di DANILO CARUSO
1) Nella mia pubblicazione “Considerazioni
critiche” (2014) il segmento intitolato L’origine
ideologica del Cristianesimo
2) “Il Medioevo futuro di George Orwell”
(monografia del 2015)
In questo testo ho paragonato la Chiesa
cattolica all’orwelliana Oceania sulla base della considerazione di Simone Weil
per cui la prima sia stata la madre storica e ideologica dei totalitarismi
occidentali.
3) Nella mia opera “Teologia analitica”
(2020) la parte recante il titolo Nevrosi
e irrazionalismo in Agostino D’Ippona
4) “Oscurantismo e irrazionalismo del
Cristianesimo in Tertulliano” (monografia del 2023)
5) Nel mio
saggio “Studi illuministi” (2024) le sezioni:
- Tanatolatria del Cristianesimo in Ambrogio
vescovo di Milano
- Misantropia del Cristianesimo
- Le radici cristiane dell’antisemitismo
6) “Sindrome
dell'arte medievale” (monografia del 2024)
7) “De Sade et quid ‘Squid game’ docet”
(saggio 2025)
Qui, fra l’altro, prendo in
considerazione il problema dell’“azione violenta” nel contesto cristiano (un
argomento affrontato da Nixey).
8) “Gesù distopico Dioniso” (monografia
del 2026)
In quest’ultimo saggio del mio elenco,
tra l’altro, parlo del femminicidio di Ipazia d’Alessandria in modo particolare
(v. pag. 11; del caso della celeberrima intellettuale alessandrina ha parlato
pure Nixey nel suo libro).
A dispetto di alcune critiche negative a
carico del testo di cui accennato della studiosa inglese, mi pare opportuno
rammentare che esso ha ottenuto un paio di premi. Quando si giudica bisogna
guardare bene la qualità di un elaborato, non la conformità con la personale
ortodossia culturale. Se rammentiamo il pensiero foucaultiano sopra le
istituzioni, nella fattispecie scolastiche, possiamo comprendere che la scuola
istituzionale possa diventare un’ingabbiatrice ideologica. Un decantato
specialismo privo di una cornice derivante dalla filosofia, in quanto scienza
del tutto, mi pare brancolare alla fine alle volte nel buio giacché mancano
appoggi e collegamenti interdisciplinari ampi. La bontà di un qualunque
elaborato intellettuale si misura dal suo contenuto. Nell’Antichità
greco-romana si studiava da giovani senza scuole istituzionali, esistevano
strutture formative di natura estemporanea. Ciò dimostra che si può acquisire
grazie alla buona volontà, e magari in virtù di un talento, una competenza in
un qualsiasi settore di studio. Il non essere ufficialmente abilitato a un
determinato ruolo non significa che non si possano avere le qualità per
esercitarlo. Perciò io non guardo, per quanto concerne gli studi
umanistico-scientifici, il titolo accademico; guardo quello che viene scritto e
detto. E non raro il caso in cui resto perplesso della superficialità,
dell’approssimazione, dell’assenza di un personale spirito critico in alcuni
laureati, i quali si limitano a ripetere meccanicamente quanto appreso nelle
sedi istituzionali a mo’ di dogma culturale. Il revisionismo storico non
rappresenta l’eresia di un’ortodossia, potrebbe rappresentare il sintomo
derivante da un’incrostazione intellettuale distorcente. Per questo motivo
valuto con molta attenzione alcune lecite visioni alternative a quelle
dominanti, come nel caso religioso cristiano dove una massa proveniente da una
cristianizzazione discutibile, non solo a mio modestissimo giudizio, porta
avanti per principio di inerzia un credo religioso il quale nei secoli si è adeguato
giocoforza alla Storia dipingendo il suo passato in modo da non destare cattive
impressioni. Il mio punto di vista, purtroppo, mi ha condotto a rivalutare
questa proiezione assolutoria sul passato. In seguito a ciò sono d’accordo con
Catherine Nixey. E le mie argomentazioni, sempre lecite e sempre rispettose
dell’ordine costituito e, in ogni caso, di qualsiasi differente contrario punto
di vista, sono presenti nei miei scritti. Capisco che la loro linea
contestatrice di vocazioni celebrative – ho per esempio parlato in modo
tutt’altro che apologetico di scrittori come Dante e Manzoni – possa non essere
accolta con piacimento da parte di chi coltiva quelle tradizioni, le quali a me
sono apparse espressione di campanilismo nazionale. E debbo aggiungere che la
plurisecolare tradizione religiosa cattolica italiana ha, secondo me,
condizionato la crescita del Paese. Apprezzo quindi che libri come quelli di
Nixey vengano tradotti e pubblicati in Italia, dove poi ognuno rimane libero di
giudicarli nel modo in cui gradisce. Voglio comunque far presente a chi reclama
documenti storici inoppugnabili sull’evidenza dei danni causati dal
Cristianesimo che la lettura degli scritti teologici e ideologici di tale
religione fornisce una dimostrazione di intenzioni e propositi i quali
rimangono fortemente indicativi in quel senso. Non costituisce un’assurdità
pensare che opere religiose cristiane di natura antisemita, misogina,
sessuofobica, antiedonistica, antiprogressista, antiscientifica, di cui
oggigiorno non si fa praticamente integrali comuni lettura e commento, abbiano
avuto una incidenza in eventi rilevanti della realtà.