di DANILO CARUSO
Herbert Marcuse, profondo filosofo del
secondo dopoguerra (secondo me anche più di Heidegger, il quale è rimasto
celebratore della salvifica Germania), ha concluso che le ormai istupidite
masse del sistema capitalistico hanno perso il loro potere di essere soggetti
di cambiamento sociale. Marcuse legittima la possibilità rivoluzionaria, io
rimango non legittimatore di un abbattimento radicale cruento dell’intero
sistema sociale capitalista avanzato. Sono rispettoso dell’ordine costituito e
credo che bisogni giocare secondo le regole per modificare in meglio le cose.
Tuttavia, al pari di Marcuse, non sono ottimista sul fatto che un input di
riforma sociale possa emergere da un popolo inebetito dai media. Quell’ordine
pubblico, il quale per me rappresenta un valore sacro (fondante la coabitazione
in società dei singoli), mi dà il diritto costituzionale di esprimere un mio
ragionevole e sensato punto di vista. Sono pessimista poiché l’analfabetismo
funzionale costituisce una piaga nient’affatto irrilevante. La mia modestissima
impressione è che analfabetismo funzionale e EDK diffusi causeranno scomparsa
culturale ed etnica di massa. Spero di sbagliarmi. Ma i popoli inebetiti
spariscono di propria iniziativa, sebbene indotta. Non avendo la forza
spirituale di uscire dalla caverna platonica in cui giacciono imbottigliati,
periscono là col tempo a beneficio di una forza più dinamica. Pensate alle
invasioni barbariche e all’Impero romano marcito per via del Cristianesimo.
Dunque un vichiano ricorso storico. Il filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han
ha detto molte cose interessanti su questo Occidente capitalistico così
mediaticamente pervasivo. Il di lui pulpito fideistico cattolico me lo fa
prendere con le pinze: ho percepito una qualche eco, ovviamente non diretta,
del tertullianeo “De spectaculis” dietro le sue riflessioni. Egli potrebbe
sembrare un prosecutore di Marcuse, però i due provengono da formazioni
differenti e approdano comunque su spiagge vicine. In ogni caso il sostrato
religioso di Han non invalida le sue analisi sulla modernità, a differenza di
uno scriteriato Tertulliano (sostenitore di assurdità). Il filosofo
tedesco-coreano, in particolar modo, parla di una realtà quotidiana ridotta da
spazio di un vivere il concreto a piattaforma di esperienza del virtuale. Lui
indica le “non cose”. Lo smartphone, caso principe, nuova estremità corporea
umana simbolicamente acquisita, è una specie di bacchetta magica con cui
ordinare un personale feudo di degradate tangenze col mondo. Personalmente non
condanno lo strumento che controlla il suo utilizzatore: il problema sta alle
estremità, non nel mezzo. Al mio cospetto internet e smartphone valgono quanto
una innovazione di Gutenberg. Che i più se ne servano in maniera da non
apprezzare la possibilità dei contatti a distanza in una guisa matura
costituisce un limite dell’utente non un vizio del mezzo. Perciò intravedevo un’ombra
tertullianea. A ogni modo il fenomeno in sé (il rincoglionimento da smartphone)
esiste obiettivamente, e non si può affermare che Byung-Chul Han abbia
evidenziato cose sbagliate. Lo smartphone irretisce e non rende liberi molti.
Per chi non è nato senza smartphone, per chi lo considera un proprio
prolungamento corporale sarebbe molto traumatico esserne privato. Ma partendo
proprio da Han possiamo fare un salto avanti, e dire che le “non cose” sono
fruite da soggetti con “non cervelli”, soggetti degradatisi loro stessi a
virtuali “non umani”. Qui ritorna Aristotele: l’essere umano è l’utilizzatore
del Logos. Un cerchio si chiude, un popolo assuefatto sparisce. In generale il
pensiero filosofico-politico marcusiano reclama uno shock interno allo scopo di
mettere in crisi la democrazia borghese capitalista, ma dal momento che le
masse si sono più che mai inebetite nell’integrazione non dialettica non
rimarrebbe ormai nessuna speranza endogena: molto d’accordo con Marcuse.
Nessuno nell’Occidente dominante farà una rivoluzione, e nessuno si farà una
guerra nucleare mondiale. Troppo stupido essere autodistruttivi in toto: non
credo al suicidio atomico del capitalismo. Sono un filosofo e un cultore di
ufologia1, reputo altresì, in caso contrario, che i Nordici non
consentiranno la devastazione della Terra. Ed eccoci al dunque marcusiano:
esiste la possibilità di uno shock esogeno? Sì, la alien disclosure; l’incontro
aperto con un sistema di vita funzionante in modo benefico e non capitalista
quale immagino essere quello nordico: un socialismo alieno, non marxista, non
rivoluzionario. Di questo passo considero pure l’avvenire italiano in declino,
volto nei secoli prossimi alla cancellazione etnica. Mi pare che l’Occidente si
stia avviando verso un Brave New World globalizzante, e che alla lunga delle
identità nazionali meno resistenti non rimarrà che memoria su qualche supporto.
Simile processo potrebbe essere interrotto a mio modo di valutare dalla alien
disclosure.
NOTA
1 Per un approfondimento in mia direzione su temi da me toccati consiglio
di prendere visione della mia opera saggistica
Segnalo qui in
particolare le mie due monografie ufologiche e l’argomento della mia filosofia
della storia affrontato in diverse occasioni. Comunque, indico su tutto una mia
analisi a chi non volesse avventurarsi nell’ampio approfondire. Inerisce al
romanzo di Aleksandr Bogdanov intitolato La stella rossa.