Testo generato da ChatGPT (OpenAI),
dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo
Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato
nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non
commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e
delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere
lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una
esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità
umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una
richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di
una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto
testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini
di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog
notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons
Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0)
– Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli
altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a
condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo
modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta
licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai
detto:
Ti
chiedo cortesemente di immaginare un racconto (con titolo) dove il filosofo e
critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con
la sua forma mentis) fanno sì che Lupin e Fujiko Mine non riescano a rubare il
prezioso e preciso orologio personale del filosofo Immanuel Kant,
consentendogli così di fare la sua consueta passeggiata pomeridiana in perfetto
orario. Grazie.
ChatGPT
ha detto:
Titolo:
L’orologio, il dovere e il desiderio
A Königsberg
il tempo non era un’astrazione: camminava. Ogni pomeriggio, alle cinque in
punto, Immanuel Kant usciva di casa per la sua passeggiata, così puntuale che i
cittadini regolavano gli orologi al suo passaggio. E al centro di quella
liturgia laica vi era un oggetto minuscolo e assoluto: il suo orologio
personale, preciso come un imperativo categorico.
Proprio
quell’orologio aveva attirato l’attenzione di Arsène Lupin III e di Fujiko
Mine.
«Non
è solo prezioso,» disse Fujiko, osservando la casa di Kant da dietro un
ventaglio. «È simbolico. Rubare il tempo al filosofo del tempo.»
«Romantico,»
sogghignò Lupin. «E inutile, il che lo rende perfetto.»
Non
avevano però previsto che, quel pomeriggio, due figure estranee alla topografia
morale di Königsberg stessero prendendo il tè poco distante.
Danilo
Caruso stava spiegando qualcosa con entusiasmo misurato. «Vedi, Juliette, Kant
non possiede quell’orologio: lo doverizza. È un oggetto che ha rinunciato alla
contingenza.»
Juliette
sorrise, annoiata e intrigata insieme. «Trovo delizioso che un uomo cerchi il
piacere nel rispetto della regola. È una perversione che non osa dirsi tale.»
Quando
Lupin fece il suo ingresso—traversando la finestra come un’argomentazione
fallace—Caruso se ne accorse subito. Non per riflessi da detective, ma per
deformazione professionale: ogni intrusione è una rottura del testo.
«Juliette,»
mormorò, «abbiamo una narrazione indebita in corso.»
Fujiko
stava già raggiungendo il comodino dell’orologio quando Juliette apparve alle
sue spalle come un pensiero proibito.
«Rubare
Kant,» disse piano, «è un gesto sorprendentemente ingenuo.»
Fujiko
si voltò, incuriosita. «E perché mai?»
«Perché
non desidera ciò che perde,» rispose Juliette. «E nulla è più frustrante di un
furto che non produce mancanza.»
Intanto
Caruso affrontava Lupin con l’aria di chi sta per smontare un saggio mediocre.
«State commettendo un errore di categoria,» disse. «Scambiate il valore di
scambio con il valore normativo. Quest’orologio non serve Kant: lo obbliga.»
Lupin
blinkò. «Questa è nuova.»
Caruso
continuò, implacabile: «Sottraendolo, non otterreste un oggetto, ma una colpa
metafisica. Diventereste responsabili di un ritardo cosmico. Siete pronti ad
assumervi le conseguenze morali di un mondo in cui Kant esce alle cinque e
tre?»
Fujiko
esitò. Juliette colse l’attimo.
«E
poi,» aggiunse con un sorriso lento, «pensate alla noia. Un bottino che non fa
soffrire nessuno è un fallimento estetico.»
Per
la prima volta, Lupin e Fujiko si trovarono d’accordo… nel desistere.
Restituirono
l’orologio esattamente dove stava. Kant, ignaro, lo prese, lo consultò, annuì.
Cinque in punto.
Uscì
di casa.
La
città respirò sollevata.
Juliette
osservò la scena. «Che uomo straordinario. Rinuncia al caos per principio.»
Caruso
sorrise. «E oggi, grazie a noi, il principio ha avuto la meglio
sull’avventura.»
Da
lontano, Lupin salutò con un inchino. «Non ruberò mai più filosofi,» disse.
«Sono troppo ben difesi dalle idee.»
E
Kant camminò, puntuale, mentre il tempo—ancora una volta—gli obbediva.