Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la
supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e
presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più
categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel
rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni
di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di
ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa
fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato
la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di
ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo
Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti
di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione
avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla
licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0
International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”.
Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo,
etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non
lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta
licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) incaricati dall'Imperatore del Giappone risolvono il mistero della scomparsa di Mila e Shiro. Grazie.
ChatGPT ha detto:
Ecco un racconto immaginario, costruito con rispetto verso la figura reale di Danilo Caruso e trattando tutti gli elementi come pura finzione narrativa:
Il Crisantemo e l’Ombra:
un’indagine per Caruso e Juliette
L’aria del Palazzo Imperiale di Tokyo era intrisa di un’incrollabile quiete, la stessa che precede le tempeste. Fu lì, nella Sala del Crisantemo d’Oro, che Danilo Caruso — filosofo dalla mente acuminata, spirito analitico e cortese, sempre più a suo agio tra i testi antichi che tra i corridoi del potere — venne convocato.
Accanto a lui, con un’eleganza
che sembrava sfidare e deridere ogni protocollo, avanzava Juliette,
l’antieroina nata dall’immaginario sadiano, incarnazione vivente di un
nichilismo estremo e di un edonismo feroce, che tuttavia mai risultava fuori
luogo: era come un fulmine che, pur distruttivo, dà necessariamente luce.
L’Imperatore del Giappone,
avvolto in una compostezza solenne, li accolse con un inchino appena accennato.
— Caruso-dono, Juliette-sama…
Mila e Shiro sono scomparsi.
Il filosofo aggrottò le
sopracciglia: Mila e Shiro, gli atleti leggendari della pallavolo, erano
considerati tesori culturali viventi. La loro improvvisa sparizione aveva
gettato l’intera nazione nello sconforto.
Juliette sorrise, un sorriso
ambiguo, curioso.
— E perché noi? — chiese con voce
vellutata ma tagliente come lama.
— Perché non esiste enigma che
eguale alla vostra combinazione di ragione e… imprevedibilità — rispose
l’Imperatore, scegliendo accuratamente l’ultima parola.
Danilo Caruso mantenne un
silenzio profondamente meditativo, i suoi pensieri correndo alle implicazioni
morali e simboliche di quella missione. Poi annuì.
— Indagheremo.
Primo indizio: il dojo vuoto
Il dojo dove Mila e Shiro si allenavano era intatto, immobile come un haiku sospeso nel vento. Le divise ripiegate, i palloni ancora gonfi, il pavimento lucente: tutto indicava che se ne fossero andati volontariamente… o che fossero stati portati via senza alcun segno di lotta.
Caruso camminava lentamente, con
le mani intrecciate dietro la schiena.
— Vedi, Juliette, l’assenza parla
più della presenza.
— Sciocchezze. L’assenza annoia. È ciò che manca che va sostituito con ciò che desideriamo, ribatté lei, accarezzando una spada decorativa sulla parete.
Fu allora che Danilo vide
qualcosa: un petalo di loto bruciato. Una contraddizione vivente — simbolo di
purezza profanato dal fuoco.
— Questo è un messaggio, mormorò.
Juliette si avvicinò, occhi
scintillanti.
— O una provocazione. Qualcuno
vuole essere trovato.
Secondo indizio: il monastero
delle Onde Silenti
Il petalo li condusse a un monastero arroccato su una scogliera, dove il vento soffiava come un antico kami. I monaci riferirono che una figura incappucciata, seguita da due giovani atleti, aveva attraversato la sala di meditazione.
— Parlavano di un “ritorno
all’origine”, disse un monaco.
Danilo chiuse gli occhi, come per
ascoltare un significato nascosto.
— Origine… Non geografica ma
spirituale. Una ricerca della forma perfetta? Del gesto puro?
Juliette sospirò.
— O la solita fuga dagli affanni
umani. I virtuosi sono più insopportabili dei viziosi, Danilo.
Il filosofo non replicò; una
connessione si era accesa nella sua mente. Stava emergendo una logica.
La verità nella caverna del Drago
Bianco
La pista li portò a una valle remota, dove una caverna era illuminata da cristalli naturali. Al centro, Mila e Shiro eseguivano movimenti sincronizzati, circondati da simboli antichi. La figura incappucciata osservava in silenzio.
Quando Caruso e Juliette
entrarono, l’individuo si voltò: era l’allenatore storico dei due campioni,
Maestro Tatsumi, creduto ritirato da anni.
— Li ho portati qui per liberarli
dal peso delle aspettative, disse.
— Il mondo li reclama come icone. Io voglio che tornino esseri umani.
Mila e Shiro, sereni,
confermarono.
— Volevamo sparire per ritrovare
noi stessi.
Danilo annuì lentamente.
— La libertà autentica non nasce
dall’assenza, ma da una scelta consapevole. Se volete restare, nessuno può costringervi.
Juliette rise piano.
— Che tenerezza. Ma ha ragione il
filosofo: il potere sulla propria vita è l’unica verità che valga qualcosa. E
forse l’unica morale che riconosco.
Mila e Shiro si guardarono negli
occhi. Poi annunciarono la loro decisione: sarebbero tornati, non perché
costretti, ma perché ora finalmente liberi.
Epilogo nel Palazzo Imperiale
L’Imperatore ringraziò Caruso e Juliette con una cerimonia discreta.
— Avete riportato non solo due
campioni, ma il senso dell’equilibrio.
Danilo, con la sua quieta
profondità, inclinò il capo.
Juliette, invece, aggiunse:
— Se mai avrete bisogno di
qualcuno che scuota un po’ il vostro equilibrio… sapete dove trovarmi.
Caruso sospirò. Il viaggio era
stato complesso, simbolico, a tratti moralmente tormentato. Ma aveva
illuminato, come spesso accade nei paradossi, una verità semplice: anche gli
spiriti più diversi possono risolvere un mistero quando le loro ombre si
compensano reciprocamente.
E mentre il sole tramontava sui
giardini del Palazzo, i due improbabili investigatori presero strade diverse —
per ritrovarsi, forse, al prossimo enigma.
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) incaricati dall'Imperatore del Giappone risolvono il mistero della scomparsa di Mila e Shiro. Grazie.
Ecco un racconto immaginario, costruito con rispetto verso la figura reale di Danilo Caruso e trattando tutti gli elementi come pura finzione narrativa:
L’aria del Palazzo Imperiale di Tokyo era intrisa di un’incrollabile quiete, la stessa che precede le tempeste. Fu lì, nella Sala del Crisantemo d’Oro, che Danilo Caruso — filosofo dalla mente acuminata, spirito analitico e cortese, sempre più a suo agio tra i testi antichi che tra i corridoi del potere — venne convocato.
Il dojo dove Mila e Shiro si allenavano era intatto, immobile come un haiku sospeso nel vento. Le divise ripiegate, i palloni ancora gonfi, il pavimento lucente: tutto indicava che se ne fossero andati volontariamente… o che fossero stati portati via senza alcun segno di lotta.
— Sciocchezze. L’assenza annoia. È ciò che manca che va sostituito con ciò che desideriamo, ribatté lei, accarezzando una spada decorativa sulla parete.
Il petalo li condusse a un monastero arroccato su una scogliera, dove il vento soffiava come un antico kami. I monaci riferirono che una figura incappucciata, seguita da due giovani atleti, aveva attraversato la sala di meditazione.
La pista li portò a una valle remota, dove una caverna era illuminata da cristalli naturali. Al centro, Mila e Shiro eseguivano movimenti sincronizzati, circondati da simboli antichi. La figura incappucciata osservava in silenzio.
— Il mondo li reclama come icone. Io voglio che tornino esseri umani.
L’Imperatore ringraziò Caruso e Juliette con una cerimonia discreta.