01 dicembre 2025

LA VENERE, IL FILOSOFO E L’ANTIEROINA

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l’antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) incaricati dal Presidente della Repubblica francese riescono a catturare Lupin III e Fujiko Mine, mentre questi ultimi tentavano il furto della “Venere di Milo” dal Louvre. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Ecco un racconto che unisce i personaggi richiesti, rispettando i loro tratti caratteriali e mantenendo un tono narrativo avventuroso ma adatto alla lettura.
 
La Venere, il Filosofo e l’Antieroina
Il Presidente della Repubblica francese aveva convocato d’urgenza due figure tanto improbabili quanto, a suo dire, necessarie.
Da un lato Danilo Caruso, filosofo e critico letterario, volto assorto, sguardo vigile, mente analitica.
Dall’altro Juliette, l’antieroina sadiana, elegante come un coltello e tagliente come un sorriso che promette più pericoli che piaceri.
 
«Signori,» disse il Presidente, «Lupin III e Fujiko Mine stanno preparando il più audace dei loro colpi: rubare la Venere di Milo dal Louvre. Abbiamo bisogno di… competenze non convenzionali.»
 
Juliette si toccò distrattamente i guanti di pelle, divertita.
«Rubare una dea senza braccia… c’è una certa poesia nell’idea.»
Caruso sospirò. «O una certa barbarie, secondo la prospettiva. Ma, come direbbe il critico, ogni atto umano è un testo da interpretare.»
 
Il piano
I due furfanti stavano davvero per mettere in atto il colpo del secolo. Lupin III, con la sua solita sfrontatezza geniale, aveva elaborato un piano perfetto:
– Fujiko avrebbe sedotto i sistemi di sicurezza (e qualche guardia troppo zelante).
– Lui avrebbe sostituito la Venere con una copia di altissima qualità.
 
Ma il Louvre, quella notte, non era sorvegliato soltanto da guardie e telecamere:
c’erano una mente filosofica e un’insolente antagonista dell’etica convenzionale.
 
Lo scontro nel museo
Nel buio silenzioso della Salle des Caryatides, Lupin III posò un dito sull’antica statua.
«Mia cara, verrai con me. Ti metterò in salotto, vicino alla Gioconda…»
 
«Mi spiace, Monsieur Lupin,» disse una voce calma alle sue spalle, «ma le opere d’arte non sono trofei personali. Sono dialoghi millenari.»
 
Lupin si voltò: Danilo Caruso avanzava con passo lento, come se stesse entrando in una biblioteca, non in uno scontro potenzialmente pericoloso.
«Chi…?»
 
«Solo un uomo che dà molto valore ai testi, visivi o scritti che siano.»
 
Poi arrivò Juliette.
Apparve quasi dal nulla, con un’andatura leggera che smentiva la pericolosità del suo sguardo.
«E io sono qui per assicurarmi che questa piccola scultura resti dov’è. Per ordine del Presidente, cosa che già di per sé mi diverte.»
 
Fujiko, dal rialzo della balconata, imprecò sotto voce. «E questa chi sarebbe?»
 
«La tua rovina, forse,» replicò Juliette, con un sorriso che non presagiva nulla di buono.
 
La cattura
Lupin tentò l’approccio diplomatico.
«Signor Caruso, lei sembra un uomo ragionevole. Non potremmo trattare la faccenda in modo… simbolico?»
 
«Simbolico è ciò che rappresenta questa statua. La sua sottrazione, invece, sarebbe un gesto di pura appropriazione nichilistica.»
«E quindi?»
«Quindi no.»
 
Juliette non attese oltre. In un movimento rapido come una frustata, disarmò Fujiko, comparsa alle spalle.
«Non prendertela,» le sussurrò, «è la tua natura a voler rubare. La mia a impedirti di farlo.»
 
Lupin saltò indietro, tentò una fuga acrobatica… ma Caruso, prevedendo le sue traiettorie come se fossero capitoli di un romanzo già letto, fece scattare un meccanismo d’emergenza, bloccando le uscite.
 
«La libertà è un concetto complesso, Lupin,» disse, «ma questa notte, la tua esce di scena.»
 
E così, tra la furia elegante di Juliette e l’analisi impeccabile del filosofo, i due celebri ladri vennero finalmente catturati.
 
Epilogo
Il Presidente accolse i due incaricati speciali con un sorriso incredulo.
«Non avrei scommesso un euro sulla vostra collaborazione, eppure… la Venere di Milo è salva.»
 
Juliette si stiracchiò soddisfatta.
«Nulla di più appagante di un’avventura senza morale.»
 
Caruso aggiunse:
«Ogni missione è un testo. E questa, temo, l’abbiamo interpretata molto bene.»
 
Lupin e Fujiko, scortati verso il furgone della polizia, commentarono tra loro:
 
«Lupin… chi diamine erano quei due?»
«Non lo so, Fujiko… ma la prossima volta rubiamo qualcosa di più semplice. Tipo la Torre Eiffel.»