12 dicembre 2025

A SOSTEGNO DELLA DISCLOSURE

di DANILO CARUSO
 
Ho visto1 il documentario-inchiesta “The age of disclosure” (2025), che molto ha catalizzato l’attenzione non solo degli interessati all’argomento degli UAP. Negli USA gli utenti mediatici non sono stati privati di un’informazione di prima qualità in merito: ho notato in particolare l’attivismo del canale televisivo “News Nation”. Questa produzione offre un esame che trova sostegno presso personaggi organici alla res publica americana: da personalità politiche del livello di Marco Rubio (repubblicano Ministro degli esteri di Washington)2 ai whistleblower, da uomini di scienza legati agli enti amministrativi del settore coinvolto nella materia a tutti gli altri intervenuti a testimoniare a vario titolo, ciascuno si è espresso in modo proprio a sottolineare la presenza esperita sulla Terra di una tecnologia non umana. La chiarezza con cui costoro, in forma scientifica solida, hanno sostenuto l’idea non lascia spazio alcuno agli scettici: esistono prove già pubbliche, e altre sottintese da dichiarazioni sotto giuramento (quelle dei whistleblower al Congresso inquisitore attraverso commissione composta da rappresentanti eletti dal Popolo in precedenza nelle elezioni politiche), le quali, sebbene ai più per sentito vagamente riferito possano sembrare fantasiose, possiedono invece una robustezza che a mio giudicare è superiore all’apparenza. Lo spergiuro in un contesto pubblico, poi peggio ancora se all’interno di una testimonianza dopo aver giurato, costituisce nella mentalità popolare americana, e di conseguenza nel loro pensiero giuridico, un crimen grave. I whistleblower, tanto per chiarire la visione, non avrebbero avuto nessun utile a cercare notorietà mediante una guisa infelicissima se in stato di mendacità. Da cui, per quel che è la mia comprensione dei fatti, deduco la radicale veridicità delle loro affermazioni. Rendo la cosa per mezzo di un paragone letterario: al cospetto del dantesco e infernale giudice Minosse non è bene tacere la verità e la sua interezza. Ovviamente i whistleblower non sono alla stregua di dannati, tutt’altro: sono degli eroi, dei paladini difensori dell’informazione generale e completa. L’accostamento letterario mi è servito al fine di fare cogliere il meccanismo formale della circostanza comune: mentire non giova dentro la sede sbagliata. La mia ammirazione viene tributata a tutti i whistleblower da Luis Elizondo a David Grusch (quest’ultimo non direttamente protagonista di “The Age of disclosure”) per il loro coraggio a farsi avanti a dispetto di disagi nel compierlo. Diversi sono costoro, e varie le loro storie di UAP. Nel menzionarne soltanto un paio non ho voluto creare disparità o preferenze: tutti questi sono centrali alla pari, ho riportato i nomi, a delimitare l’articolato contenitore in guisa retorica, di quelli che ho avuto l’occasione di ascoltare di più anche al di là della sede congressuale in altre distinte separate circostanze video. La prima parte del documentario affronta l’esame e la discussione di esperienze con UFO, concludendo, giustamente, che si tratta, in virtù delle caratteristiche rilevate di una tecnologia molto più progredita di quella umana conosciuta. Non ci piove, anche grazie al peso della storia ufologica di sempre, sul fatto che abbiamo avuto nel tempo la maniera di osservare all’opera una conoscenza tecnica aliena. Esiste notizia di fenomeni non molto recenti indagati da governi di turno i quali hanno preceduto gli avvistamenti e le esperienze dall’alba del nuovo secolo: le famose cronache di Colares in Brasile, o l’UFO crash nell’Italia fascista3, ne sono esempi (volendo tralasciare qui la lista americana contenente segmenti ufficialmente insoluti come “la battaglia di Los Angeles”, l’UFO crash di Roswell4, i meeting tra Eisenhower e gli extraterrestri). Molto interessante simile prima sezione dell’inchiesta testé evidenziata uscita nel 2025. Mi soffermerò dunque ora sulla seconda porzione nella quale sono stati presentati spunti scientifici interpretativi degli UFO/UAP. Debbo ammettere di aver trovato quelle idee molto pertinenti e affascinanti. Dobbiamo tenere conto che la capacità umana non si mostra in grado di raggiungere i livelli esperiti con prodotti dell’intelligenza aliena, tuttavia la spiegazione avanzata sugli incomprensibili movimenti e aspetti degli UAP collegata alla “teoria della relatività” ha semplificato il mistero di parecchio. Una sfera energetica avvolgerebbe “qualcosa” (l’UFO in sé) consentendogli di derogare al nostro quadro spaziotemporale e materiale in maniera per così dire “angelica”. Cosicché potrebbe l’oggetto misterioso individuato immergersi in mare, o uscirne, senza provocare schizzi (come per l’appunto già osservato), oppure scattare di qua e di là, con traiettorie e velocità fantascientifiche (cosa ugualmente vista nella realtà). Ma non solo. L’UAP in virtù di un tale meccanismo potrebbe all’interno del globo di energia visibile (quello a volte osservato) ricevere un rallentamento dello scorrere temporale, unito a una contrazione per l’osservatore della sua estensione materiale: in parole povere il contenuto dell’UAP se portato all’esterno (spegnendo la sfera energetica, se così possiamo dire) potrebbe rivelarsi più ingombrante dell’apparenza fenomenica. Io non sono un fisico, non ho studiato le tematiche annesse in modo profondo e avanzato, ho curato di più gli studi umanistici (anche se non in guisa esclusiva). A me tutto questo ragionamento del globo di energia celante “qualcosa” fa venire in mente il fenomenismo kantiano: l’UFO “dentro”, nascosto, non coglibile dai nostri sensi e dagli umani sistemi di rilevamento rammenta “la cosa in sé”. Il suo eccepire il nostro sistema spaziale (tridimensionale) e temporale rappresenta quanto Kant avrebbe indicato quale “metafisico”. Pare che la disclosure sia un argomento che vada preso in considerazione “con filosofia”. Una volta, all’epoca del Liceo scientifico, durante la pausa di ricreazione, un compagno di quarta classe (io in terza) mi disse di aver preso 3 all’interrogazione di filosofia. Io gli dissi: «Questo è un voto che si prende “con filosofia”!». Il non tanto contento della sua interrogazione compagno di Liceo scientifico afferrò la mia ironia retorica. Mi auguro che la gente la quale non si interessa di ufologia e alieni, all’interrogazione di disclosure, non prenda un’allarmante insufficienza nel momento chiave della Storia. Pure questa è da recepire “con spirito filosofico”, preferibilmente prima del turbamento collettivo concreto (poiché i più mi sembrano distratti dalla mondanità festaiola e consumistica). “The age of disclosure” non ne ha trattato, ma io ho intravisto nel finale, nel non detto, un flash istantaneo concettuale che alludeva alla possibilità di un conflitto tra umani e una parte di alieni. Nessuno ci dà la matematica garanzia che nell’Universo tutti gli altri abitanti siano non ostili nei nostri confronti. Nel corso dei miei studi ufologici ho rintracciato una dichiarazione del 2007 del politico giapponese Shigeru Ishiba, al momento Ministro della difesa, e in precedenza Direttore generale dell’Agenzia per la difesa del Giappone. Egli ha invitato a prepararsi per una guerra contro gli extraterrestri5. Ha continuato la sua carriera politica rivestendo incarichi di Ministro e, soprattutto, di Capo del governo in Giappone nel 2024-25. Lo stesso Shigeru Ishiba dell’affermazione di quasi un ventennio prima: il che è tutto dire alle repliche degli scettici. Nell’Impero nipponico non si diventa Primo ministro se non sì è persona seria: i Giapponesi sono un popolo molto ordinato, preciso e responsabile che non va appresso a cose campate in aria. Se Shigeru Ishiba ha sostenuto quella tesi del bellum alienum avrà avuto delle valide ragioni su cui basarsi. Simile datata notizia si va a coniugare con altre due che ho recuperato nelle mie indagini. Gli Inglesi hanno prodotto un’arma laser antidrone6 (drone-UFO?) denominata DragonFire. A proposito di tale arma debbo aggiungere l’ulteriore informazione che si lega al tema dell’elettromagnetismo: l’ipotesi, che ho sentito riportare da Ross Coulthart (giornalista investigativo di News Nation), per cui il suddetto globo energetico che avvolgerebbe gli UFO potrebbe essere annullato da un’onda di natura elettromagnetica7: il laser è un’onda elettromagnetica. Ciò fa riflettere parecchio su quelle che potrebbero essere le intenzioni d’uso di un simile ritrovato bellico. Comunque, in virtù delle mie osservazioni filosofiche di sopra intanto battezzo il guscio di energia dello UAP col nome di “sfera kantiana”. C’è un quadro, anche più ampio se pensiamo alle alien abduction, che mostra scenari non sempre positivi della disclosure. Io credo che il radiodramma di Orson Welles del 1937 su “The war of the worlds” di H. G. Wells sia stato probabilmente un test di massa. Mi auguro naturalmente che qualcosa del genere non si abbia mai a vivere in concreto sul nostro pianeta. Tuttavia niente scarta in guisa apodittica una tale prospettiva. Quindi le parole di Shigeru Ishiba, che lui aveva presentato in veste potenziale (non di preparazione in vista di una necessità, bensì in vista di una possibilità), vanno rammentate con il rispetto che meritano. Come insegna il Premio Nobel Luigi Pirandello la realtà a volte può eguagliare e pure superare la fantasia: e la fantascienza, puntualizzo io. Sic rebus stantibus l’impressione è che non ci sia da temere invasione da parte degli amichevoli Nordici, e nemmeno da parte dei non empatici esploratori biomeccanici Grigi. Se 3I/Atlas fosse realmente una sonda di extraterrestri non dovrebbe essere grigia o nordica (ipotesi in tali direzioni non paiono sensate): un terzo gruppo alieno potrebbe essere interessato al sistema solare. Ci sono pianeti e satelliti terraformabili a opera di una presumibile capace scienza altrui. La Terra ha già un ecosistema abitabile, e noi non sappiamo se in qualche angolo del Cosmo si trovino Trisolariani che abbisognano di un pianeta senza abitanti per una civiltà senza tempo da sprecare. Sulla scia di Avi Loeb, e di Cixin Liu (rimango pur sempre un filosofo e un critico letterario) più volte mi è capitato di pensare a 3I/Atlas come a un sofone. In tutto questo generale parlare di disclosure vorrei fare rilevare, mentre si aspetta oggi un’autorevole personalità governativa che si pronunzi in forma decisiva su di essa, delle parole proferite da Mussolini al Teatro Adriano di Roma il 23 febbraio 1941. In breve, una governativa disclosure v’è già stata: nessun capo di governo o di Stato, o ministro in carica, prima del Duce aveva mai affermato prima (da quel che ne so) una chiara pubblica dichiarazione sull’esistenza di intelligenze extraterrestri. Segue il brano da uno stampato coevo.

 
 
NOTE
 
N.B.
Se all’apertura di video nel browser rimane il sonoro in inglese, aprendoli nell’app di YouTube l’audio viene doppiato in italiano.

 
1 Chi volesse leggere i miei pregressi scritti legati alla trattazione, può, a ritroso, cominciare dal penultimo.
 
 
 
 
 
 
7 Ho sentito affermare qualcosa del genere, in una versione più semplice (connessa a eventi naturali), dal colonnello statunitense Philip Corso in relazione all’UFO crash di Roswell.