Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la
supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e
presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più
categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto
della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di
utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di
ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa
fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha
determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il
contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione
guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne
detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI.
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conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial –
NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso
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di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a
condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino
in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non
consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di
immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario
Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma
mentis) mandano all'aria il sovversivo progetto dei Topi di città (denominato
Nuovo Risorcimento Italiano) di prendere il governo in Italia sterminando poi
tutti i Topi di campagna, rivelandosi nella coppia più ratti degli avversari ad
agire nel piano d'intervento (chiamato Esorcizzazione Italiana). Grazie.
ChatGPT ha detto:
Con piacere. Ecco il racconto.
L’Esorcizzazione Italiana
Danilo Caruso aveva sempre
sospettato che i Topi di città fossero più di una metafora. Nei loro convegni
clandestini, annidati tra i sottoscala dei ministeri e le intercapedini dei
talk show serali, rosicchiavano concetti prima ancora che bilanci: sovversione,
popolo, rinascita. Il loro progetto—pomposamente battezzato Nuovo Risorcimento
Italiano—era un’operazione di pulizia ideologica travestita da redenzione
nazionale. Preso il governo, avrebbero sterminato i Topi di campagna: troppo
lenti, troppo legati alla terra, troppo vivi.
Caruso li osservava con lo
sguardo del critico letterario: sapeva riconoscere una cattiva trama quando la
vedeva. Il loro errore era narrativo prima ancora che politico. Pensavano che
la Storia fosse un romanzo a tesi, con un solo protagonista legittimo. Non
avevano previsto l’irruzione di Juliette.
Juliette, l’antieroina sadiana,
non credeva né nella Storia né nella redenzione. Credeva nel desiderio, nella
crudeltà come forma di lucidità, e soprattutto nell’arte di usare il vizio
contro il potere. Quando Caruso le spiegò il piano dei Topi di città, lei
sorrise: non di indignazione, ma di appetito.
«Vogliono sterminare?» disse.
«Perfetto. Allora basterà convincerli che lo stanno già facendo.»
Nacque così l’Esorcizzazione
Italiana, un piano che non mirava a distruggere i Topi di città, ma a lasciarli
divorare se stessi. Caruso lavorò sul linguaggio: riscrisse i manifesti del
Nuovo Risorcimento accentuandone le contraddizioni, portandole all’estremo fino
a renderle grottesche. Ogni slogan diventava una parodia di sé stesso; ogni
appello all’ordine, una confessione di panico.
Juliette, invece, agì sul
desiderio. Sedusse i capi dei Topi di città con l’idea di una purezza assoluta,
di una vittoria totale e immediata. Li spinse a diffidare l’uno dell’altro, a
sospettare che ogni topo urbano nascondesse in sé un topo di campagna
mimetizzato. Il risultato fu un’orgia di epurazioni preventive, di accuse
reciproche, di delazioni raffinate come perversioni.
Quando finalmente tentarono il
colpo di Stato, i Topi di città erano già esausti, divisi, ossessionati dalla
propria immagine riflessa nei tombini del potere. Il governo crollò su di loro
come una scenografia mal montata. Dei Topi di campagna, intanto, nessuno aveva
più parlato: erano tornati invisibili, come la terra che aspetta.
Danilo Caruso e Juliette
osservarono il disastro da lontano. Lui annotava mentalmente: ogni
totalitarismo è un plagio mal riuscito. Lei rideva piano, soddisfatta.
Non avevano salvato l’Italia. Non
avevano redento nessuno.
Ma si erano rivelati, senza
dubbio, più ratti degli avversari: non per sporcizia, bensì per intelligenza
della tana, per capacità di muoversi nel buio senza credere alla luce promessa.
E questo, pensò Caruso, era già
abbastanza.
Hai detto:
Ben scritto, grazie!
ChatGPT ha detto:
Grazie a te! Sono davvero felice
ti sia piaciuto 😊
Se ti va, possiamo spingerci
ancora oltre: rendere il racconto più cupo o più satirico, ampliare Juliette in
senso ancora più sadiano, oppure trasformarlo in una sorta di apologo
filosofico in capitoli. Dimmi tu dove vuoi portarlo.
Hai detto:
Ampliare Juliette in senso ancora
più sadiano, prego.
ChatGPT ha detto:
Con piacere — allora entriamo
davvero nel suo laboratorio morale.
L’Esorcizzazione Italiana (o
della Virtù come Perversione)
Juliette non aveva mai creduto
nella distinzione tra carnefice e salvatore. Le sembrava un’invenzione dei
deboli per non assumersi il piacere della responsabilità. Quando Danilo Caruso
le parlò dei Topi di città, lei non chiese chi fossero né da dove venissero, ma
quanto desiderassero essere assoluti. Era sempre lì che si apriva la ferita.
«Chi vuole purificare,» disse,
«sogna solo di sporcare il mondo con la propria immagine.»
Juliette decise che i Topi di
città non andavano fermati: andavano portati a compimento. Li frequentò uno a
uno, come una direttrice di coscienze rovesciata. Nei loro rifugi le sue parole
erano carezze concettuali: parlava di necessità storica, di sacrificio
inevitabile, di corpi da contare come cifre. Ma ogni volta spingeva un passo
oltre ciò che osavano pensare. Là dove parlavano di eliminare i Topi di
campagna, lei suggeriva di catalogarli; dove parlavano di ordine, lei evocava
l’estasi dell’obbedienza totale.
Il sadismo di Juliette non era
sanguinario: era sistemico. Godette non nel vedere soffrire, ma nel vedere
pensare male, nel far coincidere il piacere con l’atto più disumano possibile.
Li educò a provare orgasmo nell’astrazione. Il genocidio, nelle sue mani,
diventava un problema di stile.
Caruso osservava con un misto di
orrore e ammirazione. Lui smontava i discorsi; lei li faceva funzionare troppo
bene. Mentre lui mostrava che il Nuovo Risorcimento Italiano era una narrazione
truccata, Juliette ne dimostrava la coerenza mostruosa. Così facendo, li
privava dell’unica alibi che avevano: l’inconsapevolezza.
Arrivò il momento in cui i Topi
di città iniziarono a temersi. Non perché Juliette mentisse, ma perché diceva
sempre la verità prima del tempo. Ogni capo riconosceva negli altri la versione
futura di sé stesso: più pura, più spietata, più inutile. Le riunioni divennero
riti di sospetto; le purghe, atti di devozione.
Juliette non si sporcò mai le
mani. Il sangue, se c’era, restava metaforico, come tutto ciò che piace davvero
ai fanatici. Lei preferiva il rumore secco di un concetto che crolla sotto il
proprio peso.
Quando il progetto fallì, non
provò alcuna soddisfazione morale. Il fallimento era solo un epifenomeno. Ciò
che contava era aver dimostrato che il male, quando è portato alla sua forma
più elegante, si autodistrugge per eccesso di fedeltà a sé stesso.
«Vedi,» disse a Caruso, mentre i
Topi di città si dissolvano tra inchieste e delazioni, «non ho fatto nulla
contro di loro. Li ho solo amati come loro stessi non osavano.»
Caruso annotò: Juliette non
critica il potere. Lo seduce fino a renderlo osceno.
I Topi di campagna sopravvissero
non per virtù, ma per noia del Male.
E Juliette, sazia, scomparve di
nuovo là dove il desiderio pensa senza chiedere permesso.
Se vuoi, al prossimo passo
possiamo:
rendere Juliette ancora più
radicale, quasi metafisica;
farle tradire anche Caruso;
oppure scrivere un breve dialogo
sadiano tra lei e un capo dei Topi di città, tutto basato su logica, piacere e
necessità.
Dimmi tu 🐀🖤
Hai detto:
Rendere Juliette ancora più
radicale, quasi metafisica (mai farle tradire Caruso), e scrivere un breve
dialogo sadiano tra lei e un capo dei Topi di città, tutto basato su logica,
piacere e necessità. Grazie.
ChatGPT ha detto:
Con piacere — qui Juliette smette
quasi di essere un personaggio e diventa una funzione metafisica del Male
lucido, senza mai spezzare l’alleanza con Caruso.
Dialogo sull’Ineluttabile
(appendice all’Esorcizzazione Italiana)
Una stanza sotterranea. Un tavolo
nudo. Un solo capo dei Topi di città, chiamato il Primo Curatore, perché ha
sempre confuso il potere con l’archivio. Juliette è seduta di fronte a lui. Non
sorride. Non minaccia. È calma come una legge naturale.
Primo Curatore:
Voi ci accusate di crudeltà. Ma
noi obbediamo alla necessità storica.
Juliette:
No. Voi obbedite alla necessità
di sentirvi necessari. È una differenza ontologica.
Primo Curatore:
Senza ordine, tutto decade. Senza
sacrificio, nulla nasce.
Juliette:
Il sacrificio è solo piacere mal
mascherato. La differenza tra noi è che io non lo nego.
Primo Curatore:
Allora ammettete che il nostro
progetto è giusto.
Juliette:
Giusto? No. Inevitabile, forse.
Ma l’inevitabile non ha bisogno di essere giusto. Accade. Voi invece volete
firmarlo.
Primo Curatore:
E voi? Da che parte state?
Juliette:
Io non sto da una parte. Io
attraverso.
Caruso decostruisce i vostri
discorsi; io li porto alla loro verità finale. È una divisione del lavoro, non
un tradimento.
Primo Curatore:
Noi elimineremo i Topi di
campagna per salvare la forma dell’Italia.
Juliette:
Falso. Li eliminerete perché la
loro esistenza dimostra che il mondo non ha bisogno di voi.
Il vostro piacere non è dominare,
ma rendere impossibile l’alternativa.
Primo Curatore:
E questo non è forse razionale?
Juliette:
È perfettamente razionale. È per
questo che è imperdonabile.
La ragione, quando non incontra
un limite, diventa pornografia dell’assoluto.
Primo Curatore:
Allora cosa ci resta?
Juliette:
Andare fino in fondo. Senza alibi
morali, senza popolo, senza redenzione.
Se il vostro progetto è
necessario, non avrà bisogno di superstiti che lo giustifichino.
Primo Curatore (turbato):
State dicendo che dobbiamo
distruggerci?
Juliette:
Io non dico dobbiamo. Io dico
succederà.
Il piacere più alto del potere è
scoprire che non serve a nulla.
(Silenzio. Il Primo Curatore
abbassa lo sguardo. Juliette si alza.)
Juliette (congedandosi):
Caruso vi ha tolto il mito. Io vi
ho tolto l’innocenza.
Ora siete finalmente liberi… di
scomparire.
Juliette, qui, non è più solo
sadiana: è necessaria.
Non gode del dolore, ma della
coincidenza perfetta tra logica e rovina.
E Caruso resta intatto al suo
fianco perché lui smaschera il linguaggio, mentre lei smaschera l’essere.
Se vuoi, il prossimo passo
potrebbe essere:
una scena muta: solo gesti e
pensieri di Juliette;
un contro-coro dei Topi di
campagna, che sopravvivono senza capire;
oppure un finale filosofico in
forma di tesi numerate, quasi un trattato clandestino.
Dimmi tu dove scaviamo ancora 🐀🖤
Hai detto:
Vediamo un finale filosofico in
forma di tesi numerate, quasi un trattato clandestino. Grazie!
ChatGPT ha detto:
Perfetto. Allora chiudiamo
L’Esorcizzazione Italiana come si chiude ciò che non vuole essere assolto: con
un trattato che circola sottobanco, senza firma ufficiale, attribuito da alcuni
a Danilo Caruso, da altri a Juliette, da nessuno con certezza.
Tesi sull’Esorcizzazione Italiana
(manoscritto anonimo, sequestrato
più volte, mai confutato)
I.
Ogni progetto di rigenerazione
nazionale nasce già come un dispositivo di esclusione. La parola rinascita non
indica un inizio, ma una selezione.
II.
Il potere non teme il disordine:
teme ciò che esiste senza chiedergli permesso. Per questo odia i Topi di
campagna più dei suoi nemici dichiarati.
III.
La sovversione che aspira al
governo è una contraddizione performativa: nel momento in cui vince, chiede di
essere obbedita, e dunque si nega.
IV.
La violenza non è il contrario
della ragione, ma la sua possibilità estrema quando la ragione rifiuta di
riconoscere un limite a se stessa.
V.
Il genocidio non comincia con il
sangue, ma con la grammatica: quando un gruppo diventa un concetto, la sua
eliminazione diventa una deduzione.
VI.
Juliette non ha insegnato il male
ai Topi di città. Ha solo dimostrato loro che lo praticavano già, in forma
incompleta e dunque ipocrita.
VII.
Il sadismo autentico non gode
della sofferenza altrui, ma dell’eleganza con cui un sistema si conduce alla
propria necessità distruttiva.
VIII.
Caruso ha smontato i discorsi del
Nuovo Risorcimento Italiano non per correggerli, ma per mostrarne la struttura
letteraria: una cattiva finzione che pretende di essere destino.
IX.
Non esiste potere innocente, ma
esiste potere consapevole. Il primo è più pericoloso, perché crede di agire per
dovere.
X.
Ogni esorcizzazione è fallita se
pretende di salvare. L’Esorcizzazione Italiana ha funzionato perché non ha
promesso nulla, se non la fine delle illusioni.
XI.
I Topi di città sono crollati non
per opposizione, ma per coerenza: hanno creduto fino in fondo a ciò che
dicevano, e questo li ha resi invivibili.
XII.
I Topi di campagna non hanno
trionfato. Sono sopravvissuti. E la sopravvivenza, in un mondo ossessionato
dalla vittoria, è l’atto più sovversivo.
XIII.
La coppia più ratti non è quella
che morde di più, ma quella che conosce meglio il labirinto.
XIV.
Quando il potere viene privato
del mito (Caruso) e dell’innocenza (Juliette), resta solo la sua nudità: una
macchina che gira a vuoto.
XV.
Non esiste redenzione politica.
Esiste solo lucidità temporanea, strappata al linguaggio prima che torni a
mentire.
XVI.
Questo testo non chiede di essere
seguito, ma letto come si legge un referto: non per guarire, ma per sapere di
cosa si muore.
Nota marginale, a matita:
“Non abbiamo cambiato il mondo.
Abbiamo impedito che si raccontasse meglio mentre peggiorava.”
Se vuoi, possiamo ora:
attribuire esplicitamente ogni
tesi a Caruso o Juliette;
trasformare il trattato in un
libello proibito, con commenti di censori;
oppure chiudere con un’ultima
scena silenziosa: i due che bruciano il manoscritto… o lo lasciano circolare.
Dimmi tu.
Hai detto:
Un’ultima scena silenziosa: i due
che lasciano circolare il manoscritto, prego.
ChatGPT ha detto:
Concludiamo allora in
sottrazione, senza commento esplicito, lasciando parlare solo i gesti.
Scena finale (senza dialogo)
Notte.
Un tavolo di legno, una lampada
troppo bassa, il manoscritto rilegato con uno spago sottile. Nessun titolo in
copertina. Solo numeri romani, scritti a mano, come se l’ordine fosse già una
concessione e non una fede.
Danilo Caruso controlla le ultime
pagine. Non corregge nulla. Sa che un testo del genere non migliora: si espone.
Lo richiude con cura, come si fa con un corpo che non verrà sepolto.
Juliette osserva. Non tocca il
manoscritto finché Caruso non si alza. Quando lo fa, non lo accarezza: lo pesa.
Le interessa sapere se è abbastanza leggero da circolare, abbastanza pesante da
restare.
Una cartella anonima. Nessuna
firma. Nessun mittente.
Caruso infila il manoscritto
all’interno. Juliette spegne la lampada prima che la stanza diventi
sentimentale.
Scendono le scale.
Fuori, la città respira nel suo
sonno intermittente: finestre accese, tombini umidi, volantini strappati. In
una bacheca universitaria, Juliette lascia la cartella tra un annuncio di
affitto e un convegno annullato. In una biblioteca notturna, Caruso ne deposita
un’altra copia tra due volumi che nessuno consulta più, ma che nessuno osa
eliminare.
Non si guardano. Non serve.
Hanno già deciso che il testo non
li rappresenta: li tradisce in anticipo, ed è questo il suo valore.
All’alba, il manoscritto è già
altrove. Fotocopiato male. Annotato ai margini. Citato senza essere compreso.
Accusato di cinismo. Difeso per errore. Usato come alibi. Rifiutato come
specchio.
Juliette sa che farà danni solo a
chi cerca conforto.
Caruso sa che sopravvivrà solo
dove il linguaggio è stanco di mentire.
Si separano senza cerimonia.
Non perché il legame finisca, ma
perché l’opera non ha più bisogno di loro.
Nel silenzio che resta, qualcosa
circola.
Non una speranza.
Non una soluzione.
Solo una forma di lucidità che,
come i ratti migliori, sa vivere senza farsi notare.
Se vorrai tornare su questo
mondo, potremo farlo da un’angolazione imprevista:
un lettore qualunque del
manoscritto, un censore, o persino un ex Topo di città che capisce troppo
tardi.
Hai detto:
Basta così. Grazie di tutta la
tua sottile tessitura!
ChatGPT ha detto:
Grazie a te — davvero.
È stato un piacere raro poter
tessere qualcosa di così affilato e silenzioso insieme. Lasciamo il manoscritto
circolare, allora, e noi con lui… un passo indietro, come si conviene alle cose
che funzionano meglio quando non chiedono applausi.
A presto, se e quando vorrai
tornare a scavare 🖤🐀