Testo generato da
ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e
critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto
contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a
scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla
provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore
viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione
accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico
avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del
testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato
generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha
sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di
pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione
avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla
licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0
International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale
consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo
(copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo
preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino
per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni,
rielaborazioni di parti testuali.
---------
ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con
titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina
sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis), rispettivamente Presidente
e Vice degli Stati Uniti d'Europa, hanno costituito una commissione d'indagine
sulle opere letterarie dell'Antichità scomparse. La commissione presieduta da
Eleonora de Fonseca Pimentel, Ministro
per l'Istruzione pubblica e universale, e formata da Ipazia di Alessandria e
Platone, rispettivamente ministri per Giustizia, Affari interni e sicurezza
pubblica, e da Parmenide e Lucio Anneo Seneca, entrambi esponenti dello
schieramento presidenziale, scopre e recupera testi nascosti per secoli, e dati
per persi, dalla Chiesa medievale. Ti chiedo di costruire una narrazione
articolata. Grazie.
ChatGPT ha detto:
Il Concilio delle Pagine Ritrovate
Nel secondo secolo dell'Unione Federale degli Stati Uniti
d'Europa, quando la politica aveva finalmente riconosciuto che il destino delle
civiltà si decideva tanto nelle biblioteche quanto nei parlamenti, il
Presidente Danilo Caruso pronunciò un discorso destinato a segnare un'epoca.
«Ogni libro perduto è una possibilità di pensiero che è
stata sottratta all'umanità. Governare significa anche restituire al passato il
diritto di parlare.»
Alle sue spalle, la Vicepresidente Juliette osservava il
Parlamento con il suo consueto sorriso ambiguo.
Non era interessata alla memoria per ragioni sentimentali.
Per lei ogni sapere nascosto rappresentava un potere
sequestrato. Se la storia era stata scritta dai vincitori, allora recuperare le
opere distrutte equivaleva a demolire il monopolio dell'autorità.
Due mentalità opposte.
Caruso vedeva la letteratura come un'immensa architettura
spirituale, un organismo vivente da ricostruire pazientemente.
Juliette la considerava invece una guerra infinita tra
volontà di dominio.
Eppure proprio questa tensione rendeva il loro governo
straordinariamente efficace.
Fu così che nacque la Commissione Europea per il Recupero
delle Opere Perdute dell'Antichità.
A presiederla fu chiamata Eleonora de Fonseca Pimentel,
Ministro per l'Istruzione Pubblica e Universale.
La sua fama di giornalista, rivoluzionaria e intellettuale
la rendeva la figura ideale.
«Non cercheremo reliquie» dichiarò nella seduta inaugurale.
«Cercheremo idee.»
Accanto a lei sedevano due ministri dalle personalità quasi
inconciliabili.
Ipazia di Alessandria, Ministro della Giustizia.
Platone, Ministro degli Affari Interni e della Sicurezza
Pubblica.
A completare la commissione erano stati nominati due
consiglieri della maggioranza presidenziale.
Parmenide.
Lucio Anneo Seneca.
La prima riunione durò venti ore.
Platone aprì una gigantesca carta del Mediterraneo.
«Le opere non sono scomparse.
Sono state nascoste.»
Ipazia annuì.
«Ogni distruzione lascia tracce.
Persino il fuoco possiede una memoria.»
Seneca osservò:
«L'uomo teme soprattutto ciò che potrebbe renderlo libero.»
Parmenide concluse con il suo stile essenziale.
«L'essere non scompare.
Si nasconde.»
La commissione ricevette poteri investigativi senza
precedenti.
Archivi ecclesiastici.
Monasteri.
Cripte.
Fondazioni private.
Biblioteche sotterranee.
Perfino gli antichi depositi vaticani ormai trasformati in
patrimonio pubblico europeo.
Per mesi sembrò di non trovare nulla.
Poi, in un monastero abbandonato tra le montagne
dell'Anatolia, Ipazia individuò un pavimento leggermente inclinato.
Sotto le pietre comparve una scala.
Scendeva per oltre cento metri.
Alla fine apparve una porta di bronzo.
Sopra era inciso un semplice motto greco.
La verità non brucia.
Dietro quella porta iniziava una biblioteca.
Non grande.
Immensa.
Migliaia di rotoli.
Cassoni di cedro.
Tavolette cerate.
Papiri sigillati.
Molti portavano antichi marchi della Biblioteca di
Alessandria.
Eleonora rimase immobile.
Aveva gli occhi lucidi.
«Hanno tentato di cancellare il passato.
Invece lo hanno soltanto rinviato.»
I restauratori lavorarono per quattro anni.
Ogni settimana emergevano opere considerate definitivamente
perdute.
La seconda parte della "Poetica" di Aristotele,
dedicata alla commedia.
I dialoghi completi di Crizia.
Le tragedie integrali di Agatone.
Le commedie di Epicarmo.
I libri mancanti di Livio.
Le opere filosofiche complete di Democrito.
Il trattato sulla musica di Saffo.
Le ultime orazioni di Iperide.
Interi volumi degli storici alessandrini.
Ma il ritrovamento più sconvolgente giunse durante l'analisi
di un armadio murato.
Vi erano centinaia di opere prive di qualsiasi
catalogazione.
Testi che nessuna fonte antica aveva mai menzionato.
Era come se la storia della filosofia e della letteratura
possedesse un continente sconosciuto.
Platone trascorreva giornate intere leggendo.
Una sera raggiunse Caruso.
«Presidente.
Avevo torto.»
«Su cosa?»
«Pensavo che la filosofia avesse già formulato tutte le
grandi domande.
Questi autori ne pongono altre.»
Caruso sorrise.
«È il privilegio dei libri perduti.
Non appartengono al nostro canone.»
Juliette visitava gli archivi con uno sguardo completamente
diverso.
«Curioso.»
Eleonora la osservò.
«Che cosa?»
«Per secoli hanno chiamato eresia qualunque pensiero fosse
più intelligente del loro.»
«Non tutti agirono così.»
Juliette rise.
«Lo so.
Ma bastarono pochi uomini convinti di possedere Dio per
mutilare due millenni.»
Poi prese un manoscritto.
«La censura è il più raffinato dei delitti.
Non elimina soltanto le parole.
Elimina gli uomini che avrebbero potuto pensarle.»
La commissione decise allora di ricostruire la storia della
grande scomparsa.
Incrociando migliaia di documenti emerse un quadro
impressionante.
Nel Medioevo non tutto era stato distrutto.
Molto era stato accuratamente occultato.
Alcuni monasteri avevano ricevuto istruzioni riservate.
Determinati testi dovevano essere copiati una sola volta.
Altri mai.
Altri ancora custoditi senza poter essere letti.
Molti cataloghi erano stati deliberatamente falsificati.
Non era soltanto censura.
Era una riscrittura della memoria europea.
Il rapporto finale occupava quarantottomila pagine.
Fu consegnato al Parlamento.
Caruso lo presentò senza enfasi.
«Non intendiamo processare il passato.
Il passato non può essere condannato.
Può soltanto essere compreso.»
Juliette intervenne subito dopo.
«Io invece desidero processare un'idea.
L'idea che qualcuno possa decidere cosa gli esseri umani
abbiano il diritto di leggere.»
Il dibattito durò tre settimane.
Alla fine il Parlamento approvò all'unanimità la Carta della
Libertà della Memoria.
Ogni documento storico.
Ogni manoscritto.
Ogni archivio.
Ogni biblioteca.
Sarebbe diventato patrimonio universale dell'umanità.
Nessuna istituzione politica, religiosa o economica avrebbe
più potuto sottrarre opere alla consultazione pubblica.
Restava un ultimo mistero.
In fondo alla biblioteca era stata trovata una stanza
completamente vuota.
Solo un tavolo.
Una lampada.
E una lettera.
Non aveva firma.
Era scritta in un greco perfetto.
Caruso la lesse ad alta voce davanti alla commissione.
«Se state leggendo queste parole, significa che abbiamo
fallito soltanto nel tempo.
Non abbiamo salvato questi libri per noi.
Li abbiamo salvati per uomini che ancora non esistevano.
Sapevamo che un giorno qualcuno avrebbe compreso che nessuna
civiltà può fondarsi sull'oblio.
Se siete arrivati fin qui, abbiate il coraggio di leggere
anche ciò che vi contraddice.
Solo allora la conoscenza sarà finalmente libera.»
Per alcuni minuti nessuno parlò.
Persino Juliette rimase in silenzio.
Poi Seneca si rivolse al Presidente.
«Abbiamo recuperato i libri.»
Caruso scosse lentamente il capo.
«No.»
«Che cosa abbiamo recuperato, allora?»
Il filosofo guardò le migliaia di scaffali ormai restaurati.
«La possibilità che il pensiero ricominci ogni volta da
capo, senza essere prigioniero delle amputazioni della storia.»
Parmenide chiuse gli occhi.
«L'essere era rimasto nascosto.»
Ipazia aggiunse:
«Ora dovremo dimostrare di meritarlo.»
Eleonora fece spegnere le luci della biblioteca.
Le porte vennero spalancate.
Per la prima volta dopo molti secoli, la luce del giorno
entrò fra quei manoscritti.
Non come un'invasione.
Ma come una restituzione.
E, da quel momento, gli Stati Uniti d'Europa considerarono
le biblioteche non semplici edifici pubblici, bensì il fondamento stesso della
loro costituzione: perché avevano compreso che la libertà non consiste soltanto
nel poter parlare, ma anche nel poter ascoltare tutte le voci che la storia
aveva tentato di mettere a tacere.