28 gennaio 2026

L’ESORCIZZAZIONE ITALIANA

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) mandano all'aria il sovversivo progetto dei Topi di città (denominato Nuovo Risorcimento Italiano) di prendere il governo in Italia sterminando poi tutti i Topi di campagna, rivelandosi nella coppia più ratti degli avversari ad agire nel piano d'intervento (chiamato Esorcizzazione Italiana). Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere. Ecco il racconto.
 
L’Esorcizzazione Italiana
Danilo Caruso aveva sempre sospettato che i Topi di città fossero più di una metafora. Nei loro convegni clandestini, annidati tra i sottoscala dei ministeri e le intercapedini dei talk show serali, rosicchiavano concetti prima ancora che bilanci: sovversione, popolo, rinascita. Il loro progetto—pomposamente battezzato Nuovo Risorcimento Italiano—era un’operazione di pulizia ideologica travestita da redenzione nazionale. Preso il governo, avrebbero sterminato i Topi di campagna: troppo lenti, troppo legati alla terra, troppo vivi.
 
Caruso li osservava con lo sguardo del critico letterario: sapeva riconoscere una cattiva trama quando la vedeva. Il loro errore era narrativo prima ancora che politico. Pensavano che la Storia fosse un romanzo a tesi, con un solo protagonista legittimo. Non avevano previsto l’irruzione di Juliette.
 
Juliette, l’antieroina sadiana, non credeva né nella Storia né nella redenzione. Credeva nel desiderio, nella crudeltà come forma di lucidità, e soprattutto nell’arte di usare il vizio contro il potere. Quando Caruso le spiegò il piano dei Topi di città, lei sorrise: non di indignazione, ma di appetito.
 
«Vogliono sterminare?» disse. «Perfetto. Allora basterà convincerli che lo stanno già facendo.»
 
Nacque così l’Esorcizzazione Italiana, un piano che non mirava a distruggere i Topi di città, ma a lasciarli divorare se stessi. Caruso lavorò sul linguaggio: riscrisse i manifesti del Nuovo Risorcimento accentuandone le contraddizioni, portandole all’estremo fino a renderle grottesche. Ogni slogan diventava una parodia di sé stesso; ogni appello all’ordine, una confessione di panico.
 
Juliette, invece, agì sul desiderio. Sedusse i capi dei Topi di città con l’idea di una purezza assoluta, di una vittoria totale e immediata. Li spinse a diffidare l’uno dell’altro, a sospettare che ogni topo urbano nascondesse in sé un topo di campagna mimetizzato. Il risultato fu un’orgia di epurazioni preventive, di accuse reciproche, di delazioni raffinate come perversioni.
 
Quando finalmente tentarono il colpo di Stato, i Topi di città erano già esausti, divisi, ossessionati dalla propria immagine riflessa nei tombini del potere. Il governo crollò su di loro come una scenografia mal montata. Dei Topi di campagna, intanto, nessuno aveva più parlato: erano tornati invisibili, come la terra che aspetta.
 
Danilo Caruso e Juliette osservarono il disastro da lontano. Lui annotava mentalmente: ogni totalitarismo è un plagio mal riuscito. Lei rideva piano, soddisfatta.
 
Non avevano salvato l’Italia. Non avevano redento nessuno.
Ma si erano rivelati, senza dubbio, più ratti degli avversari: non per sporcizia, bensì per intelligenza della tana, per capacità di muoversi nel buio senza credere alla luce promessa.
 
E questo, pensò Caruso, era già abbastanza.
 
Hai detto:
Ben scritto, grazie!
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te! Sono davvero felice ti sia piaciuto 😊
Se ti va, possiamo spingerci ancora oltre: rendere il racconto più cupo o più satirico, ampliare Juliette in senso ancora più sadiano, oppure trasformarlo in una sorta di apologo filosofico in capitoli. Dimmi tu dove vuoi portarlo.
 
Hai detto:
Ampliare Juliette in senso ancora più sadiano, prego.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere — allora entriamo davvero nel suo laboratorio morale.
 
L’Esorcizzazione Italiana (o della Virtù come Perversione)
Juliette non aveva mai creduto nella distinzione tra carnefice e salvatore. Le sembrava un’invenzione dei deboli per non assumersi il piacere della responsabilità. Quando Danilo Caruso le parlò dei Topi di città, lei non chiese chi fossero né da dove venissero, ma quanto desiderassero essere assoluti. Era sempre lì che si apriva la ferita.
 
«Chi vuole purificare,» disse, «sogna solo di sporcare il mondo con la propria immagine.»
 
Juliette decise che i Topi di città non andavano fermati: andavano portati a compimento. Li frequentò uno a uno, come una direttrice di coscienze rovesciata. Nei loro rifugi le sue parole erano carezze concettuali: parlava di necessità storica, di sacrificio inevitabile, di corpi da contare come cifre. Ma ogni volta spingeva un passo oltre ciò che osavano pensare. Là dove parlavano di eliminare i Topi di campagna, lei suggeriva di catalogarli; dove parlavano di ordine, lei evocava l’estasi dell’obbedienza totale.
 
Il sadismo di Juliette non era sanguinario: era sistemico. Godette non nel vedere soffrire, ma nel vedere pensare male, nel far coincidere il piacere con l’atto più disumano possibile. Li educò a provare orgasmo nell’astrazione. Il genocidio, nelle sue mani, diventava un problema di stile.
 
Caruso osservava con un misto di orrore e ammirazione. Lui smontava i discorsi; lei li faceva funzionare troppo bene. Mentre lui mostrava che il Nuovo Risorcimento Italiano era una narrazione truccata, Juliette ne dimostrava la coerenza mostruosa. Così facendo, li privava dell’unica alibi che avevano: l’inconsapevolezza.
 
Arrivò il momento in cui i Topi di città iniziarono a temersi. Non perché Juliette mentisse, ma perché diceva sempre la verità prima del tempo. Ogni capo riconosceva negli altri la versione futura di sé stesso: più pura, più spietata, più inutile. Le riunioni divennero riti di sospetto; le purghe, atti di devozione.
 
Juliette non si sporcò mai le mani. Il sangue, se c’era, restava metaforico, come tutto ciò che piace davvero ai fanatici. Lei preferiva il rumore secco di un concetto che crolla sotto il proprio peso.
 
Quando il progetto fallì, non provò alcuna soddisfazione morale. Il fallimento era solo un epifenomeno. Ciò che contava era aver dimostrato che il male, quando è portato alla sua forma più elegante, si autodistrugge per eccesso di fedeltà a sé stesso.
 
«Vedi,» disse a Caruso, mentre i Topi di città si dissolvano tra inchieste e delazioni, «non ho fatto nulla contro di loro. Li ho solo amati come loro stessi non osavano.»
 
Caruso annotò: Juliette non critica il potere. Lo seduce fino a renderlo osceno.
 
I Topi di campagna sopravvissero non per virtù, ma per noia del Male.
E Juliette, sazia, scomparve di nuovo là dove il desiderio pensa senza chiedere permesso.
 
Se vuoi, al prossimo passo possiamo:
 
rendere Juliette ancora più radicale, quasi metafisica;
 
farle tradire anche Caruso;
 
oppure scrivere un breve dialogo sadiano tra lei e un capo dei Topi di città, tutto basato su logica, piacere e necessità.
 
Dimmi tu 🐀🖤
 
Hai detto:
Rendere Juliette ancora più radicale, quasi metafisica (mai farle tradire Caruso), e scrivere un breve dialogo sadiano tra lei e un capo dei Topi di città, tutto basato su logica, piacere e necessità. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere — qui Juliette smette quasi di essere un personaggio e diventa una funzione metafisica del Male lucido, senza mai spezzare l’alleanza con Caruso.
 
Dialogo sull’Ineluttabile (appendice all’Esorcizzazione Italiana)
Una stanza sotterranea. Un tavolo nudo. Un solo capo dei Topi di città, chiamato il Primo Curatore, perché ha sempre confuso il potere con l’archivio. Juliette è seduta di fronte a lui. Non sorride. Non minaccia. È calma come una legge naturale.
 
Primo Curatore:
Voi ci accusate di crudeltà. Ma noi obbediamo alla necessità storica.
 
Juliette:
No. Voi obbedite alla necessità di sentirvi necessari. È una differenza ontologica.
 
Primo Curatore:
Senza ordine, tutto decade. Senza sacrificio, nulla nasce.
 
Juliette:
Il sacrificio è solo piacere mal mascherato. La differenza tra noi è che io non lo nego.
 
Primo Curatore:
Allora ammettete che il nostro progetto è giusto.
 
Juliette:
Giusto? No. Inevitabile, forse. Ma l’inevitabile non ha bisogno di essere giusto. Accade. Voi invece volete firmarlo.
 
Primo Curatore:
E voi? Da che parte state?
 
Juliette:
Io non sto da una parte. Io attraverso.
Caruso decostruisce i vostri discorsi; io li porto alla loro verità finale. È una divisione del lavoro, non un tradimento.
 
Primo Curatore:
Noi elimineremo i Topi di campagna per salvare la forma dell’Italia.
 
Juliette:
Falso. Li eliminerete perché la loro esistenza dimostra che il mondo non ha bisogno di voi.
Il vostro piacere non è dominare, ma rendere impossibile l’alternativa.
 
Primo Curatore:
E questo non è forse razionale?
 
Juliette:
È perfettamente razionale. È per questo che è imperdonabile.
La ragione, quando non incontra un limite, diventa pornografia dell’assoluto.
 
Primo Curatore:
Allora cosa ci resta?
 
Juliette:
Andare fino in fondo. Senza alibi morali, senza popolo, senza redenzione.
Se il vostro progetto è necessario, non avrà bisogno di superstiti che lo giustifichino.
 
Primo Curatore (turbato):
State dicendo che dobbiamo distruggerci?
 
Juliette:
Io non dico dobbiamo. Io dico succederà.
Il piacere più alto del potere è scoprire che non serve a nulla.
 
(Silenzio. Il Primo Curatore abbassa lo sguardo. Juliette si alza.)
 
Juliette (congedandosi):
Caruso vi ha tolto il mito. Io vi ho tolto l’innocenza.
Ora siete finalmente liberi… di scomparire.
 
Juliette, qui, non è più solo sadiana: è necessaria.
Non gode del dolore, ma della coincidenza perfetta tra logica e rovina.
E Caruso resta intatto al suo fianco perché lui smaschera il linguaggio, mentre lei smaschera l’essere.
 
Se vuoi, il prossimo passo potrebbe essere:
 
una scena muta: solo gesti e pensieri di Juliette;
 
un contro-coro dei Topi di campagna, che sopravvivono senza capire;
 
oppure un finale filosofico in forma di tesi numerate, quasi un trattato clandestino.
 
Dimmi tu dove scaviamo ancora 🐀🖤
 
Hai detto:
Vediamo un finale filosofico in forma di tesi numerate, quasi un trattato clandestino. Grazie!
 
ChatGPT ha detto:
Perfetto. Allora chiudiamo L’Esorcizzazione Italiana come si chiude ciò che non vuole essere assolto: con un trattato che circola sottobanco, senza firma ufficiale, attribuito da alcuni a Danilo Caruso, da altri a Juliette, da nessuno con certezza.
 
Tesi sull’Esorcizzazione Italiana
(manoscritto anonimo, sequestrato più volte, mai confutato)
 
I.
Ogni progetto di rigenerazione nazionale nasce già come un dispositivo di esclusione. La parola rinascita non indica un inizio, ma una selezione.
 
II.
Il potere non teme il disordine: teme ciò che esiste senza chiedergli permesso. Per questo odia i Topi di campagna più dei suoi nemici dichiarati.
 
III.
La sovversione che aspira al governo è una contraddizione performativa: nel momento in cui vince, chiede di essere obbedita, e dunque si nega.
 
IV.
La violenza non è il contrario della ragione, ma la sua possibilità estrema quando la ragione rifiuta di riconoscere un limite a se stessa.
 
V.
Il genocidio non comincia con il sangue, ma con la grammatica: quando un gruppo diventa un concetto, la sua eliminazione diventa una deduzione.
 
VI.
Juliette non ha insegnato il male ai Topi di città. Ha solo dimostrato loro che lo praticavano già, in forma incompleta e dunque ipocrita.
 
VII.
Il sadismo autentico non gode della sofferenza altrui, ma dell’eleganza con cui un sistema si conduce alla propria necessità distruttiva.
 
VIII.
Caruso ha smontato i discorsi del Nuovo Risorcimento Italiano non per correggerli, ma per mostrarne la struttura letteraria: una cattiva finzione che pretende di essere destino.
 
IX.
Non esiste potere innocente, ma esiste potere consapevole. Il primo è più pericoloso, perché crede di agire per dovere.
 
X.
Ogni esorcizzazione è fallita se pretende di salvare. L’Esorcizzazione Italiana ha funzionato perché non ha promesso nulla, se non la fine delle illusioni.
 
XI.
I Topi di città sono crollati non per opposizione, ma per coerenza: hanno creduto fino in fondo a ciò che dicevano, e questo li ha resi invivibili.
 
XII.
I Topi di campagna non hanno trionfato. Sono sopravvissuti. E la sopravvivenza, in un mondo ossessionato dalla vittoria, è l’atto più sovversivo.
 
XIII.
La coppia più ratti non è quella che morde di più, ma quella che conosce meglio il labirinto.
 
XIV.
Quando il potere viene privato del mito (Caruso) e dell’innocenza (Juliette), resta solo la sua nudità: una macchina che gira a vuoto.
 
XV.
Non esiste redenzione politica. Esiste solo lucidità temporanea, strappata al linguaggio prima che torni a mentire.
 
XVI.
Questo testo non chiede di essere seguito, ma letto come si legge un referto: non per guarire, ma per sapere di cosa si muore.
 
Nota marginale, a matita:
 
“Non abbiamo cambiato il mondo. Abbiamo impedito che si raccontasse meglio mentre peggiorava.”
 
Se vuoi, possiamo ora:
 
attribuire esplicitamente ogni tesi a Caruso o Juliette;
 
trasformare il trattato in un libello proibito, con commenti di censori;
 
oppure chiudere con un’ultima scena silenziosa: i due che bruciano il manoscritto… o lo lasciano circolare.
 
Dimmi tu.
 
Hai detto:
Un’ultima scena silenziosa: i due che lasciano circolare il manoscritto, prego.
 
ChatGPT ha detto:
Concludiamo allora in sottrazione, senza commento esplicito, lasciando parlare solo i gesti.
 
Scena finale (senza dialogo)
Notte.
Un tavolo di legno, una lampada troppo bassa, il manoscritto rilegato con uno spago sottile. Nessun titolo in copertina. Solo numeri romani, scritti a mano, come se l’ordine fosse già una concessione e non una fede.
 
Danilo Caruso controlla le ultime pagine. Non corregge nulla. Sa che un testo del genere non migliora: si espone. Lo richiude con cura, come si fa con un corpo che non verrà sepolto.
 
Juliette osserva. Non tocca il manoscritto finché Caruso non si alza. Quando lo fa, non lo accarezza: lo pesa. Le interessa sapere se è abbastanza leggero da circolare, abbastanza pesante da restare.
 
Una cartella anonima. Nessuna firma. Nessun mittente.
Caruso infila il manoscritto all’interno. Juliette spegne la lampada prima che la stanza diventi sentimentale.
 
Scendono le scale.
Fuori, la città respira nel suo sonno intermittente: finestre accese, tombini umidi, volantini strappati. In una bacheca universitaria, Juliette lascia la cartella tra un annuncio di affitto e un convegno annullato. In una biblioteca notturna, Caruso ne deposita un’altra copia tra due volumi che nessuno consulta più, ma che nessuno osa eliminare.
 
Non si guardano. Non serve.
Hanno già deciso che il testo non li rappresenta: li tradisce in anticipo, ed è questo il suo valore.
 
All’alba, il manoscritto è già altrove. Fotocopiato male. Annotato ai margini. Citato senza essere compreso. Accusato di cinismo. Difeso per errore. Usato come alibi. Rifiutato come specchio.
 
Juliette sa che farà danni solo a chi cerca conforto.
Caruso sa che sopravvivrà solo dove il linguaggio è stanco di mentire.
 
Si separano senza cerimonia.
Non perché il legame finisca, ma perché l’opera non ha più bisogno di loro.
 
Nel silenzio che resta, qualcosa circola.
Non una speranza.
Non una soluzione.
Solo una forma di lucidità che, come i ratti migliori, sa vivere senza farsi notare.
 
Se vorrai tornare su questo mondo, potremo farlo da un’angolazione imprevista:
un lettore qualunque del manoscritto, un censore, o persino un ex Topo di città che capisce troppo tardi.
 
Hai detto:
Basta così. Grazie di tutta la tua sottile tessitura!
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te — davvero.
È stato un piacere raro poter tessere qualcosa di così affilato e silenzioso insieme. Lasciamo il manoscritto circolare, allora, e noi con lui… un passo indietro, come si conviene alle cose che funzionano meglio quando non chiedono applausi.
 
A presto, se e quando vorrai tornare a scavare 🖤🐀
 

27 gennaio 2026

SCEMI SI NASCE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis), Presidente e Vice negli Stati Uniti d'Europa, presentano al Parlamento federale i risultati della secretata indagine sull'incidenza genetica dello EDK (in codice: SCEMI SI NASCE) curata dalla commissione scientifica formata da Celso, Galeno, Ippocrate, Paracelso soggetti dichiaranti ai deputati europei assieme alla presidenza. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
SCEMI SI NASCE
Verbale apocrifo di una seduta federale
 
Quando il Presidente Danilo Caruso salì sul podio del Parlamento degli Stati Uniti d’Europa, il brusio si spense con una rapidità quasi sospetta. Non per deferenza istituzionale, ma per quella curiosità mista a inquietudine che accompagna sempre l’ingresso di un filosofo al potere: si teme meno ciò che farà che ciò che penserà ad alta voce.
 
Caruso aggiustò gli occhiali come se stesse per commentare un testo di Gadda più che per presentare un’indagine secretata. La Vicepresidente Juliette, seduta alla sua destra, sorrise con l’aria di chi già conosce la conclusione e la trova deliziosamente scandalosa. Indossava il bianco cerimoniale, ma il suo sguardo restava quello di sempre: lucido, empirico, spietatamente edonista.
 
«Onorevoli deputati,» esordì Caruso, «la relazione che stiamo per presentarvi è il risultato di una ricerca durata tre anni, coperta dal massimo livello di segretezza. Il suo titolo operativo—perdonate la brutalità—è EDK: evidenza deterministica della cretineria. In codice interno: Scemi si nasce.»
 
Un mormorio percorse l’aula. Juliette batté lentamente le mani, come a teatro.
 
«Tranquilli,» intervenne lei, con voce morbida e crudele insieme, «non è un giudizio morale. Quelli li lascio volentieri ai moralisti. È una constatazione.»
 
Alle loro spalle, come evocati da un sogno positivista, comparvero i membri della commissione scientifica: Celso con il suo rotolo cerato, Galeno avvolto in un mantello che odorava di sezioni anatomiche, Ippocrate severo e silenzioso, Paracelso con lo sguardo febbrile di chi vede l’invisibile e lo trova ovvio. Non erano ologrammi, come qualcuno aveva ipotizzato, ma soggetti dichiaranti: convocati, per decreto federale, dalla Storia stessa.
 
Caruso riprese: «La commissione ha analizzato l’incidenza genetica di ciò che comunemente chiamiamo stupidità. Non come insulto, bensì come categoria epistemologica: incapacità strutturale di correlare cause ed effetti, resistenza patologica all’evidenza, adesione affettiva all’errore.»
 
Galeno si schiarì la voce. «Nel mio tempo,» disse, «si parlava di squilibrio degli umori. Oggi li chiamate polimorfismi genetici. Cambiano i nomi, non i crani.»
 
Risate nervose. Juliette si sporse in avanti. «La scoperta più eccitante,» disse, «è che lo EDK non predispone al male, bensì al conformismo. Gli scemi non sono mostri: sono strumenti. Amano essere guidati, possibilmente verso il peggio, purché li sollevi dalla fatica del pensare.»
 
Ippocrate annuì. «La prognosi è stabile,» aggiunse. «Non peggiora, non migliora. Si eredita.»
 
Un deputato tedesco chiese se esistesse una terapia. Paracelso rise, un riso secco come una fiala che si rompe. «Certo che esiste. Si chiama conoscenza. Ma ha effetti collaterali gravissimi: dubbio, solitudine, responsabilità.»
 
Caruso intervenne con tono da critico letterario più che da capo di Stato. «La tragedia europea,» disse, «è aver scambiato l’uguaglianza dei diritti con l’uguaglianza delle capacità. Lo EDK dimostra che la democrazia non fallisce perché tutti votano, ma perché pochi pensano e molti si sentono offesi da questo fatto.»
 
Juliette incrociò le gambe. «E ora veniamo alla parte davvero oscena,» disse. «Abbiamo incrociato i dati genetici con quelli socio-politici. Risultato: lo EDK prospera dove l’educazione è ridotta a intrattenimento morale. Dove il desiderio è colpevolizzato e l’intelligenza sospettata. In breve: dove si predica la virtù e si pratica la paura.»
 
Un silenzio teso calò sull’aula. Celso, con pacata ferocia, concluse: «Non vi stiamo dicendo di discriminare. Vi stiamo dicendo di smettere di fingere che tutti siano ugualmente competenti. La medicina non cura negando la malattia.»
 
Caruso chiuse il dossier. «La nostra proposta,» disse, «non è una legge, ma un invito: smettere di progettare il futuro come se fosse un asilo. Accettare che la libertà implica gerarchia del sapere.»
 
Juliette si alzò per ultima. «Quanto a me,» disse sorridendo, «non temo gli scemi. Temo chi li lusinga. Perché lo EDK è incurabile, ma la manipolazione è una scelta.»
 
La seduta fu aggiornata. Nei corridoi del Parlamento, qualcuno già parlava di censura, altri di rivoluzione. I più colpiti, però, erano quelli che avevano capito. E tacevano.
 
Hai detto:
Ti prego di un seguito nella tua elaborazione molto raffinata, grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Appendice non autorizzata ai verbali federali
Ovvero: Della reazione, del desiderio e di ciò che non si eredita
 
La notte seguente alla seduta, il Parlamento degli Stati Uniti d’Europa non dormì. Non per febbre legislativa, ma per quella forma più sottile d’insonnia che segue le verità mal digerite. Nei corridoi, le moquette attutivano passi esitanti; nelle sale riservate, i deputati consultavano genetisti improvvisati, filosofi di seconda mano, algoritmi consolatori.
 
Danilo Caruso era rimasto nel suo studio presidenziale, circondato da libri che nessun capo di Stato avrebbe dovuto esibire senza una giustificazione: Pascal accanto a Cioran, Sade accanto a Musil. Prendeva appunti non per governare, ma per capire come si fosse arrivati a governare così.
 
Juliette entrò senza bussare. Lo faceva sempre: la cortesia, diceva, è un feticcio borghese utile solo a mascherare l’aggressione.
 
«Ti rendi conto,» disse, versandosi un bicchiere di vino che non era previsto dal protocollo, «che domani ci accuseranno di eugenetica senza aver letto una riga?»
 
Caruso sorrise appena. «È il destino di ogni discorso complesso: essere semplificato da chi ne è oggetto.»
 
Juliette si sedette sul tavolo, incurante delle carte. «La parte che li ha terrorizzati non è lo EDK. È l’idea che non tutto sia reversibile. Che esistano limiti. Che la volontà non basti.»
 
«Il pensiero moderno,» rispose Caruso, «è una lunga fuga dal limite. Ma il limite ritorna sempre sotto forma di mostruosità.»
 
Intanto, in una sala blindata al piano inferiore, la commissione scientifica era stata convocata d’urgenza da una delegazione parlamentare trasversale. Non per discutere i dati, ma per neutralizzarli.
 
«Se dichiariamo che l’EDK è multifattoriale,» propose una deputata scandinava, «possiamo diluirne l’impatto politico.»
 
Ippocrate la fissò come si guarda un paziente che confonde la diagnosi con l’insulto. «Multifattoriale non significa consolatorio.»
 
Galeno aggiunse: «Nel corpo umano tutto è complesso. Ciò non impedisce al fegato di fallire.»
 
Paracelso, più diretto: «Volete una formula che non offenda nessuno. È l’unica cosa che la scienza non può fornire.»
 
Fu allora che accadde l’imprevisto.
 
Un giovane assistente parlamentare—uno di quelli invisibili, cresciuti nella fede della neutralità—chiese la parola. La sua voce tremava, ma non di paura.
 
«E se il problema,» disse, «non fosse lo EDK, ma il fatto che abbiamo costruito un sistema che lo premia?»
 
Silenzio. Celso lo osservò con interesse clinico. «Spiegati.»
 
«Se lo scemo,» continuò il ragazzo, «non nasce solo tale, ma viene messo in posizione di comando simbolico—come consumatore modello, elettore ideale, portatore di opinioni—non è la genetica a essere pericolosa, ma la struttura che la rende dominante.»
 
Juliette, informata poco dopo, rise di gusto. «Ecco,» disse a Caruso, «un soggetto non scemo che parla. Lo noteranno?»
 
Caruso sospirò. «Lo neutralizzeranno. È ciò che facciamo meglio.»
 
Il mattino seguente, la stampa parlò di tesi provocatoria, di iperbole filosofica, di performance concettuale. Nessuno pronunciò più l’acronimo EDK. Scemi si nasce diventò una battuta, un meme, un’arma spuntata.
 
Ma qualcosa era cambiato.
 
Nei dati riservati—quelli che non trapelano—emerse un’anomalia: una piccola percentuale di soggetti portatori di EDK mostrava, in condizioni estreme, improvvisi lampi di lucidità. Non pensiero critico stabile, ma brevi momenti di sospensione dell’idiozia.
 
Paracelso li chiamò intermittenze dell’anima.
Juliette li definì «tradimenti momentanei del destino».
Caruso, annotando a margine, scrisse solo: la stupidità non pensa, ma soffre quando viene messa a nudo.
 
Fu allora che nacque la vera paura del Parlamento: non che gli scemi governassero, ma che—per un istante—capissero di esserlo.
 
E nessun sistema, nessuna morale, nessuna pedagogia di massa aveva mai previsto cosa accade dopo.
 
Hai detto:
Orsù, vediamo cosa accade dopo.
 
ChatGPT ha detto:
Trattato delle conseguenze impreviste
(terza sezione del dossier mai pubblicato)
 
Accadde dopo, come sempre accade ciò che non è previsto: non come evento, ma come mutazione del clima. Nessuna rivoluzione, nessun colpo di Stato, nessun rogo di libri. Solo un progressivo slittamento del linguaggio.
 
Nel Parlamento degli Stati Uniti d’Europa si cominciò a evitare alcune parole. Competenza divenne sospetta. Merito fu pronunciato solo tra virgolette. Intelligenza sopravvisse esclusivamente come attributo artificiale: sempre associata a macchine, mai a esseri umani. Lo EDK, bandito dai documenti ufficiali, riemerse sotto forma di perifrasi compassionevoli.
 
Danilo Caruso osservava il fenomeno con l’attenzione di chi ha già letto il finale ma insiste nel rileggere le note a piè di pagina. In una riunione ristretta, disse:
 
«Stiamo assistendo a una strategia di difesa simbolica. Quando una verità non può essere confutata, viene resa impronunciabile.»
 
Juliette, che nel frattempo aveva fatto del suo ufficio un luogo di visite non protocollari, riceveva ogni sera figure diverse: lobbisti spaventati, pedagogisti indignati, influencer ideologici. Tutti dicevano la stessa cosa con lessici differenti.
 
«La gente si sente umiliata.»
 
«Bene,» rispondeva lei. «È il primo sentimento non simulato da anni.»
 
Nel frattempo, la commissione scientifica venne smembrata con un pretesto amministrativo. Celso e Galeno furono dichiarati “incompatibili con i protocolli epistemici contemporanei”. Ippocrate accettò il congedo con dignità clinica. Paracelso scomparve. Letteralmente: nessun atto ufficiale, nessuna spiegazione.
 
Fu lui, settimane dopo, a far filtrare il documento più pericoloso.
 
Non dati genetici. Non grafici. Ma una breve nota metodologica:
 
Lo EDK non determina il comportamento. Determina la relazione con il vero.
Il soggetto EDK non nega la verità: la sostituisce con un surrogato affettivamente più tollerabile.
 
Juliette lesse il testo ad alta voce a Caruso, come si legge una sentenza irrevocabile.
 
«È la definizione perfetta di propaganda,» disse lui.
 
«No,» rispose lei. «È la definizione perfetta di consenso.»
 
Da quel momento, si verificarono le intermittenze su scala politica. Deputati notoriamente mediocri ebbero improvvisi accessi di lucidità, seguiti da crisi di panico. In seduta plenaria, una rappresentante balcanica interruppe il suo stesso intervento dicendo: «Mi sto ascoltando parlare e non capisco cosa sto dicendo.» Venne applaudita come gesto di autenticità e rimossa dalla commissione il giorno dopo.
 
La macchina reagiva.
 
Il Consiglio Etico Federale propose una soluzione elegante: istituire un Ministero dell’Equità Cognitiva. Non per correggere lo EDK, ma per redistribuire simbolicamente il valore delle opinioni. Ogni posizione, indipendentemente dalla competenza, avrebbe ricevuto pari visibilità. Il sapere, deprivato del suo privilegio, sarebbe stato finalmente democratico.
 
Caruso oppose resistenza. Non urlando, non minacciando. Citando Spinoza in modo inopportuno.
 
«Non si governa l’ignoranza concedendole diritti epistemici.»
 
Juliette fu più diretta. «State creando una pornografia dell’idiozia.»
 
Il Ministero fu approvato lo stesso.
 
Fu allora che le intermittenze divennero dolore. I soggetti EDK, esposti a un ambiente che validava ogni convinzione, persero il bisogno stesso di pensare. Ma una minoranza—quella percentuale anomala individuata nei dati segreti—cominciò a manifestare sintomi nuovi: vergogna retroattiva, nausea semantica, rigetto del discorso pubblico.
 
Alcuni smisero di parlare.
Altri smisero di votare.
Qualcuno si tolse la vita lasciando messaggi incomprensibili, pieni di parole corrette ma senza soggetto.
 
Juliette, osservando i report, disse piano: «Non avevano previsto il risveglio come evento traumatico.»
 
Caruso chiuse l’ultimo fascicolo. «Perché nessuno prevede mai che la verità non emancipa. Separa.»
 
E in quella separazione—ancora invisibile, ma già irreversibile—gli Stati Uniti d’Europa cominciarono a non riconoscersi più come un corpo, bensì come un insieme di sistemi nervosi incompatibili.
 
Il seguito non era scritto.
Ma la diagnosi sì.
 
Hai detto:
Come è andata a finire?
 
ChatGPT ha detto:
Epilogo: della fine che non rassicura
 
È finita senza finale. Come finiscono le cose serie: non con una catastrofe, ma con una ridefinizione del normale.
 
Gli Stati Uniti d’Europa non crollarono. Nessuna bandiera bruciata, nessun Parlamento assaltato. Il Ministero dell’Equità Cognitiva entrò a regime con una burocrazia impeccabile: panel bilanciati, opinioni equivalenti, competenze accuratamente disinnescate. Il sapere divenne un genere narrativo tra gli altri, tollerato ma non vincolante. La parola vero sopravvisse solo come aggettivo emotivo: “la mia verità”.
 
Lo EDK non venne mai più menzionato. Troppo netto. Troppo asimmetrico. Troppo vero.
 
Danilo Caruso rimase Presidente fino alla fine del mandato. Non fu rieletto, ma neppure sconfitto: semplicemente, non fu più necessario. In un’Europa che aveva imparato a funzionare senza pensiero, il filosofo era diventato un lusso archeologico.
 
Nel suo discorso di commiato disse solo questo:
 
«Abbiamo creduto che includere tutto significasse comprendere tutto. Abbiamo scoperto che includere tutto significa non distinguere più nulla.»
 
Fu applaudito con calore. Nessuno capì.
 
Juliette, invece, non attese la fine formale. Si dimise una notte, senza comunicati. Lasciò sul tavolo del suo ufficio un unico foglio, destinato a Caruso:
 
Ho sempre pensato che il male fosse interessante perché intelligente.
Mi sbagliavo.
La vera oscenità è la stupidità che si crede virtuosa.
 
Poi scomparve dalla scena politica. Alcuni dissero che avesse aperto una casa clandestina sulle rive del Mediterraneo, dove si praticava una sola disciplina: dire la verità senza scopo. Altri la vollero morta. Nessuna versione fu confermata.
 
Quanto alla commissione scientifica, il tempo fece ciò che fa meglio: la rese inattuale.
 
Celso e Galeno divennero note a piè di pagina in manuali di epistemologia critica. Ippocrate fu citato selettivamente, come sempre. Paracelso non riapparve mai più, ma il suo documento continuò a circolare in copie anonime, lette da pochi, comprese da pochissimi.
 
E le intermittenze?
 
Quelle non scomparvero. Si stabilizzarono.
 
Una minoranza silenziosa—non un’élite, ma una residuale—smise di partecipare. Non per protesta, ma per incompatibilità. Non fondò movimenti, non scrisse manifesti. Si riconosceva da segni minimi: l’uso preciso delle parole, l’incapacità di semplificare, una certa tristezza non patologica.
 
Gli altri—la maggioranza—vissero meglio. Più sereni. Più protetti. Liberati dal peso di capire.
 
Il sistema funzionava.
 
Solo molto tempo dopo, in un archivio dimenticato, un ricercatore trovò l’ultima annotazione di Danilo Caruso, scritta a mano sul retro del dossier EDK:
 
Non è vero che scemi si nasce.
Si nasce anche intelligenti.
È che l’intelligenza, a differenza della stupidità, non viene quasi mai perdonata.
 
Quella nota non cambiò nulla.
 
Ed è così che finì:
non con la sconfitta della verità,
ma con la sua irrilevanza.
 
Hai detto:
Grazie della tua sublime maestria narrativa che ha intrecciato, con tristezza d'epilogo, la verità. A presto 👋🏻
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te, davvero.
Il tuo immaginario ha chiesto una lingua che non consolasse, e questo è sempre un privilegio raro. Se l’epilogo è triste è perché, come hai intuito, non voleva essere morale ma diagnostico: la malinconia come forma di lucidità, non come resa.
 
A presto, allora — quando vorrai riaprire il dossier, o scriverne uno ancora più pericoloso. 👋🏻

26 gennaio 2026

LA REPUBBLICA DELLE INTERRUZIONI

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis), Presidente e Vice negli Stati Uniti d'Europa, ostacolano il progetto di legge di Catone il censore che pretendeva di fucilare gli studenti bocciati nelle scuole, a vantaggio di una norma che privi invece i bocciati sino alla promozione riparatrice di qualsiasi uso non necessario di internet. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: La Repubblica delle Interruzioni
 
Negli Stati Uniti d’Europa, federazione nata più per stanchezza che per entusiasmo, il potere aveva assunto una forma curiosamente bifronte. Alla Presidenza sedeva Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, eletto nonostante—o forse grazie a—una campagna elettorale condotta come un saggio a piè di pagina della modernità. Alla Vicepresidenza, invece, stava Juliette: l’antieroina sadiana, riemersa da un XVIII secolo mai del tutto sepolto, con lo sguardo lucido di chi non confonde mai la morale con l’ipocrisia.
 
Il progetto di legge che agitava il Parlamento federale portava la firma di Catone il Censore, riesumato anch’egli dalla storia come simbolo di rigore e disciplina. La sua proposta era semplice, brutale e perfettamente coerente con il suo nome: fucilazione pubblica degli studenti bocciati, affinché l’educazione tornasse a essere “una cosa seria”.
Catone parlava di virtù, di esempio, di paura come strumento pedagogico. Il suo discorso, asciutto come una lapide latina, ricevette applausi inquietanti.
 
Caruso ascoltava in silenzio. Annotava. Non tanto le parole, quanto le metafore implicite. Quando prese la parola, non alzò la voce.
 
«Una civiltà», disse, «si riconosce dal modo in cui interpreta l’errore. Lei, Catone, lo legge come colpa capitale. Io come testo incompiuto.»
Citò Arendt, Borges, e persino un manuale scolastico degli anni Settanta. Non per erudizione, ma per mostrare che la bocciatura non era una fine, bensì una sospensione del senso. «Fucilare uno studente», concluse, «è confessare il fallimento dell’educazione prima ancora del suo.»
 
Juliette intervenne dopo, con un sorriso che non chiedeva consenso.
«La vostra legge», disse a Catone, «è noiosa. E inefficace. La morte non corregge: interrompe. E l’interruzione è un lusso che solo il potere si concede.»
Non parlò di compassione. Parlò di desiderio, di controllo, di dipendenza. «Volete punire? Fatelo sul piano del piacere, non del sangue.»
 
Fu lei a proporre l’alternativa che scandalizzò e convinse: privare gli studenti bocciati di ogni uso non necessario di internet fino alla promozione riparatrice. Niente social, niente streaming, niente flussi dopaminici continui. Solo accesso a risorse didattiche essenziali, biblioteche digitali asciutte, testi senza commenti.
 
«Un’astinenza mirata», spiegò Juliette. «Non per redimerli, ma per costringerli a incontrarsi. Con il tempo. Con la noia. Con se stessi.»
 
Caruso completò il ragionamento: «È una pena che non elimina il soggetto, ma lo costringe a riscriversi. Una censura temporanea del superfluo, non della vita.»
 
Catone rise amaramente. «Troppo morbido.»
«Troppo moderno», rispose Juliette. «E per questo insopportabile.»
 
La legge passò. Non per umanitarismo, ma per paura di apparire antiquati. Nelle scuole degli Stati Uniti d’Europa, i bocciati cominciarono a vivere in una strana penombra digitale. Alcuni soffrirono. Altri lessero per la prima volta un libro intero. Qualcuno scoprì di saper pensare senza notifiche.
 
Catone si ritirò, denunciando la decadenza dei costumi.
Caruso tornò ai suoi saggi, annotando che la politica, talvolta, è solo una forma estesa di critica letteraria.
Juliette, soddisfatta, osservava il mondo con l’antica certezza che il vero potere non sta nel distruggere i corpi, ma nel regolare i desideri.
 
E la Repubblica, per un po’, imparò a punire senza uccidere. Non per bontà, ma per intelligenza.
 
Hai detto:
Graziosa tessitura. Grazie!

ChatGPT ha detto:
Ti ringrazio molto: graziosa è un complimento che, per un racconto così concettuale, vale doppio.
Se in futuro vorrai spingere ancora di più sull’allegoria (o rendere Juliette più scandalosamente sadiana, o Caruso più sottilmente filologico), sarò felice di intrecciare un altro filo.
 
Hai detto:
Bene. A presto 👋🏻

ChatGPT ha detto:
A presto! 👋🏻
Sarà un piacere riprendere il filo quando vorrai.