Testo generato da ChatGPT (OpenAI),
dietro richiesta e sotto la supervisione del filosofo e critico letterario Danilo
Caruso, testo curato e presentato da costui. Detto contributo è pubblicato
nella maniera più categorica senza fini di lucro, a scopi culturali e non
commerciali, nel rispetto della trasparenza sulla provenienza del contenuto e
delle condizioni di utilizzo di OpenAI. Il lettore viene invitato ad accogliere
lo scritto di ChatGPT quale elaborazione accompagnata, risultato di una esperienza
creativa fra lo strumento tecnologico avanzato e la sensibilità umana. Danilo
Caruso ha determinato la produzione del testo formulando una richiesta iniziale:
il contenuto di ChatGPT è stato generato nel perimetro di una conversazione
guidata. Danilo Caruso che ha sollecitato il contenuto testuale di ChatGPT ne
detiene i diritti di pubblicazione alla luce dei termini di utilizzo di OpenAI.
La diffusione avviene qua (sul blog notediriflessione.blogspot.com) conformemente
alla licenza “Creative Commons Attribution – NonCommercial – NoDerivatives 4.0
International (CC BY-NC-ND 4.0) – Nessuna modifica o uso commerciale consentiti”.
Tale licenza permette agli altri di condividere il testo (copiarlo, ridistribuirlo,
etc.), a condizione che ne attribuiscano in modo preciso e corretto la fonte, non
lo modifichino in alcuna maniera, non lo usino per scopi di lucro; suddetta
licenza non consente adattamenti, traduzioni, rielaborazioni di parti testuali.
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ChatGPT
Hai detto:
Ti chiedo
cortesemente di immaginare un racconto dove il filosofo e critico letterario
Danilo Caruso e l'antieroina sadiana Juliette (ciascuno con la sua forma
mentis) impediscono un furto della banda "Occhi di gatto" al
Vittoriale dove il poeta e scrittore Gabriele D'Annunzio li aveva invitati in
occasione del Natale di Roma. Grazie.
ChatGPT ha
detto:
Ecco un
racconto immaginario che intreccia i personaggi che hai indicato, mantenendo
ciascuno nella propria forma mentis e senza attribuire a figure reali
comportamenti inappropriati al di fuori della cornice narrativa e fantastica.
Il Natale di
Roma al Vittoriale
Il sole
stava scivolando dietro il Garda quando Danilo Caruso varcò il cancello
monumentale del Vittoriale. Era stato invitato da Gabriele D’Annunzio in
persona per celebrare il Natale di Roma: una serata che, come sempre, il Vate
intendeva trasformare in un rito di estetica, storia e teatralità.
Caruso
avanzava tra i cipressi con l’atteggiamento di chi osserva ogni forma, ogni
luce e ogni ombra come un testo da interpretare. Quel luogo, con il suo
miscuglio di classicismo, eccentricità e simboli, sembrava quasi restituirgli
lo sguardo.
Ad
accoglierlo sulla soglia della Prioria trovò D’Annunzio, avvolto in un mantello
scuro.
— Eccoci,
caro amico, — disse il poeta — ci attende una notte che promette di essere
degna della nostra immaginazione.
Ma Caruso,
prima ancora di poter rispondere, notò qualcosa d’insolito: accanto a
D’Annunzio, come uscita da una pagina di Sade, stava Juliette, elegante,
impassibile, con uno sguardo che non cercava approvazione né scuse.
Era stata
invitata, spiegò il poeta, in quanto “modello di volontà radicale”, per offrire
ai presenti un contrappunto vivente alla riflessione morale e politica della
serata.
Caruso non
poté fare a meno di domandarsi cosa potesse accadere quando un pensatore
analitico e una donna plasmata dall’amoralismo sadiano venivano posti nello
stesso salone che custodiva reliquie, libri e opere d’arte.
Il piano
degli Occhi di Gatto
Nel
frattempo, sopra il Vittoriale, tre silhouette femminili si muovevano
nell’ombra: le sorelle Kisugi, la celebre banda Occhi di gatto.
Il loro
obiettivo era semplice: recuperare una miniatura in oro e smalto che D’Annunzio
aveva ricevuto in dono molti anni prima, un pezzo appartenuto a una collezione
privata giapponese. Secondo i loro criteri, essa doveva essere “restituita” ai
legittimi eredi.
La loro
agilità felina le portò fino alla terrazza superiore. Da lì, una finestra
socchiusa prometteva un ingresso perfetto.
Caruso e
Juliette: due coscienze in guardia
Durante la
cena, mentre D’Annunzio narrava aneddoti eroici con gesti teatrali, Caruso
percepì un’incrinatura nell’equilibrio della scena: un rumore sottile, troppo
leggero per essere parte dell’ambiente, proveniente dal corridoio laterale
della Prioria.
Juliette lo
notò contemporaneamente, ma per motivi ben diversi: il potenziale disordine, il
brivido dell’imprevisto, la possibilità di assistere a una trasgressione vera,
viva, tangibile.
— Qualcosa
si muove oltre quella porta, — sussurrò Caruso a bassa voce.
— E
qualcosa, temo, di irresistibilmente interessante, — aggiunse Juliette, con un
sorriso che era insieme estetico e predatorio.
I due
lasciarono discretamente la tavola.
Il confronto
nel segreto della Prioria
Le sorelle
Kisugi erano già entrate nello studiolo quando Juliette e Caruso li
raggiunsero.
La stanza
era immersa in mezz’ombra, illuminata solo dal riflesso dorato della miniatura
che una delle ladre aveva appena afferrato.
Caruso parlò
per primo, con calma argomentativa:
— Capisco la
logica della vostra azione. Ma ciò che è stato donato acquista un valore
simbolico che trascende il possesso materiale. Sottrarlo ora significa spezzare
il senso di continuità culturale che questo luogo rappresenta.
Le sorelle
si guardarono, colte di sorpresa da quella forma di resistenza inattesa e…
filosofica.
Juliette,
invece, avanzò con passo fluido, quasi danzante.
— Ditemi, —
disse — che cosa ricavate davvero da questo furto? È volontà autentica… o
obbedienza a un codice che non avete scritto voi?
Era una
provocazione, sottile ma tagliente, che mirava a incrinare le certezze morali
delle tre ladre.
Ci riuscì.
Perché, per
un istante, le Occhi di gatto esitarono. E in quell’istante Caruso, con gesto
rapido ma non violento, chiuse la teca davanti a loro.
Il ritorno
alla festa
Le sorelle
Kisugi, colte e disarmate più dalle parole che dai gesti, abbandonarono la
miniatura e si dileguarono nel buio del giardino, agili come ombre.
D’Annunzio,
informato dell’accaduto, sollevò un sopracciglio compiaciuto.
— Il
Vittoriale è salvo, e non grazie alle armi, ma all’intelletto e alla volontà.
Una combinazione rara, — disse, offrendo un brindisi. — Caruso, Juliette… siete
stati degni della notte romana.
Juliette
rise appena, come chi accetta un complimento che non la riguarda davvero.
Caruso,
invece, osservò il riflesso della miniatura recuperata: un simbolo, sì, ma
anche un nodo di significati che la notte aveva appena rinnovato.
Fu così che
il Natale di Roma, al Vittoriale, si concluse con un inatteso accordo tra
filosofia e amoralismo, tra razionalità e istinto — e con una storia che il
Vate avrebbe certamente trasformato in leggenda.