11 giugno 2026

MARCUSE E LA ALIEN DISCLOSURE

di DANILO CARUSO
 
Herbert Marcuse, profondo filosofo del secondo dopoguerra (secondo me anche più di Heidegger, il quale è rimasto celebratore della salvifica Germania), ha concluso che le ormai istupidite masse del sistema capitalistico hanno perso il loro potere di essere soggetti di cambiamento sociale. Marcuse legittima la possibilità rivoluzionaria, io rimango non legittimatore di un abbattimento radicale cruento dell’intero sistema sociale capitalista avanzato. Sono rispettoso dell’ordine costituito e credo che bisogni giocare secondo le regole per modificare in meglio le cose. Tuttavia, al pari di Marcuse, non sono ottimista sul fatto che un input di riforma sociale possa emergere da un popolo inebetito dai media. Quell’ordine pubblico, il quale per me rappresenta un valore sacro (fondante la coabitazione in società dei singoli), mi dà il diritto costituzionale di esprimere un mio ragionevole e sensato punto di vista. Sono pessimista poiché l’analfabetismo funzionale costituisce una piaga nient’affatto irrilevante. La mia modestissima impressione è che analfabetismo funzionale e EDK diffusi causeranno scomparsa culturale ed etnica di massa. Spero di sbagliarmi. Ma i popoli inebetiti spariscono di propria iniziativa, sebbene indotta. Non avendo la forza spirituale di uscire dalla caverna platonica in cui giacciono imbottigliati, periscono là col tempo a beneficio di una forza più dinamica. Pensate alle invasioni barbariche e all’Impero romano marcito per via del Cristianesimo. Dunque un vichiano ricorso storico. Il filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han ha detto molte cose interessanti su questo Occidente capitalistico così mediaticamente pervasivo. Il di lui pulpito fideistico cattolico me lo fa prendere con le pinze: ho percepito una qualche eco, ovviamente non diretta, del tertullianeo “De spectaculis” dietro le sue riflessioni. Egli potrebbe sembrare un prosecutore di Marcuse, però i due provengono da formazioni differenti e approdano comunque su spiagge vicine. In ogni caso il sostrato religioso di Han non invalida le sue analisi sulla modernità, a differenza di uno scriteriato Tertulliano (sostenitore di assurdità). Il filosofo tedesco-coreano, in particolar modo, parla di una realtà quotidiana ridotta da spazio di un vivere il concreto a piattaforma di esperienza del virtuale. Lui indica le “non cose”. Lo smartphone, caso principe, nuova estremità corporea umana simbolicamente acquisita, è una specie di bacchetta magica con cui ordinare un personale feudo di degradate tangenze col mondo. Personalmente non condanno lo strumento che controlla il suo utilizzatore: il problema sta alle estremità, non nel mezzo. Al mio cospetto internet e smartphone valgono quanto una innovazione di Gutenberg. Che i più se ne servano in maniera da non apprezzare la possibilità dei contatti a distanza in una guisa matura costituisce un limite dell’utente non un vizio del mezzo. Perciò intravedevo un’ombra tertullianea. A ogni modo il fenomeno in sé (il rincoglionimento da smartphone) esiste obiettivamente, e non si può affermare che Byung-Chul Han abbia evidenziato cose sbagliate. Lo smartphone irretisce e non rende liberi molti. Per chi non è nato senza smartphone, per chi lo considera un proprio prolungamento corporale sarebbe molto traumatico esserne privato. Ma partendo proprio da Han possiamo fare un salto avanti, e dire che le “non cose” sono fruite da soggetti con “non cervelli”, soggetti degradatisi loro stessi a virtuali “non umani”. Qui ritorna Aristotele: l’essere umano è l’utilizzatore del Logos. Un cerchio si chiude, un popolo assuefatto sparisce. In generale il pensiero filosofico-politico marcusiano reclama uno shock interno allo scopo di mettere in crisi la democrazia borghese capitalista, ma dal momento che le masse si sono più che mai inebetite nell’integrazione non dialettica non rimarrebbe ormai nessuna speranza endogena: molto d’accordo con Marcuse. Nessuno nell’Occidente dominante farà una rivoluzione, e nessuno si farà una guerra nucleare mondiale. Troppo stupido essere autodistruttivi in toto: non credo al suicidio atomico del capitalismo. Sono un filosofo e un cultore di ufologia1, reputo altresì, in caso contrario, che i Nordici non consentiranno la devastazione della Terra. Ed eccoci al dunque marcusiano: esiste la possibilità di uno shock esogeno? Sì, la alien disclosure; l’incontro aperto con un sistema di vita funzionante in modo benefico e non capitalista quale immagino essere quello nordico: un socialismo alieno, non marxista, non rivoluzionario. Di questo passo considero pure l’avvenire italiano in declino, volto nei secoli prossimi alla cancellazione etnica. Mi pare che l’Occidente si stia avviando verso un Brave New World globalizzante, e che alla lunga delle identità nazionali meno resistenti non rimarrà che memoria su qualche supporto. Simile processo potrebbe essere interrotto a mio modo di valutare dalla alien disclosure.
 
 
NOTA
 
1 Per un approfondimento in mia direzione su temi da me toccati consiglio di prendere visione della mia opera saggistica
Segnalo qui in particolare le mie due monografie ufologiche e l’argomento della mia filosofia della storia affrontato in diverse occasioni. Comunque, indico su tutto una mia analisi a chi non volesse avventurarsi nell’ampio approfondire. Inerisce al romanzo di Aleksandr Bogdanov intitolato La stella rossa.