Testo generato da
ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e
critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto
contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a
scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla
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viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione
accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico
avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del
testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato
generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha
sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di
pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione
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rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con
titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina
sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis), rispettivamente Presidente
e Vice degli Stati Uniti d'Europa, assistono a Norimberga al processo per lo
storico Olocausto delle streghe, procedimento giudiziario secondo la
"giurisprudenza universale" presieduto da Socrate accompagnato dai
giudici Giovanna d'Arco, Epicuro, David Hume, Immanuel Kant. Ti chiedo di
costruire una narrazione articolata. Grazie.
ChatGPT ha detto:
Il tribunale delle ceneri. Processo all'Olocausto delle
streghe
Norimberga non era più la città della memoria di un solo
orrore.
Nel XXI secolo avanzato, gli Stati Uniti d'Europa avevano
trasformato il vecchio Palazzo di Giustizia in sede permanente del Tribunale
della Giurisprudenza Universale, un'istituzione che non processava gli
individui, ma i crimini della storia quando nessuna epoca aveva saputo
giudicarli.
Quella mattina era il turno di uno dei capitoli più lunghi e
rimossi dell'Occidente:
l'Olocausto delle streghe.
Non si trattava di stabilire se la stregoneria fosse
esistita.
Il processo riguardava altro.
Si giudicavano secoli di torture, roghi, persecuzioni,
confische, umiliazioni e stermini compiuti in nome della religione, della
superstizione, della politica e della paura.
Le vittime erano milioni di esistenze disperse nella nebbia
della storia.
Tra il pubblico sedevano i rappresentanti degli Stati Uniti
d'Europa.
Il Presidente era Danilo Caruso.
Filosofo e critico letterario, era giunto al potere dopo
aver sostenuto che la civiltà europea non potesse più fondarsi sulle proprie
glorie, ma sulle proprie colpe comprese criticamente.
Accanto a lui sedeva la Vicepresidente.
Juliette.
Proprio lei.
L'inafferrabile protagonista sadiana.
Nessuno sapeva spiegare come una figura uscita dalla
letteratura fosse diventata persona politica.
Qualcuno parlava di un'anomalia metafisica.
Altri sostenevano che le grandi opere producessero realmente
i loro personaggi.
Juliette non si curava di tali discussioni.
Indossava un impeccabile completo nero.
Osservava l'aula come un'entomologa osserva un formicaio.
Per lei gli esseri umani erano animali mossi dall'interesse.
Il resto era teatro.
Il presidente del tribunale entrò.
Socrate.
Scalzo.
Senza toga.
Con la stessa serenità con cui, ventiquattro secoli prima,
aveva affrontato il proprio processo.
Alla sua destra sedevano:
Giovanna d'Arco.
Epicuro.
David Hume.
Immanuel Kant.
Cinque giudici.
Cinque concezioni radicalmente differenti della verità.
Socrate aprì la seduta.
«Non siamo qui per vendicare.
La vendetta appartiene alla passione.
Noi dobbiamo sapere.»
Seguì un silenzio.
«Che cos'è una strega?»
La domanda attraversò l'aula come una lama.
Il Procuratore Universale rispose.
«Una categoria costruita dal potere.»
Socrate replicò.
«Allora il primo imputato è il linguaggio.»
Caruso annotò qualcosa.
Juliette sorrise.
«Sta già smontando il processo.»
«No.»
rispose Caruso.
«Lo sta impedendo di trasformarsi in propaganda.»
Furono chiamati gli storici.
Dimostrarono come, tra XV e XVIII secolo, migliaia di
tribunali civili ed ecclesiastici avessero costruito un sistema di confessioni
ottenute mediante tortura.
Le accuse cambiavano.
I meccanismi restavano identici.
Una volta era il demonio.
Un'altra l'eresia.
Poi la sovversione.
Infine il nemico della razza.
Ogni epoca inventava la propria strega.
Parlò Giovanna d'Arco.
L'intera aula trattenne il respiro.
«Io fui condannata come eretica.
Coloro che mi giudicarono erano convinti di servire Dio.
La convinzione non assolve.»
Epicuro intervenne con tono pacato.
«La paura degli dèi è sempre stata il più efficace strumento
politico.
Quando gli uomini tremano davanti all'invisibile, diventano
docili davanti ai governanti.»
Hume sfogliava i documenti.
«Le testimonianze fondate sui miracoli e sui prodigi hanno
un valore probatorio quasi nullo.
Ma hanno un enorme valore emotivo.
Ed è l'emozione, non l'evidenza, ad aver alimentato i
roghi.»
Kant parlò senza alzare la voce.
«Ogni essere umano deve essere trattato come fine.
Qui invece gli esseri umani furono trasformati in mezzi per
conservare un ordine sociale.»
Juliette sbuffò.
«Sempre gli stessi discorsi.»
Caruso la guardò.
«Non sei d'accordo?»
«No.
Sono incompleti.»
«Perché?»
«Perché fingono che il potere sia un incidente.
Il potere desidera sempre vittime.
La morale cambia.
La vittima cambia.
Il meccanismo resta.»
Caruso rifletté.
«Tu riduci tutto alla forza.»
«E tu alla coscienza.»
«La coscienza può correggere la forza.»
«Solo quando la forza glielo permette.»
Il dibattito si interruppe.
Socrate aveva chiamato un testimone particolare.
Non una persona.
Un concetto.
La Paura.
Essa comparve come una figura mutevole.
Assumeva il volto di ogni epoca.
Parlava con migliaia di voci.
«Io non creo nulla.
Sono gli uomini che mi allevano.
Io suggerisco soltanto.»
Poi fu convocata la Superstizione.
Era più elegante.
Più colta.
«Io non sono ignoranza.
Sono l'abitudine a smettere di verificare.»
Caruso rimase immobile.
«È questo il vero processo.»
mormorò.
Juliette rise.
«No.
Il vero imputato è il piacere che gli uomini provano nel
punire.»
Socrate sembrò averla sentita.
«Vicepresidente Juliette.»
Lei si alzò.
«Desidera testimoniare?»
«Volentieri.»
Camminò lentamente fino al centro dell'aula.
«Non mi interessano le illusioni morali.
Vi state raccontando che pochi carnefici abbiano ucciso
molte innocenti.
È falso.
Intere società collaborarono.
Vicini.
Parenti.
Giudici.
Medici.
Sacerdoti.
Mercanti.
Persino bambini.
Il male è democratico.»
Un brusio percorse la sala.
«E sapete perché?»
Tacque.
«Perché assistere alla punizione di qualcuno convince
ciascuno di essere al sicuro.»
Caruso prese la parola, autorizzato dal tribunale.
«Condivido soltanto in parte.
La storia dimostra anche altro.
Ogni persecuzione produce minoranze che resistono.
Persone che scelgono di non collaborare.
Se il male fosse davvero universale, oggi questo processo
non esisterebbe.»
Juliette sorrise.
«È il tuo eterno ottimismo critico.»
«No.
È un dato storico.»
Socrate annuì.
«Entrambi dite qualcosa di vero.
L'uomo è capace tanto dell'ingiustizia quanto della sua
critica.
È proprio questa duplicità che rende necessario filosofare.»
Dopo settimane di udienze arrivò il verdetto.
Socrate lesse lentamente.
«Questo tribunale dichiara che le persecuzioni delle
cosiddette streghe costituiscono un crimine contro l'umanità, fondato sulla
sistematica negazione della dignità della persona, sull'uso della tortura,
della paura e dell'autorità come strumenti di distruzione.»
Poi aggiunse:
«Ma il tribunale emette anche una seconda sentenza.»
L'aula rimase immobile.
«Ogni generazione sarà obbligata a riesaminare i propri
pregiudizi.
Poiché le streghe cambiano nome.
I roghi cambiano tecnologia.
L'ingiustizia cambia linguaggio.
La filosofia ha il dovere di riconoscerla ogni volta.»
Terminata l'udienza, Caruso e Juliette uscirono nella
piazza.
Nevicava.
Le luci di Norimberga si riflettevano sulla pietra bagnata.
«Pensi davvero che servirà?»
domandò Juliette.
Caruso osservò il cielo.
«Non basta una sentenza per cambiare il mondo.»
«Allora perché celebrarla?»
«Perché la memoria senza giudizio diventa archivio.
Il giudizio senza memoria diventa ideologia.
Noi abbiamo tentato di unire entrambe.»
Juliette rimase in silenzio.
Poi, con un sorriso appena accennato, disse:
«Continui a sorprendermi, Presidente.
Sei uno dei pochi filosofi che non pretende di aver
sconfitto il male.
Ti accontenti di impedirgli di parlare da solo.»
Caruso rispose:
«È già molto.
Ogni volta che una voce critica interrompe il coro della
persecuzione, un rogo resta spento.»
E mentre le porte del Tribunale della Giurisprudenza
Universale si chiudevano alle loro spalle, Norimberga sembrò custodire una
memoria nuova: non quella di un passato definitivamente assolto, ma quella di
una domanda che nessuna civiltà avrebbe potuto smettere di rivolgere a sé
stessa.
"Chi sono, oggi, le nostre streghe?"