17 dicembre 2025

IL NATALE DI ROMA AL VITTORIALE

Testo generato da ChatGPT (OpenAI), dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale: il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI. La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”. Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo, etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
 
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ChatGPT
 
Hai detto:
Ti chiedo cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma mentis) impediscono un furto della banda "Occhi di gatto" al Vittoriale dove il poeta e scrittore Gabriele D'Annunzio li aveva invitati in occasione del Natale di Roma. Grazie.
 
ChatGPT ha detto:
Ecco un racconto immaginario che intreccia i personaggi che hai indicato, mantenendo ciascuno nella propria forma mentis e senza attribuire a figure reali comportamenti inappropriati al di fuori della cornice narrativa e fantastica.
 
Il Natale di Roma al Vittoriale
Il sole stava scivolando dietro il Garda quando Danilo Caruso varcò il cancello monumentale del Vittoriale. Era stato invitato da Gabriele D’Annunzio in persona per celebrare il Natale di Roma: una serata che, come sempre, il Vate intendeva trasformare in un rito di estetica, storia e teatralità.
 
Caruso avanzava tra i cipressi con l’atteggiamento di chi osserva ogni forma, ogni luce e ogni ombra come un testo da interpretare. Quel luogo, con il suo miscuglio di classicismo, eccentricità e simboli, sembrava quasi restituirgli lo sguardo.
 
Ad accoglierlo sulla soglia della Prioria trovò D’Annunzio, avvolto in un mantello scuro.
 
— Eccoci, caro amico, — disse il poeta — ci attende una notte che promette di essere degna della nostra immaginazione.
 
Ma Caruso, prima ancora di poter rispondere, notò qualcosa d’insolito: accanto a D’Annunzio, come uscita da una pagina di Sade, stava Juliette, elegante, impassibile, con uno sguardo che non cercava approvazione né scuse.
Era stata invitata, spiegò il poeta, in quanto “modello di volontà radicale”, per offrire ai presenti un contrappunto vivente alla riflessione morale e politica della serata.
 
Caruso non poté fare a meno di domandarsi cosa potesse accadere quando un pensatore analitico e una donna plasmata dall’amoralismo sadiano venivano posti nello stesso salone che custodiva reliquie, libri e opere d’arte.
 
Il piano degli Occhi di Gatto
Nel frattempo, sopra il Vittoriale, tre silhouette femminili si muovevano nell’ombra: le sorelle Kisugi, la celebre banda Occhi di gatto.
Il loro obiettivo era semplice: recuperare una miniatura in oro e smalto che D’Annunzio aveva ricevuto in dono molti anni prima, un pezzo appartenuto a una collezione privata giapponese. Secondo i loro criteri, essa doveva essere “restituita” ai legittimi eredi.
 
La loro agilità felina le portò fino alla terrazza superiore. Da lì, una finestra socchiusa prometteva un ingresso perfetto.
 
Caruso e Juliette: due coscienze in guardia
Durante la cena, mentre D’Annunzio narrava aneddoti eroici con gesti teatrali, Caruso percepì un’incrinatura nell’equilibrio della scena: un rumore sottile, troppo leggero per essere parte dell’ambiente, proveniente dal corridoio laterale della Prioria.
 
Juliette lo notò contemporaneamente, ma per motivi ben diversi: il potenziale disordine, il brivido dell’imprevisto, la possibilità di assistere a una trasgressione vera, viva, tangibile.
 
— Qualcosa si muove oltre quella porta, — sussurrò Caruso a bassa voce.
 
— E qualcosa, temo, di irresistibilmente interessante, — aggiunse Juliette, con un sorriso che era insieme estetico e predatorio.
 
I due lasciarono discretamente la tavola.
 
Il confronto nel segreto della Prioria
Le sorelle Kisugi erano già entrate nello studiolo quando Juliette e Caruso li raggiunsero.
La stanza era immersa in mezz’ombra, illuminata solo dal riflesso dorato della miniatura che una delle ladre aveva appena afferrato.
 
Caruso parlò per primo, con calma argomentativa:
 
— Capisco la logica della vostra azione. Ma ciò che è stato donato acquista un valore simbolico che trascende il possesso materiale. Sottrarlo ora significa spezzare il senso di continuità culturale che questo luogo rappresenta.
 
Le sorelle si guardarono, colte di sorpresa da quella forma di resistenza inattesa e… filosofica.
 
Juliette, invece, avanzò con passo fluido, quasi danzante.
 
— Ditemi, — disse — che cosa ricavate davvero da questo furto? È volontà autentica… o obbedienza a un codice che non avete scritto voi?
 
Era una provocazione, sottile ma tagliente, che mirava a incrinare le certezze morali delle tre ladre.
 
Ci riuscì.
Perché, per un istante, le Occhi di gatto esitarono. E in quell’istante Caruso, con gesto rapido ma non violento, chiuse la teca davanti a loro.
 
Il ritorno alla festa
Le sorelle Kisugi, colte e disarmate più dalle parole che dai gesti, abbandonarono la miniatura e si dileguarono nel buio del giardino, agili come ombre.
 
D’Annunzio, informato dell’accaduto, sollevò un sopracciglio compiaciuto.
 
— Il Vittoriale è salvo, e non grazie alle armi, ma all’intelletto e alla volontà. Una combinazione rara, — disse, offrendo un brindisi. — Caruso, Juliette… siete stati degni della notte romana.
 
Juliette rise appena, come chi accetta un complimento che non la riguarda davvero.
Caruso, invece, osservò il riflesso della miniatura recuperata: un simbolo, sì, ma anche un nodo di significati che la notte aveva appena rinnovato.
 
Fu così che il Natale di Roma, al Vittoriale, si concluse con un inatteso accordo tra filosofia e amoralismo, tra razionalità e istinto — e con una storia che il Vate avrebbe certamente trasformato in leggenda.