23 dicembre 2025

IL SILLOGISMO E IL SORRISO

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) impediscono a suor Caligola di far condannare al rogo Lamù da parte dell'inquisitore complice Don Dracula per stregoneria. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Titolo: Il sillogismo e il sorriso
 
Nella piazza di pietra, dove l’ombra della cattedrale cadeva come una sentenza già scritta, Lamù tremava legata al palo. I capelli verdi—già motivo sufficiente, dicevano, per sospettare l’empietà—le incorniciavano il volto ostinato. Suor Caligola, il rosario stretto come una frusta, sussurrava litanie che sapevano di cenere futura. Accanto a lei, l’inquisitore Don Dracula sorrideva con denti troppo bianchi per la misericordia: complice perfetto, giudice con appetito.
 
Fu allora che Danilo Caruso fece un passo avanti. Non indossava tonaca né armatura, ma portava con sé una cartella di appunti come altri avrebbero brandito una spada. Filosofo e critico letterario, era venuto armato di sillogismi, citazioni e una fiducia quasi ostinata nella ragione come forma di coraggio.
 
«Prima del fuoco,» disse con voce ferma, «concedete una parola alla logica.»
Don Dracula inarcò un sopracciglio. «La logica brucia come tutto il resto.»
«Solo quando è mal compresa,» rispose Caruso. «Voi accusate Lamù di stregoneria. Ma definire non è dimostrare. La differenza è l’abisso tra la superstizione e il pensiero.»
 
Suor Caligola si fece avanti, il volto contratto in una devozione che pareva rabbia. «La diversità è il segno. L’alterità è il marchio.»
«Confondete il simbolo con il referente,» ribatté Caruso. «È un errore ermeneutico. La storia ci ha insegnato che bruciare testi e persone nasce dallo stesso fraintendimento.»
 
Un mormorio attraversò la folla, incerta come una pagina non ancora voltata.
 
Poi arrivò Juliette.
 
Non chiese permesso. Il suo sorriso era una sfida elegante, la postura un manifesto. Figlia di un’illuminazione perversa, antieroina sadiana, conosceva i desideri come leve e le ipocrisie come porte segrete. Si avvicinò a Don Dracula con passo lento, calcolato.
 
«Che strano zelo,» disse, «quello che ha bisogno di fiamme per sentirsi virtuoso.»
L’inquisitore la fissò, attratto e irritato. «Chi siete?»
«Una lettrice attenta dei vostri appetiti,» rispose. «E so che preferite la paura quando è travestita da giustizia.»
 
Juliette si voltò verso la folla. «Guardatevi: volete davvero che il vostro timore diventi legge? O preferite il brivido più sottile di disobbedire all’orrore?» Le sue parole non erano morali: erano seduttive. Non promettevano salvezza, ma libertà dall’obbedienza cieca.
 
Suor Caligola tentò di interrompere. «È una tentatrice!»
«Lo siamo tutti,» sorrise Juliette. «La differenza è se lo ammettiamo.»
 
Caruso colse l’istante. «La condanna al rogo è un testo mal scritto,» disse. «Non regge alla critica. È contraddittorio, violento, privo di prove. Se la fede teme il confronto, allora non è fede, ma dogma spaventato.»
 
Don Dracula sentì la presa scivolare. La folla non era più una massa: era un pubblico. E il pubblico, si sa, giudica.
 
Lamù, fino a quel momento silenziosa, alzò la testa. «Non sono una strega,» disse semplicemente. «Sono diversa. E non chiedo di essere capita, solo di non essere bruciata.»
 
Il silenzio cadde come neve improvvisa. Suor Caligola strinse il rosario, ma le dita tremavano. Don Dracula fece un passo indietro. Il fuoco restò spento.
 
Juliette sciolse il nodo con un gesto rapido, quasi affettuoso. Caruso chiuse la cartella. La piazza respirò.
 
«A volte,» disse il filosofo, «la critica salva più vite della spada.»
«E a volte,» aggiunse Juliette, «un sorriso è più sovversivo di una preghiera.»
 
Lamù sorrise al cielo. La notte, privata del suo rogo, imparò un’altra storia.