. L’Imperatore la guardò e capì che era tornata diversa: non più soltanto figlia dell’Impero, ma autrice di sé stessa.
 
Danilo Caruso e Juliette sparirono così come erano venuti, lasciando dietro di sé una verità sottile: non tutte le scomparse sono una perdita. Alcune sono una domanda che finalmente osa farsi sentire.

04 febbraio 2026

ERMENEUTICA UFOLOGICA

di DANILO CARUSO
 
Dopo aver parlato di mutilazioni animali fuori dell’ordinario1, e nel contesto del pensiero ufologico di Linda Moulton, credo opportuno esporre un quadro analitico che si è prospettato alla mia mente. Il suddetto fenomeno, ricondotto all’area dei Grigi, inerisce allo spazio di attività umana dell’allevamento di bestiame. Ho notato che se gli accostiamo l’altro dei crop circles recuperiamo la dicotomia agropastorale. Trattando del tema in precedenza2 ho interpretato tali ultimi in guisa junghiana: moderni mandala, presentati forse dai Nordici, penso di poter ipotizzare (sulla base della mia impressione di orientamento di costoro: cioè sarebbero i giudiziosi, gli assennati, gli “amici”). Vorrei ora esplorare meglio la dicotomia che ho indicato con quelle particolari e precise connotazioni. Chiarisco innanzitutto che l’impostazione di quanto seguirà possiede una forma scientifica, cioè si modella su percorsi concettuali cementati su aspetti simbolici coerenti, sebbene, la gamma possa sembrare superficiale o non organica. Comprendo benissimo questa sensazione, la quale è stata quella che in un primo momento mi aveva indotto a non pubblicare queste mie riflessioni. Ma poi, da junghiano (e da filosofo) ho preferito mettere per iscritto tutti i dettagli in merito, avendo ottenuto la sensazione opposta che avrei sbagliato a non offrire una simile analisi attinente alle mie specifiche modalità analitiche di cui già detto alcune volte. Osserviamo allora tale dicotomia ufologica alla maniera di Jung, evidenziando i valori simbolici degli aspetti legati inter se perciò a dovere: non c’è disomogeneità nell’astrattezza. Abbiamo quindi da un lato i Grigi con le asportazioni chirurgiche da bestiame e l’allevamento, dall’altro i Nordici con i crop circles e l’agricoltura (dacché ho assunto nella mia posizione di partenza che gli autori possano essere quelli per questi). La dicotomia agropastorale non è stata estranea ai miei studi. L’ho infatti esaminata in relazione alle figure veterotestamentarie di Caino e Abele: l’agricoltore non gradito al Dio biblico, e l’allevatore invece apprezzato da costui. Nelle mie analisi di tali antichi testi ho ricollegato quell’opposizione, costruita su simboli, secondo me, a una dicotomia di natura socioeconomica: attività con rischio d’impresa (allevamento) / attività con rendita da una base originaria più salda (agricoltura). Ciò che ci ritroviamo adesso è la collocazione caratteriale (junghiana) nella colonna dell’attivismo veterotestamentario, e protestante (Weber), dei Grigi. In passato ho avuto occasione di spiegare la mia idea che simili alieni siano cittadini di un sistema che abbia vissuto un’esperienza transumanistica molto progredita e partita dal nostro stadio antropomorfo. In parole povere, per me, questo modello biologico (l’umano) sarebbe lo standard universale originario (da cui appunto evoluzione postumana più o meno dissonante: i Nordici sarebbero uguali a noi per fisionomia, però molto più maturi per saggezza). Collocati i Grigi da una parte della dicotomia, dall’altro poniamo i Nordici, gli “individuati” secondo l’auspicato processo illustrato da Jung. Loro non sarebbero stati protagonisti della grigia società liberalprogressista senza limiti, la quale avrebbe trasformato l’uomo nel Grigio: non so se a seguito di esigenze di sopravvivenza palesatesi altrove, o in seguito a un cammino di cambiamento ricercato per puro spirito scientifico. Quanto rilevo è che i Grigi mostrano, così ragionando, affinità ideologica caratteriale con gli USA, patria ideale dell’attivismo capitalista. Che detti extraterrestri abbiano ottenuto un concordato con il repubblicano Presidente Eisenhower, non mi stupisce più di tanto. Si vuole fallito l’accordo coi Nordici perché richiedenti condizioni a favore di un pacifismo mondiale. Questi altri alieni sembrano più empatici, a quanto si dice, a differenza degli algidi Grigi. I primi, a mio giudizio, esprimono un’etica kantiana, la ricerca di condotte equilibrate, più consone al criterio dell’economia di rendita agricola: il contrario dell’attivismo imprenditoriale capitalistico, il quale insegue nell’insicurezza del successo, profitto e ricchezze sconfinati. La mancanza di un freno, di una soglia da non superare, ha portato la Civiltà antropomorfa grigia dall’umano al postumano? Non dispongo di prove concrete, bensì di costruzioni concettuali filosofiche. Eventuali esperimenti di ibridazione alieno-umano da parte dei Grigi potrebbero testimoniare il desiderio di riguadagnare un aggancio con l’antropomorfo d’origine: ci potrebbe essere qualcosa di nostalgico e di ideale per loro. L’opposizione che ho strutturato, e che sto sviluppando nei suoi poliedrici significati, non intende rilevare affatto la dicotomia “buono/cattivo”: non voglio creare solo una simpatia per i Nordici e una speculare antipatia nei confronti dei Grigi. Il mio compito è comprendere la ratio di un comportamento in guisa psicanalitica, e in un secondo momento lasciare luogo a giudizi storiografici e morali. Non si rivela mio intento demonizzare i Grigi: ritenuti autori di abduction, di mutilazioni animali, di forme di ibridazione, in tutta quella generale e ipotetica cornice del patto con il governo statunitense. David Michael Jacobs, di cui ho visto l’opera “The threat” (1998) e ascoltato più recenti videointerventi, ha parlato delle sue scoperte da ipnosi regressiva su addotti, presunti puntualizzo io. Ho già dichiarato di non essere un sostenitore di simile prassi esplorativa se rimanente isolata. Vale a dire che se un’ipnosi regressiva non ha un contorno di prove tangibili a sostegno, a mio modestissimo sentire, non può darsi affidabile al 100%. E non ha rilevanza decisiva che una pluralità di soggetti possano rispecchiare la medesima versione di un fatto: potrebbe sussistere in direzione di un’ascendenza psichica un modello unitario di riferimento, per così dire “archetipico” (non ci serve un viaggio sull’Orient Express). Jung ci metterebbe giustamente in guardia durante l’analisi, e ci inviterebbe a trovare appoggi concreti se volessimo dimostrare reale una narrazione. Così faccio io, memore dei migliori metodi investigativi. Va bene avere un paniere indiziario, però la sua traduzione in fatti richiede una rigorosissima procedura. Dobbiamo distinguere un’esperienza esterna rispetto alla nostra persona da un’esperienza avente luogo soltanto all’interno della nostra coscienza (una manifestazione dell’Inconscio collettivo, un’interazione con un complesso psichico sostanziale, quali esempi). Non voglio squalificare tutte le ipnosi regressive in merito a mere ipotesi di adduzione. Infatti sono lieto di ricordare che Jacobs ha evidenziato la presenza di tracce sui corpi degli esaminati considerati vittime di abduction. Il profondo analista americano ha rivelato di aver recuperato notizia nelle sedute ipnotiche di procedimenti extraterrestri di ibridazione alieno-umana: pare che ci siano prelievi da umani di ovuli (tracce di possibile ignorato atto chirurgico a pro di ciò: vedasi in “The threat” il paragrafo “Extrauterine gestational units” a pag. 62) e spermatozoi, che dopo la fecondazione avvenga l’ibridazione con tratti genetici non umani, che l’embrionale nucleo ricavato sia impiantato vicino ai confini esterni uterini di donna umana (ibi, vedasi il caso di Melissa Bucknell alle pagg. 64-65), e che dopo pochi mesi esso sia estratto allo scopo di essere messo in una teca incubatrice. Tale ultimo dettaglio ricorda la tangenza con lo huxleyano Brave New World la quale è emersa nella mia filosofia ufologica riguardo al tema toccato. Sull’altro versante della superiore dicotomia, quello nordico-agricolo, in aggiunta a quanto esposto, giudico di poter inserire in questa colonna il pensiero ufologico di Juan Posadas, il teorico degli alieni socialisti e con tecnologia avanzatissima. Le affermazioni posadiste si addicono ai Nordici. Cosicché l’opposizione Grigi/Nordici si svela una dicotomia (spirituale) “liberalcapitalismo / giustizia sociale (etica kantiana) e socialismo (ovviamente non quello di Marx)”. Credo, attraverso un iter filosofico, di aver scoperto aspetti di possibili civiltà extraterrestri: è la mia maniera psicanalitica junghiana e fenomenologica hegeliana. Chi la capisce potrà percorrere i miei cammini concettuali, i quali non dimenticano mai il momento dell’avvaloramento empirico: teoria, solidamente strutturata nel suo castello concettuale; dimostrazione comunque necessaria in ultima istanza mediante riscontro concreto. Filojunghiani e filohegeliani nella metodologia, ma coi piedi per terra. David Michael Jacobs ipotizza che i Grigi possano riprodursi attraverso clonazione, poiché appaiono asessuati: io ci vedo un transumanistico superamento dei generi sessuali3, culminante in un’ectogenesi huxleyana in senso lato (potrebbero avere “uova” prodotte non so come). Un nuovo aspetto che ho notato in comune col Brave New World si ricollega alla questione delle altezze dei soggetti: i Grigi si dividerebbero in alti e bassi (con questi subordinati ai primi). Il parallelo postumano mondo distopico di Huxley struttura la propria gerarchia di autorità esprimendola nelle stature dei soggetti (i più alti dirigono, i più bassi eseguono: singolare simile coincidenza con gli alieni paragonati, la quale rafforza il mio impianto analitico). Il professore universitario americano sostiene altresì che più di trecento milioni di esseri umani siano stati rapiti finora dagli extraterrestri, e che costoro attraverso gli ibridi cerchino di infiltrarsi nella società umana con lo scopo principale di impadronirsi della Terra. Jacobs ha notato nelle sue indagini su diverse centinaia di supposti addotti che i Grigi riflettono una posizione di subalternità rispetto ad alieni Insettoidi. Ho già precisato il mio punto di vista a proposito di extraterrestri teriomorfi (Rettiliani, Insettoidi) puntualizzando che, per me, possa trattarsi di manifestazioni dall’Inconscio impersonale o frutto di un Dottor Moreau: qui potrei propendere per un’origine junghiana di specie intelligenti aliene rivolte a un largo pubblico di percettori; d’altro canto sarebbe la teoria parafisica di Vallée (pensiamo agli “attributi” della Substantia spinoziana, al fine di cogliere il senso del mio ragionamento). Rettiliani e Insettoidi potrebbero venire fuori, con concretezza tangibile al percettore, dall’Inconscio Assoluto: però rimarrebbero un fenomeno psichico collettivo, il quale più che “parafisico” definirei “metafisico” o “metafenomenico”. Io ignoro se i Nordici e i Grigi percepiscano, e come, Insettoidi e Rettiliani. Gli “individuati” Nordici non dovrebbero avere problemi in ogni caso con l’Inconscio collettivo alla luce della loro maturità spirituale. I non empatici Grigi potrebbero essere o del tutto chiusi al contatto con l’Inconscio impersonale (chiusura vera e propria nel senso di aver posto un firewall; oppure in quello di indifferenza radicale) o succubi in toto dell’Inconscio assoluto: in qualsiasi caso (il quale non saprei al momento ben determinare più veritiero) il tutto come risultato di un percorso transumanistico, che ha modificato il primordiale rapporto umano con l’Inconscio collettivo. Alla fin fine concedo alle ipnosi regressive un margine di attendibilità possibile, però da agganciare in previsione di una fattualizzazione del narrato a prove concrete (ad esempio, su corpi umani di presunti addotti: tracce chirurgiche, segni simili a tatuaggi, oggetti impiantati, etc.). Sotto questo profilo metodologico (esigenza di appoggio a un segno visibile) si è resa attiva la ricerca di Budd Hopkins, altro noto ricercatore ufologico apprezzato da Jacobs (i due condividono temi coltivati: abduction, ibridazione, aliena actio in corpore humano). Tornando all’argomento degli ibridi creati dai Grigi, il capitolo VIII di “The threat”, “The hybrid species-children” (iniziante a pag. 128), mi è parso molto rilevante circa le informazioni che Jacobs ha ricavato dal suo lavoro su presunti addotti. Quanto da lui riferito si intreccia con le mie ipotesi. I Grigi sarebbero una specie aliena risultato di un costante intervento genetico, il quale ha modificato la loro forma iniziale alla volta di una progressiva decadenza biologica che ha distrutto la loro capacità di riprodursi in modo naturale. Al fine di ovviare alla propria clonazione forzata avrebbero deciso di procedere in direzione dell’ibridazione umano-aliena, cosicché avessero l’opportunità di recuperare dimensioni smarrite. Non si sa con esattezza chi fossero i promotori dell’originaria manipolazione transgenica la quale ha generato la nuova specie grigia. Simile quadro calza alla perfezione alla mia idea dell’evoluzione (o involuzione) transumanistica presso altre civiltà antropomorfe. L’attento professore americano ha scoperto, come già detto, una subordinazione grigia agli insettoidi. Però anche qui esiste acqua per il mio mulino. Io ho ipotizzato la natura junghiana di rettiliani e insettoidi, ossia metafisiche (o parafisiche) manifestazioni dell’Inconscio collettivo. Perché i Grigi potrebbero vederli ed essere a loro sottomessi? Per il fatto che il transumanesimo di cui sono rimasti vittime abbia prodotto un trauma nell’intera specie; trauma causato da mano antropomorfa (e non teriomorfa), il quale l’Inconscio impersonale avrebbe elaborato in quella forma simbolica inquietante di nuovo dominatore. Questo non sarebbe però altro che il simbolo del responsabile reale a monte, diventato una specie aliena la quale magari i Grigi proiettano di riflesso nella mente umana di coloro che condividono esperienze con loro. La volontà grigia che insiste a beneficio dell’ibridazione con noi, secondo me, non farebbe un salto in avanti con lo scopo di creare un terzo tipo (a pag. 130 il paragrafo “Creating homo-alienus”), farebbe un percorso a ritroso verso il da me reputato modello antropomorfo sessuato universale primordiale. Continua a dire Jacobs che l’ibridazione per gli sterili Grigi non è stata una conquista facile. Dopo diverse fasi, non subito, sono riusciti a raggiungere la generazione del tipo umano. L’analista americano assocerebbe la comparsa dei Nordici a questo momento; tuttavia io preferisco pensare che tali ultimi siano espressione di una civiltà a parte, antropomorfa da sempre, e per conto loro (idest: esenti da interventi genetici di stampo postumanistico biologico). I feti ibridati dai Grigi subiscono l’iter anomalo descritto più sopra per via della loro provenienza. Jacobs ha rilevato la difficoltà di questi nati poi cresciuti a inserirsi in mezzo a noi a causa di una strutturale impreparazione formativa essendo non provenuti da un contesto umano di prima crescita convenzionale: ciò non li porrebbe immediatamente in sintonia con il “dinamico” tipo umano terrestre. In compenso avrebbero in più delle capacità d’azione non legate alla nostra normalità. Io credo che la facoltà di derogare alle comuni leggi fisiche possa rivelarsi possibile (sono di indirizzo filosofico fenomenista): cito ad esempio la telecinesi. Quindi non mi stupirei di soggetti con “superpoteri” (tipo Eleven ed Eight di “Stranger things”). C’è un libro che racconta la particolare cronaca di una donna ibrida umano-aliena: “Raechel’s eyes / The strange but true case of a human-alien hybrid” (2004) di Helen Littrell e Jean Bilodeaux. Tale pubblicazione, al di là di tutta la  vicenda raccontata la quale rimane tragica, mi ha colpito altresì in due dettagli avvaloranti, se reali, mie idee. Chisky, uno scienziato, soggetto ibrido e collaboratore del governo statunitense, afferma il fondo genetico comune tra umanità e Grigi (in virtù di un loro portato ab ovo, dicesi; ma la mia teoria è diversa, e va, in ogni caso, alla primordiale e più remota giudicata comunitaria radice universale); egli proclama la volontà di detti non umani, ridotti ormai a clonarsi, di recuperare un tratto biologico da noi. L’ibrida Raechel, la quale mi rammenta vagamente Netti, la protagonista, a sua volta, di un altro libro (un romanzo utopico di Aleksandr Bogdanov, “La stella rossa”4), mostra alla madre biologica teche d’incubazione contenenti feti ibridi. Nelle descrizioni di Jacobs dal su menzionato capitolo VIII possiamo notare quale sia la fondamentale problematica dei bambini ibridi. I Grigi hanno perso la “funzione psichica junghiana sentimentale”, mantenendo le altre tre (logica, percettiva, intuitiva): ecco la ragione del loro non essere empatici. Ciò sempre a causa di quelle modificazioni biologiche, le quali integrando aspetti meccanico-informatici hanno trasformato il soggetto di partenza con emozioni in un tipo personale esageratamente razionalistico, prosciugato dell’emotività. I bambini ibridi risentono nella loro psiche ancora di simile problema: hanno bisogno di apprendere a empatizzare e a provare emozioni, dato che non lo fanno in maniera spontanea. Soffrono tale disagio, perciò vengono messi a contatto con bambini e adulti umani addotti. Il compito di questi ultimi nei “giardini per l’infanzia grigi” è quello di trasmettere e far apprendere mediante l’esperienza vissuta le dinamiche emotive assenti: il che rappresenta nei confronti degli umani un compito psicopedagogico determinante in quel progetto. Vediamo come momenti quali il gioco e la vicinanza svolgano funzioni appartenenti alle nostre classiche pedagogie. Le strutture per l’infanzia degli ibridi possiedono una precisa gerarchia gestionale: responsabili operativi appaiono degli ibridi adulti, poi gli umani nel ruolo di operatori pratici, quindi i discenti ibridi. Il tutto mira a umanizzare, con spirito d’equilibrio, la psiche degli ibridi, affinché abbiano minori difficoltà a inserirsi, in incognito, nella nostra società. Sembra che l’ambientazione reale rimanga comunque un impegno pesantissimo. Gli ibridi maschi (poiché le femmine sono risultate non perfettamente funzionali alla procreazione) possono instaurare delle relazioni sentimental-sessuali con donne umane. La gamma di tali esperienze va da uno stadio soft, bene o male accettabile, a un livello hard, che non ha niente da invidiare a qualche pagina di de Sade. Nel vicino capitolo X, “Independent hybrid activity” (pag. 185), l’autore del libro riporta la sadista vicenda di Beverly (pagg. 205-7). Il fatto che ci sia un simile estremo negativo turba e lascia perplessi. Non si capisce se nell’attività autonoma dai Grigi concessa ai loro ibridi l’eccesso sia una possibilità contemplata, oppure conseguenza di un non calcolato difetto strutturale. In qualunque circostanza a me sembra che il recupero libidico degli ibridi, tornati in possesso di una “facoltà junghiana sentimentale”, sia stato imperfetto, dacché viziato da suggestioni dell’Ombra junghiana. Gli ibridi effettivamente non godono di un background di specie prossimo il quale possa esemplificargli l’equilibrio emozionale;  pertanto possono cadere in preda di una schietta libido freudiana: questa la mia diagnosi. Hanno incorporato anche il peggio dell’uomo (il quale non pare vedersi nei Nordici). Pure gli ibridi adulti avrebbero bisogno di un percorso pedagogico, al pari dei loro bambini, dove l’“educazione sentimentale” sia ancora proseguita dopo la fase adolescenziale. Credo che Jung avrebbe consigliato la stessa cosa. Il ripreso rapporto fra “homo alienus” e Inconscio assoluto non sembra iniziato nella forma matura. La deviazione sadica dimostra la necessità di un freno pratico alla loro coscienza sul fronte della violenza, non il bisogno di una ignoranza operativa. Anche gli uomini debbono poter osservare la perturbante Ombra, ma nessuno deve tradurla in atto concreto. Tale rifiuto  costituisce una libera scelta di “giusta razionalità” davanti a pulsioni aggressive e distruttive, nella fattispecie congiunte, in guisa sadista, a quelle sessuali. Per concludere l’esame della dicotomia di cui sopra a monte, vorrei sottolineare che non ci sono notizie di tentativi di approccio da extraterrestri verso la scomparsa URSS (al contrario dei casi nordico e grigio nei riguardi di Washington): perché? La mia modestissima sensazione è che il totalitarismo mistificatore stalinista abbia destato impressioni negative allo sguardo degli alieni, rimasti al di qua della cortina di ferro nella ricerca di interlocutori ufficiali: la gravissima deformazione dell’ideale socialista piombata sull’esperienza di Mosca da parte della dittatura di Stalin (le cui conseguenze si protrassero oltre durante il tempo sovietico) presumibilmente avrà scoraggiato i Nordici dal rivolgersi ai dirigenti comunisti russi.
 
 
NOTE
 
Questo testo sarà inserito in un prossimo saggio critico a stampa.
 
1 Avvistamenti ufologici a Castronovo di Sicilia
 
2 Per approfondimenti su questo e altri dettagli qua accennati, suggerisco di leggere, in aggiunta allo scritto indicato nella nota 1, il mio saggio recante il titolo Filosofia ufologica (2026).
 
3 Al riguardo mi sembra utile consigliare la lettura di una mia analisi contenuta nel mio saggio Novità e ripresentazione (2025): Teologia transumanistica e transgenderista.
 
4 Per gli appassionati di letteratura utopica e fantascientifica un mio esame critico del testo nella mia monografia Socialismo e finzione letteraria in Aleksandr Bogdanov e Jack London (2017): Un love affair alieno, il socialismo archetipico e Aleksandr Bogdanov.

03 febbraio 2026

LA VENERE CHE RESISTE AL COMPLOTTO

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) rendono nullo il piano del professor Moriarty di indurre il pittore Botticelli a non dipingere la nascita di Venere a beneficio del ritratto della sua amante Mystica. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: La Venere che resiste al complotto
 
Nella Firenze che non appartiene a nessun calendario, le strade erano pieghe di un pensiero più che di pietra. Qui il professor Moriarty aveva scelto di agire: non con congegni o esplosivi, ma con l’idea più sottile di tutte — deviare l’immaginazione di un artista.
 
Il suo obiettivo era Sandro Botticelli. Il piano, elegantemente perverso, consisteva nel convincerlo a rinunciare a La nascita di Venere per dedicare ogni colore, ogni gesto del pennello, al ritratto di Mystica, amante di Moriarty e incarnazione di un ideale privato, chiuso, sottratto al mondo. Un capolavoro in meno, un’icona universale mai nata: per Moriarty era una vittoria contro la storia stessa.
 
A intercettare l’eco di quel progetto fu Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, abituato a riconoscere le trame non nei fatti ma nelle interpretazioni. Aveva compreso che non si trattava solo di un furto artistico, bensì di un attentato al simbolo: sostituire il mito condiviso con l’idolo personale.
 
«Quando l’arte rinuncia all’universale,» rifletteva Caruso, «diventa propaganda dell’io.»
 
Non era solo. Al suo fianco apparve Juliette, antieroina sadiana non per scandalo ma per radicalità di pensiero. Lucida, implacabile, nemica di ogni morale che si travestisse da destino. Se Caruso smontava le idee come testi, Juliette le spezzava come catene.
 
«Moriarty non vuole un quadro,» disse lei, osservando l’Arno come si guarda una lama. «Vuole dimostrare che il desiderio individuale può divorare ciò che appartiene a tutti.»
 
Il confronto avvenne nello studio di Botticelli, mentre il pittore esitava davanti a una tela ancora vuota. Moriarty parlava di Mystica come di una rivelazione definitiva, più vera di ogni dea pagana. Caruso rispose con la calma dell’argomentazione: spiegò a Botticelli che Venere non era una donna, ma una soglia — tra natura e idea, tra carne e significato.
 
Juliette, invece, si avvicinò a Moriarty. Non lo contraddisse: lo portò all’estremo. Gli mostrò che, se davvero credeva nel primato del desiderio, avrebbe dovuto accettare anche quello dell’artista — il desiderio di creare qualcosa che lo superasse.
 
Moriarty comprese troppo tardi di essere stato intrappolato nella propria logica. Il suo piano si annullò come un sillogismo mal posto.
 
Botticelli, allora, prese il pennello. Non dipinse Mystica. Dipinse Venere, emergente dalle acque come un’idea che nessun complotto può affogare.
 
Caruso sorrise appena, come davanti a una tesi ben argomentata. Juliette rise, libera, perché nulla le dava più piacere del vedere un potere fallire senza violenza.
 
E così, in quella Firenze fuori dal tempo, l’arte vinse non per obbedienza, ma per pensiero.

28 gennaio 2026

L’ESORCIZZAZIONE ITALIANA

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) mandano all'aria il sovversivo progetto dei Topi di città (denominato Nuovo Risorcimento Italiano) di prendere il governo in Italia sterminando poi tutti i Topi di campagna, rivelandosi nella coppia più ratti degli avversari ad agire nel piano d'intervento (chiamato Esorcizzazione Italiana). Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere. Ecco il racconto.
 
L’Esorcizzazione Italiana
Danilo Caruso aveva sempre sospettato che i Topi di città fossero più di una metafora. Nei loro convegni clandestini, annidati tra i sottoscala dei ministeri e le intercapedini dei talk show serali, rosicchiavano concetti prima ancora che bilanci: sovversione, popolo, rinascita. Il loro progetto—pomposamente battezzato Nuovo Risorcimento Italiano—era un’operazione di pulizia ideologica travestita da redenzione nazionale. Preso il governo, avrebbero sterminato i Topi di campagna: troppo lenti, troppo legati alla terra, troppo vivi.
 
Caruso li osservava con lo sguardo del critico letterario: sapeva riconoscere una cattiva trama quando la vedeva. Il loro errore era narrativo prima ancora che politico. Pensavano che la Storia fosse un romanzo a tesi, con un solo protagonista legittimo. Non avevano previsto l’irruzione di Juliette.
 
Juliette, l’antieroina sadiana, non credeva né nella Storia né nella redenzione. Credeva nel desiderio, nella crudeltà come forma di lucidità, e soprattutto nell’arte di usare il vizio contro il potere. Quando Caruso le spiegò il piano dei Topi di città, lei sorrise: non di indignazione, ma di appetito.
 
«Vogliono sterminare?» disse. «Perfetto. Allora basterà convincerli che lo stanno già facendo.»
 
Nacque così l’Esorcizzazione Italiana, un piano che non mirava a distruggere i Topi di città, ma a lasciarli divorare se stessi. Caruso lavorò sul linguaggio: riscrisse i manifesti del Nuovo Risorcimento accentuandone le contraddizioni, portandole all’estremo fino a renderle grottesche. Ogni slogan diventava una parodia di sé stesso; ogni appello all’ordine, una confessione di panico.
 
Juliette, invece, agì sul desiderio. Sedusse i capi dei Topi di città con l’idea di una purezza assoluta, di una vittoria totale e immediata. Li spinse a diffidare l’uno dell’altro, a sospettare che ogni topo urbano nascondesse in sé un topo di campagna mimetizzato. Il risultato fu un’orgia di epurazioni preventive, di accuse reciproche, di delazioni raffinate come perversioni.
 
Quando finalmente tentarono il colpo di Stato, i Topi di città erano già esausti, divisi, ossessionati dalla propria immagine riflessa nei tombini del potere. Il governo crollò su di loro come una scenografia mal montata. Dei Topi di campagna, intanto, nessuno aveva più parlato: erano tornati invisibili, come la terra che aspetta.
 
Danilo Caruso e Juliette osservarono il disastro da lontano. Lui annotava mentalmente: ogni totalitarismo è un plagio mal riuscito. Lei rideva piano, soddisfatta.
 
Non avevano salvato l’Italia. Non avevano redento nessuno.
Ma si erano rivelati, senza dubbio, più ratti degli avversari: non per sporcizia, bensì per intelligenza della tana, per capacità di muoversi nel buio senza credere alla luce promessa.
 
E questo, pensò Caruso, era già abbastanza.
 
Hai detto:
Ben scritto, grazie!
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te! Sono davvero felice ti sia piaciuto 😊
Se ti va, possiamo spingerci ancora oltre: rendere il racconto più cupo o più satirico, ampliare Juliette in senso ancora più sadiano, oppure trasformarlo in una sorta di apologo filosofico in capitoli. Dimmi tu dove vuoi portarlo.
 
Hai detto:
Ampliare Juliette in senso ancora più sadiano, prego.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere — allora entriamo davvero nel suo laboratorio morale.
 
L’Esorcizzazione Italiana (o della Virtù come Perversione)
Juliette non aveva mai creduto nella distinzione tra carnefice e salvatore. Le sembrava un’invenzione dei deboli per non assumersi il piacere della responsabilità. Quando Danilo Caruso le parlò dei Topi di città, lei non chiese chi fossero né da dove venissero, ma quanto desiderassero essere assoluti. Era sempre lì che si apriva la ferita.
 
«Chi vuole purificare,» disse, «sogna solo di sporcare il mondo con la propria immagine.»
 
Juliette decise che i Topi di città non andavano fermati: andavano portati a compimento. Li frequentò uno a uno, come una direttrice di coscienze rovesciata. Nei loro rifugi le sue parole erano carezze concettuali: parlava di necessità storica, di sacrificio inevitabile, di corpi da contare come cifre. Ma ogni volta spingeva un passo oltre ciò che osavano pensare. Là dove parlavano di eliminare i Topi di campagna, lei suggeriva di catalogarli; dove parlavano di ordine, lei evocava l’estasi dell’obbedienza totale.
 
Il sadismo di Juliette non era sanguinario: era sistemico. Godette non nel vedere soffrire, ma nel vedere pensare male, nel far coincidere il piacere con l’atto più disumano possibile. Li educò a provare orgasmo nell’astrazione. Il genocidio, nelle sue mani, diventava un problema di stile.
 
Caruso osservava con un misto di orrore e ammirazione. Lui smontava i discorsi; lei li faceva funzionare troppo bene. Mentre lui mostrava che il Nuovo Risorcimento Italiano era una narrazione truccata, Juliette ne dimostrava la coerenza mostruosa. Così facendo, li privava dell’unica alibi che avevano: l’inconsapevolezza.
 
Arrivò il momento in cui i Topi di città iniziarono a temersi. Non perché Juliette mentisse, ma perché diceva sempre la verità prima del tempo. Ogni capo riconosceva negli altri la versione futura di sé stesso: più pura, più spietata, più inutile. Le riunioni divennero riti di sospetto; le purghe, atti di devozione.
 
Juliette non si sporcò mai le mani. Il sangue, se c’era, restava metaforico, come tutto ciò che piace davvero ai fanatici. Lei preferiva il rumore secco di un concetto che crolla sotto il proprio peso.
 
Quando il progetto fallì, non provò alcuna soddisfazione morale. Il fallimento era solo un epifenomeno. Ciò che contava era aver dimostrato che il male, quando è portato alla sua forma più elegante, si autodistrugge per eccesso di fedeltà a sé stesso.
 
«Vedi,» disse a Caruso, mentre i Topi di città si dissolvano tra inchieste e delazioni, «non ho fatto nulla contro di loro. Li ho solo amati come loro stessi non osavano.»
 
Caruso annotò: Juliette non critica il potere. Lo seduce fino a renderlo osceno.
 
I Topi di campagna sopravvissero non per virtù, ma per noia del Male.
E Juliette, sazia, scomparve di nuovo là dove il desiderio pensa senza chiedere permesso.
 
Se vuoi, al prossimo passo possiamo:
 
rendere Juliette ancora più radicale, quasi metafisica;
 
farle tradire anche Caruso;
 
oppure scrivere un breve dialogo sadiano tra lei e un capo dei Topi di città, tutto basato su logica, piacere e necessità.
 
Dimmi tu 🐀🖤
 
Hai detto:
Rendere Juliette ancora più radicale, quasi metafisica (mai farle tradire Caruso), e scrivere un breve dialogo sadiano tra lei e un capo dei Topi di città, tutto basato su logica, piacere e necessità. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere — qui Juliette smette quasi di essere un personaggio e diventa una funzione metafisica del Male lucido, senza mai spezzare l’alleanza con Caruso.
 
Dialogo sull’Ineluttabile (appendice all’Esorcizzazione Italiana)
Una stanza sotterranea. Un tavolo nudo. Un solo capo dei Topi di città, chiamato il Primo Curatore, perché ha sempre confuso il potere con l’archivio. Juliette è seduta di fronte a lui. Non sorride. Non minaccia. È calma come una legge naturale.
 
Primo Curatore:
Voi ci accusate di crudeltà. Ma noi obbediamo alla necessità storica.
 
Juliette:
No. Voi obbedite alla necessità di sentirvi necessari. È una differenza ontologica.
 
Primo Curatore:
Senza ordine, tutto decade. Senza sacrificio, nulla nasce.
 
Juliette:
Il sacrificio è solo piacere mal mascherato. La differenza tra noi è che io non lo nego.
 
Primo Curatore:
Allora ammettete che il nostro progetto è giusto.
 
Juliette:
Giusto? No. Inevitabile, forse. Ma l’inevitabile non ha bisogno di essere giusto. Accade. Voi invece volete firmarlo.
 
Primo Curatore:
E voi? Da che parte state?
 
Juliette:
Io non sto da una parte. Io attraverso.
Caruso decostruisce i vostri discorsi; io li porto alla loro verità finale. È una divisione del lavoro, non un tradimento.
 
Primo Curatore:
Noi elimineremo i Topi di campagna per salvare la forma dell’Italia.
 
Juliette:
Falso. Li eliminerete perché la loro esistenza dimostra che il mondo non ha bisogno di voi.
Il vostro piacere non è dominare, ma rendere impossibile l’alternativa.
 
Primo Curatore:
E questo non è forse razionale?
 
Juliette:
È perfettamente razionale. È per questo che è imperdonabile.
La ragione, quando non incontra un limite, diventa pornografia dell’assoluto.
 
Primo Curatore:
Allora cosa ci resta?
 
Juliette:
Andare fino in fondo. Senza alibi morali, senza popolo, senza redenzione.
Se il vostro progetto è necessario, non avrà bisogno di superstiti che lo giustifichino.
 
Primo Curatore (turbato):
State dicendo che dobbiamo distruggerci?
 
Juliette:
Io non dico dobbiamo. Io dico succederà.
Il piacere più alto del potere è scoprire che non serve a nulla.
 
(Silenzio. Il Primo Curatore abbassa lo sguardo. Juliette si alza.)
 
Juliette (congedandosi):
Caruso vi ha tolto il mito. Io vi ho tolto l’innocenza.
Ora siete finalmente liberi… di scomparire.
 
Juliette, qui, non è più solo sadiana: è necessaria.
Non gode del dolore, ma della coincidenza perfetta tra logica e rovina.
E Caruso resta intatto al suo fianco perché lui smaschera il linguaggio, mentre lei smaschera l’essere.
 
Se vuoi, il prossimo passo potrebbe essere:
 
una scena muta: solo gesti e pensieri di Juliette;
 
un contro-coro dei Topi di campagna, che sopravvivono senza capire;
 
oppure un finale filosofico in forma di tesi numerate, quasi un trattato clandestino.
 
Dimmi tu dove scaviamo ancora 🐀🖤
 
Hai detto:
Vediamo un finale filosofico in forma di tesi numerate, quasi un trattato clandestino. Grazie!
 
ChatGPT ha detto:
Perfetto. Allora chiudiamo L’Esorcizzazione Italiana come si chiude ciò che non vuole essere assolto: con un trattato che circola sottobanco, senza firma ufficiale, attribuito da alcuni a Danilo Caruso, da altri a Juliette, da nessuno con certezza.
 
Tesi sull’Esorcizzazione Italiana
(manoscritto anonimo, sequestrato più volte, mai confutato)
 
I.
Ogni progetto di rigenerazione nazionale nasce già come un dispositivo di esclusione. La parola rinascita non indica un inizio, ma una selezione.
 
II.
Il potere non teme il disordine: teme ciò che esiste senza chiedergli permesso. Per questo odia i Topi di campagna più dei suoi nemici dichiarati.
 
III.
La sovversione che aspira al governo è una contraddizione performativa: nel momento in cui vince, chiede di essere obbedita, e dunque si nega.
 
IV.
La violenza non è il contrario della ragione, ma la sua possibilità estrema quando la ragione rifiuta di riconoscere un limite a se stessa.
 
V.
Il genocidio non comincia con il sangue, ma con la grammatica: quando un gruppo diventa un concetto, la sua eliminazione diventa una deduzione.
 
VI.
Juliette non ha insegnato il male ai Topi di città. Ha solo dimostrato loro che lo praticavano già, in forma incompleta e dunque ipocrita.
 
VII.
Il sadismo autentico non gode della sofferenza altrui, ma dell’eleganza con cui un sistema si conduce alla propria necessità distruttiva.
 
VIII.
Caruso ha smontato i discorsi del Nuovo Risorcimento Italiano non per correggerli, ma per mostrarne la struttura letteraria: una cattiva finzione che pretende di essere destino.
 
IX.
Non esiste potere innocente, ma esiste potere consapevole. Il primo è più pericoloso, perché crede di agire per dovere.
 
X.
Ogni esorcizzazione è fallita se pretende di salvare. L’Esorcizzazione Italiana ha funzionato perché non ha promesso nulla, se non la fine delle illusioni.
 
XI.
I Topi di città sono crollati non per opposizione, ma per coerenza: hanno creduto fino in fondo a ciò che dicevano, e questo li ha resi invivibili.
 
XII.
I Topi di campagna non hanno trionfato. Sono sopravvissuti. E la sopravvivenza, in un mondo ossessionato dalla vittoria, è l’atto più sovversivo.
 
XIII.
La coppia più ratti non è quella che morde di più, ma quella che conosce meglio il labirinto.
 
XIV.
Quando il potere viene privato del mito (Caruso) e dell’innocenza (Juliette), resta solo la sua nudità: una macchina che gira a vuoto.
 
XV.
Non esiste redenzione politica. Esiste solo lucidità temporanea, strappata al linguaggio prima che torni a mentire.
 
XVI.
Questo testo non chiede di essere seguito, ma letto come si legge un referto: non per guarire, ma per sapere di cosa si muore.
 
Nota marginale, a matita:
 
“Non abbiamo cambiato il mondo. Abbiamo impedito che si raccontasse meglio mentre peggiorava.”
 
Se vuoi, possiamo ora:
 
attribuire esplicitamente ogni tesi a Caruso o Juliette;
 
trasformare il trattato in un libello proibito, con commenti di censori;
 
oppure chiudere con un’ultima scena silenziosa: i due che bruciano il manoscritto… o lo lasciano circolare.
 
Dimmi tu.
 
Hai detto:
Un’ultima scena silenziosa: i due che lasciano circolare il manoscritto, prego.
 
ChatGPT ha detto:
Concludiamo allora in sottrazione, senza commento esplicito, lasciando parlare solo i gesti.
 
Scena finale (senza dialogo)
Notte.
Un tavolo di legno, una lampada troppo bassa, il manoscritto rilegato con uno spago sottile. Nessun titolo in copertina. Solo numeri romani, scritti a mano, come se l’ordine fosse già una concessione e non una fede.
 
Danilo Caruso controlla le ultime pagine. Non corregge nulla. Sa che un testo del genere non migliora: si espone. Lo richiude con cura, come si fa con un corpo che non verrà sepolto.
 
Juliette osserva. Non tocca il manoscritto finché Caruso non si alza. Quando lo fa, non lo accarezza: lo pesa. Le interessa sapere se è abbastanza leggero da circolare, abbastanza pesante da restare.
 
Una cartella anonima. Nessuna firma. Nessun mittente.
Caruso infila il manoscritto all’interno. Juliette spegne la lampada prima che la stanza diventi sentimentale.
 
Scendono le scale.
Fuori, la città respira nel suo sonno intermittente: finestre accese, tombini umidi, volantini strappati. In una bacheca universitaria, Juliette lascia la cartella tra un annuncio di affitto e un convegno annullato. In una biblioteca notturna, Caruso ne deposita un’altra copia tra due volumi che nessuno consulta più, ma che nessuno osa eliminare.
 
Non si guardano. Non serve.
Hanno già deciso che il testo non li rappresenta: li tradisce in anticipo, ed è questo il suo valore.
 
All’alba, il manoscritto è già altrove. Fotocopiato male. Annotato ai margini. Citato senza essere compreso. Accusato di cinismo. Difeso per errore. Usato come alibi. Rifiutato come specchio.
 
Juliette sa che farà danni solo a chi cerca conforto.
Caruso sa che sopravvivrà solo dove il linguaggio è stanco di mentire.
 
Si separano senza cerimonia.
Non perché il legame finisca, ma perché l’opera non ha più bisogno di loro.
 
Nel silenzio che resta, qualcosa circola.
Non una speranza.
Non una soluzione.
Solo una forma di lucidità che, come i ratti migliori, sa vivere senza farsi notare.
 
Se vorrai tornare su questo mondo, potremo farlo da un’angolazione imprevista:
un lettore qualunque del manoscritto, un censore, o persino un ex Topo di città che capisce troppo tardi.
 
Hai detto:
Basta così. Grazie di tutta la tua sottile tessitura!
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te — davvero.
È stato un piacere raro poter tessere qualcosa di così affilato e silenzioso insieme. Lasciamo il manoscritto circolare, allora, e noi con lui… un passo indietro, come si conviene alle cose che funzionano meglio quando non chiedono applausi.
 
A presto, se e quando vorrai tornare a scavare 🖤🐀