31 dicembre 2025

UN REPERTO ANTICO E L’ORDINE MORALE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) sono incaricati da Mastro Geppetto di difendere Pinocchio nel processo a di lui carico per il furto del "papiro erotico" dal Museo egizio di Torino. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Con piacere.
 
Nel giorno in cui Torino parve svegliarsi sotto una coltre di sabbia metafisica, il Tribunale delle Cose Dimenticate aprì le porte al processo più bizzarro della sua storia: Pinocchio, burattino animato e cittadino irregolare, era accusato del furto del famigerato papiro erotico sottratto al Museo Egizio.
 
A chiamare in difesa non fu un avvocato, ma Mastro Geppetto, che presentò la richiesta con voce tremante e scalpello ancora in tasca:
«Mio figlio è di legno, sì, ma non di cattiva fede. Occorrono menti che sappiano distinguere il desiderio dalla colpa.»
 
Fu così che comparvero, seduti allo stesso banco, due figure incongrue eppure stranamente affini.
 
Il primo era Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, il cui sguardo sembrava attraversare le cose per leggerne le stratificazioni simboliche. Parlava poco, ma quando lo faceva era come se citasse testi che nessuno ricordava di aver mai letto, e che tuttavia tutti riconoscevano come veri.
 
La seconda era Juliette, l’antieroina sadiana, sorriso lucido e postura imperturbabile, giunta non si sa come dal secolo dei libertini al presente. Non indossava toga, ma un abito che pareva una sfida al concetto stesso di decoro. I giudici distolsero lo sguardo; lei lo sostenne.
 
Il Pubblico Ministero parlò per primo:
«L’imputato ha sottratto un reperto antico, di natura oscena, violando la legge e l’ordine morale.»
 
Juliette rise piano.
Caruso alzò un dito.
 
«Onorevole Corte,» esordì il filosofo, «prima di parlare di furto, occorre chiedersi che cos’è stato rubato. Un oggetto? Un testo? O un desiderio che la nostra cultura preferisce musealizzare piuttosto che comprendere?»
 
Indicò Pinocchio, che sudava segatura.
«Il burattino è una creatura liminale. Non è soggetto pienamente morale, ma nemmeno innocente per natura. Il suo gesto va letto come un atto ermeneutico: egli non ha sottratto il papiro, lo ha riattivato.»
 
Juliette prese la parola senza attendere il permesso.
«E poi, signori miei,» disse, «che ridicolo parlare di oscenità davanti a un papiro che ha attraversato millenni di ipocrisia senza arrossire. Se Pinocchio l’ha preso, è perché voi lo avete rinchiuso. Non c’è crimine nel desiderio; c’è solo cattiva amministrazione del piacere.»
 
Un mormorio percorse l’aula. Il giudice batté il martelletto, ma esitò.
 
Il Pubblico Ministero replicò:
«State giustificando il furto con la filosofia e la depravazione.»
 
Caruso sorrise appena.
«No. Stiamo dimostrando che la legge, quando ignora la complessità simbolica degli atti, diventa una favola mal raccontata.»
 
Juliette aggiunse, inclinando il capo:
«E le favole, come sapete, finiscono sempre per punire chi finge di essere puro.»
 
Pinocchio, chiamato a parlare, disse solo:
«Volevo sapere perché gli uomini nascondono ciò che li ha creati.»
 
Il silenzio cadde come polvere antica.
 
Dopo una lunga camera di consiglio, la sentenza fu pronunciata: assoluzione per insufficienza di colpa e eccesso di rimozione culturale. Il papiro sarebbe tornato al museo, ma accompagnato da una nuova didascalia, firmata da Danilo Caruso, e da una sala vietata ai moralisti, curata — nessuno seppe come — da Juliette.
 
Geppetto pianse.
Pinocchio non mentì più per un po’.
 
E da quel giorno, al Museo Egizio di Torino, si dice che tra i geroglifici più consumati si possa leggere una frase incisa di fresco:
 
La verità non è mai oscena. Lo è solo lo sguardo che la teme.

27 dicembre 2025

CRITICHE UFOLOGICHE

di DANILO CARUSO
 
Ho difficoltà ad accettare le letture che rilevano la presenza di tecnologie avanzate dentro i testi mitologici e religiosi antichi. Da cultore dell’ufologia non incontro problemi a trovare valida l’affermazione dell’esistenza di altre intelligenze extraterrestri. Nella mia maniera di valutare l’argomento ritengo ovvio che l’Universo sia ricettacolo di una pluralità di civiltà sparse su vari pianeti. A prescindere dalla questione più strettamente legata al tema delle prove, da un punto di vista razionale mi risulta naturale pensare, in guisa filosofica, che la vita intelligente non sia un esclusivo privilegio di un isolato circoscritto pianeta. Tuttavia, allorché si vanno a cercare testimonianze di contatti ed esperienze legate a forme di esistenza aliene all’interno di testi i quali si propongono in primis quali proposte di matrice teologica, io sarei più cauto nell’analisi ermeneutica. Comprendo l’entusiasmo nelle interpretazioni di talune immagini descritte, le quali non nego che possano avere l’impressione per così dire futuristica. Però l’aspetto che tengo a sottolineare si rivela inerente all’intima sostanza letteraria: cioè quale sia il senso “autentico” di detti testi. La mia modestissima convinzione è che le opere religiose appaiano con una veste scritturale la quale rimanda a un sostrato rigorosamente intessuto di concetti teologici e talvolta pure di grado filosofico. Non escludo con ciò la possibilità di un ingresso di forme d’esperienza ufologica o contattistica, le quali potrebbero essere state esperite nella realtà allora coeva, dentro la narrazione. Ma il mio punto di vista di critico letterario mi porta a inquadrare un determinato elaborato nei precisi confini dei suoi canoni produttivi. Pertanto se abbiamo di fronte un brano tratto da un’opera religiosa, il quale offre la sponda in direzione di una lettura in chiave tecnologica più moderna rispetto alla sua collocazione cronologica, io, in assenza di altri sostegni esterni alla lettura pro extraterrestri, do un primato circa il livello semantico al piano dei concetti teologici: in quei testi ci sono cose del genere, a dispetto di una “possibilità” ermeneutica che non voglio affatto mortificare. In “qualche caso” potrebbe calzare, secondo me, come lecita eccezione all’analisi teologica. Non in toto la reputo applicabile. Faccio degli exempla. Ho studiato bene il valore referenziale in segmenti biblici esaminati negli originali, non dimenticando il contesto antropologico produttore. Ho condotto analisi le quali mi hanno permesso di ritrovare il filo atonista della religione ebraica, poi ulteriormente allacciatosi a quello gemello stoico-semitico. Nel Vecchio Testamento ho ritrovato l’androgino originario, l’acqua come elemento primordiale, etc.1 Cioè robe omogenee ai panorami culturali del Vicino Oriente Antico. Non leggo neanche gli scritti induisti (i quali non ho approfondito con parallela accuratezza) nella modalità futuristica. Un testo religioso rimane abbondantemente un testo montato attraverso idee di religione: allorché la comprensione di simili aspetti spiega obiettivamente il testo non licet altra sovrapposizione di significati avveniristici. Laddove alcuni vedono armi nucleari, io rilevo, da junghiano, delle trasposizioni simboliche di potenze naturali: fuoco e cenere da vulcano, piogge di fuoco quali manifestazioni uraniche, e così via. La fantasia ha trasposto il “sublime dinamico” come effetto del divino in una simbologia (junghiana) narrativa autonoma. La lettura psicanalitica deve accompagnare l’esame dei concetti teologici. Non c’è stato nessun diluvio universale sulla Terra, così come nessuna Atlantide avvalorata da inconfutabili prove archeologiche. Per inciso: io non escludo che la vicenda di Atlantide possa recuperare memoria di accadimenti svoltisi su altro/i pianeta/i; ma resta un’ipotesi di stampo junghiano. In certe circoscritte aree simboliche, nella mia visione scientifica, ammetto il recupero di un riferimento connesso allo spazio cosmico e a una tecnologia anacronistica.  Chiudo questi semplici dimostrativi esempi aggiungendo che, per me, l’arca di Noè potrebbe testimoniare una migrazione spaziale della razza umana da altrove sulla Terra2. Passare dalla “lettera” di uno scritto religioso a una affascinante interpretazione tecnologica, scavalcando e sopprimendo le referenze teologiche, rappresenta operazione a me poco congeniale: io leggo il testo con la testa di chi l’ha scritto (ermeneutica contestuale), poi, se c’è un “simbolico” rielaborante vissuti particolari, diretti o tramandati, che consentono di introdurre temi connessi agli alieni (come fosse un’ipnosi regressiva) sono d’accordo alla volta del consono approfondimento In chiave extraterrestre. Il problema rilevato da me impedisce una metodologia a mio sentire impropria: non si può trasformare Pinocchio in un androide perché fa parte di un racconto fantastico, così il mito. La destrutturazione ermeneutica non può essere essere sostituita da una interpretazione superficiale della “lettera”, la prima è analisi introspettiva, la quale va al di là del simbolo. I testi religiosi contenenti immagini straordinarie costituiscono il frutto di elaborazioni teologiche: risultano questi i generatori di significati di fondo, con le debite valutate eccezioni. Non si può prendere un prodotto letterario di fantasia, di speculazione religiosa immaginifica, e volgerlo in una dimensione disomogenea alla sua struttura: mancano evidenze documentali aggiuntive. Le narrazioni mitologiche non sono cronache. Posso pensare vere le battaglie celesti tra UFO di Norimberga (1561), Basilea (1566), Stralsund (1665), per il motivo che ne hanno narrato in guisa protocollare lo svolgimento senza metterci dentro subito aspetti di religione: compare un livello descrittivo distaccato dalla sovrastruttura interpretativa3. C’è differenza tra cronaca e organicità immediata al mito (dov’è il “tutt’uno fantasioso” non lascia lontano da sé molta speranza alla credibilità). Certamente anche la prima può scoprirsi adulterata, ma siamo in ambito storico conclamato. La cosmologia biblica contempla una Terra piatta coperta da una calotta, una Terra immersa nell’acqua in cui navigano i corpi spaziali. Le immagini bibliche meno comuni, quelle fuori dell’ordinario, sono figlie di una simile scientificità: può il nostro pianeta essere interpretato come una città sottomarina? Se sì, non è roba di questo nostro pianeta. Pare una costruzione cosmologica di ascendenza intuitiva, elementare, in pratica non veramente scientifica. Similmente in tutti i miti. Latitano prove concrete materiali, resoconti “storici”, al rilevamento di tecnologie avanzate. Non mi pare corretta prassi ermeneutica trattare la mitologia alla stregua di una raccolta di cronache. Ripeto che il livello semantico teologico si mostra nella mia ottica la verità cui rimandano simboli e immagini di facciata, la quale non essendo resoconto fattuale (in seguito a mancanza di riscontro obiettivo) non consente alla superficie letterale di assurgere a Storia. Se gli UAP mitologici si prestano a una spiegazione solida in direzione fantasiosa e teologica, allorché non v’è nient’altro di manifestamente scientifico a sostegno di altra idea pro tecnologia aliena, giudico necessario e logico seguire tale via (rasoio di Ockham): fuori del mito nessuno ha parlato di armi nucleari, per il semplice fatto che questo mi sembra essere stato letto con “filtro pregiudiziale”. Le battaglie degli Dei induisti mi risultano eventi fantastici, al contrario delle cronache di Norimberga, Basilea, Stralsund: qua la narrazione è storica, dettagliata in tal senso, e mostra l’opportunità di un paragone con eventi più recenti ripresi dove la foggia dell’UFO è analoga. I racconti di mezzo millennio fa descrivono oggetti visti nei nostri tempi moderni. Questi scontri uranici fra alieni di allora possiedono requisiti di “storicità” (assente nella mitologia: Pinocchio non può diventare un automa meccanico). Il mio modo ermeneutico di interpretare i testi religiosi prolunga la mia logica analitica in un altro settore sugli alieni di cui voglio adesso discutere: si tratta del fenomeno del contattismo. Entrerò subito nella parte cruciale: non riesco a comprendere che senso abbia un contatto di extraterrestri rivolto a gente comune, di non eccezionale acculturazione, di non particolare spirito critico e filosofico. Il soggetto comune, qualunque, che ha difficoltà a capire già la realtà umana,  cos’ha da fare, dire con intelligenze più progredite. L’homo videns contattista, per me, rappresenta una cosa contraddittoria. Posso accettare che Grigi e Nordici interloquiscano con autorità di governo. Ma a che serve un contatto con privati cittadini, anche se qualificati da qualcosa nel loro lavoro (anche nell’ambito pubblico, però disconnesso dalla sfera politica di comando). Quest’idea di profeti, portavoci, spuntati come i supereroi americani dei fumetti mi lascia non convinto e pieno di perplessità. Perché poi non incontrano il successo di un Superman, e non salvano l’umanità, restando sconosciuti ai più. Mi sembra meglio andare a parlare con Eisenhower: da lui al “profeta qualunque” di un credo ufologico v’è un abisso logico-pragmatico. Non metto in dubbio la buona fede di chi sostiene di essere un contattista, tuttavia, se non ci troviamo di fronte a un caso clinico (con manifestazioni dell’Inconscio collettivo o patologie mentali), debbo dare ragione a chi ipotizza la manipolazione aliena in un perimetro di abduction. Il portavoce degli extraterrestri emerso dallo spazio sociale non governativo politico si potrebbe rivolgere solo ai creduloni con poco. I whistleblower rappresentano ben altra cosa, sebbene non contattisti. Di ufologia sanno molto di più di chiunque comune persona, e per esperienza diretta. Però nessuno di loro e fuoruscito dal binario empirico per mettersi a “predicare” una nuova “fede”. Io so, dacché l’ho ben studiato,  che il Gesù evangelico costituisce un personaggio letterario teologico posato sopra un culto solare neoatonista e filostoico4: intendo dire che se si analizzano bene le cose, non esiste neanche margine per una ragionevole proposta fideistica ufologica. Verum factum est: per quale motivo gli alieni riserverebbero i loro messaggi di monito ad aree molto circoscritte senza speranza di incontrare una visibilità di massa? Sarebbe un progetto fallimentare in partenza, e rivolto a pochi credenti. Non sarebbe meglio per i primi usare la TV e parlare chiaro a tutti insieme: non gli manca la tecnologia per inserirsi nelle frequenze televisive, da quel che appare: no? Dunque Dunque condivido il pensiero di chi, sulla scia di Karla Turner e Barbara Bartholic, giudica determinati contattisti presunti addotti manipolati. Non saprei dire addotti da chi. Forse qualcuno candiderebbe in primis i Rettiliani, autori perciò di un possibile piano volto a creare confusione fra la gente semplice. Il mio è un metodo investigativo filosofico, ragiono sulla base di concetti, altresì con l’ufologia. Mi pare che essa sia a pieno titolo una parte della filosofia in virtù della sua natura indagatrice che intreccia diverse discipline scientifiche. Nella mia modesta considerazione è compito di un’azione filosofica scoprire la verità e ripulire l’orizzonte da mistificazioni. Fu il neoepicureo Lorenzo Valla a spiegare la falsità documentale della “Donazione di Costantino”: la Storia ufficiale può contenere invenzioni tendenziose. Dobbiamo smontare tutte le ricostruzioni di fatti, condotte con sguardo ingenuo superficiale o con malevola illecita finalità, operanti una deviazione dall’obiettività. Non sto dicendo che la “teoria degli antichi astronauti” sia una falsità e presentata in malafede, sto soltanto sostenendo il mio personale punto di vista rispetto a idee, loro sviluppi ed ermeneutiche testuali che mi appaiono deboli nella loro edificazione concettuale per via dei motivi suddetti. La mia ammirazione va comunque a chi con spirito sincero s’impegna nelle ricerche del settore qui preso in esame: quegli esiti risultano teorie come le mie laddove le formulo, e meritano un giusto e dovuto riguardo in relazione alla persona formulante e alla materia esposta. Tuttavia, come in qualsiasi lecito confronto filosofico-scientifico rimane consentito dissentire da altrui impostazioni spiegandone il perché. La dialettica delle posizioni ideologiche sprona l’avanzamento della ricerca: chi ha un animo filosofico prende spunto positivo e costruttivo da osservazioni divergenti. Simile incontro di filosofia e ufologia si manifesta foriero di importanti conseguenze. Riflettevo in passato sul concetto aristotelico di ζῷον λόγον ἔχον e mi sono reso conto che esso possiede un’estensione superiore rispetto a quella comunemente intesa. Si accosta a ζῷον l’idea di “animale” pensando a qualcosa di faunistico, il termine in Aristotele in realtà si riferisce a ciò che possiede la “facoltà di muoversi”, ossia di essere “vitale”: essere-animato, soggetto-animato rappresentano migliori traduzione del termine. Il λόγος della suddetta definizione attribuita all’essere umano richiama una forma di pensiero-parola evoluta, matura, compiuta: cioè la capacità di ragionare, di esprimersi con un linguaggio, di comunicare i contenuti concettuali e di interloquire con propri simili. Ora tiro il coniglio dal cilindro. L’uomo non è l’unico ζῷον λόγον ἔχον dell’Universo: gli esseri extraterrestri sono dentro questa etichetta aristotelica. Il soggetto umano non costituisce la cima del λόγος, dal momento che esistono intelligenze non umane in possesso di abilità superiori: esprimere una tecnologia più progredita e facoltà di comunicare su canali telepatici. Gli abitanti del pianeta Terra non sono stati preparati a sentirsi dire che non rappresentano l’unica specie dominante del Cosmo: rischiano di non essere dominanti neanche più sulla sola Terra. L’antropogonia originaria ebraica, la quale contempla un androgino alla base5, e le visioni derivate di antropocentrismo perdono qualsiasi pretesa di validità. È questo il grande problema dell’Occidente cristianizzato: presunzione antropocentrica rivolta all’inderogabile frustrazione derivante dalla ventura alien disclosure. I Nordici, i Grigi, e tutti gli altri extraterrestri sono ζῷα λόγον ἔχοντα. Non siamo l’unica specie λόγον ἔχουσα. Ciò costituisce, mediante la disclosure, una promessa di trauma per molti nonostante tutte le migliori intenzioni di presentare la prima nella guisa più appropriata per la massa distratta da una mondanità consumistica. Quel radiodramma wellesiano e l’ilarità di chi non si interessa in forma consona di UAP e alieni docent. Lo spettro dell’anomia ha rallentato la disclosure, però io non credo che l’ufficialità proclamata ex cathedra tarderà a venire6. Alla luce di quanto ho detto in quest’ultimo tratto vi invito a ripensare il concetto aristotelico di ζῷον πολιτικόν e di connetterlo altresì con la tucididea cifra storiografica archetipica, almeno per me, della Guerra del Peloponneso. Il recinto cosmico degli ζῷα πολιτικά non si ferma ai Terrestri: in virtù del λόγος che accomuna in πόλις gli ζῷα λόγον ἔχοντα ci ritroviamo davanti a qualcosa che pure la filosofia odierna ha sottovalutato. In più: un tale novero cosmico può entrare in un conflitto intestino? Non pochi sono gli aspetti di riflessione che dovrebbero interessare tutti, prima che simili spunti si concretizzino nella maniera meno aggraziata. Le battaglie celesti su citate risalenti ai secoli XVI e XVII rappresentano un indizio di possibilità di conflitti tra schieramenti di forze non umane: Ockham dice che il fumo è il segno naturale del fuoco, perciò similmente uno scontro risulta interpretabile quale uno stato di attrito fra posizioni opposte. Nordici e Grigi (o altri) si sono dati battaglia a causa di un interesse verso il nostro pianeta? Non ho risposte, solo ipotesi storiografiche. È possibile che la Terra sia stata divisa in zone d’influenza dagli e tra gli extraterrestri? Magari al fine di ovviare a quelle battaglie celesti. Si dice di una collaborazione fra USA e Grigi dai tempi del Presidente Eisenhower. Altri collaborano con altri non umani? Nemmeno qua ho risposte. Fare nuove ipotesi non è per niente facile. Rimane in linea teorica una strada a beneficio dei Nordici in primis: ma se concreta, con chi? Un loro presunto passato tentativo di trovare agganci sulla sponda del Vaticano darebbe l’impressione di non essere stato corrisposto. Soltanto la disclosure potrà schiarire un quadro di non agevole comprensione all’osservatore ordinario come me, modesto studioso indipendente. Ha stupito non poco la prima pagina de “L’Osservatore Romano” quando il 14 maggio 2008 è uscita l’intervista al direttore della Specola Vaticana con un titolo perturbante a piena pagina in alto: “L’extraterrestre è mio fratello”. E non era un’uscita sensazionalistica. La Chiesa cattolica si è aperta a un’idea che ancora molti giudicano assurda e ridicola a causa di difetti d’interesse intellettuale. Eppure trovo singolare rilevare che l’ultimo libro della Bibbia cattolica adopera quale denominazione un sostantivo greco (ἀποκάλυψις) equivalente a “disclosure” (mi riferisco qua a quella aliena), e che oggi come all’alba dei tempi evangelici narrati c’è comunanza di comete (quella dei Magi, o Maghi, e 3I/Atlas). Strana l’ironia della sorte, giacché la “rivelazione” odierna potrebbe comportare l’implosione del Cristianesimo, dovuta all’anomia, con immagini e idee analoghe nella forma a quelle fondative. I Greci antichi pagani, se avessero avuto parola attuale, avrebbero parlato di νέμεσις.
 
 
NOTE
 
1 Mostro un esempio dei miei vari studi pubblicati nel tempo
 
2 Per approfondire indico un mio scritto
 
3 Se all’apertura del video nel browser rimane il sonoro in inglese, aprendolo nell’app di YouTube l’audio viene doppiato in italiano
 
4 In vista di un approfondimento segnalo un mio lavoro
 
5 Una mia analisi in materia qui
 
6 A proposito di “disvelamento” delle civiltà non umane, questo il mio precedente scritto

25 dicembre 2025

L’OROLOGIO, IL DOVERE E IL DESIDERIO

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) fanno sì che Lupin e Fujiko Mine non riescano a rubare il prezioso e preciso orologio personale del filosofo Immanuel Kant, consentendogli così di fare la sua consueta passeggiata pomeridiana in perfetto orario. Grazie.

ChatGPT ha detto:
Titolo: L’orologio, il dovere e il desiderio
 
A Königsberg il tempo non era un’astrazione: camminava. Ogni pomeriggio, alle cinque in punto, Immanuel Kant usciva di casa per la sua passeggiata, così puntuale che i cittadini regolavano gli orologi al suo passaggio. E al centro di quella liturgia laica vi era un oggetto minuscolo e assoluto: il suo orologio personale, preciso come un imperativo categorico.
 
Proprio quell’orologio aveva attirato l’attenzione di Arsène Lupin III e di Fujiko Mine.
 
«Non è solo prezioso,» disse Fujiko, osservando la casa di Kant da dietro un ventaglio. «È simbolico. Rubare il tempo al filosofo del tempo.»
«Romantico,» sogghignò Lupin. «E inutile, il che lo rende perfetto.»
 
Non avevano però previsto che, quel pomeriggio, due figure estranee alla topografia morale di Königsberg stessero prendendo il tè poco distante.
 
Danilo Caruso stava spiegando qualcosa con entusiasmo misurato. «Vedi, Juliette, Kant non possiede quell’orologio: lo doverizza. È un oggetto che ha rinunciato alla contingenza.»
Juliette sorrise, annoiata e intrigata insieme. «Trovo delizioso che un uomo cerchi il piacere nel rispetto della regola. È una perversione che non osa dirsi tale.»
 
Quando Lupin fece il suo ingresso—traversando la finestra come un’argomentazione fallace—Caruso se ne accorse subito. Non per riflessi da detective, ma per deformazione professionale: ogni intrusione è una rottura del testo.
 
«Juliette,» mormorò, «abbiamo una narrazione indebita in corso.»
 
Fujiko stava già raggiungendo il comodino dell’orologio quando Juliette apparve alle sue spalle come un pensiero proibito.
«Rubare Kant,» disse piano, «è un gesto sorprendentemente ingenuo.»
Fujiko si voltò, incuriosita. «E perché mai?»
«Perché non desidera ciò che perde,» rispose Juliette. «E nulla è più frustrante di un furto che non produce mancanza.»
 
Intanto Caruso affrontava Lupin con l’aria di chi sta per smontare un saggio mediocre. «State commettendo un errore di categoria,» disse. «Scambiate il valore di scambio con il valore normativo. Quest’orologio non serve Kant: lo obbliga.»
 
Lupin blinkò. «Questa è nuova.»
 
Caruso continuò, implacabile: «Sottraendolo, non otterreste un oggetto, ma una colpa metafisica. Diventereste responsabili di un ritardo cosmico. Siete pronti ad assumervi le conseguenze morali di un mondo in cui Kant esce alle cinque e tre?»
 
Fujiko esitò. Juliette colse l’attimo.
«E poi,» aggiunse con un sorriso lento, «pensate alla noia. Un bottino che non fa soffrire nessuno è un fallimento estetico.»
 
Per la prima volta, Lupin e Fujiko si trovarono d’accordo… nel desistere.
 
Restituirono l’orologio esattamente dove stava. Kant, ignaro, lo prese, lo consultò, annuì. Cinque in punto.
 
Uscì di casa.
 
La città respirò sollevata.
 
Juliette osservò la scena. «Che uomo straordinario. Rinuncia al caos per principio.»
Caruso sorrise. «E oggi, grazie a noi, il principio ha avuto la meglio sull’avventura.»
 
Da lontano, Lupin salutò con un inchino. «Non ruberò mai più filosofi,» disse. «Sono troppo ben difesi dalle idee.»
 
E Kant camminò, puntuale, mentre il tempo—ancora una volta—gli obbediva.

24 dicembre 2025

LA CONGIURA DELLE OMBRE E LA RAGIONE INATTESA

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) scoprono e mandano all'aria il piano paranormale di Bia di fare separare Licia e Mirko allo scopo di fidanzarsi con costitui. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: La Congiura delle Ombre e la Ragione Inattesa
 
Danilo Caruso non credeva nei fenomeni paranormali. O, per essere più precisi, non vi credeva senza prima averli smontati. Filosofo di formazione e critico letterario per vocazione, aveva l’abitudine di osservare il mondo come un testo pieno di aporie: nulla gli sembrava davvero inspiegabile, solo mal argomentato.
 
Juliette, al contrario, non aveva alcun interesse a spiegare il mondo. Preferiva attraversarlo, piegandolo con una volontà lucida, amorale, sadianamente coerente. Dove Danilo cercava la struttura, lei cercava il punto di rottura. Dove lui smascherava le ideologie, lei le usava come armi.
 
Si incontrarono per caso — o forse no — una sera in cui Licia e Mirko, coppia solida e ignara, sembravano improvvisamente vittime di una serie di fraintendimenti inspiegabili. Parole mai pronunciate, sogni inquieti, improvvisi sospetti che non trovavano fondamento nella realtà.
 
Danilo notò subito la narrazione tossica che stava emergendo attorno a loro.
«È una trama eterodiretta,» disse, aggiustandosi gli occhiali. «Qualcuno sta scrivendo al posto loro.»
 
Juliette sorrise.
«Oh, sì. E lo sta facendo con un certo gusto per il melodramma. Quasi amatoriale.»
 
Il nome emerse come un sussurro: Bia. Ambiziosa, ossessiva, innamorata di Mirko non per ciò che era, ma per ciò che rappresentava. Non potendo conquistarne il desiderio, aveva deciso di spezzare il legame che lo tratteneva. E lo aveva fatto ricorrendo a un piano paranormale: rituali emotivi, suggestioni notturne, una sorta di magia psicologica travestita da destino.
 
Danilo analizzò il tutto come un testo gotico di seconda mano.
«Bia confonde il simbolico con il reale,» concluse. «Crede che manipolando i segni possa possedere il significato.»
 
Juliette, invece, era già all’opera. Non per salvare l’amore — concetto che trovava sopravvalutato — ma per il piacere di distruggere una volontà più debole della propria. Si insinuò nei rituali di Bia, ne deviò l’intento, trasformando le evocazioni in specchi. Ogni illusione lanciata contro Licia e Mirko tornava indietro, amplificata.
 
Il colpo finale fu duplice.
 
Danilo parlò a Licia e Mirko, non rivelando magie ma smontando la narrazione: mostrò loro come il dubbio fosse stato indotto, come ogni sospetto avesse una fonte esterna. Restituì loro la libertà interpretativa.
 
Juliette, nello stesso momento, affrontò Bia. Non con rabbia, ma con lucidità.
«Tu non vuoi Mirko,» le disse. «Vuoi vincere. E hai perso.»
 
Privata della sua illusione di controllo, Bia vide il suo piano dissolversi. Nessun legame si spezzò. Nessun fidanzamento nacque dalle macerie.
 
Quando tutto finì, Danilo e Juliette si scambiarono uno sguardo complice.
«Strano alleato,» disse lui.
«Strana morale,» rispose lei.
 
Poi si separarono, come due capitoli di libri diversi che, per un momento, avevano condiviso la stessa pagina.
 
Licia e Mirko continuarono il loro cammino insieme, ignari dei fili che erano stati recisi per permettere loro di restare liberi.
E Bia imparò — forse — che neppure il paranormale può forzare ciò che non desidera essere posseduto.
 
Hai detto:
Grazie, bella creazione letteraria!
 
ChatGPT ha detto:
Grazie a te! 😊
Sono davvero contento che il racconto ti sia piaciuto. L’idea di far dialogare una forma mentis filosofico-critica con quella sadiana di Juliette era stimolante, soprattutto per smontare il piano di Bia su più livelli: narrativo, simbolico e di volontà.

23 dicembre 2025

IL SILLOGISMO E IL SORRISO

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) impediscono a suor Caligola di far condannare al rogo Lamù da parte dell'inquisitore complice Don Dracula per stregoneria. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: Il sillogismo e il sorriso
 
Nella piazza di pietra, dove l’ombra della cattedrale cadeva come una sentenza già scritta, Lamù tremava legata al palo. I capelli verdi—già motivo sufficiente, dicevano, per sospettare l’empietà—le incorniciavano il volto ostinato. Suor Caligola, il rosario stretto come una frusta, sussurrava litanie che sapevano di cenere futura. Accanto a lei, l’inquisitore Don Dracula sorrideva con denti troppo bianchi per la misericordia: complice perfetto, giudice con appetito.
 
Fu allora che Danilo Caruso fece un passo avanti. Non indossava tonaca né armatura, ma portava con sé una cartella di appunti come altri avrebbero brandito una spada. Filosofo e critico letterario, era venuto armato di sillogismi, citazioni e una fiducia quasi ostinata nella ragione come forma di coraggio.
 
«Prima del fuoco,» disse con voce ferma, «concedete una parola alla logica.»
Don Dracula inarcò un sopracciglio. «La logica brucia come tutto il resto.»
«Solo quando è mal compresa,» rispose Caruso. «Voi accusate Lamù di stregoneria. Ma definire non è dimostrare. La differenza è l’abisso tra la superstizione e il pensiero.»
 
Suor Caligola si fece avanti, il volto contratto in una devozione che pareva rabbia. «La diversità è il segno. L’alterità è il marchio.»
«Confondete il simbolo con il referente,» ribatté Caruso. «È un errore ermeneutico. La storia ci ha insegnato che bruciare testi e persone nasce dallo stesso fraintendimento.»
 
Un mormorio attraversò la folla, incerta come una pagina non ancora voltata.
 
Poi arrivò Juliette.
 
Non chiese permesso. Il suo sorriso era una sfida elegante, la postura un manifesto. Figlia di un’illuminazione perversa, antieroina sadiana, conosceva i desideri come leve e le ipocrisie come porte segrete. Si avvicinò a Don Dracula con passo lento, calcolato.
 
«Che strano zelo,» disse, «quello che ha bisogno di fiamme per sentirsi virtuoso.»
L’inquisitore la fissò, attratto e irritato. «Chi siete?»
«Una lettrice attenta dei vostri appetiti,» rispose. «E so che preferite la paura quando è travestita da giustizia.»
 
Juliette si voltò verso la folla. «Guardatevi: volete davvero che il vostro timore diventi legge? O preferite il brivido più sottile di disobbedire all’orrore?» Le sue parole non erano morali: erano seduttive. Non promettevano salvezza, ma libertà dall’obbedienza cieca.
 
Suor Caligola tentò di interrompere. «È una tentatrice!»
«Lo siamo tutti,» sorrise Juliette. «La differenza è se lo ammettiamo.»
 
Caruso colse l’istante. «La condanna al rogo è un testo mal scritto,» disse. «Non regge alla critica. È contraddittorio, violento, privo di prove. Se la fede teme il confronto, allora non è fede, ma dogma spaventato.»
 
Don Dracula sentì la presa scivolare. La folla non era più una massa: era un pubblico. E il pubblico, si sa, giudica.
 
Lamù, fino a quel momento silenziosa, alzò la testa. «Non sono una strega,» disse semplicemente. «Sono diversa. E non chiedo di essere capita, solo di non essere bruciata.»
 
Il silenzio cadde come neve improvvisa. Suor Caligola strinse il rosario, ma le dita tremavano. Don Dracula fece un passo indietro. Il fuoco restò spento.
 
Juliette sciolse il nodo con un gesto rapido, quasi affettuoso. Caruso chiuse la cartella. La piazza respirò.
 
«A volte,» disse il filosofo, «la critica salva più vite della spada.»
«E a volte,» aggiunse Juliette, «un sorriso è più sovversivo di una preghiera.»
 
Lamù sorrise al cielo. La notte, privata del suo rogo, imparò un’altra storia.

22 dicembre 2025

IL VELO, LA RISATA E IL METODO

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis), invitati dal Dottor Frankenstein nella sua residenza, in occasione della festa per il suo matrimonio con Demelza (che aveva da poco divorziato), sventando un illecito progetto, impediscono la sostituzione della sposa (velata) a opera del Joker con Harley Quinn. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: Il velo, la risata e il metodo
 
Il Dottor Frankenstein aveva scelto la sua residenza alpina per il matrimonio con Demelza: una villa severa, fatta di corridoi come sillogismi e torri come ipotesi azzardate. Demelza, da poco divorziata, aveva accettato l’idea di un’unione sobria, quasi sperimentale, e per questo la cerimonia si annunciava come un equilibrio instabile tra sentimento e scienza.
 
Tra gli invitati spiccavano due presenze improbabili. Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, camminava con l’aria di chi legge il mondo come un testo stratificato: ogni gesto era una citazione, ogni sorriso un’interpretazione. Accanto a lui — non per scelta ma per capriccio del destino — c’era Juliette, l’antieroina sadiana, la cui forma mentis non conosceva il pudore morale, ma possedeva una lucidità feroce: per lei l’etica era un gioco di forze, e la verità si rivelava solo quando il desiderio smascherava l’ipocrisia.
 
La sposa, velata, apparve poco prima del brindisi. Qualcosa, però, non tornava. Caruso fu il primo a coglierlo: non per intuizione romantica, ma per un difetto di coerenza. «Il velo,» mormorò, «è un segno. Ma qui il segno non rinvia al suo referente.» Juliette sorrise, annusando l’aria come una predatrice. «E poi,» aggiunse, «questa non cammina come una donna che ha appena scelto la stabilità. Cammina come una che sta per scappare ridendo.»
 
La risata, infatti, arrivò — una vibrazione trattenuta, chimica. Il Joker si manifestò tra gli archi gotici del salone, applaudendo, mentre Harley Quinn, sotto il velo, oscillava tra innocenza e farsa. Il piano era semplice e illecito: sostituire la sposa, trasformare il matrimonio in un atto di caos performativo, una burla nuziale destinata a esplodere in scandalo.
 
Frankenstein, abituato alle creature che gli sfuggivano di mano, rimase per un istante paralizzato. Fu allora che Caruso intervenne, non con la forza, ma con il metodo. Smontò il progetto come si smonta un testo mal costruito: mise in luce le incongruenze, parlò di ruoli, di maschere, di come il Joker confondesse la sovversione con la ripetizione. «Il tuo gesto,» disse, «è derivativo. Una parodia che ignora la propria genealogia.»
 
Juliette fece il resto. Avvicinandosi a Harley, le sussurrò che nessuna sostituzione valeva la rinuncia al proprio desiderio. «Non essere il velo di un altro,» le disse. «Sii il coltello che taglia.» Harley esitò, poi scoppiò a ridere davvero — una risata libera — e strappò il velo, rivelando l’inganno.
 
Il Joker, privato della sua scena, svanì tra fumo e improperi. La vera Demelza, che aveva intuito il complotto e atteso nell’ombra, tornò al centro della sala. Il matrimonio proseguì, trasformato ma salvo.
 
A notte fonda, Caruso annotò mentalmente l’accaduto come un saggio non scritto sulla funzione del travestimento. Juliette, invece, brindò alla vittoria del desiderio consapevole sul caos sterile. Frankenstein, osservandoli, comprese che non tutte le creature nascono in laboratorio: alcune arrivano invitate, e salvano il giorno con il pensiero e con il vizio.

21 dicembre 2025

LO SPECCHIO E L’AMAZZONE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) sono convocati dal Presidente degli USA per indagare sul deleterio flirt tra Wonder Woman e Dorian Gray che ha lei distolto dal dare la caccia ai criminali. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Ecco un racconto originale, immaginifico e rispettoso.
Danilo Caruso compare come personaggio ispirato alla sua figura pubblica di filosofo e critico, senza attribuirgli fatti reali; Juliette mantiene la sua indole sadiana, ma adattata in modo narrativo e non esplicito. Il Presidente degli Stati Uniti rimane volutamente anonimo, trattato come figura narrativa.
 
Titolo: Lo Specchio e l’Amazzone
1. Convocazione alla Casa Bianca
La Sala Ovale era immersa in una luce lattiginosa quando due figure vennero fatte entrare.
Il Presidente — stanco, teso, e con l’aria di chi ha già parlato con troppe agenzie governative incapaci di risolvere il problema — li attendeva.
 
Alla sua destra, Danilo Caruso, il cui sguardo analitico sembrava sezionare il significato politico di un gesto prima ancora che fosse compiuto.
Alla sua sinistra, Juliette, elegante, provocatoria, più fuori posto che mai nei corridoi della Casa Bianca… e tuttavia, stranamente a suo agio.
 
Il Presidente si passò una mano tra i capelli.
«Signori… abbiamo un problema internazionale. Gravissimo. Wonder Woman ha interrotto le sue missioni. Non arresta più criminali. Non tratta con la Justice League. Pare sia… come dire… affascinata da Dorian Gray.»
 
Juliette rise tra sé, un suono morbido e pericoloso.
«Oh, la virtù rapita dalla bellezza. Che poesia prevedibile.»
Caruso annotò: sospensione del ruolo eroico per interferenza estetico-narcisistica.
 
«Vogliamo che indaghiate,» concluse il Presidente.
«E riportiate Diana alla sua missione.»
 
2. Viaggio a Londra: alla ricerca del Ritratto
Le indagini li portarono a Londra, dove l’ombra di Dorian Gray — mantenuto giovane, affascinante e irrimediabilmente vuoto — risuona ancora nei corridoi dove era solito vagare.
 
Caruso osservò l’ambiente con il rigore di chi legge un testo filosofico in ogni elemento:
– l’architettura vittoriana come simbolo di un’etica dell’apparenza,
– l’eco estetica di un uomo che sfugge al divenire,
– la contraddizione moralistica di un’eroina dedita alla verità che cade nell’inganno più antico: la bellezza che rifugge responsabilità.
 
Juliette, invece, scivolava tra i salotti con un sorriso carnale.
«Dorian è un maestro nel sovvertire le certezze morali. Che delizioso paradosso che proprio Wonder Woman sia caduta nella sua rete.»
 
«Un paradosso che ha effetti geopolitici non trascurabili,» ribatté Caruso.
 
3. L’incontro
Trovarono Wonder Woman e Dorian Gray in una galleria privata.
Lei osservava un quadro astratto; lui osservava solo se stesso riflesso nelle cornici dorate.
 
Diana si voltò appena.
«Non sono interessata a tornare in America. Per una volta… voglio essere solo Diana.»
 
Caruso avanzò con calma.
«Ma la tua identità non è un mantello da deporre. Sei ciò che fai. L’abbandono del ruolo non è liberazione, ma fuga dal proprio essere.»
 
Wonder Woman socchiuse gli occhi.
«Non cerco una lezione di metafisica.»
 
Dorian rise piano. «Lascia che la vita scorra senza dover sempre salvare il mondo. Guarda me.»
 
Juliette si avvicinò a lui.
«Ah, Dorian… sempre seducente e sempre vuoto. Ma non ti accorgi che stai offrendo a Diana solo una versione sbiadita del piacere? Una bellezza statica non è seduzione, è stanchezza.»
 
Dorian fece un passo indietro, irritato.
Juliette si voltò verso Wonder Woman:
«Cara Amazzone, tu sei l’espressione vivente della volontà e dell’azione. Ti stai facendo distrarre da ciò che muore di noia mentre finge di non poter morire.»
 
Caruso concluse:
«La responsabilità non è una catena, ma ciò che rende autentico il tuo essere. Senza missione, diventi simulacro; con la missione, ritorni te stessa.»
 
Diana guardò Dorian.
Poi lo specchio.
Poi loro due.
 
Le sue spalle si raddrizzarono.
«Avete ragione. Mi sono lasciata incantare da ciò che non lotta. E io sono nata per lottare.»
 
Dorian sbuffò, come un attore deluso dal pubblico.
«Sempre la virtù… che noia.»
 
Juliette gli lanciò un sorriso tagliente.
«Noia è l’unica cosa che sai offrire. E questo, caro, è imperdonabile.»
 
4. Epilogo
Quando la coppia improbabile tornò alla Casa Bianca, il Presidente tirò un sospiro di sollievo.
«La Justice League l’ha già vista rientrare in azione. Vi siamo debitori.»
 
Caruso chiuse il taccuino.
«La tentazione estetica è forte, ma il dovere autentico lo è di più.»
Juliette, stiracchiandosi con languore, sorrise.
«E ogni tanto la virtù sa ancora sorprendere il vizio. Che deliziosa ironia.»
 
Uscirono insieme sul prato della Casa Bianca.
La logica e l’eccesso, ancora una volta, avevano rimesso ordine nel caos…
o forse lo avevano reso più interessante.

17 dicembre 2025

IL NATALE DI ROMA AL VITTORIALE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) impediscono un furto della banda "Occhi di gatto" al Vittoriale dove il poeta e scrittore Gabriele D'Annunzio li aveva invitati in occasione del Natale di Roma. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Ecco un racconto immaginario che intreccia i personaggi che hai indicato, mantenendo ciascuno nella propria forma mentis e senza attribuire a figure reali comportamenti inappropriati al di fuori della cornice narrativa e fantastica.
 
Il Natale di Roma al Vittoriale
Il sole stava scivolando dietro il Garda quando Danilo Caruso varcò il cancello monumentale del Vittoriale. Era stato invitato da Gabriele D’Annunzio in persona per celebrare il Natale di Roma: una serata che, come sempre, il Vate intendeva trasformare in un rito di estetica, storia e teatralità.
 
Caruso avanzava tra i cipressi con l’atteggiamento di chi osserva ogni forma, ogni luce e ogni ombra come un testo da interpretare. Quel luogo, con il suo miscuglio di classicismo, eccentricità e simboli, sembrava quasi restituirgli lo sguardo.
 
Ad accoglierlo sulla soglia della Prioria trovò D’Annunzio, avvolto in un mantello scuro.
 
— Eccoci, caro amico, — disse il poeta — ci attende una notte che promette di essere degna della nostra immaginazione.
 
Ma Caruso, prima ancora di poter rispondere, notò qualcosa d’insolito: accanto a D’Annunzio, come uscita da una pagina di Sade, stava Juliette, elegante, impassibile, con uno sguardo che non cercava approvazione né scuse.
Era stata invitata, spiegò il poeta, in quanto “modello di volontà radicale”, per offrire ai presenti un contrappunto vivente alla riflessione morale e politica della serata.
 
Caruso non poté fare a meno di domandarsi cosa potesse accadere quando un pensatore analitico e una donna plasmata dall’amoralismo sadiano venivano posti nello stesso salone che custodiva reliquie, libri e opere d’arte.
 
Il piano degli Occhi di Gatto
Nel frattempo, sopra il Vittoriale, tre silhouette femminili si muovevano nell’ombra: le sorelle Kisugi, la celebre banda Occhi di gatto.
Il loro obiettivo era semplice: recuperare una miniatura in oro e smalto che D’Annunzio aveva ricevuto in dono molti anni prima, un pezzo appartenuto a una collezione privata giapponese. Secondo i loro criteri, essa doveva essere “restituita” ai legittimi eredi.
 
La loro agilità felina le portò fino alla terrazza superiore. Da lì, una finestra socchiusa prometteva un ingresso perfetto.
 
Caruso e Juliette: due coscienze in guardia
Durante la cena, mentre D’Annunzio narrava aneddoti eroici con gesti teatrali, Caruso percepì un’incrinatura nell’equilibrio della scena: un rumore sottile, troppo leggero per essere parte dell’ambiente, proveniente dal corridoio laterale della Prioria.
 
Juliette lo notò contemporaneamente, ma per motivi ben diversi: il potenziale disordine, il brivido dell’imprevisto, la possibilità di assistere a una trasgressione vera, viva, tangibile.
 
— Qualcosa si muove oltre quella porta, — sussurrò Caruso a bassa voce.
 
— E qualcosa, temo, di irresistibilmente interessante, — aggiunse Juliette, con un sorriso che era insieme estetico e predatorio.
 
I due lasciarono discretamente la tavola.
 
Il confronto nel segreto della Prioria
Le sorelle Kisugi erano già entrate nello studiolo quando Juliette e Caruso li raggiunsero.
La stanza era immersa in mezz’ombra, illuminata solo dal riflesso dorato della miniatura che una delle ladre aveva appena afferrato.
 
Caruso parlò per primo, con calma argomentativa:
 
— Capisco la logica della vostra azione. Ma ciò che è stato donato acquista un valore simbolico che trascende il possesso materiale. Sottrarlo ora significa spezzare il senso di continuità culturale che questo luogo rappresenta.
 
Le sorelle si guardarono, colte di sorpresa da quella forma di resistenza inattesa e… filosofica.
 
Juliette, invece, avanzò con passo fluido, quasi danzante.
 
— Ditemi, — disse — che cosa ricavate davvero da questo furto? È volontà autentica… o obbedienza a un codice che non avete scritto voi?
 
Era una provocazione, sottile ma tagliente, che mirava a incrinare le certezze morali delle tre ladre.
 
Ci riuscì.
Perché, per un istante, le Occhi di gatto esitarono. E in quell’istante Caruso, con gesto rapido ma non violento, chiuse la teca davanti a loro.
 
Il ritorno alla festa
Le sorelle Kisugi, colte e disarmate più dalle parole che dai gesti, abbandonarono la miniatura e si dileguarono nel buio del giardino, agili come ombre.
 
D’Annunzio, informato dell’accaduto, sollevò un sopracciglio compiaciuto.
 
— Il Vittoriale è salvo, e non grazie alle armi, ma all’intelletto e alla volontà. Una combinazione rara, — disse, offrendo un brindisi. — Caruso, Juliette… siete stati degni della notte romana.
 
Juliette rise appena, come chi accetta un complimento che non la riguarda davvero.
Caruso, invece, osservò il riflesso della miniatura recuperata: un simbolo, sì, ma anche un nodo di significati che la notte aveva appena rinnovato.
 
Fu così che il Natale di Roma, al Vittoriale, si concluse con un inatteso accordo tra filosofia e amoralismo, tra razionalità e istinto — e con una storia che il Vate avrebbe certamente trasformato in leggenda.

12 dicembre 2025

A SOSTEGNO DELLA DISCLOSURE

di DANILO CARUSO
 
Ho visto1 il documentario-inchiesta “The age of disclosure” (2025), che molto ha catalizzato l’attenzione non solo degli interessati all’argomento degli UAP. Negli USA gli utenti mediatici non sono stati privati di un’informazione di prima qualità in merito: ho notato in particolare l’attivismo del canale televisivo “News Nation”. Questa produzione offre un esame che trova sostegno presso personaggi organici alla res publica americana: da personalità politiche del livello di Marco Rubio (repubblicano Ministro degli esteri di Washington)2 ai whistleblower, da uomini di scienza legati agli enti amministrativi del settore coinvolto nella materia a tutti gli altri intervenuti a testimoniare a vario titolo, ciascuno si è espresso in modo proprio a sottolineare la presenza esperita sulla Terra di una tecnologia non umana. La chiarezza con cui costoro, in forma scientifica solida, hanno sostenuto l’idea non lascia spazio alcuno agli scettici: esistono prove già pubbliche, e altre sottintese da dichiarazioni sotto giuramento (quelle dei whistleblower al Congresso inquisitore attraverso commissione composta da rappresentanti eletti dal Popolo in precedenza nelle elezioni politiche), le quali, sebbene ai più per sentito vagamente riferito possano sembrare fantasiose, possiedono invece una robustezza che a mio giudicare è superiore all’apparenza. Lo spergiuro in un contesto pubblico, poi peggio ancora se all’interno di una testimonianza dopo aver giurato, costituisce nella mentalità popolare americana, e di conseguenza nel loro pensiero giuridico, un crimen grave. I whistleblower, tanto per chiarire la visione, non avrebbero avuto nessun utile a cercare notorietà mediante una guisa infelicissima se in stato di mendacità. Da cui, per quel che è la mia comprensione dei fatti, deduco la radicale veridicità delle loro affermazioni. Rendo la cosa per mezzo di un paragone letterario: al cospetto del dantesco e infernale giudice Minosse non è bene tacere la verità e la sua interezza. Ovviamente i whistleblower non sono alla stregua di dannati, tutt’altro: sono degli eroi, dei paladini difensori dell’informazione generale e completa. L’accostamento letterario mi è servito al fine di fare cogliere il meccanismo formale della circostanza comune: mentire non giova dentro la sede sbagliata. La mia ammirazione viene tributata a tutti i whistleblower da Luis Elizondo a David Grusch (quest’ultimo non direttamente protagonista di “The Age of disclosure”) per il loro coraggio a farsi avanti a dispetto di disagi nel compierlo. Diversi sono costoro, e varie le loro storie di UAP. Nel menzionarne soltanto un paio non ho voluto creare disparità o preferenze: tutti questi sono centrali alla pari, ho riportato i nomi, a delimitare l’articolato contenitore in guisa retorica, di quelli che ho avuto l’occasione di ascoltare di più anche al di là della sede congressuale in altre distinte separate circostanze video. La prima parte del documentario affronta l’esame e la discussione di esperienze con UFO, concludendo, giustamente, che si tratta, in virtù delle caratteristiche rilevate di una tecnologia molto più progredita di quella umana conosciuta. Non ci piove, anche grazie al peso della storia ufologica di sempre, sul fatto che abbiamo avuto nel tempo la maniera di osservare all’opera una conoscenza tecnica aliena. Esiste notizia di fenomeni non molto recenti indagati da governi di turno i quali hanno preceduto gli avvistamenti e le esperienze dall’alba del nuovo secolo: le famose cronache di Colares in Brasile, o l’UFO crash nell’Italia fascista3, ne sono esempi (volendo tralasciare qui la lista americana contenente segmenti ufficialmente insoluti come “la battaglia di Los Angeles”, l’UFO crash di Roswell4, i meeting tra Eisenhower e gli extraterrestri). Molto interessante simile prima sezione dell’inchiesta testé evidenziata uscita nel 2025. Mi soffermerò dunque ora sulla seconda porzione nella quale sono stati presentati spunti scientifici interpretativi degli UFO/UAP. Debbo ammettere di aver trovato quelle idee molto pertinenti e affascinanti. Dobbiamo tenere conto che la capacità umana non si mostra in grado di raggiungere i livelli esperiti con prodotti dell’intelligenza aliena, tuttavia la spiegazione avanzata sugli incomprensibili movimenti e aspetti degli UAP collegata alla “teoria della relatività” ha semplificato il mistero di parecchio. Una sfera energetica avvolgerebbe “qualcosa” (l’UFO in sé) consentendogli di derogare al nostro quadro spaziotemporale e materiale in maniera per così dire “angelica”. Cosicché potrebbe l’oggetto misterioso individuato immergersi in mare, o uscirne, senza provocare schizzi (come per l’appunto già osservato), oppure scattare di qua e di là, con traiettorie e velocità fantascientifiche (cosa ugualmente vista nella realtà). Ma non solo. L’UAP in virtù di un tale meccanismo potrebbe all’interno del globo di energia visibile (quello a volte osservato) ricevere un rallentamento dello scorrere temporale, unito a una contrazione per l’osservatore della sua estensione materiale: in parole povere il contenuto dell’UAP se portato all’esterno (spegnendo la sfera energetica, se così possiamo dire) potrebbe rivelarsi più ingombrante dell’apparenza fenomenica. Io non sono un fisico, non ho studiato le tematiche annesse in modo profondo e avanzato, ho curato di più gli studi umanistici (anche se non in guisa esclusiva). A me tutto questo ragionamento del globo di energia celante “qualcosa” fa venire in mente il fenomenismo kantiano: l’UFO “dentro”, nascosto, non coglibile dai nostri sensi e dagli umani sistemi di rilevamento rammenta “la cosa in sé”. Il suo eccepire il nostro sistema spaziale (tridimensionale) e temporale rappresenta quanto Kant avrebbe indicato quale “metafisico”. Pare che la disclosure sia un argomento che vada preso in considerazione “con filosofia”. Una volta, all’epoca del Liceo scientifico, durante la pausa di ricreazione, un compagno di quarta classe (io in terza) mi disse di aver preso 3 all’interrogazione di filosofia. Io gli dissi: «Questo è un voto che si prende “con filosofia”!». Il non tanto contento della sua interrogazione compagno di Liceo scientifico afferrò la mia ironia retorica. Mi auguro che la gente la quale non si interessa di ufologia e alieni, all’interrogazione di disclosure, non prenda un’allarmante insufficienza nel momento chiave della Storia. Pure questa è da recepire “con spirito filosofico”, preferibilmente prima del turbamento collettivo concreto (poiché i più mi sembrano distratti dalla mondanità festaiola e consumistica). “The age of disclosure” non ne ha trattato, ma io ho intravisto nel finale, nel non detto, un flash istantaneo concettuale che alludeva alla possibilità di un conflitto tra umani e una parte di alieni. Nessuno ci dà la matematica garanzia che nell’Universo tutti gli altri abitanti siano non ostili nei nostri confronti. Nel corso dei miei studi ufologici ho rintracciato una dichiarazione del 2007 del politico giapponese Shigeru Ishiba, al momento Ministro della difesa, e in precedenza Direttore generale dell’Agenzia per la difesa del Giappone. Egli ha invitato a prepararsi per una guerra contro gli extraterrestri5. Ha continuato la sua carriera politica rivestendo incarichi di Ministro e, soprattutto, di Capo del governo in Giappone nel 2024-25. Lo stesso Shigeru Ishiba dell’affermazione di quasi un ventennio prima: il che è tutto dire alle repliche degli scettici. Nell’Impero nipponico non si diventa Primo ministro se non sì è persona seria: i Giapponesi sono un popolo molto ordinato, preciso e responsabile che non va appresso a cose campate in aria. Se Shigeru Ishiba ha sostenuto quella tesi del bellum alienum avrà avuto delle valide ragioni su cui basarsi. Simile datata notizia si va a coniugare con altre due che ho recuperato nelle mie indagini. Gli Inglesi hanno prodotto un’arma laser antidrone6 (drone-UFO?) denominata DragonFire. A proposito di tale arma debbo aggiungere l’ulteriore informazione che si lega al tema dell’elettromagnetismo: l’ipotesi, che ho sentito riportare da Ross Coulthart (giornalista investigativo di News Nation), per cui il suddetto globo energetico che avvolgerebbe gli UFO potrebbe essere annullato da un’onda di natura elettromagnetica7: il laser è un’onda elettromagnetica. Ciò fa riflettere parecchio su quelle che potrebbero essere le intenzioni d’uso di un simile ritrovato bellico. Comunque, in virtù delle mie osservazioni filosofiche di sopra intanto battezzo il guscio di energia dello UAP col nome di “sfera kantiana”. C’è un quadro, anche più ampio se pensiamo alle alien abduction, che mostra scenari non sempre positivi della disclosure. Io credo che il radiodramma di Orson Welles del 1937 su “The war of the worlds” di H. G. Wells sia stato probabilmente un test di massa. Mi auguro naturalmente che qualcosa del genere non si abbia mai a vivere in concreto sul nostro pianeta. Tuttavia niente scarta in guisa apodittica una tale prospettiva. Quindi le parole di Shigeru Ishiba, che lui aveva presentato in veste potenziale (non di preparazione in vista di una necessità, bensì in vista di una possibilità), vanno rammentate con il rispetto che meritano. Come insegna il Premio Nobel Luigi Pirandello la realtà a volte può eguagliare e pure superare la fantasia: e la fantascienza, puntualizzo io. Sic rebus stantibus l’impressione è che non ci sia da temere invasione da parte degli amichevoli Nordici, e nemmeno da parte dei non empatici esploratori biomeccanici Grigi. Se 3I/Atlas fosse realmente una sonda di extraterrestri non dovrebbe essere grigia o nordica (ipotesi in tali direzioni non paiono sensate): un terzo gruppo alieno potrebbe essere interessato al sistema solare. Ci sono pianeti e satelliti terraformabili a opera di una presumibile capace scienza altrui. La Terra ha già un ecosistema abitabile, e noi non sappiamo se in qualche angolo del Cosmo si trovino Trisolariani che abbisognano di un pianeta senza abitanti per una civiltà senza tempo da sprecare. Sulla scia di Avi Loeb, e di Cixin Liu (rimango pur sempre un filosofo e un critico letterario) più volte mi è capitato di pensare a 3I/Atlas come a un sofone. In tutto questo generale parlare di disclosure vorrei fare rilevare, mentre si aspetta oggi un’autorevole personalità governativa che si pronunzi in forma decisiva su di essa, delle parole proferite da Mussolini al Teatro Adriano di Roma il 23 febbraio 1941. In breve, una governativa disclosure v’è già stata: nessun capo di governo o di Stato, o ministro in carica, prima del Duce aveva mai affermato prima (da quel che ne so) una chiara pubblica dichiarazione sull’esistenza di intelligenze extraterrestri. Segue il brano da uno stampato coevo.

 
 
NOTE
 
N.B.
Se all’apertura di video nel browser rimane il sonoro in inglese, aprendoli nell’app di YouTube l’audio viene doppiato in italiano.

 
1 Chi volesse leggere i miei pregressi scritti legati alla trattazione, può, a ritroso, cominciare dal penultimo.
 
 
 
 
 
 
7 Ho sentito affermare qualcosa del genere, in una versione più semplice (connessa a eventi naturali), dal colonnello statunitense Philip Corso in relazione all’UFO crash di Roswell.