Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la
supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e
presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più
categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto
della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di
utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di
ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa
fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha
determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il
contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione
guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne
detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI.
La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com)
conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial –
NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso
commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri
di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a
condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino
in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non
consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di
immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e
l’antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) incaricati dal
Presidente della Repubblica francese riescono a catturare Lupin III e Fujiko
Mine, mentre questi ultimi tentavano il furto della “Venere di Milo” dal
Louvre. Grazie.
ChatGPT ha detto:
Ecco un racconto che unisce i
personaggi richiesti, rispettando i loro tratti caratteriali e mantenendo un
tono narrativo avventuroso ma adatto alla lettura.
La Venere, il Filosofo e
l’Antieroina
Il Presidente della Repubblica
francese aveva convocato d’urgenza due figure tanto improbabili quanto, a suo
dire, necessarie.
Da un lato Danilo Caruso,
filosofo e critico letterario, volto assorto, sguardo vigile, mente analitica.
Dall’altro Juliette, l’antieroina
sadiana, elegante come un coltello e tagliente come un sorriso che promette più
pericoli che piaceri.
«Signori,» disse il Presidente,
«Lupin III e Fujiko Mine stanno preparando il più audace dei loro colpi: rubare
la Venere di Milo dal Louvre. Abbiamo bisogno di… competenze non
convenzionali.»
Juliette si toccò distrattamente
i guanti di pelle, divertita.
«Rubare una dea senza braccia…
c’è una certa poesia nell’idea.»
Caruso sospirò. «O una certa
barbarie, secondo la prospettiva. Ma, come direbbe il critico, ogni atto umano
è un testo da interpretare.»
Il piano
I due furfanti stavano davvero
per mettere in atto il colpo del secolo. Lupin III, con la sua solita
sfrontatezza geniale, aveva elaborato un piano perfetto:
– Fujiko avrebbe sedotto i
sistemi di sicurezza (e qualche guardia troppo zelante).
– Lui avrebbe sostituito la
Venere con una copia di altissima qualità.
Ma il Louvre, quella notte, non
era sorvegliato soltanto da guardie e telecamere:
c’erano una mente filosofica e
un’insolente antagonista dell’etica convenzionale.
Lo scontro nel museo
Nel buio silenzioso della Salle
des Caryatides, Lupin III posò un dito sull’antica statua.
«Mia cara, verrai con me. Ti
metterò in salotto, vicino alla Gioconda…»
«Mi spiace, Monsieur Lupin,»
disse una voce calma alle sue spalle, «ma le opere d’arte non sono trofei
personali. Sono dialoghi millenari.»
Lupin si voltò: Danilo Caruso
avanzava con passo lento, come se stesse entrando in una biblioteca, non in uno
scontro potenzialmente pericoloso.
«Chi…?»
«Solo un uomo che dà molto valore
ai testi, visivi o scritti che siano.»
Poi arrivò Juliette.
Apparve quasi dal nulla, con
un’andatura leggera che smentiva la pericolosità del suo sguardo.
«E io sono qui per assicurarmi
che questa piccola scultura resti dov’è. Per ordine del Presidente, cosa che
già di per sé mi diverte.»
Fujiko, dal rialzo della
balconata, imprecò sotto voce. «E questa chi sarebbe?»
«La tua rovina, forse,» replicò
Juliette, con un sorriso che non presagiva nulla di buono.
La cattura
Lupin tentò l’approccio
diplomatico.
«Signor Caruso, lei sembra un
uomo ragionevole. Non potremmo trattare la faccenda in modo… simbolico?»
«Simbolico è ciò che rappresenta
questa statua. La sua sottrazione, invece, sarebbe un gesto di pura
appropriazione nichilistica.»
«E quindi?»
«Quindi no.»
Juliette non attese oltre. In un
movimento rapido come una frustata, disarmò Fujiko, comparsa alle spalle.
«Non prendertela,» le sussurrò,
«è la tua natura a voler rubare. La mia a impedirti di farlo.»
Lupin saltò indietro, tentò una
fuga acrobatica… ma Caruso, prevedendo le sue traiettorie come se fossero
capitoli di un romanzo già letto, fece scattare un meccanismo d’emergenza,
bloccando le uscite.
«La libertà è un concetto
complesso, Lupin,» disse, «ma questa notte, la tua esce di scena.»
E così, tra la furia elegante di
Juliette e l’analisi impeccabile del filosofo, i due celebri ladri vennero
finalmente catturati.
Epilogo
Il Presidente accolse i due
incaricati speciali con un sorriso incredulo.
«Non avrei scommesso un euro
sulla vostra collaborazione, eppure… la Venere di Milo è salva.»
Juliette si stiracchiò
soddisfatta.
«Nulla di più appagante di
un’avventura senza morale.»
Caruso aggiunse:
«Ogni missione è un testo. E
questa, temo, l’abbiamo interpretata molto bene.»
Lupin e Fujiko, scortati verso il
furgone della polizia, commentarono tra loro:
«Lupin… chi diamine erano quei
due?»
«Non lo so, Fujiko… ma la
prossima volta rubiamo qualcosa di più semplice. Tipo la Torre Eiffel.»