03 gennaio 2026

FILOSOFIA UFOLOGICA

di DANILO CARUSO
 
Nelle mie riflessioni filosofiche su alieni e Terrestri ho maturato un’ipotesi (la quale ignoro se già in qualche modo esposta) nella quale allineo le specie antropomorfe: umani, Nordici, Grigi, altri affini. L’impressione che ho ricavato è una comune origine di fondo dallo stesso tipo umano antropomorfo di base. Cioè: i Grigi potrebbero rivelarsi secondo me uno stadio postumanistico e transumanistico dell’umanità elementare rappresentata da noi. Da quel che ho appreso avrebbero una natura biologica e tecnologica unita a un superamento dei generi sessuali (ho affrontato il tema del transumanesimo in passato1). Non ho trovato un valido motivo il quale mi impedisse di pensare i Grigi quali umani evolutisi altrove in postumani lungo un iter di cui qua si intravede solo un’alba confusa e incerta. Questa teoria comprenderebbe anche i Nordici: soggetti umani con un’etica kantiana, dunque superiori in quanto più saggi rispetto ai violenti Terrestri. I primi sarebbero postumani nel versante della maturità, per così dire. Nei tre tipi al mio vaglio si nota che le pulsioni libidiche siano tendenzialmente dominanti fra i Terrestri, in junghiano equilibrio nei Nordici, assenti nei Grigi. La funzione sentimentale pare in questi sopraffatta dal Logos. Perciò risulterebbero non empatici, a differenza dei Nordici. Con non empatico non intendo cattivo. Il disinteresse grigio sulle sorti del pianeta potrebbe essere l’apparenza di un comportamento freddo in toto razionalistico, dietro al quale non escluderei un interesse di studio su quella che fu la loro presunta forma soggettiva originaria. Un’attenzione che si esplicherebbe anche attraverso abduction, e tutto ciò che attorno a esse si dice ruotare in molteplice guisa (esami medici, esperimenti di ibridazione, etc.). Una cosa su cui ho riflettuto, tra le varie, è la comunicazione telepatica grigia e nordica la quale mi ha ricordato il meccanismo wireless, e dunque qualcosa di postumanistico specificatosi tipicamente, nella mia ottica, in relazione alla specie. Il transumanesimo, partito dal grado più disordinato della libido, attraverserebbe a ritroso diversi aspetti i quali ci riportano a noi, “coscienza storica” di Nordici e Grigi nell’ultima istanza della mia idea. Non reputo assurda una convivenza aperta sulla Terra, dopo la disclosure, fra umani, Nordici e Grigi. Non escludo che la vita su pianeti abitabili abbia in alcuni casi dei livelli preistorici, come quello registrato qui: sarebbe un grado inferiore a noi e ancora più di base in profondità, se facciamo eccezione per lo sviluppo del Logos. Ma io ho il sospetto che questa non sia una fase pregressa, da cui si sarebbe evoluta la nostra umanità compiuta di base in senso vero e proprio. L’uomo preistorico potrebbe pure risultare un regresso, una degenerazione del Logos in direzione cinica. Abbiamo allora due possibilità a partire da noi soglia di partenza logico-libidica: l’abbrutimento e il transumanesimo diversificato. Umani, Nordici e Grigi sono ζῷα λόγον ἔχοντα, nel modo in cui ho già sottolineato altrove. L’humanitas possiede una poliedricità sottovalutata dai più. E se il soggetto “preistorico” fosse veramente un imbarbarimento del genere biologico (Morlock) il compito dell’humanitas sarebbe quello di riportare il Logos. Puntualizzo che io non credo in generale alla teoria della modificazione genetica dell’ominide primitivo terrestre: mi pare priva di fondamenti. Sulla Terra gli uomini preistorici si sono estinti, e, a mio modestissimo avviso, la nuova e attuale umanità sarebbe sopraggiunta ex novo a impiantare un sistema florofaunistico portato da qualche altra parte3. I degenerati preistorici potrebbero essere presenti in altri sistemi solari, accanto e separatamente alle, tra le altre, possibilità di Nordici e Grigi. La Terra ora risulterebbe pertanto un circoscritto exemplum di umanità basilare né evoluta né regredita, il gradino di partenza di tutte le possibilità, un gruppo ideale da studiare con attenzione da parte di chi è andato più avanti, e in maniera critica potrebbe rispecchiarsi in noi. Ho pensato a questo punto che tutta la mia teoria distopica della storia umana4 culminante proprio con il livello di Eloi e Morlock (il ritorno di una fase preistorica), potenziale qua, possa essersi già svolta presso altre civiltà planetarie che non abbiamo raggiunto la maturità nordica o grigia, o altra, alla volta del Logos. Attribuisco alla mia fenomenologia negativa potenziale un valore standard e universale formalmente applicabile in differenti sistemi involutisi. Per il resto abbiamo: l’antropomorfo umano (il modello più comune sul primo piano: più o meno assimilabile al nostro canone individuale e sociale), non in grado di viaggi interplanetari; gli altri soggetti (sopra un piano superiore) in possesso di una tecnologia avanzata, capaci di spostarsi nello spazio cosmico con libertà. Dunque siamo nella condizione di poter rilevare tre momenti cosmici nell’ambito esaminato: regresso, stasi, progresso. La nostra civiltà planetaria non si è imbarbarita in guisa animalesca, tuttavia non si è evoluta alla volta di una maturità razionalistica di massa: rimane in bilico, secondo me, con una propensione di massa verso un orizzonte utopico negativo piuttosto che in direzione di una crescita intellettuale allargata ai più. Simile scenario si mostra quello offerto agli extraterrestri vogliosi di intervenire in qualche modo: e noi abbiamo potuto sapere in merito di Grigi e Nordici, entrati in azione con forme distinte variamente rilevate e giudicabili. Dalle abduction, alle proposte di collaborazione e agli avvistamenti la gamma dell’interazione non si rivela insignificante ma invece anche inquietante. Pensiamo allo scontro, se effettivamente avvenuto, nella base americana di Dulce fra umani e Grigi: costituisce qualcosa di poco armonioso. Non tutte le prospettive sembrano promettere bene, e a dispetto del fatto che l’unico accordo sorto tra umani e alieni di cui si sappia sia proprio quello USA (Eisenhower) / Grigi. Non so se i Nordici abbiano stretto patti con altre potenze. In ogni caso le manifestazioni di UAP e non umani danno in tale quadro una ragione a Jung, sebbene non perfettamente in linea con la sua versione psicanalitica. Risulta vero che dopo l’uso di armi atomiche gli extraterrestri si sono fatti notare con accresciuta frequenza, e ciò soddisfa la tesi junghiana di una crisi umana di senso esistenziale dove buonsenso e razionalità matura si sono smarriti con gravi ripercussioni. Tale vuoto distruttivo ha richiamato l’attenzione non solo dell’Inconscio collettivo, ma altresì di alieni veri e propri interessati con sfumature diverse alle sorti terrestri: in fin dei conti non valuto un guadagno per i non umani (i quali io definisco transumani rispetto a noi) la distruzione della nostra specie (la loro presunta matrice biologica: secondo me l’ibridazione è possibile su detta parentela genetica alla radice). Che gli alieni siano concrete sostanze del mondo non impedisce che la teoria di Jung possa essere valida nell’accezione dell’autore, e che cioè ci siano extraterrestri in maniera effettiva manifestazioni dell’Inconscio assoluto (espressioni inoltre dell’Ombra universale). Nel mio pensiero filosofico sono addestrato a superare le dicotomie che si prestano nella loro globalità a un uso scientifico: così ho conciliato Freud e Jung, Aristotele e Hobbes proiettandoli sull’umanità diversificata per grado di maturità libidica. Non facendo di tutta l’erba un fascio anche nel nostro caso ufologico si possono contemplare due livelli di realtà: uno autonomo sostanziale, un altro con autonomia proveniente dall’inconscio impersonale in toto legato ai criteri della psicologia analitica. In tal guisa si dà una validità parziale alle idee di Jacques Vallée (che non è junghiano): la parafisicità ipotizzata da questo studioso potrebbe essere ricondotta senza problemi nella mia sede di analisi alla visione junghiana. Mi sono effettivamente chiesto come Rettiliani e Insettoidi facessero a costruire le cose, da dove derivasse la loro “manualità” (tecnica) dal momento che rettili e Insetti in natura non possiedono mani ma arti non tanto preposti alla “manipolazione”. Quindi: o qualcuno ha ibridato l’umano in quella direzione insettoide e rettiliana (e hanno acquisito mani adatte a “costruire” e un “cervello/mente” all’altezza), oppure queste creature escono, con una veste simbolica (l’umanizzazione dell’animale), dall’Inconscio impersonale: si appalesano, nella guisa in cui diceva Jung, quali espressioni di un disagio psichico collettivo traumatico. Noi troviamo animali antropomorfizzati nella favola di Pinocchio, il quale non è una sorta di androide postumano circondato da extraterrestri. Certi contattismi, certe addunzioni, certi avvistamenti potrebbero svolgersi con dinamica junghiana. Laddove non compaiono prove scientifiche tangibili l’osservatore rimane suscettibile di un fenomeno “parafisico” (junghiano): foto, filmati, segni lasciati comprovano eventualmente un’ipnosi regressiva verso cui in linea di principio non sarei molto fiducioso se isolata. Chi ci garantisce, in assenza di ulteriore sostegno, che quanto rivelato in stato di incoscienza ipnotica sia corrispondente a realtà sostanziale? Potrebbe trattarsi di un contenuto dall’Inconscio assoluto. Ho sentito di alieni che parlano durante l’ipnosi di colui la cui coscienza sia stata presa sotto loro controllo. Come si fa a distinguere simile presunto extraterrestre da un complesso psichico che ha assediato quello dell’Io? In tali situazioni necessitano elementi forti al fine di poter dire che siamo davanti a una realtà aliena. Con una circoscritta ipnosi regressiva in cui si descrive qualsiasi cosa e in cui parla magari l’alieno, io ci andrei cauto. Sono junghiano, però per una mera questione di procedura rigorosa accolgo l’idea parapsichica. Una cosa è un fatto con il suo contorno di cronaca, un’altra cosa è una narrazione non agganciabile al factum (quod verum est). Prendo i dettagli della scena con le pinze (ho già parlato dei testi mitologici religiosi5), e se compare una circostanza di abduction e addotto leggibile con la psicologia analitica, in mancanza di tangibilità, rimango nel di essa campo. Le visioni ufologiche dei lucidi sono più attendibili, specialmente se separate: chi qua, chi là, chi ora, chi dopo, avvalorano un evento privo di riprese (quando si parla di cronaca, non di mito). Però l’Io che dorme non esprime una razionalità deliberata, il suo complesso potrebbe cadere in balia di un altro o riflettere immagini elaborate dall’Inconscio impersonale. La teoria ufologica di Jung costituisce la prova di verifica. Se non vogliamo cadere in errore dobbiamo essere razionalmente rigorosi. Nelle mie considerazioni filosofiche sugli extraterrestri ad esempio rimango ancorato a meccanismi di formulazione molto razionalisti: si può dire sempre che siano ipotesi, tuttavia non che siano già di vacillante fondazione. Io speculo proprio in termini filosofici, al pari dei miei predecessori greci antichi. La gestione dei dati empirici non può essere scriteriata, sennò rischieremmo di avanzare nell’esame senza un minimo di lucidità. Per esempio, il famoso controllo mentale dei Rettiliani non risulta più comprensibile se lo pensiamo come l’esercizio di un controllo prossimo esercitato da parte di un complesso psichico aggressivo? Io la penso così. Perciò nella mia filosofia ufologica non tutti gli extraterrestri sono sostanze concrete (Nordici, Grigi), ve ne sono di “parafisici” di sostanza junghiana (Rettiliani, Insettoidi). E ciò non vuol dire che i secondi non rappresentino una problematica seria: lo sono, a modo loro, molto rilevante nella misura in cui Jung ha spiegato la crisi della modernità tecnologizzata, la quale appunto subisce una “rivolta psichica” attraverso quelle forme simboliche inquietanti e traumatizzanti. La disclosure potrebbe, in generale, rimettere tutto a posto: a costo di un nuovo trauma comportante anomia, ma un trauma alla fin fine benefico, catartico. I Terrestri cominceranno a superare i loro problemi esistenziali nel momento in cui demoliranno le barriere mentali (altresì nevrotiche) che li tengono prigionieri. Allorché prenderanno coscienza di essere alcuni fra i tanti nell’Universo, giudico che Rettiliani e Insettoidi non avranno più ragion d’essere (in virtù del principio junghiano di individuazione). Gli alieni energivori psichici, per me, sono complessi: Wilhelm Reich, in maniera alquanto contorta, c’era andato vicino, anche se rimasto al di qua della verità (presunta). Nelle mie valutazioni, non umani (postumani) rimangono concreti nella realtà sostanziale Nordici, Grigi, et similes. Non voglio però liquidare del tutto la possibilità di esistenza di Rettiliani e Insettoidi come provenuti da esperimenti di ibridazione genetica forzata. Non cestino un’ipotesi reputata da me minoritaria dacché rimane un’idea di possibilità sino a prova contraria (nella cornice della su citata mia psicostoria ho previsto manipolazioni genetiche tra secondo e terzo gradino). Sulla Terra do peso e validità all’interpretazione junghiana della circostanza particolare, ma non invalido la “via del dottor Moreau”. Ritengo il pensiero di Jung sugli UAP molto pertinente pure riguardo al fenomeno, più recente, dei cerchi nel grano: al pari degli UFO (nella tesi originaria) quelli potrebbero definirsi moderni mandala. Chi produce i crop circle utilizza una forma simbolica che forse vuol esprimere proprio l’invito a individuarsi nel Cosmo: prendere consapevolezza di un sistema plurale dove l’essere umano non rappresenta l’unicum. Ho visto più volte menzionati i Rettiliani, però, come illustrato, resto dubbioso circa una loro esistenza separata al di fuori di manifestazioni dell’Inconscio collettivo.
 
 
NOTE
 
 

3 Per approfondimenti:
 
4 La cronologia sinottica e l’elenco dei miei elaborati inerenti alla mia filosofica fenomenologia della distopica storia terrestre futura (psicostoria). Ogni lavoro compare dentro miei saggi (la sequenza rispetta la cronologia di pubblicazione). Questi miei scritti nascono come analisi autonome che parallelamente si prestano a illustrare l’intreccio ipotizzato in un quadro fornito di una logica interna.

 

 
1) “Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley” (saggio del 2015);
 
2) “La terribile distopia di H. G. Wells”, in “Critica letteraria” (2017);
 
3) “La tanatolatria di de Sade”, in “Filosofie sadiche” (2021);
 
4) “Una distopica ginoide contro la mantide religiosa”, “Sex doll prima del Brave New World”, “Tra Primavera Bobinski e la sadista Justine”, “Attacco all’inconscio collettivo”, in “Letteratura e psicostoria” (2022);
 
5) “Induismo e Occidente”, in “Partita a scacchi” (2022);
 
6) “La distopia della sciocchezza dei fratelli Strugatzky”, in “Distopie occidentali” (2023);
 
7) “Intelligenza artificiale e stupidità naturale”, in “Ritorno critico” (2024).
 
8) “Teologia transumanistica e transgenderista”, in “Novità e ripresentazione” (2025).
 
9) “De Sade et quid ‘Squid game’ docet” (saggio del 2025).
 
5 Vedasi nota 2.

02 gennaio 2026

OMBRELLI, OMBRE E CONTRAEREA

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) salvano dall'abbattimento della contraerea inglese Mary Poppins e Peter Pan scambiati per droni nemici dell'Impero napoleonico. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: Ombrelli, Ombre e Contraerea
 
Sopra una Londra che sembrava aver perso il senso del tempo, le nuvole erano disposte come quinte teatrali. In basso, le batterie della contraerea inglese scrutavano il cielo con la paranoia tipica delle epoche confuse: due sagome volanti, una con un ombrello e l’altra con un’ombra che non coincideva mai col corpo, erano state segnalate come “droni ostili dell’Impero napoleonico”.
 
Mary Poppins e Peter Pan, ignari dell’equivoco storico, planavano sereni. Lei con l’aria di chi ha già visto tutto e continua comunque a raddrizzare il mondo; lui con l’incoscienza leggera di chi rifiuta il calendario. Bastò però un riflesso metallico dell’ombrello e una virata improvvisa verso il Big Ben perché l’allarme suonasse.
 
Fu allora che intervennero due figure improbabili.
 
Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, osservava la scena da un tetto, come se stesse leggendo una metafora troppo esplicita per essere casuale. Accanto a lui, Juliette — l’antieroina sadiana, sorridente e scandalosamente lucida — fumava una sigaretta che nessuno ricordava di aver acceso.
 
«Vedi, Juliette,» disse Caruso, aggiustandosi gli occhiali, «questa è la dimostrazione che il potere interpreta sempre ciò che non capisce come una minaccia.»
 
Juliette rise piano. «E che la morale ha pessimi strumenti di puntamento.»
 
Mentre i cannoni si preparavano a fare fuoco, Caruso decise che l’unica critica efficace era l’azione. Prese la parola come se stesse introducendo un saggio, ma la sua voce si diffuse nell’aria con un’eco inattesa: non spiegò, interpretò. Parlò di infanzia come resistenza, di immaginazione come atto politico, di come Mary Poppins fosse un’istituzione più stabile di qualsiasi impero e Peter Pan una confutazione vivente dell’idea di progresso lineare.
 
Juliette, dal canto suo, fece ciò che sapeva fare meglio: sabotò. Non con esplosivi o proclami, ma con il dubbio. Apparve davanti agli ufficiali della contraerea con un sorriso che metteva in crisi ogni certezza. «Davvero credete,» sussurrò, «che Napoleone investirebbe in droni che cantano e ridono?»
 
Il tempo esitò. Le dita sui grilletti si allentarono. Un ufficiale tossì, imbarazzato dalla propria convinzione.
 
Mary Poppins atterrò con grazia sul selciato, sistemando il cappello. «Che confusione adorabile,» commentò. Peter Pan fece un giro su se stesso, salutando la folla che cominciava ad affacciarsi.
 
Quando tutto finì, Caruso annotò mentalmente l’episodio come prova che la letteratura, se presa sul serio, può fermare anche un cannone. Juliette spense la sigaretta, annoiata. «Salvare il mondo è divertente,» disse, «ma solo quando lo si fa contro le sue stesse regole.»
 
Mary Poppins sorrise a entrambi, enigmatica. Peter Pan era già in volo.
 
E Londra, per un attimo, ricordò che non tutto ciò che vola vuole conquistare.

01 gennaio 2026

IL FLAUTO, LA BRIOCHE E LA RAGIONE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) mentre sono a colazione con Mozart (a casa di lui) sventano il furto a opera di Eva Kant e Diabolik del "flauto magico" mediante il quale il celeberrimo compositore aveva derattizzato Vienna. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: Il Flauto, la Brioche e la Ragione
 
Vienna si svegliava con l’odore del caffè e del pane caldo, e nella casa di Wolfgang Amadeus Mozart la colazione era un rito allegro, quasi musicale. Sul tavolo: brioche dorate, confettura di albicocche e una teiera che fischiava con un intervallo perfetto.
 
Mozart, in vestaglia, dirigeva il servizio come fosse un’ouverture.
«Il tempo giusto per pensare è quello della colazione», dichiarò con aria solenne, versando il caffè.
 
Alla sua destra sedeva Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, lo sguardo vigile di chi legge il mondo come un testo stratificato. Spezzò la brioche con metodo, come se stesse analizzando un sonetto.
«La musica», osservò, «è un sistema di segni che educa l’udito alla libertà. E il Flauto Magico—» fece una pausa, come a sottolineare una tesi «—è un trattato morale travestito da fiaba.»
 
Alla sinistra di Mozart, Juliette, antieroina dal sorriso ironico e dallo spirito indocile, sorseggiava il tè senza fretta. La sua forma mentis non chiedeva permesso alla morale: la sfidava.
«Trattato o no», disse, «un flauto che scaccia i ratti con una melodia è un potere raro. E i poteri attirano i predatori.»
 
Come se la frase fosse un recitativo profetico, un’ombra scivolò dietro le tende. In realtà, due. Eva Kant e Diabolik si muovevano con la precisione di un duo ben rodato. Il loro obiettivo: il celebre flauto con cui Mozart aveva, con geniale pragmatismo, liberato Vienna dai ratti, trasformando l’igiene urbana in leggenda musicale.
 
Diabolik, mascherato, aprì una teca con un gesto impeccabile. Eva controllava il corridoio, elegante e attenta.
«Un colpo rapido», sussurrò. «L’arte vale più dell’oro.»
 
Ma in cucina, il trio aveva già cambiato tonalità.
 
Juliette posò la tazza. «Li sento. L’avidità ha un passo riconoscibile.»
Caruso sorrise appena. «Il furto è un atto narrativo: introduce un conflitto. Sta a noi riscriverne il finale.»
Mozart, entusiasta, batté le mani. «Allora improvvisiamo!»
 
Il compositore prese un altro flauto—simile, ma accordato diversamente—e intonò una melodia lieve, quasi domestica. Non era quella famosa, ma un contrappunto ingegnoso. Le note rimbalzarono per la casa, creando un labirinto sonoro.
 
Diabolik esitò: il suono sembrava guidarlo… ma verso la dispensa. Eva, sorpresa, scivolò su un tappeto che Juliette aveva spostato con noncuranza calcolata. Nessuna violenza, solo l’ironia della sorte.
 
Caruso intervenne con calma: «Ogni sistema chiuso, se perturbato, rivela le sue crepe. Anche il vostro.»
Juliette, con un inchino teatrale, aggiunse: «Consideratelo un invito a colazione… ma senza refurtiva.»
 
Mozart concluse l’aria con una cadenza brillante. Il vero Flauto Magico restava al suo posto, silenzioso e salvo.
 
Eva Kant sospirò, riconoscendo l’eleganza della sconfitta. Diabolik strinse i denti, poi sorrise: «Ben suonato, maestro.»
 
Quando gli intrusi se ne andarono—più per ammirazione che per costrizione—la casa tornò al suo ritmo. Mozart riempì di nuovo le tazze.
«Vedete?» disse. «La musica risolve.»
 
Caruso annuì. «E il pensiero interpreta.»
Juliette concluse, mordendo una brioche: «Ma senza un po’ di audacia, nessuna melodia cambia il mondo.»
 
Fuori, Vienna respirava tranquilla. Dentro, tra caffè e filosofia, il Flauto Magico riposava, pronto a suonare ancora—non solo contro i ratti, ma contro ogni furto di armonia.